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Full text of "Il Teatro Carcano (1803-1914) glorie artistiche e patriottiche, decadenza e resurrezione"

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Presented to the 
LIBRARY qf the 

UNIVERSITY OF TORONTO 

by 

PROFESSOR 
B. M. CORRIGM 



HANDHOUND 
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UNIVERSITY OF 
TORONTO PRESS 



IL TEATRO GARGANO 

:: 1803-1914 :: 



Pubblicazione sotto gli auspici 

dell Jlssociazione Lombarda dei Qiornalisti 



PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA 



BENIAMINO GUTIERREZ 



Il Teatro Carcano 

(1803-1914) 

GLORIE ARTISTICHE E PATRIOTTICHE 
DECADENZA E RESURREZIONE 



Noie e documenti inediti con illustrazioni 

dell'epoca tratte dagli: Archivio Storico-Civico e dal Museo del 

Risorgimento della città di Milano; dall'Archivio di Stato di Milano e dalle 

collezioni private Bertarelli, Mattoi, Rotschild, Vambianchi, ecc. 



2" EDIZIONE 

con raggiunta d' un' appendice : 
"La patria nelle manifestazioni teatrali,, 

e d'una tavola a colori 



MILANO 

CASA EDITRICE SONZOGNO 

'^, 1916 - 






-7 V "- 



cfRAR> 







FANNY tLsSLER 

IDOLO E BERSAGLIO DI DIMOSTRAZIONI SCALIGERE NEL PERIODO DEL RISORGIMENTO. 
(Riprodotta dalla litografia miniata di proprietà del CaO. Mattei). 



^f^^^gg^^^^^^^^^ilìl 



Quando noi cominceremo a comipiìare la storia dei risorgimento 
nazionale, non deducendola più dalle nostre passioni ancora vive o 
dalle correnti ancor calde e vibranti di pensiero, di sangue e di fede, 
in mezzo alle quali questo mirabile fenomeno storico si è compiuto, 
ma dagli elementi e dalle testimonianze di jatto da cui si assume scien- 
tificamente la storia, troveremo che, spessissimo, le voci solenni ed 
altissime dei grandi scrittori e dei grandi pensatori, che ancora ci ri- 
suonano in cuore, non possono essere prese per espressione dell' anima 
collettiva, quale essa era, ma come magnifici incitamenti concionali, 
come bandiere ideali, segnacoli di una nièta distante dalla realtà come 
l idea lo è dall'opera d'arte; e lo vera psiche nazionale dovremo ricer- 
carla in jatti più incerti e più umili, in voci disperse e senza sonorità, 
talora senza poesia, in luoghi ove il cuore projondo del popolo tradu- 
ceva conjusamente il suo spasimo nelle forme indirette che gli si o0ri- 
vano. 

Poi che la letteratura era o soffocata o attenuata dalla inesorabile 
compressione politica, o comunque, dejormata dalla offesa a cui rea- 
giva, poi che il popolo doveva comporsi, di jronte ai suoi domina- 
tori, un volto in cui non trasparisse nemmeno il dolore di cui il cuore 
sanguinava, poi che nelle città e nelle anime doveva incombere un 
silenzio solo e, per contro, era neW anima delle moltitudini qualcosa 
che non poteva né morire ne tacere, questa grande necessità di avven- 



= VI = 

tare lo spirito verso la luce, di sentire qualcosa di sé, fiorire, crescere 
e snodarsi nella libertà, come una canzone modulata a piena voce, 
così avveniva che il pensiero e le parole si torcessero, che le jormule 
in cui l'idea si esprime assumessero significazioni inconsuete, tradu- 
cetsero in note ed in colori, per una commuovente crittografia, le urla 
di dolore e i sogni di libertà, la speranza dell'avvenire e la pietà infi- 
nita per chi era morto o agonizzava sotto ì'injamia delle tirannie 
vittoriose. 

Quando, per volontà dei censori, il duetto dei Puritani intonava 

bello è incontrar la morte 
gridando lealtà, 

quella variante stupida, sulle labbra che la cantavano e ne//e orecchie 
che la udivano era, convenzionalmente un'altra parola. 

La voce diceva lealtà e migliaia di cuori urlavano, con quelle 
tenebrose voci del sangue, che echeggiano in noi come i singhiozzi 
di una persona cara : libertà, libertà. 

// teatro era l'unica pubblica riunione permessa, in cui, anche 
senza parlarne, si poteva sentire nello spazio la grande anima dispersa 
palpitare, vasta ed invisibile come il destino che non si vince, e si 
poteva liberamente ascendere verso le zone luminose della commo- 
zione in cui ognuno vede, inconsciamente, il proprio ideale. Quindi 
il teatro divenne una parte gigantesca della vita pubblica, raccolse in 
sé tutte le possibilità di saziare nel pubblico la sete di bellezza, di 
elevazione, di dignità, ju la casa dell'ideale, il pulpito della jede, 
la cattedra del pensiero, sostituì il giornale, strozzato o jalsato dalla 
censura, la scuola, asservita o mendace, ju la palestra dell'anima, fu 
il libro, ju la predicazione, ju tutto. 

In jorme infinitamente diverse, e in uno scenario irriconoscibile, 
ju quello che era stato il Circo per le vecchie città romane, ju l'unico 
parlamento in cui quel tanto d'anima che era rimasto alla stirpe potesse 
saziarsi di verità, d'illusione, di speranza o d'odio. 

Come le jazioni degli aurighi avevano dato il loro nome ai grandi 
conflitti di razza, di politica o di religione, così il nome delle dive o dei 
divi jurono segnali di odio o d'amore, emblemi di speranza applauditi 
fino al delirio o di vergogna calpestata dal disprezzo pubblico. Si 



= \ II = 

gridò V'ioa Verdi per applaudire un Re. e, non potendo ancora schiaj- 
jeggiare con l'odio universale le unijormi nemiche, si fischiarono le 
ballerine che gli ufficiali stranieri applaudivano. 

Così il teatro conservò, come la cronaca di un giornale jorzata- 
mente sincero, tutte le impronte dell'anima pubblica, incise e comentò 
nella sua lingua speciale tutti i jatti della storia quotidiana, ju il mo- 
numento di lutti i giorni, il testimone inconjutabile di ciò che pas- 
sava, sera per sera, nel gran cuore del pubblico. 

Perciò io, e con me quanti amano la sincerità storica, ho veduto 
con infinita simpatia questa pubblicazione aggiungersi alle altre {non 
artcora molte, e non tutte così accuratamente e pazientemente com- 
pilate) che raccolgono i documenti della grande storia avvenire. 

Il Gutierrez ha jatto un' opera, oltreché di profondo e palpitante 
interesse, di grande utilità storica. 

La storia che un giorno si jormerà da queste lucide documenta- 
zioni, avrà forse qualche splendore o qualche ombra non perfetta- 
mente simili a quelle che ci hanno messo nei capo alla scuola, saprà 
meno d epopea, ma la sentiremo più vicino a noi. 

Sarà meno monumentale e statuaria, ma appunto per questo i 
suoi esempi ci parranno più umani ed accessibili, e non ci parrà che 
un secolo di tempo abbia reciso i nostri legami col passato, perchè 
lo sentiremo, come l'ora presente, carico delle nostre passioni e. forse, 
anche delle nostre viltà. 

Attraverso la storia del teatro Carcano, com.e la rivela, con mira- 
colosa cura, e con uno scrupolo di documentazione degno di uno 
scienziato tedesco, il Gutierrez, sfilano le incerte e dimenticate figure 
della Cisalpina, appare nella sua realtà pratica, di tutti i giorni, il 
contatto, tutt' altro che fraterno, della vita italiana col dominio francese, 
si scorgono i lividi e le ferite che le catene austriache lasciavano, non 
già nelle anime grandi dei pensatori, ma nella limitata sensibilità della 
borghesia, non si sente l'odio cantare in grandi strofi, ma lo si sente 
sgocciolare come una vena sottile ed inesorabile di linfe maligne, si 
sente che quella compressione minuziosa di piccole gioie e di piccole 
necessità morali doveva creare, alla lunga, una passione senza limiti, 
un fatto politico più grave dell'odio : la incompatibilità. 



= vili = 

La fiammata del quarantotto illumina questa piccola sala di teatro 
della sua porpora magnifica, e la si sente, nello stesso ambito, impo- 
verirsi, maiarsi d'artificio, vivere di agonizzanti illusioni, morire. 

Finché ricompaiono i titoli neutri delle opere di sentimento e di 
gaiezza, senza che le autorità sentano in che lingua, nel suo cuore prò- 
jcndo, il popolo traduceva le parole vacue delle cavatine e delle ro- 
manze. 

Così, come studiamo la vita degli antichi, non solo nelle epigrafi, 
ma nei grafiti che gli spettatori incidevano nelle pareti del circo, e nelle 
tabulae lusoriae che essi tracciavano sui gradini delle basiliche, noi pos- 
siamo, p/ù che conoscere, sentire questo passato così prossimo, e pure 
così lontano, più dalla cronistoria d'un teatro che dai proclami del 
gcverno o dei cospiratori. E possiamo avvicinarlo a noi, fino a cono- 
scere in questi volti di antenati in tuba o in guardinjante, i linea- 
n.enti di jamiglia della nostra stirpe entusiasta e volubile, appassionata 
di bellezza e di libertà, e tormentata, come da un divino spasimo, 
dalla inìmensità del sue destino, che risorge sempre, oltre la rovina e 
la morte. 

Penso che l'aver contribuito a questa sensazione sia, per il Gutier- 
rez, oltreché una nobile opera di studioso, ed un gradevole dono ai 
lettori, anche, come avrebbe detto uno dei gazzettieri del Giornale 
senza titolo, di giacobina memoria, «' un atto di sano civismo ». 

LUIGI LUCATELLI. 




m mm m m m m m m m WÀM mm m m 



I GENITORI E LA NASCITA. 



La vita milanese a uno svolto della storia — Un teatro Carcano antenato 
— Chi era il cittadino Giuseppe Carcano — La fede di nascita e il 
primo vagito. 



\ 



E 



1 anno in cui il poeta popolare ha cantato Le glorie delle armi 
austriache ed esaltato le forze per cui l'aquila bicipite avrebbe spen- 
nacchiato il gallo (I) mentre il buon meneghino ha sperato di potersi 
adagiare in eterno 

In broscia della mej tranquillitàa (2). 

Ma l'arciduca Ferdinando, governatore della Lombardia, dilet- 
tante in esperimenti elettrici, incettatore di grani e ostinato occhieg- 
giatore di donne sul corso di Porta Renza, abbandona Milano ai suoi 
destini, dopo che gli è giunta la notizia della disfatta patita da Beau- 
lieu. capitano generale degli Austriaci, di fronte all'armata repub- 
blicana. 



(1) Versi Milanesi con noie — Pogliani, 1793. 

(2) ♦ El bordell che fa i Franzèes - Tiaccolta de Bosinad in lengua milanesa ' 1 792 — Biblioteca Am- 
brosiana. 



Partito il Governatore, Milano fu presa da una saggia perplessità. 
Non rimpianse il vinto, ma non invocò il vincitore. Contegno legittimo, 
naturale, pieno di buon senso pratico, m.a — come osserva Giovanni 
De Castro — peccato che non si possa aggiungere': pieno di corag 
gio (I). 

E fu solamente dopo tre giorni — sull'esempio di un cotal Carlo 
Salvador, spagnuolo d'origine ma italiano di nascita, familiare di 
^iurat in Francia e testimone dei tragici processi sotto il Terrore, che 
per il primo uscì per !e contrade di Milano con la coccarda tricolore 
— che tutti i milanesi si fregiarono di quel simbolo di redenzione. 

(( Ed ecco a un irati... el grand miracolon 
Per virtù don galin de trìcolor 
Injranzesàa cent miìla huseccon ». (2) 

Intanto il pallido e sparuto Corso entrò in Milano, nella giornata 
storica del 15 maggio 1796, accompagnato dal suo brillantissimo Stato 
Maggiore, le cui piume, i baveri e i risvolti carichi d'alamari d'oio e 
i cim'eri teatrali nascondevano i cenci dei soldati. Tutti erano laceri e 
non pochi mezzo nudi. « Nulla eguagliava la miseria dell'esercito — 
scriveva Stendhal — tranne il suo valore e la sua allegria )>. 

L'accoglienza fatta al generalissimo, al suo Stato Maggiore, al- 
l'esercito fu sinceramente entusiastica da p?rte dei milanesi, qui s'hi- 
rnaginaient quils allaient resiaurer la patrie antique, mentre ils ne se- 
ront entre les mains d'un vainqueur sans scrupules que les instru- 
rrienis incoscienis de ses juturs desseins (3). 

« Milan est irès portée pour la liberté » aveva scritto Bonaparte al 
Direttorio, subito dopo l'accoglienza trionfale. Perciò egli vi fece pian- 
tare parecchi alberi della libertà, ed uno anche in piazza del Duomo, 
di fronte al Palazzo Reale. Ma le piantò simultaneamente una contri- 
buzione di venti milioni e il mantenimento della guarnigione francese, 
come si desume dal forbito e reciso proclama del 19 Gennaio in cui 
si annunciava ai Lombardi e que la France était disposée à les consl- 



(|) Giovanni De Castro — Milano e la Repubblica Cisalpina — 1873 — F.lli Dumolard. Milano. 

(2) « El bordell che faa i Franzees " Raccolta citata. 

(3) Paul Gaffarel — Q^onaparte et les 'Hépubliques Ilaliennes — Felix Alean. 1895, Paris. 



derer camme jrcres, mais que ceux-ci leur devaient un jusic retovr i» 
(!). La qual cosa doveva esser trovata normale « per diritto di guerra 
e per obbligo d'amicizia d (2) secondo la frase del commissario Sali- 
ceti : (i agent à la suiie de iarmée Frangaise en Italie pour exiraire 
et jaire passer sur le territoire de la Republique les objets d'art et 
des Sciences qui se trouvaient dans les villcs conquises » (3). 

Malgrado queste ed altre enormi spogliazioni ad enti e a privati, 
gli addomcsticaiissimi milanesi — la frase è di Giovanni De Castro, 
milanese — vissero idilliacamente con l'armata francese. « Nessuno 
per quanto prosaico, ambizioso e cupido sia divenuto di poi, ha di- 
menticato il soggiorno di Milano. Fu il più bel mcnnento d'una bella 
gioventù il (4). 

Non bisogna però credere che tutti fossero caduti ir questo stato 
di cecità morale. Tre giorni dopo il famoso proclama imponente la 
contribuzione dei 20 milioni, parecchi cittadini si strappano la coccar- 
da; il quarto giorno vm tal Domenico Pomi affeira un sergente fran- 
cese per ammazzarlo, e in Rione Ticinese si tenta di suonare le cam- 
pane a stormo ad incitare alla rivolta. 

È cosa da poco; il Pomi venne fucilato e poco dopo anche il ca- 
nonico anziano del Duomo Giuseppe Pacciar.o, sospettato autore del 
sussulto rivoluzionario, che però aveva serpeggiato e fìam.meggiato 
da Binasco a Pavia. Ma Bonaparte, con illuminata empietà, provvide 
esaurientemente : fece radere al suolo Binasco ed a Pavia, dove non 
era stato- torto un capello ad alcun francese, fece fucilare i membri 
della municipalità. Quindi, arrestati duecento ostaggi, scelti fra le co- 
spicue famiglie, sospettate o calunniate dai demagoghi e gazzettieri 
pullulanti in quel tempo, li fece passare in Francia. Ed allora può scri- 
vere : e Tout est aujourd'huy parjaitement tranquille, et je ne-doute- 
pas que cette ìegon servirà de' règie aux peuples de l'Italie n (5). Ed 
ebbe ragione. 

Come si svolgeva intanto la vita milanese? 11 milanofìlo Stendhal 



(I) (2) (3) Paul Gaffarel — Opera citata. 

(4) Stendhal — La Vie de Napoleon. 

(3) Lettera del 1. Giugno 1796 di Bonaparte al Direl'orio. 



si indugia con squisito compiacimento a descriverci i pomeriggi am- 
brosiani della Repubblica Cisalpina, raccontandoci come le meravi- 
gliose bellezze di allora per nulla al mondo avrebbero mancato di 
mostrarsi ogni sera al Corso, sui bastioni di Porta Orientale ^ il 
tratto che corre fra le attuali Porta Nuova e Porta Venezia — . Dopo 

di aver percorso il bastione, 
tutte le carrozze solevano schie- 
rarsi in fila e restavano immo- 
bili mezz' ora. I francesi non 
potevano capacitarsi di quella 
promenade sans bouger. Le si- 
gnore andavano al Corso in 
carrozze molto basse, chiamate 
bastardelle, che permettevano 
di far conversazione comoda- 
mente coi pedoni. 

Dopo mezz ora di ciarle, 
all'Ave Maria, tutte le carroz- 
ze si rimettevano in moto, e, 
senza scendere, le signore 
andavano a prendere un ge- 
lato al rinomato Caffè della 
Corsia dei Servi, oggi Corso 
Vittorio Emanuele. Preso il sorbetto, le dame rincasavano .... peut 
étre à recevoir quelque visite. La sera poi, tutte queste superbe bel- 
lezze ricomparivano alla Scala. Ognuna vi riceveva la visita di otto o 
dieci uomini allo stesso tempo, e non c'era ufficiale francese che non 
fosse ammesso in più palchetti (1). 

Ma il venerdì, giorno in cui i teatri erano chiusi, il gaio sciame 
delle signore e degli ufficiali si sparpagliava nei diversi teatrini privati 
che esistevano presso molte famiglie patrizie, o meglio ex-nobili, mi- 
lanesi. Un buon nucleo se ne riuniva al Casino dell Albergo della città 
(in Corsia dei Servi), ove c'era ballo e conversazione. 




Giuseppina Grassini 

(Fondo dr. Achille Bertarelli destinato alla Braidense). 



(I) Fanatizzava in quel tempi al Massimo teatro milanese la signora Grassini, contralto di bellezza sovrana, su- 
5;itatrice di passioni nel cuore di imperatoli, di principi, di artisti sommi... e di altri ancora. 






Ed è qui che la storia fa la conoscenza di un primo teatro Carcano. 

Fra i teatrini privati in onore, il più celebre di tutti era quello 
nel palazzo del cittadino Giuseppe Carcano. sito in contrada del Na- 
viglio dell'Ospedale Maggiore (oggi via Francesco Sforza), al numero 
4624, o al numero 45 secondo un appunto di Gentile Pagani, il de- 
funto archivista dell'Archivio Storico Civico (!), il quale parla di un 
((teatrino privato di dilettanti nobili aperto il 27 Novembre 1797 (in 
altra nota dice il 22); da non confondersi col pubblico Teatro Car- 
cano ». 

In quel teatrino convenivano il fior fiore degli ex-nobili, i nume- 
rosi congiunti Carcano ed anche ufficiali dell esercito repubblicano. 

Gli attori erano tutti degli aristocratici, ciò che, naturalmente do- 
veva svegliare gì impuri sospetti dei gazzettieri e demagoghi fornicanti 
nel tempo, i quali, presi dalla o«?sessione feroce per ia Libertà repub- 
blicana, avevano creato la più crudele ma grottesca tirannide. 

Fra i tanti, il N." XL del Giornale senza titolo (2) dedicava a 
questo teatrino privato il seguente trafiletto • 

« Agli attori del nobile Teatro 

situato lungo il i^aviglio di Porta Romana. 

(( / nobili sono sentpre nobili, come gli asini han sempre le orec- 
chie lunghe. Per voi si tratta di cambiare abitudine e labitudine è una 
seconda natura. 

(( Avvezzi come siete fino dalla culla agli agi, al jasto, vi studiate 
pure di discendere alla jrateìlanza repubblicana: ma ecco che le orec- 
chie spuntano Voi dimandate al Dicastero Centrale di jar sorgere 

un teatro. Ne sorgano cento, vi si risponde, ma servano a jormare i 
cof^iunii repubblicani. Ora cosa jate voi per corrispondere alle brame 
repubblicane; voi marchesi, conti, contesse, damine, razza tutta dalle 
orecchie lunghe? Alle vostre rappresentazioni non intervengono che 
coloro, il blasone dei quali vi è noto. Il vostro invito è tutto da par 
Lostro. I regolamenti degni di voi, perchè i vostri fratelli cuochi, staf- 
fieri e portinai, cocchieri, non entrano mai. L'alito impuro di questi 



(1) Museo Civico - Cartella 100 - Famiglia Carcano. 

(2) Era un giornale che aveva nella testata unicamente il numero progressivo. Il popolo a furia di chiamarlo 
giornale senza titolo, lo battezzò cosi definitivamente e il giornale stesso fini per adottare il nome, che compare 
sulla testata col N. 53 del 26 Piovoso. Questo rarissimo esemplare esiste nel Museo del Tiisorgimento al Castello 
Sforzesco. 



= G = 

esseri vili vi produrrebbe una cattiva digestione, e se la loro robustez- 
za vi jacesse nascere degli incomodi effetti, ecco il blasone in periglio, 
e i quarti di nobiltà perduti per secoli. Così dopo tanti mesi di procla- 
mata iiberìà, così solio gli occhi del Corpo legislativo, del Direttorio, 
dei Ministri, sì lede ìa Nazione, che calda dell'amor di repubblica di- 
mianda istruzione jDer conservarla? ! nobili son sempre nobili, come 
gli asini han sempre le orecchie lunghe ». 

Oltre quelli del Giornale senza titolo, tutti i famigerati gazzettie- 
rsstri, tutti i Ranza e tutti i Lattanzi scriventi sui vari Gazzettini, Di- 
jensori, Spettatori, Amici ecc. segnalarono — e segnalare significava 
denunziare — il pubblico teatrino privato del cittadino Carcano, cerne 
un covo di scioani. Era il qualificativo di moda con cui si intendeva 
designare i presunti papisti e venduti al tiranno (I). 

I trafiletti fecero spalancare i cent'occhi sospettosi della polizia, 
già vigilantissima, la quale, prima di iniziare qualsiasi inchiesta, co- 
minciò col far chiudere quel teatrino. 

Pare tuttavia che le indagini compiute abbiano avuto esito com- 
pletamente negativo se in una breve cartella ora esistente nel palazzo 
del Senato, agli Archivi di Stato, esiste una pratica (( Per la riapertura 
del Teatro Particolare nella Casa Corcano (si noti l'accento) longo il 
Naviglio, vicino ali Ospitale, risultando dal complesso delle recite nul- 
la in contrario al sistema repubblicano > . Inoltre il 3 Fnmaire anno VI 
Repubblicano, il Dicastero Centrale di polizia di pnnìa vigilanza che 
era stato invitato ad informarsi sulle circostanze del F eatro nuovamen- 
te eretto da uno società d'-' cittadini milanesi nella casa del cittadino 
Giuseppe Carcano al N. 4624 lungo il Naviglio dell'Ospitale, risponde 
al ministro di Pol'zia Generale di trovarlo opportuno per sicurezza. 
e per l'ubicazione, per cui non può andar sottoposto ai reclami dei 
vicini; che la Società è composta di cittadini onesti e congiunti, che 
le rappresentazioni da jarsi sono di buon carattere e non soffrono ve- 
runa eccezione, e che finalmente la porta del Teatro e guardata dai 
Granatieri della Guardia Nazionale. 

Ma il Dicastero Centrale di Polizia pcst'lla e riassume il conte- 
nuto delle sue constatazioni con la significativa aggiunta : (i Sarebbe 
desiderabile che questa Società di cittadini volesse adoperarsi in rap- 

(1) Glulinl - Sto.ia di Milano. 



pr esentazicni che promuovessero negli assisterìti le virtù repubbli- 
cone ». Comunica anche la nota dei cittadini attori componenti la So- 
cietà e delle rappresentazioni c:he intendono di fare; questa lista sfor- 
tunatamente manca dal prezioso incarto. 

In seguito al parere favorevole del Dicastero Centrale di Polizia, 
tre giorni dopo, e cioè in data 8 Frimaire anno VI Repubblicano, il 
Ministro della Giustizia propone al Direttorio Esecutivo, sulla dimanda 
di un rapporto relativo al teatro particolare del Cittadino Carcano la 
relazione favorevole al nuovo teatro patriottico (testuale). 

11 proprietario del teatrino per aristocratici, lungo il Naviglio del- 
l'Ospitale al N. 4624 nel 1797. e il fondatore del « Teatro Carcano », 
nel 1803, il cittadino Giuseppe Carcano, sono la stessa persona. 

Egli discendeva da patrizia famiglia che nel suo millenario pelle- 
grinaggio aveva fornite buone lame agli eserciti cristiani, valorosi cam- 
pioni alla Chiesa, allo Stato, alle scienze 
fìsiche, alla geniale letteratura (I). 

Fra gli antenati, una figura singolar- 
mente simpatica, è quella di quel Fran- 
cesco Carcano, capitano di fanti spagnuo- 
li al servizio di S. M. Cattolica (1712-1727) 
di cui iì celebre letterato Giuseppe Ba- 
ratti, nella sua Scelta di lettere famigliari, 
riferisce due lettere. In una di queste, in- 
dirizzata a suo nipote, Francesco Car- 
cano scrive fra l'altro : (( S'io vissi sca- 
polo, fu perchè non fui ne primogenito, 
né unigenito come tu sei; dimodoché mi 
fu forza andar ammazzando gente sul 
Reno, sul Danubio e per la Fiandra, come 
tant'altri terzogeniti fanno >. Ed in un'al- 
tra nella quale racconta di avere perduta una importantissima lite, 
così scrive ad un certo Teodoro \'illa. presumibilmente suo amico : 
« Non condolerti sì tristamente m.eco della lite che ho perduto, 
\ illa mio buono, com.echè mi sia stata ì^orLata via una buona 




Z'.Wl f^ACULO ET hlVEI CONOIOIOR 

Lo stemma del 
nob. Don Giuseppe Carcano 

(Codice araldico dell'Archivio di Stato). 



(1) Fe.ice Calvi: Famiglie notabili milansbi. Ed. P. V'allardi. 






La regione del Teatro Carcano coi giardini della casa avita Carcano 
lungo il Naviglio dell'Ospedale, oggi Via Francesco Sforza. 




,1.ll/s '"''• '""°*«''^ '^'"^ "'"^ l "'',•"!'? •^' '^''«"°- ^^' ''22. del geom. Giovanni Filippini ingegnere 
della Serenissima. Sezione cartografica deir^rcArmo 5/or/co Civico di Milano). ingegnere 



metà delle mie sostanze. Mi credi tu sì dappoco, ch'io non sappia 
porre nella bilancia il bene che la Provvidenza mi lascia con quello 
che mi toglie? Non ho io ancora qualche campercllo. e buon nome, 
e degli amici cordiali, e come ti dissi più su una salute plusquam per- 
fetta? Il perdere quella lite, è vero, mi lascia a malapena il necessa- 
rio; ma poco importa; considerando che già son vecchio, e senza mo- 
glie e senza figli ». Sublime rassegnazione! 

Un altro Francesco, il padre del fondatore del Teatro Carcano,- 
era stato un classico esemplare umanista del settecento accademico, 
frivolo e amoroso. Amante d'ogni svariata condizione e cultore appas- 
sionato d'ogni disciplina gentile, si compiaceva nel gaio conversare, 
nel comparire mascherato a lanciare frizzi scoppiettanti in pubblico 
teatro, tra una folla di amabili damine, di disinvolti gentiluomini; nel 
villeggiare lietamente nelle sue ville di Cassolo e Fagnano, nel rappre- 
sentare azioni 5.ceaiche e commediole sul teatrino di quest'ultima con 
bell'apparato e con numerosi spettatori, accorrenti dalle circostanti 
villeggiature come a festa graditissima; così nel formare una biblioteca 
d'opere d'amena letteratura, nel procurarsi in casa una piccola tipo- 
grafia; infine in tutti quei piaceri onesti e raffinati per cui delirava la 
società settecentesca, col sistema nervoso saldo e calmo, non ancora 
scosso ne logoro dalle irritanti emozioni riservate a quelli cui toccò 
di nascere più tardi. 

Egli aveva sposata la piimogenita del Conte Giuseppe Imbonati, 
il risuscitatore dell' Accademia dei Trasformati. In quell' ambiente 
Francesco Carcano aveva contratta amicizia con una schiera di giova- 
ni alcuni dei quali rimasero celeberrimi • il Panni, il Giulini, Pietro- 
Verri, il giureconsulto Cesare Beccaria, il critico Giuseppe Baretti. e 
fra i minori il poeta Gaetano Guttierrez, il fisico Avignone, Pier Do- 
menico Soresina. Era inscritto fra gli Arcadi come pastore, col nome 
di Floremo Corcirense. Nella sua casa ricorrevano frequenti le veglie, 
i simposi, i ritrovi degni di quelli descritti da Baldassare Castiglione 
nel Cortigiano, poiché vi si recitavano poesie, vi si ascoltavano i mag- 
giori improvvisatori, si ciarlava di novità letterarie, frammezo a una 
sorridente comitiva di dame colte e più ancora leggiadre (I). 



(I) Felice Calvi — Famiglie notabili milanesi. 



L'antica Porta Romana, a cavaliere dell'attuale ponte di Porta 
Romana. Al di la era << borgo » . 

Indicazione dei numeri : 59 Monastero di S. Lazzaro dove venne 
eretto il Teatro ; 60 S. Bernardo ; 61 S. Maria Pacis ; 62 S. Rocco. 




Seco/oJfF/ 



(Esemplare esistente nella Sezione Cartografica dell'Archivio Storico-Civico di Milano). 



= Il - 

Moriva il I." Marzo i 794 lasciando dietro di se larga prole ma- 
schile, poiché II a far maschi — scriveva il Baretti nelle sue lettere — 
1 aveva come a far sonetti )i. 

Giuseppe Carcano, suo figlio, non tralignò. E malgrado la spa- 
ventosa voragine che il torrente rivoluzionario aveva scavato tra il pla- 
cido arcadico passato e il fremente divenire, volle, per quanto glielo 
consentissero i tempi, continuare a fare della casa avita il ritrovo elet- 
to della signorilità erudita e gaia, ignaro degli appetiti immondi e delle 
ambizioni rapaci dei forsennati arrivisti del tempo. 11 raggiungimento 
del suo programma — è giusto riconoscerlo — era agevolato dall'enor- 
me suo patrimonio, essendo egli ultimo possessore del vasto fidecom- 
messo'istituito nel 162! da Gian Pietro Carcano. il benemerito fonda- 
tore della Pia Istituzione Carcano e della quale egli era delegato nato. 

Non partecipò, alm.eno a quanto appare dai documenti consul- 
tati, al governo della cosa pubblica. In compenso le tasse inferoci- 
rono sopra di lui come sopra tutti i suoi congiunti, e spietatamente. 
Dopo di essere stato tsissato sulla totalità delle sue sostanze per la 
contribuzione militare, si vide tassato anche sugli scudi d'estimo dei 
fendi che possedeva sul lodigiano, e per lo stesso titolo di contribu- 
zione. 

11 2 .Marzo 1798 insinua un suo credito di 8673 lire, importo di 
dieci cavalli somministrati all'armata francese: lo stesso aveva ratto 
il parente Conte Bonaventura CarcaiiO abitante in Contrada della 
Spica al .\. 1395. al quale erano stati requisiti due cavalli valutati 150 
zecchini, e così pure il cugino Giovanni Battista Carcano al quale ave- 
vano preso un cavallo preziaio 86 zecchini, e cent'altri. Ma a questa 
insinuazione di crediti verso lo Stato, rispondeva esaurientemente un 
proclama nel quale è detto che i cavalli di lusso non erano stati re- 
quisiti ma confiscati come cose di lusso contrarie ai principi della au- 
sterità repubblicana (1). 

Liberté! Egalité! Fraternité! 
I Franzècs in carroccio e nun a pée (2). 

Di fronte a questa reale anarchia, e ad ogni sovvertimento di giu- 
stizia sociale, non c'erano che tre vie : appiattaroi nel! ombra per con 



(1) Paul Gaftarel — Opera citata. 

(2) Raccolta citata di « bosinade ». 



giurare, oppure rassegnarvisi con serenità, o Infischiarsene altamente. 
E altamente, certo, poteva ridersene iì cittadino Giuseppe Carcano» 
il quale, in quei tempi di truculenta eguaglianza, riusciva ad essere 
servito da ben undici domestici (I). 

Ciò non toglie che egli non si rendesse colpevole di un atto di 
cortigianeria verso i francesi. 

Il francese del crepuscolare settecento, non dissimile certo da 
quello del 1914, che fra tutti i popoli dell'universo è il piìi restio ad 
appropriarsi la fonetica delle lingue straniere, si sarà guardato dal 
pronunciare Càrcano. che per noi è sdrucciolo, diversamente da 
quello che pronuncierebbe un italiano che leggesse Carcanò, col- 
laccento sullo finale. Orbene, il cittadino Giuseppe Carcano che, 
prima dell'avvento repubblicano aveva scritto il suo nome come tutti 
i suoi avi. e cioè senza accentuazione alcuna, e tale lo ritornò a scri- 
vere sotto la ristaurazione — e anche prima, sotto il primo Regno 
d Italia — lo scrisse quasi sempre accentato alla fine, nei documenti 
da lui firmati sotto il periodo cisalpino e della prima Repubblica Ita- 
liana. 

Ecco le varie firme dei parenti del cittadino Carcano e di lui stesso, 
in calce a un documento riferentesi alla u causa Pia Carcano )) di cui 
erano delegati. Solo il nostro Giuseppe, di longo il naviglio dell'Ospi- 
tale, francesizza la desinenza del suo nome : 






^y^^ 



(I) Cartella 100 — Jìrch'wio storico <.icico di Milano. 



= 13 



Si è visto come, malgrado il cornettare degli scartoffanti così 

erano chiamati i vili gazzettieri dell'epoca — il Teatrino privato fosse 
riaperto, e prendesse più voga che mai. Tanto che i componenti la 
Società Teatrale nella Casa Carcano, in data 29 Germinale, anno IX 
(1801) avendo necessità di ampliarlo, chiesero al Ministro dell'Interno 
di essere abilitati ad avere l'uso di altra delle sale nel circondario del 
soppresso Monastero di Santa Maria Valle. 

Ma la Direzione centrale dei beni nazionali, interpellata dal Mini- 
stero dell'Interno, opinò l' inammissibilità della richiesta presentata dai 
Socr di Rappresentazioni Patriottiche, giacche anche così erano chia- 
mati gli attori di quel teatro privato. 

Dev'essere quindi in quel periodo che germogliò nella mente di 
Giuseppe Carcano il proposito di costruire addirittura un grande 
teatro. 

Frattanto egli era diventato proprietario del soppresso giardino e 
ortaglia dell'ex Monastero di San Lazzaro situato sul corso di Porta 
Romana, per effetto di dieci azioni jorzate di lire mille ciascuna a lui 
assegnate su quel fondo dal Direttorio Esecutivo. Ecco nella pagina 
che segue fotografata la dimanda da lui presentata perchè gli fosse ri- 
lasciato l'opportuno decreto per entrare in possesso di quel fondo, 
mentre eleggeva a suo rappresentante 1 ing. Paolo Ripamonti Carpani. 

.A. sua volta, in data 19 Novembre 1802 Giuseppe Antonio Cano- 
nica, cugino dell'architetto insigne, presentava al cittadino Ministro 
dell'Interno la seguente dimanda : 

(( L' affittuario genetale del locale di San Lazzaro in Porta Ro- 
mana, avuto riflesso alla numerosa popolazione che va aumentando 
in questo vasto comune, e considerato pure il bisogno che può avere 
questo pubblico d'essere nel medesimo tempo, ed istrutto e divertito, 
ha pensato di costruire nel detto Circondario un teatro nel quale si 
propone al suddetto di dare nel principio del prossimo carnovale un'o- 
pera buffa, la migliore che gli sarà possibile, avuto riguardo alla ri- 
strettezza del tempo. 

( Si lusinga il medesimo, che il Governo sempre intento a javorire 
le belle arti, nonché a secondare gli onesti e dilettevoli trattenimenti di 
■questo pubblico, vorrà accordargli un javorevoie pcmesso, ed un va- 



r/'- hr/f-a/f')f.< 



\7/.' 



' ' ' . /■ 

./'^ -, ") •; ,-. .< .y . ì 

1 y' y y" X 



i yi'^;/i'/ 



(Cartella 100 - Località Milanese - Archivio Storico-Civico di Milano). 



lido appoggio onde possa così il petente giovare a se, sollevare dalle 
nomesiiche cure gli onesti cittadini, e secondare le provvide niire del 
Governo. 

a Coir adempimento poi di quanto sopra, non che per l'esatta os- 
servanza e disciplina troppo necessaria in divertimenti di tale natura, 
esibisce il cittadino Giuseppe Carcano per mallevadore di qualunque 
disordine potesse emergere per colpa dell' esponente. 

Salute, e rispetto, e considerazione. 

Milano, H 19 Novembre 1802. 

Fermato: GIUSEPPE ANTONIO CANONICA (1). 

In quel medesimo giorno (le cose camminavano più sollecite in 
allora) lo stesso ministro dell'Interno prendeva visione e scriveva a ter- 
go del documento la seguente nota : 

(( Presentata che avrà /' adesione dell' appaltatore dei Teatri di 
questo Comune, si delibererà. 

Il Ministro degli affari interni 

Firmato : \ ILLA. 

Firmato : Rossi, Capo divisione ». 

il Direttore Generale dei Teatri e degli spettaceli, Brentano de 
Grianty, consultato dal Ministro dell'Interno, il cittadino Villa, diede 
parere favorevole in data 22 Novembre 1802. Due giorni dopo l'inge- 
gxnere collegiate Olivazzi, a nome del colleglato Canonica, presenta il 
disegno in pianta dell'ideato Teatro, da erigersi sul locale di San Laz- 
zaro. Ed è in data del 6 Dicembre 1802 che venne firmato il decreto 
d: concessione. Di questo documento e neppure della minuta vi è 
traccia nella cartella « Teatro Carcano » presso l'Archivio di Stato. 

Il 15 Agosto, ossia otto mesi dopo, il teatro è finito- ed il 28 il 
Direttore Generale degli Spettacoli riceve dal Ministro dell' Interno 
avviso che « il nuovo Teatro Carcano in Porta Ron-iana ha riportato 
la coUaudazione degli architetti; che per ordine di quel Ministero han- 



(1) Da una cartella contenente 46 pezze che si trova presso l'Archivio di Stato in Milano. ♦ Si parla di una 
erezione di un nuovo Teatro sul locale del soppresso Monastero di S. Lazzaro in Porta Romana di proprietà della 
famiglia Carcano ♦. 



1G = 



IN MILANO 

A IX ' A P E R T U R A 

■D JÉ :l :^'VO'ro :jCe^ "/:" jr. o c^.jR-C^ 2T o 

L' Autunno cicli' Anno luo?.. Anno II. Repubblicano 
ó'i rappresenteranno due Drammi Serj in Musica 

,L PRIMO LA ZAIRA IL SECONDO INES DE CASTRO 

Mugica del Maestro Francesco Federki Musia nuova del Maestro Zinca r£i.i.i 

ATTORI 

P/.mo Soprano f '''"'' Donna Primo Tfno'e 

Angiolo TestorI RoSalinda Grossi SrLv» Giacomo David 

Primo Bassa Seconda Donna Secondo Tenore 

Natale Veglia Clementina Veglia PELLECRivr Gaspare Mariimplli 

Supptimen.-o per /c Pani S oprane Suppl^énto per ie Pani di 1 emrt 

Teresa Spirito Pietro Zappini 

Direttore de' Curi SEBASTIANO ROSSETTI, con numero \6. Consti. 



LI BALLI 

Saranno di compo'-.izione , e direzione df Paolino Franchi 
Fumi Ballerini assoluti 
Amalia Cesari M'jzzakelli Giuseppe Simt 

Secondi Ballerini 
Santina V;c .no' Carlo Aruzzati Lamberti 

Balleririo per le Parti 

Antonio Biciocero 

Primi Ballerini fuori di Concerto 

Gaetana Àbrami Giuseppe Sorentin-i 

Seconde Ballerine Juori di Concerto 
Teresa Selim Anna Orti 

Ccn y.'ur'.t''- > :i. Fipuranti. 



ORCHESTRA COMPOSTA DI N. 40. PARTI 
Maestro al Cembalo Luigi Grippa Milanese 
^r/mo f^o/i'»i)</f//'OofrdCiOVANNi Cavinati Mjlanesert Pnnjo Oioè GiuSeupe HoFfSTsnBK PaiiiiigMiiO 
fri"'» f"'/"«>'/'-'S.i//; Luigi Grfi,or IO Piacentino s Pnmo tlauto Giacomo Coppi Piroiigiano 

A'cn;o^'io/r.'«f//o liiippo RovnM Milanese y Pr,mo CUnneito Gaetano Beccali Pavese 

f»;<no C(/'ir.aia(i</ C'USIM t Amjkeoli Torinese n Primo Como ANTONIO Carini (-ijceptino 

frimo tasoiioCifiti ANO Grossi Parmigiano 2 Prima l/iula GIUSEPPE Antonio Rolla tavese 

Copista delta Musica Vinc£nzo Marra 
inventori , ed esecutori del l/atia/io 
Da Uomo = Giovanni Monti Da Donna = Luigi Magrini- 

Macchinista Carlo Grassi. 



Il Tjjtro di vaga Architettura capace per due mila Pirsone in circa , e 'orniro di tutti i comodi, 

(u disegnata, e diretto dal celebre Architetto Nazionale Luigi Canonica, 

ed eseguito dalli Cittadini CANONif;\ , Foni ava , e Rocca. 

!e Pitture tutte del Teatro, del Sipario, e le Decorazioni de^li Spettacoli so.no di celebre Pennello 

e le Figure del Cittadino Tassi . 

Le Recite incumineieianno col primo del prosami Settembre , t tertnirierartno 

col giorno- I O. del mese di Noxevbre . 

(Dalla collezione Carlo Vamhianchi di Milano). 



= 17 = 

no visitata (sic) la solidità e sicurezza del jabbricato — Non emer- 
gendo perciò alcun rilievo su questo proposito, si ja sollecito a comu- 
nicargliene l avviso per sua intelligenza ed azione ». 

Un mese dopo, circa, e proprio nella data del 3 Settembre 1803, 
il teatro nuovo, armoniosissimo. dipmto dal più celebre scenografo 
del tempo, veniva inaugurato col e dramma serio » Zaira, musica del 
maestro Vincenzo Federici (I). interpretato dalla Signora Rosalinda 
Grossi Silva, da Angelo F estori, patrizio milanese e dal celebre tenore 
Giacomo David. Faceva seguito ali opeia il ballo Aljredo il Grande, 
compositore Paolino Franchi. 




Firma autografa da un documento esistente 

negli Archivi di Stalo a Milano). 



(!) Il Chiappari lo dice genovese, e cosi nella Lettera ertcomiatrice di un cameriere, che si vedrà. 



'^ '^ ^ ^ ^ ^^ ^ v^ ^ ^ ^ m 'M m m 



L' INAUGURAZIONE E LE PRIME VICENDE. 



Milano nel 1803 — Prima « lettera encomiastica di un cameriere » — 
Seconda « lettera encomiastica di un cameriere » — L' edilizio, gli 
spettacoli, le scene e la Pasticceria del Carcano — Fatti e fatterelli 
di cronaca. 



Dall'Almanacco (( 11 Fiacre (1) )■. ossia Guida pratica della città di 
Milano, considerata e come centrale della Repubblica Italiana e ca- 
poluogo del Dipartimento d'Olona, stampato nell'anno bisestile ìli 
della Repubblica Italiana e 13." repubblicano, nella tipografia Pirola 
al Teatro Grande, si ha un idea di quello che fosse Milano in quel 
tempo, vista però attraverso gli occhi di un repubblicano neofilista. 

(( Divenuta la città di Milano, la Centrale di una vasta repubblica, 
offre un ben diverso aspetto da quello che presentava quando non 
era che la capitale della Lombardia. 

« Sede del Governo, delle amministrazioni civili e militari che ri- 
guardano l'interesse generale della Nazione Italiana è quindi un cen- 
tro a cui convergono tutte le linee dai tanti punti di questo fertile ter- 
ritorio; ed è facile concepire dalle varietà dei bisogni, estensione di 
oggetti e molteplicità d'affari, un'idea dei Ministeri ed uffici quindi sta- 
biliti al lorc soccorso, intuizione e disimpegno. 



( I I Pubblicazione rarissima, esistente presso il Museo del Ti_isoTgimento al Castello di Milano. 



=. 'M = 

La republica non ha sentito la propria esistenza, che allorquando 
fu installalo l'attuale Governo, che risoluto ed energico nei principi, 
attivo e grande nei progressi, nulla ha omesso di intentato per ridona- 
re il lustro e il decoro alle Autorità supreme, la forza alla legge, il vi- 
gore alle discipline; per richiamare lo spirito pubblico inerte ed avvi- 
lito agli studi negletti o dispersi; la calma incerta o smarrita... 

Termina il cenno con una volata nazionalista « .... e chiunque 
prende interesse ed ama la sua patria avrà gli stessi sentimenti dei 
compilatori, di fare cioè conoscere agli esteri, quale sia lo stato attua- 
le di questa città, che pria chiamavasi la grande ed era una delle 
principali; ed attualmente può annoverarsi fra le più belle ed illustri 
capitali d'Europa; ed ognuno affretterà coi più fervidi voti, che le lu- 
minose imprese del governo attuale venghino coronate da una pace 
perenne, che consolidando le basi di questa repubblica assicuri una 
perpetua felicità al Popolo Italiano »). 

Bonaparte che aveva potuto giovarsi negli inizi della sua perma- 
nenza in Lombardia, dell'opera e del giornalismo demagogo, ciò che 
però era andato a discapito dell'assetto sociale, e prima di tutto del- 
1 amministrazione della giustizia e del rispetto alle autorità, era inter- 
venuto col suo artiglio d'acciaio a strappare la penna di mano ai re- 
tori libellisti e a ridonare prestigio e forza all'impero della legge; ciò 
che doveva influire sullo sviluppo economico e industriale della città 
di Milano, bisognosa di raccoglimento e di lavoro, dopo un periodo 
quasi anarchico come fu quello della Repubblica Cisalpina. 

Ln giornalista di vasta coltura ed economista di altissimo valore 
era in quel tempo a .Milano : Vincenzo Cuoco, napoletano, che aveva 
preso parte ai moti della repubblica partenopea. Scriveva sul Redattore 
Cisalpino, e poi sul Giornale Italiano, da lui fondato. Venne poi sop- 
piantato e tradito dallo stampatore del giornale : il luganese Giuseppe 

Agnelli. 

* * * 

Milano aspettava con grande ansietà l'apertura del nuovo Tea- 
tro Carcano. 

11 «(Corriere Milanese» del 1." settembre 1803 ne preannunciava 
I inaugurazione : 

« Sabato 3 si fa la prima apertura, col dramma serio la Zaira. del 
nuovo Teatro Carcano, posto giù del ponte di Porta Romana. Gli ap 



= L^l = 



paltatori si sono provveduti dei più abili soggetti, quali sono la Signo- 
ra Grossi Silva e il tenore Signor David. I balli sono d'invenzione e 
diretti dal Signor Franchi. Le scene sono di un illustre pittore nostro 
concittadino, cui aggiun- 
ge gloria il nome dei ^^kCll^^liS:^*»., 
suoi avi. Tutto il teatro 
è dipinto sotto la sua di- 
rezione. L' esito dello 
spettacolo non può quin- 
di essere che fortu- 
nato ». 

Ma il resoconto del- 
lo spettacolo non venne 
già dato dall'estensore 
del Corriere Milanese 
nel numero successivo 
del 5 Settembre! Beati 
tempi quelli per il criti- 
co teatrale ed anche per 
il pubblico che non co- 
nosceva le esaltanti cu- 
riosità, anzi la necessità 
immediata di sapere, 
del pubblico odierno! È 
solamente nel numero 
del 16 Settembre, e cioè quasi mezzo mese dopo l'avvenimento, che 
si legge il resoconto di quella inaugurazione. Lccolo trascritto, non 
fosse altro che come documento giornalistico : 

<( La mancanza di spazio e l'interesse di altre materie politiche ci 
ha jatto ritardare a render conto del successo ch'ebbe l'aprimento, qui 
seguito fin dal giorno 3. del nuovo Teatro Carcano. 

I' Questo teatro è disegno dell'architetto nazionale, e ju rapida- 
mente, e con solidità di precisione, eseguito dalli cittadini Rocca e 
Fontana. 

Le pitture sono del valente personaggio di cui abbiamo già jatto 
cenno, e che ha jatto rinascere nelle di lui scene la proporzione e so- 
lidità degli antichi maestri in quest'arte dijficile, unendovi la jorza e 
la vaghezza del colorito, e tutto quello che il buon gusto e il genio 
può produrre di piacevole e di bello. 




11 tenore Giacomo David. 

(Fondo dr. A. Bertarelli). 



« In generale lo spettacolo non dispiacque, e Vopcra ha incontra- 
to, perchè accompagnata da scelta musica, ed eseguita dai bravi sog- 
getti altre volte nominati y. 

Va osservato che questa cronaca è stampata senza titolo, con un 
semplice a capo, e subito dopo la notizia che « La Commissione mili- 
tare straordinaria dei dipartimenti di qua del Po, con sentenza del 12 
Settembre ha condannato alla pena di morte Carlo Riva, ed altri a 
pene minori, per avere impedito la esecuzione della legge sulla coscri- 
zione militare, ed avendo fatto complotto d incendiare campi e messi 
dei municipalisti », 

Ma l'avvenimento in se deve aver certo suscitato un assai più 
grande interesse di quello che non appaia dal parco resocontista del 
Corriere Milanese. 

Da (( // Nuovo Teatro Carcano — Lettera encomiastica. — Di un 
cameriere che scrive al di lui padrone, che ne ha richiesta la descri- 
zione del nuovo spettacolo >> (I) si ricava la completa descrizione dello 
spettacolo e del nuovo teatro. 

Saltando il lungo preambolo, irto di concettuzzi pretenziosi, ecco 
i brani essenziali del curioso quanto prezioso documento : 

IL TEATRO. 

« Egli è costruito — chi scrive vuol sostenere la sua parte di ca- 
meriere — sul modello degli altri due teatri, la Scala e la Canobbiana, 
con cinque ordini di palchi, compresa la piccionera, tutti elegante- 
mente ed uniformemente dipinti e addobbati, di diametro un po' più 
piccolo della Canobbiana, ma superiore di molto, in merito di ornati 
e di pitture, massima la soffitta, dove si osserva un grandioso meda- 
glione figurato, e dipinto da perito artefice. 

<' La cornice della detta soffitta rappresenta la serie di tutti quei 
geni illustri che hanno arricchito il teatro francese e italiano dei migliori 
pezzi tragici, drammatici e comici. La platea è vasta e capace a con- 
tenere un mille cinquecento spettatori circa. Il palco scenico è assai 
ampio e capace tanto per le mutazioni delle scene e decorazioni ne- 



(I) Trova i nella • Miscellanea Politica • Parte 111. Tomo XXIX, nella Biblioteca Ambrosiana. 



— ^;j — 

cessarle, quanto per contenervi un buon numero di attori e comparse, 
e per eseguirvi dei balli più magnifici e grandiosi. 

(( Egli viene aperto sul gusto degli altri due teatri accennati da 
duple colonne nel mezzo delle quali sono tre palchi che formano il 
proscenio. Lo copre un ben immaginato e dipinto sipario, esprimente 
il radiante Apollo che sta per ricondurre la luce diurna, diradando le 
tenebre notturne, a dar anima e vita agli oggetti sparsi sulla jaccia 
dell'universo, pensiero in parte imitato dallo stesso telone del Teatro 
Grande. Un controtelone esprimente le varie specie di spettacoli tea- 
trali, come la Tragedia, la Commedia giocosa italiana, il Dramma se- 
rio e giocoso, con un orchestra ampia, onde contenervi un buon nu- 
mero di professori. In una parola in merito alla costruzione locale, 
egli non poteva riuscire né più bello, né più elegante, onde poter ga- 
reggiare nel suo essere con i più rinomati teatri d'Italia. 

L'OPERA. 

Il primo spettacolo musicale è, come si è detto, Zaira, tolta dalla 
tragedia di Voltaire. Interpreti maggiori sono la Grossi Silva e il 
tenore Giacomo David. 

Ed ecco quel che ne dice il nostro cameriere : 

(( Tutta Varte del cantore, tutta la maestria del comico, sono in 
David, il quale fa dimenticare i Fantuzzi, gli Ansani, i Lazzarini, i 
Rabbini, i Bianchi ed altri luminosi del teatro musicale. 

«Era primo soprano Angiolo T estori, patrizio milanese, il quale 
sosteneva la parte di N erestano. Altri tenori Gaspare Martinelli e da- 
tale Veglia. 

(( // Maestro della musica era il non mai abbastanza encomiato 
M.° Federici, genovese, la cui felice immaginativa poteva ergersi niol- 
to più sublimemente dei moderni scartoffanti di musica, ed é degna- 
rrente annoverato fra i Salieri, i Sarti, i Cimarosa ed i recenti Zin- 
garelli. 

(. Per tutto ciò che riguarda lo spettacolo del dramma, io sono di 
avviso che se il filosofo di Farney abbandonasse per un momento il 
suo gelido sepolcro per essere incomodo spettatore della sua Zaira 
nel Teatro Carcano, invece di sdegnare la sua nuova trasfigurazione 
drammatica, si applaudirebbe sempre più di vedere il suo soggetto sì 
ben sostenuto in tutto ciò che l'appartiene^ e rinnovato con tanta gloria 
del poeta, del tnaestro e del cantante. 



= Zi = 




Pianta del vecchio Teatro Carcano 

disegnato da Luigi Canonica, e costrutto dai cittadini Rocca e Fontana - 1802-03. 



= ^o = 



IL BALLO. 

(( Seguì il bollo Alfredo il Grande, parte secondaria dello spetta- 
colo ma che — sentenzia il loquace e loico cameriere — viene riguar- 
dato dal pubblico come essenziale dello spettacolo. 

IL DIPINTORE DELLE SCENE. 

(( Riman per ultimo di tributare ie nostre lodi al perito dipintor di 
scene. Era da qualche tempo che dopo la perdita dell' inimitabile Gon- 
zaga i teatri di Milano non avevan più veduto veruna di quelle gran- 
diose e superbe prospettive che gettano la vista dell' uditorio in quella 
magica illusione che deve essere lo scopo primario dello scenico di- 
pintore. Questo degno successore di Bibbiena, dei Fontanesi, ed altri 
insigni artefici dell arte dell architettura teatrale, accopia tutti i pregi 
deli' eccellente pittore. Forza e franchezza di disegno, fantasia vivace, 
ed esperienza e cognizione dell architettura, anche delle più lontane 
e meno conosciute nazioni, colorito gaio e pastoso, e a dir tutto in poco 
un gran jondo di abilità per tutto ciò che si chiama punto di vista del 
teatro. // cortile Reale, la magnifica moschea, il bosco, l'ultima scena 
del ballo che rappresenta un gran tempio, fiancheggiato da palchi pra- 
ticabili, rischiarati da migliaia di lumi, sono capi d'opera dell'arte, e 
riscossero i più sinceri applausi. Ciò che è ancora più da ammirare ju 
che ha voluto tacere il suo nome. Ma esso non jece che meglio mani- 
festarlo coi suoi talenti. Il Teatro di Milano non ha per anco scordato 
la gloria di cui si sono ricoperti i suoi avi in questo genere di pittura. 
Il dipintore delle figure è il rinomato Tassi... (costui non aveva tenuto 
all'anonimo). 

Il pittore che fu veramente un valentissimo e insigne novatore 
della scenografìa, era Gaspare Galliari. 

(( E per concludere si deve dire, a lode del vero, che i soci nulla 
hanno risparmiato per rendere lo spettacolo grande e maestoso, e de- 
gno del gusto di una nazione colta ed illuminata! 

CONTRO I SEVERI ARISTARCHI. 

Pare che la critica si esprimesse diversamente dall'encomiastico 
autore, almeno per ciò che concerne lo spettacolo del dramma seno 
Zaira, il suo valore e quello dei cantanti. 

(( È bensì vero che un recente giornalista — dev'essere il Cuoco 
del Giornale Italiano, il giornalista del quale si è detto — ha preteso 



= -^G = 

che il soggetto della Zaira ridotto ad un'azione drammatica non 
ispiri verun interesse, e che nessuno degli attori, sostiene a propo- 
sito la verità del suo personaggio; che la musica cade spesso in una 
monotonia pastorale, e degenera nella mediocrità; che Orosmano {Da- 
vid) non è punto elettrizzato dal juoco di una passione veemente, che 
la Silva cade con troppa frequenza nella ripetizione dei suoi migliori 
passi d'agilità , ecc. ecc. x. 

Ma il cameriere non polemizza, e serenamente sprezzante ribatte 
con questa frase k Ma voi sapete, signor, come sono poi le decisioni 
e i giudizi dei giornalisti!! ». 

Una seconda ■( lettera encomiastica » tratta, colla stessa prolissità, 
del secondo spettacolo drammatico Ines de Castro, del signor De La 
Motte, tradotta in verso sciolto italiano dal tanto rinomato Conte Carlo 
Antonio Stendardi Sanea, con musica del celeberrimo Zingarelli di 
Napoli. 

LA PASTICCERIA E TRATTORIA DEL TEATRO CARCANO. 

Il cameriere è decisamente una fonte inesauribile di buone notizie. 
Egli ci informa che quel teatro « è jornito di un' ottima Pasticceria e 
Trattoria, ove i concorrenti possono essere serviti magnificamente, ed 
a modico prezzo, di ottime cene, con tutta quella proprietà conveniente 
alle persone che si degneranno di onorare di loro comandi il projessor 
Angelo Fiorio, che ne è il proprietario ». 



Al Carcano, naturalmente, si svolse più d'uno di quegli avveni- 
menti che oggi si chiamano fatti di cronaca. E il primo certo di quelli 
accadutivi è questo che vale la pena di riprodurre, da un preziosissimo 
manoscritto dell'Ambrosiana (I), nella sua gustosa e semplice testua- 
lità, a edificazione degli odierni cronisti e reporters : 

e Domenica, giorno 30 Ottobre, ebbe luogo nel nuovo Teatro Car- 
cano un inconveniente che rischiò di cagionare i più gravi disordini. 
Un giovine figurante avendo un alterco con un parrucchiere parimenti 
ael Teatro, diede di piglio ad un candeliere di legno e ruppe così la 
testa dell'avversario. 



(I) Manoscritto inseiito nella Miscellanea Politica, già citata. 



Entrò nel palco della direzione il cittadino David, tenore, ed av- 
vertì il direttore Olivazzi non che il regolatore Franchi della rissa che 
acca luogo. Si staccarono questi due al momento per sedare la lite ed 
il capo di polizia Alhusi salì parimenti sul palco con quattro guardie 
per sedare il tumulto che andava crescendo. 

(( L'entrare di questi quattro soldati sul palco, ed agire come su 
d. una piazza presa per assalto ju lo stesso. 

(( Non conoscendo ne l'autorità del Direttore, né quella dell Ispet- 
tore di Polizia, percuotevano coi jucili e con sciabola chiunque loro 
si parava dinanzi. Il Capo della Polizia ordinò a questa piccola ciurma 
di briganti in nome della legge, di stare all'ordine ed ebbe in risposta 
un colpo di baionetta che schivò per miracolo. Il regolatore Franchi 
ebbe una solenne guanciata, ed un soldato, nel mentre che minacciava 
un colpo di sciabola al Direttore Olivazzi, venne trattenuto dal figuran- 
te, ch'ebbe però la mano tagliata e ricevette, nel medesimo tempo, 
un colpo di baionetta che gli entrò un pochino nella coscia. 

« Il tenore David, nel calore del tumulto, staccatosi dal palco della 
Direzione, in abito reale, snudata la spada entrò in palco scenico di- 
cendo : (I Se v'ha bisogno di sangue... -. Ma veduta la mala parata si 
rijugiò nel suo camerino d'onde non sortì se non quando venne assi- 
curato che tutto era finito. 

(( La Silva in questo frattempo era sul palco che cantava l'aria. 
Ma ai gridi: Aiuto, misericordia, compassione, son morto, non potè 
reggere, ed entrò nelle scene; ma, jattasi coraggio sortì di bel nuovo 
e finì l'aria rassicurando per tal modo il parterre: che si metteva in 
movimento non sapendo da dove provenisse l'inconveniente, dubitan- 
do alcuni di juoco 

// figurante jerito venne trasportato all'ospedale >■. 

Contemporaneamente un altro curioso casette si svolgeva nei 
pressi del Teatro, mentre il palcoscenico era in tumulto. Racconta 
sempre il sobrio cronista : 

(I Nella stessa sera un soldato aveva derubato una donna da par- 
tito, ed anco maltrattata, a vista della porta del Teatro, togliendole 
quanto aveva. Essendosi diretto il Capo della Polizia al Comandante 
del Posto non venne ascoltato: anzi encomiata l'azione del soldato 
suddetto. 

V La truppa jrancese era di guardia al Teatro . 



mm m m m WÀmmm m m 



III. 



CRONACA DEGLI SPETTACOLI. 



Paisiello — Il primo anniversario del Carcano — Osservazioni di un citta- 
dino milanese — Dal fortunato 1805 all'avvento del 1808. 



Gli spettatori del Carcano. insieme con la Ines de Castro, poterono 
gustare anche il ballo // Disertore per amor figliale; ne era composi- 
tore, come Io era stato dell altro ballo Alfredo il Grande, Paolo Fran- 
chi, e ci sono stati conservati anche i nomi dei primi ballerini seri 
che agirono in quella storica prima stagione : Amalia Cesari Muzzarelli 
e Giuseppe Sini 

Ma seguiamo ordinatamente gli spettacoli di battesimo del teatro, 
fermandone le note piià caratteristiche fra le memorie che ce ne sono 
rimaste. 

LE RAPPRESENTAZIONI DEL 1 .° AUTUNNINO. 

La prima stagione del Carcano ebbe anche un appendice con 
quella dell'/lu/unnino, breve periodo che precedeva immediatamente 
il Santo Stefano. 

Vi si rappresentarono : 

Teresa e Claudio, farsa musicata da Giuseppe Farinelli d'Este 
— che venne data alla Scala tredici anni dopo, con esito buono — e 



3iJ = 



Quanti casi in un sol giorno! (1) altra farsa musicata da \ ittorio Trentc 
di Venezia. Vi si diede pure, dalla Compagnia Domenico Grimaldi 
il ballo Cejalo e Proci, dove erano primi ballerini : Maria Guglielmi 
netti, il suddetto Grimaldi e Vincenzo Tavoni. 



IL PRIMO CARNEVALE DEL CARCANO. 

Nel carnevale 1804 vi fu spettacolo misto. La compagnia comici 
di Lorenzo Pani svolse una serie di rappresentazioni in prosa con 
seguenti intermezzi in musica : 

1. La Maschera jortunata, dramma giocoso con musica di Marc( 
Portogallo da Lisbona. 

2. La donna ve la ja, altro dramma giocoso, musicato da Fran 
Cesco Gardi. 

3. La Pastorella Nubile, musica di Pietro Guglielmi di Massi 
Carrara. 

4. La Pianella perduta. 

LA PRIMAVERA 1804. 

In quella primavera vennero prodotti tre drammi giocosi, di cu 
uno scritto appositamente per il Carcano. E fu il primo : Le lettere 
ossia il sarto declamatore, musica nuova — come si diceva allora — 
del maestro Ferdinando Orlandi di Parma. Seguì // Re Teodoro, poesi. 
di Casti, musicata da Giovanni Paisiello di Taranto; si ebbe infine 
Robinson secondo, musicato dal maestro Trentc. 

Vennero pure rappresentati tre balli, tutti e tre composti da Sai 
vatore Vigano, illustre coreografo ed anche ballerino : Marzio Cai( 
Coriolano, Divertimento campestre, e Comes nell'Isola Cristina. 

Quella stagione di primavera fu fortunatissima : ■ Il Teatro Car 
cano è sempre affollato », segnalano i periodici del tempo. 



(I) Venne rappresentata alla Scala nel 1823 in autunno. Collo stesso titolo, ma del maestro Croff, e scritt 
espressamente, venne rappresentata ancora alla Scala nel 1834. 



= 31 



IL PRIMO ANNIVERSARIO DEL GARGANO. 



Da quanto si desume da articoli e monografie dell'epoca e si in- 
dovina dalle notizie tramandateci intorno alla sorte degli spettacoli che 
vanno dall'autunno deir603 alla primavera deir804, l'ingresso del tea- 
tro nella vita di Milano repubblicana dovette essere veramente vit- 
torioso. 

Ricorrendo il compimento del primo anno di vita del Teatro Gar- 
cano, tutti i periodici ricordano i magistrali saggi dati in questo pe- 
riodo di esistenza e tributano a 
ciascuno di essi alte lodi. 

L'anniversario fu consacra- 
to eoa la Merope, opera nella 
quale esordì come primo uomo 
metamorfosato in Egitto. Anna 
Maria Hockoffer, la quale, se- 
condo ci lascia detto il Ghiap- 
pari, contava appena sedici 
anni. 

Il Corriere delle Dame del- 
l'OtLcbre 1804, subito dopo la 
rappresentazione della Merope 
del maestro Sebastiano Naso- 
lini, parla nientemeno che di 
solenne celebrazione e così 
scrive : 




I.ORENZA CORREA 



o/i J ta/iu'TU' a/cir-t^AÀ' au-c. aiim.^^ ^^^"eoe— 
do/tv aa^ ^a/rruv iM/'^a.oe' cn, r/a-a- a<*i>ÌYcc^ 



A 



\l 



(( l^a celebrazione del pri- 
mo anniversario fu più solenne 
di quello che non fosse stata 
la prima apertura di questo ^ 
Teatro, avvenuta nell'autunno 
dello scorso anno. Merope — è 
/' opera nuova rappresentata 

— Dince Zaira. Madama Correa ci ha jatto dimenticare in qualche mo- 
do la soavità e le grazie musicali di Madama Silva; e Fiorini appena ci 
ja accorgere della lontananza di David, e ci rammenta *oiuttosto il te- 
nero e delicato Rabbini nei suoi bei giorni. Se la primavera del Carca- 



(Collezione Rotschild Levy). 



= :ì2 = 

no ju brillante, il suo autunno è ancora più bello. Ecco già due sta- 
gioni che quel giovinetto teatro si lascia indietro le nnaschie ed asso- 
date scene della Scala. Giustizia e verità vogliono che si dica, che i 
nuovi impresari nulla hanno negligentato (non va dimenticato mai che 
dominavano i francesi) o risparmiato nulla per dare ai Milanesi uno 
spettacolo grato all'occhio, delizioso all'orecchio ». 

Dopo della Merope venne data un'opera nuova scritta espressa- 
mente per il Carcano dal celebre Gian Simone Mayr : Adelaide di 
Gueselino, poesia di Gaetano Rossi. 

I balli dati in quell'autunno furono tre : Edwinski e Floreska, os- 
sia Le mine di Polonia; I finti ciechi e La scaltra pupilla. Compositore 
dei balli il coreografo e ballerino Andrea Giannini. 



« SUCCINTE OSSERVAZIONI DI UN CITTADINO MILANESE 
SUI PUBBLICI SPETTACOLI TEATRALI DELLA SUA PATRIA». 

.Ma la constatazione reale, sincera, della eccellenza degli spettacoli 
dati in quel teatro, e del riconoscimento da parte del pubblico, si ri- 
cava da una pubblicazione uscita dalla tipografia di Gio. Giuseppe 
Destefanis in contrada San Zeno, che porta precisamente questo ti- 
tolo e di cui l'autore non ci svela che le iniziali : C. G. L. 

Nel capo IX di questo libro e sotto la leggenda « In che il Teatro 
Carcano sia p^ejeribtle a quello della Scala e viceversa » sono raccolti 
anche considerazioni e apprezzamenti di carattere generale, ma così 
quadrati di saggezza, che non sarebbe male che fossero nel cuore e 
nella mente di ogni impresario teatrale. Vi si legge infatti : 

« e incominciando dagli attori io trovo che gl'impresari del 

Teatro Carcano, supplendo coli' attività e col buon discernimento al- 
l innato amor di parsimonia, hanno saputo, nell ultima stagione d'au- 
tunno, con poco dispendio, comporre uno spettacolo dilettevole e in- 
teressante che vince di gran lunga al paragone quel più costoso, ma 
noioso e insignificante del Teatro della Scala. Le scene risultano me- 
glio per i illuminazione copiosa e ben collocata, il palcoscenico è 
sgombro da quei cenciosi operai che tolgono ogni illusione, e disturba- 
no con inutile jracasso le rappresentazioni; si alternano le opere e i 
balli perchè la continua ripetizione non ne anticipi la sazietà, e final- 



= 33 = 

niente in tutto quello che non intacca il primo oggetto d'ogni specu- 
latore, l'interesse, si ja ogni sjorzo per procurare al pubblico un au- 
mento di piacere, e una diminuzione di incomodi onde gli riesca meno 
penoso il naturalizzarsi, quasi pianta esotica sotto clima straniero. 

(( Ma la magnificenza del vestiario, il numero e la qualità dei suo- 
natori e delle seconde parti, tra i ballerini specialmente, sono d'assai 
injeriori a quelle della Scala, come l'aspetto d'una casa villereccia cede 
al conjronto d'un antico palagio, benché negletto ed inabitato. 

(( Si può nuUadimeno conservare la speranza che javoriti dall'af- 
fluenza del pubblico, e rassicurati sull'esito della loro speculazione, 
cercheranno di ottenerne la continuazione consultando meno, anche 
nei rami accessori, un mal inteso spirito d'economia, che potrebbe 
essere fatale alla riputazione e all' incremento di questo lodevole sta- 
bilimento. 

Lo scrittore termina ricordando, senza nominarla, la generosa 
figura del fondatore del teatro : 

(( Lode però si deve, e vera, e piena e somma al cuor magnanime 
di quel cittadino, che seguendo gli impulsi di una nobile ambizione, 
ha avuto il coraggio di accrescere col sagrificio di cospiqua somma di 
denaro un nuovo ornamento alla sua patria coli' erezione di maestosi 
edifici consacrati al comodo e al divertimento dei suoi concittadini. 

(( Invano alcuni freddi calcolatori, timidi per carattere ed egoisti 
per sistema, si fanno beffe di una liberalità a loro sconosciuta, che V o- 
pera sua starà fra i nostri posteri qual monumento perenne d'animo 
cittadino e generoso ». 

IL FORTUNATO 1805. 

Col buon nome che si era creato in così poco tempo il teatro di 
Porta Romana, non è meraviglia che i milanesi vi accorressero in mas- 
sa e che esso rimanesse aperto tutto l'anno : dalla stagione di Carne- 
vale fino a quella di Autunnino. 

Nel Carnovale 1805 si diedero. \. Le nozze chimeriche, ossia 
Bietolino Fiorone, dramma giocoso, musica nuova del maestro Orlandi, 
primi attori : Camilla Barbieris, Brescialdi Ferlendis. Mezzo carattere : 
Lorenzo Sacconi. Buffi : Luigi Cola e Luigi Pacini; — 2. // duello per 
complimento e Zelinda e Lindoro, farse, musicate entrambe dal mae- 
stro romano Puccitta. 



3i 



IN MILANO 

NEL TEATRO GARGANO 

L'Estate del iSo*^. 

Sì rappre^ent^anno cìue Operette Buffe , e due BaUetii comici 
LA PRIMA AVRÀ' PER TITOLO 

DUE NOZZE E UN SOL MARITO 

e s s 1 A 

GLI AMANTI BURLATI 

Musica del celebre Sig. Maestro GUGLIELMI 

LA SECONDA DJ DE STINARSI % ^^/o 

ATTORI 

"Prrma Buffa assoluta Primo mezzo carattere 

Sig. Amalia V^ienua Sig. Giuseppe MacchiavelL' 

Primo Buffo assoluto Primo Buffo 

Sig. Valentino Camola Sig. Pietro Vassoli 

Seconda Buffa assoluta Altra seconda Buffa 

Sig. Catterina Bighi Sig. Teresa Senna 

Secondo Tenore Secondo Buffo 

Sig. Giulio Cesare Martorclli Sig. Francesco Mauro 

L'I Balli saranno composti e dirotti dal sig. Gio. Cipriatit 

IL PRIMO AVRÀ' PER TITOLO 

IL POETA DI CAMPAGNA 

PRIMI BALLERINI 

Da Uomo Da Donna 

Sig. Annunziata Pastori ^ Sig. Barbara Albuzzio 

Primi Croiipschì a perfètta vicenda estratti a sorte 

Sig. Luigi Focosi •- Sig. Francesca Focosi Perfetti. - Sig. Luigi Vitali. 

Primi Grotiescfu a Vicenda 

Sig. Ferdmacdo Marchi. - Sig. Giuditta Martignoni. - Sig> Gaetano 8audo 

Con varj figuranti. 

Ballerina fuori de concerti 

Sig. Teresa Morganti. 

'.e retitie sàrtnno in numero di 3o , e cotriucexanno li 20 Luglio, 



Manifesto degli spettacoli eseguiti nel 1805. 

(Collezione Cav. MaUoi). 



In questo secondo spettacolo ritroviamo confermata, ma come pri- 
ma donna assoluta, la sedicenne Anna Maria HochkofFer, che esordì 
nella Merope; prima donna di mezzo carattere, Lucia Migliorucci; 




11 celebre coreografo Salvatore Vigano. 



mezzi caratteri Carlo Cauvini e Diego Sommariva; buffi : Francesco 
Scaccia e Carlo Masini. 

3. L'incantesimo senza magia, farsa musicale di Gardi; 4. Le ge- 
losie Villane, del maestro Giuseppe Sarti di Faenza. 

E i balli: Il Filopermene, Adelaide ed Aljonso e / tre niatrimoni, 



= 30 = 

composti e musicati dal coreografo musico e ballerino Giuseppe 
Cajani. 

In Quaresima venne dato il dramma giocoso / jurbi alle nozze, del 
maestro Orlandi, col ballo Matilde e Ferrando ad un'isola di selvaggi, 
composto dal coreografo e ballerino Gio. Battista Checchi. 

In Primavera, come primo spettacolo vennero date le due farse 
Pamela maritata e // finto sordo, con musica del maestro Farinelli; 

— scritta espressamente per il Teatro Carcano — come secondo un'al- 
tra farsa, musicata dal maestro Pietro Generali di Masserano : Pamela 
nubile, col ballo Sammete e Tamiri del già celebre compositore e bal- 
lerino Salvatore Vigano. Pittori : Gio. Pedroni e Alessandro Quirici. 

In Estate : Camilla o il sotterraneo, dramma giocoso del maestro 
Ferdinando Paér di Parma, e La Donna Soldato, altro dramma giocoso 

— nuovo — del maestro Giuseppe Cazzaniga di Verona, nonché due 
balli: La Vanerella e // Semplice del compositore Salvatore Vigano. 

In Autunno : Due nozze e un sol marito, dramma giocoso del mae- 
stro Pietro Guglielmi, e V Accortezza materna, musica del maestro Pa- 
vesi. Come balli vennero prodotti : // poeta di campagna e La danzo- 
mania, tutti e due del compositore Giovanni Cipriani. 

Decisamente in quell'anno 1805 il pubblico era in modo irresisti- 
bile portato per le opere gaie. Aveva bisogno di ridere, di far del buon 
sangue, o forse, di dimenticare le angherie francesi. Anche nella breve 
stagione rimanente d'Autunnino, colla quale si chiudeva il ciclo delle 
stagioni teatrali, si diedero al Carcano altre due farse musicate dal 
maestro V alentino Fioravanti di Roma ; Gli amanti comici e Lisetta e 
Giannino, nonché La Donna di Genio volubile, dramma giocoso del 
maestro Portogallo. 



NEL 1806. 

E in data 12 Giugno 1806 che il Giornale Italiano, organo ufficiale 
del Governo, inaugura la rubrica, a parte, degli spettacoli. 

Nella stagione di Carnevale vennero date : Le nozze di Lauretta. 
dramma giocoso del musicista genovese Francesco Gnecco, e due farse : 
// Ciarlatano, ossia / finti Savoiardi, del maestro napoletano Cordella 



= .>{ ~ 



f La sposa contrastata di un altro musicista di Napoli, il maestro Sil- 
\estro Palma. 

Fra gli attori, due eccellono per l'alto valore ; Teresa Strinasacchi 
e il mezzo carattere Nicola Tacchinardi. 




Gian Simone Mayr, nato il 14 Giugno 1763 e morto il 2 Dicembre 1845, di 
Mendorf (Ingolstadt), celebre compositore di Musica. Scrisse 65 opere e 
fu Maestro di Cappella a Santa Maria Maggiore a Bergamo dal 1802. 



(Fondo Seletli - Archivio Storico-Civico di Milano). 



Due furono i balli dati, ed entrambi del compositore Giacomo 
Onorato : il primo Ecuba e l'altro Idalila. Il 14 -febbraio 1806, venne 
eseguita in un intermezzo una cantata col titolo Mélo-danse, poesia 
di Gasparini e musica del maestro Orlandi. 



Nella stagione di Primavera, il dramma giocoso del maestro roma- 
no Fioravanti : La capricciosa pentita (i) ed altro dramma giocoso del 
musicista napoletano Gaetano Marinelli : // concorso delle spose. Come 
terzo spettacolo d'opera : Bietolino Fiorone del maestro Orlandi, che 
era stato già varato, con pieno successo, nello stesso Carcano. nel car- 
nevale deir803. I balli furono tre. e tutti del compositore Giacomo 
Onorati : Zemira. ossia / selvaggi, Zunane e Zoraid. 

In Estate il Carcano vede altri tre drammi giocosi. 11 primo : Non 
credere alle apparenze, del maestro Raffaele Orgitano di Napoli; il 
secondo L' accortezza materna, del maestro Pavesi, ed il terzo, nuovo 
per Milano. La Locandiera, del maestro Farinelli. 

Di balli uno solo : Imelda, del compositore e ballerino Eusebio 
Suzzi. 

Durante lautunno e l'autunnino 806 il Carcano rimase chiuso. 



NEL 1807. 

Nel Carnevale di quell'anno si diedero : La caffettiera di spirito, 
dramma giocoso del maestro Dussech detto comunemente il tedesco, 
e le due farse : La musicomania ossia Che originali, del celebre musi- 
cista iVIayr e // sedicente filosojo, del maestro napoletano Giuseppe 
Mosca. 

Si produsse anche il ballo La molinara soldato, del coreografo An- 
tonio Laudier. 

In Primavera si ebbero tre drammi giocosi, due dei quali del ce- 
lebre Paisiello : // Barbiere di Siviglia e / filosofi immaginari; il terzo : 
Le cantatrici villane, del maestro Fioravanti. I balli furono due. ed 
entrambi del compositore Giacomo Onorati : Le jorze d amore e La 
Danzomania. 

Dopo la stagione di Primavera 1807. il Carcano non si aperse che 
all'Avvento del 1808. per rinchiudersi immediatamente dopo una breve 
stagione, e non si riaprì che nell'Estate del 1810. 



(I) Era slato rappresentato alla Scala nel I Ottobre del 1802. 



= 39 = 

L'AVVENTO DEL 1808. 

In questa stagione di Avvento, che fu Tunica in cui rimase aperto 
il Carcano, per le ragioni che si vedranno ampiamente piij avanti, si 
diedero due drammi giocosi e due balli. I primi : // podestà di Foggia. 
del maestro Orlandi, e La donna di genio volubile, del maestro Fari- 
nelli, e i balli furono : Caterina alla pace di Bred e L'avaro, tutti e due 
del compositore Giacomo Onorato. 



1 



^^^^^^^^^^^ìl^^^^l)ff^^ 



IV. 



CRISI, CHIUSURA, GIUOCHI D'AZZARDO, 
PROGETTI DI VENDITA E RIAPERTURA. 



La prima malattia del Carcano — I giuochi d'azzardo alla Scala, alla 
Canobbiana e anche al Carcano — Giuseppe Carcano vuol vendere il 
suo teatro al Governo — La chiusura durante il 1809 e la riapertura 
con « musica nuova ». 



Cinquenne appena, il Carcano dovette subire una fiera batosta. 
Ma fu una di quelle crisi di crescenza alle quali non si sottraggono 
gli organismi più robusti e destinati a una forte e sicura longevità. Del 
corso della malattia e dei rimedi più o meno eroici adottati, si ha no- 
tizia nei documenti custoditi nella famosa cartella di 46 pezze, già ri- 
cordata, e serbata gelosamente presso 1 Archivio di Stato, nel palazzo 
del Senato, in Milano, 

Ecco in breve il decorso della crisi, che in sostanza ricorda quello 
che molte volte avviene ancora oggi — arresto personale escluso — 
per colpa di imprese disoneste o imprevidenti, od anche per pura fa- 
talità, nei teatri lirici : 

Erano appaltatori del Teatro Carcano nel carnevale 1807 certi si- 
gnori Martini e Bodio. Il primo doveva essere l'impresario tecnico, e 



quindi uno spiantato; il secondo, invece, il capitalista, era quello che 
garantiva l'esecuzione degli impegni che l'impresa aveva contratti cogli 
attori, col personale, coi fornitori, cogli abbonati e col pubblico. Era 
l'avallante, infine, di quanto faceva il signor Martini, e firmava a So- 
dio Sigurtà )i. 

Ora avvenne che la mattina del 18 Febbraio 1807 — in pieno car- 
novale, quindi — gl'impresari denunciano l'impossibilità in cui si tro- 
vano, per mancanza di mezzi pecuniari, di continuare il promesso cor- 
so di recite. E non pagano più nessuno. Cioè, no. Fanno cavalleresca 
eccezione per la prima donna assoluta Camilla Barbieris e per il con- 
tralto Brescialdi Ferlendis : due cantanti deliziose e avvenenti. 

Allora il primo buffo Gerolamo Cruciati persuade Filippo Wagner, 
primo mezzo carattere, Gaetano Bonocore, primo basso, Antonio Lan- 
dini. compositore dei balli, Vincenzo Tavoni, primo ballerino, Girola- 
mo Pollerini, primo grottesco e Vittorio Carmine, secondo grottesco, 
tutti addetti al Teatro Carcano e ingaggiati fino al 21 Marzo a denun- 
ciare, sopra domanda firmata da tutti, al Signor Benedetti Franchi, 
Direttore del Teatro, la fellonia degli impreditori! 

Anche i cantanti coristi, organizzati da un loro collega, parlatore 
loquace ed entusiasta, un certo Luigi Guglielmetti — il nome va se- 
gnalato alla Camera del Lavoro — presentano un vibrato reclamo. 

Ciò che però non cava un ragno dal buco, o meglio una lira mi- 
lanese dalle tasche degli imprenditori, sebbene faccia chiasso, ed ali- 
menti i dorati pettegolezzi di tutti i salotti. 

11 Prefetto di polizia chiama il Martini e lo minaccia d'arresto. 
Ma costui dice e proverà che non era che una testa di legno (I) e che 
jarà cadere le responsabilità sopra altre persone che di nascosto eb- 
bero interesse in tale impresa.. 

11 Prefetto chiama il garante, il signor Bodio, e costui promette 
di pagare 6000 lire e di tacitare il macchinista e l'illuminatore. Ma la 
faccenda non si aggiusta e la bruciatura dei quartali diventa un vero 
incendio. 

Il principe imperiale. Eugenio Napoleone, uomo di squisita sen- 



(1) Per rapporto segreto fatto al prefetto di Polizia — .Archivio di Stato, Milano. 



= 13 = 

sibilila per tutte le forme d'arte e particolarmente — dicono le bosi- 
naie del tempo — per quelle femminili, venne informato segretamente 
da una delle due signore o fors'anche da tutte due. Camilla Barbieris 
e Ferlendis Brescialdi, della triste situazione dei loro compagni d'arte. 
Ed Eugenio Napoleone, inteneritosi del caso, talmente lo prese a 
cuore da scrivere immediatamente al Ministro dell'Interno la seguente 
epistola : 

Jt' suis infonnc, Monsit'iir le Miiìistre de /' Iiiférienr, qi/e ìes entre- 
preìieurs dit Théàtre Carcano, en violatioii des eni^agénieuls pris par eux 
ont ferme leur Théàtre et oiit /aissé ainsi daiis te besoiii tes actetirs qv 'its 
avaient engagés et tes oirericrs qu'its avaìent emptoyés. Sans doute tes cré- 
anciers de t'Entreprise ont te droit de poursnivre devant tes Tribunaux tes 
l'intrepreneurs oh teiir eantioi/s ; »/ais je peuse qac daìis une afiaire de ta 
natui-e de cette-ci, il iìiiporte que f adiììii/islration publiqìte i>/terz'ie>ine, et 
inteivieiiìie ta preìiiière : 

ì 'oNS feres doiic appellei . Moiisieitì- le Ministie. tes PS//t/epre//e/trs et 
voiis teitr sommerez de te/iii- teuts e/igage/ue/its, s'ils s'r refìtsent, vous me 
proposerez cantre eux et leur eaittions, tes niesnres que V07(s jugerez con- 
venoble. 

Sui- ce. Monsicitr le Ministre de l' Interienr, Je prie Dieii qu'il vous 
ait en sa sainte garde. Ecrit à Mi lai/ te j Mars iSoj. 



tA^ 





L augusto gesto non poteva essere più efficace. Tanto il Mar- 
tini quanto il Bodio furono arrestati, rilasciati e imprigionali ancora. 
Gli attori, i coristi e i fornitori vennero tutti pagati, e lo furono così 
scrupolosamente per intero, da svegliare l'appetito dei palchettisti e 
degli abbonati i quali denunciarono alla Polizia di essere stati defrau- 
dati daUlmpresa. 

E tanto incrudelirono sopra il Bodio, — al quale erano stati messi 
ali asta i boschi, le selve di castagni, i terreni aratori, i pascoli ch'egli 
possedeva in Brianza e le sue case nei comuni di Villa Vergata, 
d'Elio, Bartesate, Galbiate e Olginate, — che, ad un certo punto, lo 



stesso de Brema, Ministro dell'interno, riconobbe di non potersi spin- 
gere piiJ oltre il costringimento verso il Bodio, e fece diffidare per 
mezzo della polizia centrale tutti gli altri veri o presunti creditori 
dell'impresa del Teatro Carcano, perchè intraprendano la regolare 
escussione dei loro crediti innanzi ai tribunali di giustizia. 



* * * 



Agli imprenditori dei regi teatri era concesso il diritto di tener' 
bisca nei ridotti della Scala e della Canobb^ana. 

La ragione morale — per così dire con la quale era lega- 

lizzata questa pubblica immoralità, poggiava sul bisogno di agevolare 
l'impresa, la quale, senza questo sussidio indiretto, non avrebbe po- 
tuto far fronte alle ingenti spese, soverchianti di assai i benefici delle 
entrate e degli abbonamenti. 

Don Giuseppe Carcano, — non più « il cittadino », giacche siamo 
in pieno Regno d'Italia — volle che il suo teatro godesse anch esso, 
del privilegio dei giuochi d'azzardo. Per questo inoltrò, in data 4 
Maggio 1806, una istanza a S. A. il principe Vice Re perchè anch'egli 
potesse godere la facoltà di esercitare nel Teatro Carcano i giuochi 
d'azzardo, come alla Scala ed alla Canobbiana. 

Ma gli appaltatori dei regi teatri, che già vedevano nel nuovo 
locale un concorrente terribile, fecero fuoco e fiamma perchè il Go- 
verno rispondesse con un rifiuto alla supplica del patrizio di Porta 
Romana. Ed ebbero infatti una prima vittoria. 

11 Governo negò. Ma Giuseppe Carcano ritornò fermamente al- 
l'assalto con una seconda istanza molto bene infiorata e condita, la 
quale sortì il desiderato effetto di un decreto del principe autorizzante 
l'esercizio dei giuochi nel Carcano. 

Non si rassegnarono però gli appaltatori della Scala e della Ca- 
nobbiana e vollero, per vie indirette, influire sull'animo del Governo 
perchè annullasse quel decreto. Seppe il Carcano di questi maneggi 
occulti, e da uomo finissimo e letterato di razza qual'era. pensò di 
paralizzare anticipatamente i possibili pentimenti del Principe scriven- 
dogli una magnifica istanza, colla quale ha l'aria d informarlo, <i che 
ancora si tenta dalla irrequieta e jorse anco non ben collocata avi- 



dUà di guadagno deW impresario del R. Teatro della Scala di cercare 
con nuove cabale ed insussistenti, ed erronee ragioni di ottenere un 
altro decreto, col quale ottenere che nuovamente vengano levati i 
giuochi dal detto Teatro Carcano. Siccome adunque la base d'un 
tale maneggio tutta si aggira, in ultima analisi, nel privato interesse 
dei detti appaltatori e a danno altrui, come s'è dimostrato così 

voglia degnarsi di prendere in giusta considerazione 

r esposto, e in conseguente tenere jermo lo stabilimento dei giuochi 
d'azzardo nel detto 7 eatro Carcano a norma del già emanato De- 
creto .. (1). 

E il decreto ^^enne mantenuto, per il maggior trionfo della faraona 
e della zecchinetta anche al Teatro Carcano. 



11 Teatro Carcano deve avere cagionati non pochi dispiaceri al 
suo fondatore, se egli pensò di disfarsene; come risulta dal progetto 
di vendita del suo teatro da lui presentato al Reale Governo, e ripre- 
sentato tre volte o forse più, dal Marzo 1806 al Maggio 1808. Giuseppe 
Carcano cerca di agevolare l'acquisto offrendo patti convenientissimi 
e suggerisce I idea di fare del Teatro Carcano e dei locali annessi, un 
grande Conservatorio Nazionale di Musica. 

Ma il consigliere segretario di Stato, Vacca, avverte, in data 
23 Maggio 1808. il Ministro dell'Interno che « S. A. I. dopo di aver 
sentito il parere del Ministro delle Finanze — il quale non trova con- 
veniente di assecondare il progetto d'acquisto per diverse ragioni, 
massime nelle attuali ristrettezze del Tesoro, — e che la compera di 
tutto il vasto locale annessovi per renderlo ad uso di Conservatorio, 
benché degno della grandezza e munificenza del Governo, diveniva 
per l'oggetto contemplata inutile, dappoiché già era stato stabilito il 
locale della Passione, Diritto demaniale per un tale Stabilimento ». 

(( . . . Così — conclude — lo prego di avvisarne il Sig. Giuseppe 
Carcano perché più non vi pensi » (2). 



(I) (2) Cartella citata, presso l'Archivio di Stato, di Milano. 



= ìg = 



TEATRO GARGANO. 



AVVISO 




— due . 

IO. due , e soldi dieci 

— . tre . 

10. ire » e soldi dieci 



"ìssendo fcrmiiiato coli' ultimo giorno dello scorso Carnevale 
r Appallo de' cosi detii Fiaker o Vetture, che l'Impresa 
di queilo Teatro aveva paflato colli Vetturali Giuseppe 

_^ Fjghf, Giuseppe Sanchioli, e Gaetano Xappini mediarne upa 

indcnniziazionc pecuniaria per parte della medefima; la Direzione 
del suddetto Teatro fj noto, che li sopraccennati \'etiurali sono 
riconfermati ad csclufione di qualunque altro, rimanendo fìiraio 
il loro poflo lungo la Fabbrica nuova di S, Lazaroi corae fin' ora 
fi è praticato ., 
Li suddetti \'eiiurali , li quali saranno diflinti co\U solita Fascia 
rossa al braccio simjìro , saranno obbligati a condurre ognuno al 
suo rispettivo deiìino entro le Porte della Città , senza eflorliOne , 
e lagnanza a' prezzi seguenti. 

Per una Persona sola - lir. 2 
Per due Persone - • - ,,2. 
Per tre Persone ■" - - » 3- 

Per quattro Persone - • .• 3 -- -■-» - - 

e combinandofi più Persone io una Vettura olire le quattro, pa- 
gheranno soldi 20 per ciaschedtjrra , ad eccezione de' piccoli 
Kagazii , che non verranno valutati 
Reda perciò severamente proibito ad ogni altro Vetturale , o Coc- 
chiere il Noleggiare al luogo de' suddetti Privilegiali, e tampoco 
sotto l'andito, e dentro il Teatro 
Le Vetture flraordinaric potranno in ogni caso fiiuarfi dalla parte 

oppolla al l'eairo . 
Qjeflo nuovo Regolamento avrà luogo per tutta quefla Quarefiriia, 
lino a tulio li giorno 17. del mese di Luglio corrente anno, 
e seralmente dall'una ora di none, Cno due ore terminato lo 
Speitscolo 
Dal Camerino della Direzione del Teatro suddetto li 4. Marzo tSc^ 

GIUSEPPE GARGANO 

DIRETTORE GENERALE DE' TEATRI; 

OLIVAZZl 

DIiaTTUIV£ I>£L£CATO DEX. TEATRO CIRCAKO 



La tariffa delle vetture pubbliche. 

(Collezione Cav. Mattoi). 



i7 = 



Le peripezie dell'impresa e le severissime punizioni alle quali 
aveva dovuto soggiacere lo Sbodio, garante dell'Impresa del Carcano 
nel 1807, ebbero lunghi strascichi e conseguenze gravi e imprevedibili. 
Dopo la breve stagione dell'Avvento nel 1808 — di cui abbiamo 
già parlato — il teatro venne chiuso e l'impresa della Scala alla quale 
venne affidato anche il Carcano per il 1809 non vi fece eseguire alcun 
spettacolo, mentre del locale di S. Lazzaro, attiguo al Teatro, e di 
proprietà dello stesso Giuseppe Carcano. venne impiantato da Mon- 
sieur Guillaume, un circo equestre che vi fece buoni affari dal 7 Set- 
tembre al 12 Dicembre 1809. Il teatro venne riaperto nell'Estate 
del 1810. 

L'ESTATE 1810. 

Dopo venti mesi circa di chiusura il Carcano venne aperto per 
la stagione d'estate del 1810 con / riti d'Ejcso, poesia di Gaetano 
Rossi, con musica nuova del maestro Farinelli. 

Come primo uomo vi cantò Lisetta Zamboni e come prima donna 
Raffaella Ruggieri; tenore .Antonio Cantù e basso Andrea Ricci. 

Vi si diede un ballo : La vendetta di Medea del compositore Gia- 
como Seiafìni. 

Nella stagione d'Avvento vi si diedero : / quattro rivali in amore, 
farsa con musica nuova del m." Marinelli; e dello stesso maestro venne 
data l'opera nuova : Alessandro in Ejeso, dramma serio a tre voci e 
in un solo atto, poesia di Francesco Marconi. Vi agirono : Maddalena 
Petralia Speck, Teresa Salucci-Sormani e il mezzo carattere Antonio 
de Bezzi. 

NEL 1811. 

Rimase aperto nella stagione di Carnevale, Primavera ed Estate. 
In Carnovale vi si diedero due drammi giocosi : Le bizzarrie d'amore 
del maestro Mayr e La Sposa bisbetica del maestro Guglielmi, en- 
trambe con il ballo La vedo e non la vedo del compositore Carlo 
Sessoni, marito della prima ballerina Assunta Sessoni. 

Nelle due stagioni di Primavera ed Estate che si svolsero ininter- 
rottamente vennero dati tre drammi giocosi, una farsa e quattro balli. 



I drammi furono : Corradino del maestro Morlacchi di Perugia; Li- 
setta e Giannino del maestro Fioravanti; Amor marinaro di Giovanni 
Weigl tedesco, e la farsa : // fiore, ovvero // matrimonio per isveni- 
mento, con musica del maestro Orlandi. 

1 balli furono : 1" Ezzellino sotto le mura di Bassano; 2 La donna 
di spirito; 3" Giustizia ossia La Sposa riacquistata e / due svizzeri, 
tutti del coreografo Giacomo Serafini. 

Nel 1812 non vi furono, scrive il Chiappar!, dal quale sono attinti 
questi dati, che rappresentazioni comiche, ovvero accademie, ma con 
interrompimento. 

NEL 1813. 

Nel Marzo del 1913 si diedero, pur con frequenti riposi, sino alla 
fine di Maggio, diverse rappresentazioni miste da una Compagnia 
jrancese di giuochi ginnastici sulla corda tesa, ecc. e da una Comica 
Compagnia Italiana, che vi recitò L'Aio nell'imbarazzo e il Gazzet- 
tiere. 

La Compagnia francese di giuochi venne sostituita, alla fine d'A- 
prile, dalla Compagnia Forioso il Maggiore. 

Nell'estate si riprende l'opera col dramma serio : Polibio e De- 
metrio, del maestro Gioachino Rossini, 

Come secondo spettacolo Paolo e Virginia — cantata — poesia 
di Cesare Sterbini e musica di X'incenzo Migliorucci di Roma, e poi 
Omar di Temagene, dramma giocoso del maestro Portogallo. — Par- 
ticolare curioso : gli artisti che presero parte a quelle opere costi- 
tuivano, quasi, una famiglia : da primo uomo Anna Mombelli, da 
prima donna Ester Mombelli e da tenore Domenico Mombelli. 11 basso 
era Lorenzo Olivieri. 

.Neil Avvento vennero date due farse in musica — Teresa e Claudio 
del maestro Farinelli e La scelta dello sposo del maestro Guglielmi, — 
e un ballo : Macbeth sultano di Dety. 

In quell'cinno 18i3 si erano dati pure molti balli al Carcano, ed 
uno persino in pieno Agosto. Ma il piij grande avvenimento, e real- 
mente artistico, ed eterno, nella storia dell'arte, rim.arranno i con 
certi che il più grande violinista del mondo diede al Teatro Carcano 
nel Dicembre del 18i3. 



!^ )^ ^ 



V. 



DALLE "STREGHE,. DI PAGANINI 
A UN ESPERIMENTO AVIATORIO. 



« Elisabetta d'Inghilterra » di Rossini — Moncalvo e la maschera di Mene- 
ghino — La concorrenza di un cane sapiente — Cimarosa — L'Aereo- 
veliero — Rappresentazioni all'inglese. 



Il Giornale Italiano del 12 Dicembre 1813 annunciava semplice- 
mente, nella breve e muta rubrica degli spettacoli : « Teatro Carcano : 
Accadenìia vocale ed istrumeniale del Sig. Nicolò Paganini, sonatore 
di violino. Si darà principio alle ore 8 pomeridiane o. (I) 

Il pubblico rimase come stupito di fronte a quel prodigio. 

Il giorno 15, lo stesso Giornale Italiano, annuncia, e colla con- 
sueta parsimonia: u II Sig. Paganini, sonatore di violino, darà un'ac- 
cademia in cui eseguirà alcune variazioni da lui composte e intitolate 
K Le Streghe n. Il pubblico esaurì tutte le espressioni della commozione 
e dell'ammirazione, e rimase come intontito. Il giorno successivo, 16, 
vennero ripetute Le Streghe. 

Il 17 si svolse un'altra accademia vocale ed istrumentale e vi cantò 



(1)11 Paganini diede tre concerti alla Scala ; il 20 Ottobre, il 1 2 e il 19 Dicembre. 



50 



la signora Teresa Nava Appiani, accademia che venne ripetuta nelle 
sere consecutive del 18 e 19. La sera del 22, Nicolò Paganini esegui 
quattro pezzi, fra i quali la Sinjonia della Lodowiska e le variazioni 




Nicolò Paganini. 



(Fondo dr. A. Beitarelli). 



Le Streghe. La sera di Natale, fu l'ultima accademia di Paganini al 
Carcano ed egli eseguì una pastorale di sua invenzione. 

I Milanesi aspettarono il « sonatore di violino sig. Nicolò Paganini » 
alla porta e gli fecero una commoventissima dimostrazione. Era stato 
consacrato al Carcano come primo violinista del mondo. 



= 51 = 



Il giorno di San Stefano di quel medesimo anno, un gran ballo in 
prima sera, com'era in u?o dire — e fino a prima mattina. La sera 
del 28, prima rappresentazione della Compagnia Reale Francese, sotto 
la direzione di Madame Raucourt. 

IL 1814. 

Durante il Carnovale la Compagnia Francese diretta da Madame 
Raucourt diede e ripetè più volte La vallèe de Barcelonnesse; Les deux 
Figaro; Arlequin tyran domestique, ed altre produzioni. Spesseggia- 
rono ;noltissimo i balli : dal primo Gennaio al 26 Febbraio, in cui si 
chiuse il ciclo delle recitazioni francesi, vennero dati più di quindici 
balli in prima sera. 

Il Carcano si riaprì per un concerto del signor Pietro Vimercati, 
concertista di mandola, la sera del 13 Aprile. 

.Nella treiTjenda giornata dell'eccidio del .Ministro Prina, reo di 
essere il più jedel Ministro, il Carcano era chiuso, mentre alla Scala 
si dava l'opera semiseria: A satina o la V irtìi premiata, del maestro 
Pavesi; ed alla Canobbiana : // filosojo senza saperlo. 

Nella stagione di Primavera due farse — il pubblico aveva biso- 
gno di ridere — : Oh, che originale, del maestro .Mayr, ed // sedicente 
filosojo, del maestro Mosca. 

11 16 e il 19 Settembre — gli austriaci erano arciritornati in .Mi- 
lano — al Carcano vi fu un'accademia istrumentale data dal signor 
Scholl, maestro e direttore della banda del Reggimento Deutschmei- 
ster. E il 6 e il 7 Ottobre due accademie d'arpa della virtuosa Luigia 
Pascal. 

Nell'Avvento venne rappresentato il dramma giocoso : Don Papi- 
rio, musica del maestro Carlo Guglielmi figlio del maestro Pietro, e il 
ballo : Un sestetto di grotteschi. 

-Nella primavera 1815 venne rappresentato al Carcano. prima che 
al Teatro alla Scala — dove lo fu il 9 .Agosto di quell'anno — il dram- 
ma giocoso L'Italiana in Algeri, del maestro Rossini e il ballo : Le ro- 
vine di Janina, del compositore Domenico Grimaldi. 

Nell'Estate di quello stesso anno : La Rosa Bianca e la Rosa 



= Ò2 = 

Rossa, dramma serio di Mayr. Fra gli attori, da primo uomo cantava 
Elisabetta Pinotti, e come tenore Claudio Bonoldi, figlio di un vettu- 
rale di Piacenza, cantante insigne e più insigne bastonatore d'uomini 
e di giornalisti che passeggiava sempre armato d'una canna d'India 




Claudio Bonoldi. (Collezione cav. Mattoi). 

per tenere in soggezione la critica (1). Basso era Giacomo Boggia; le 
scene erano dipinte dal celebre Gaspare Galliari. 

Quest'opera del maestro Mayr ebbe un successo enorme, e la si 
ridiede, quasi ininterrottamente, per un mese intiero. 



(I) Rovani — / Cento Anni, Milano. 



In Settembre ci furono poche rappresentazioni ginnastiche della 
Compagnia Destefanis e Romanine e il giorno di San Stefano : Gran 
ballo in prima sera. 



NEL 1816. 

11 Carcano rimase aperto solamente per la stagione d'Estate, in 
cui vi si diedero due drammi seri : Tancredi di Rossini e Manfredi 
del maestro Manfroce, nonché il ballo : Elena e Serisca del composi- 
tore Francesco Venturi. 

Nell'Estate del 1817 il Carcano venne aperto per darvi un dr?.m- 
ma serio : Elisabetta d'Inghilterra del maestro Rossini, ed il ballo : 
Aglaur, ossia la Vendetta di Minerva, del compositore Filippo Bertini. 

La comica Compagnia Guarna, diretta da Giuseppe iVloncalvo. 
appare sulle scene del Carcano, per la prima volta, verso la fine del 
Febbraio 1816. 

In Quaresima, dalla « Società Accademici », venne rappresentata 
la tragedia Maria Stuarda di Vittorio Alfieri, e la farsa d'un autore 
anonimo : La Neve, a benefìcio della sgraziata popolazione di Gros- 
sotto. Durante quella stagione dalla stessa a Società Accademici » il 
dramma // Borgomastro, a beneficio di una povera famiglia. 

Il 21 vi fu una rappresentazione del Barbiere di Siviglia di Rossini. 

Il 7 Maggio : Accademia vocale e istrum.entale data dal prof, di 
oboe, corno inglese e fagotto, Sig. Ranieri, al servizio di S. A. I. R. il 
Granduca di Toscana. 

In Estate due drammi seri : \ .° La morte di Patroclo, del maestro 
Sebastiano Nasolini; 2° Tancredi di G. Rossini. 

Dal 3 Agosto al 22 Settembre, ma interrottamente. vi furono rap- 
presentazioni di tragedie, commedie e farse, date dalla Comica Com- 
pagnia Mascherpa-Velli-Favre. 

Il 27 e il 28 Settembre : Saltatori e ballerini di corda. 

Il 7 Dicembre : Pamela nubile, del maestro Pietro Generali, con 
intermezzo di un balletto. Questo spettacolo venne ripetuto. 



Così annunciano i giornali milanesi del Febbraio 1820: 

« Da Giuseppe Moncalvo, unitamente al conduttore del Teatro, 
corranno jotte eseguire nell'ultima settimana di Carnovale, dalla Com 
pagnia Filippi Ciarli, rappresentazioni doppie, cioè una spettacolosa e 
l'altra maneggiata dalla maschera cosidetta meneghino )>. 

Ecco un saggio di quei programmi: 15 Febbraio: Primo spetta- 
colo : La Corradina, ossia // Gran Torneo; secondo spettacolo : // 
naufragio jelice, ossia Meneghino e Cecca schiavi jra i turchi, con 
Meneghino cuoco per jorza, condannato a morte, ed eroe per combi- 
nazione. 

Il protagonista Meneghino era sostenuto da Giuseppe Moncalvo, at- 
tore senza rivali, come m.aschera di Meneghino incomparabile; improv- 
visatore felice e inesauribile. In una stagione, a Milano, diresse cinque 
Compagnie. Precursore dei trustisti, ne aveva compiuto uno sul suo 
nome. Fu amico del poeta ed estensore della Gazzetta Piemontese, 
Felice Romani, al quale da vero meneghino praticone mandava gli ap- 
punti — l'informativa com'egli scriveva — su cui ricamare certi arti- 
coli laudativi del suo nome e dell'arte sua. 

Insieme con lui, faceva da Cecca Angelica Ravel, seconda attrice. 
Queste rappresentazioni riscuotevano ]' aristocratico ed il popolare 
applauso. 

Il giovedì 17 Febbraio, essendosi al Carcano gran festa da ballo, 
in prima sera, la Compagnia andò a recitare al vicino Teatro Lentasio. 




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«^-^ 



Una " informativa » del Moncalvo al Romani. 

(Autografo esistente nella collezione del cav. Mattoi). 



Nella Primavera di quell'anno al Carcano si assistè a un fiasco 
piramidale. Vi si diede : Romilda e Costanza, dramma semiserio, nuo- 
vo, ma con musica vecchia, del maestro Meyerbeer e di altri maestri 
— mai sentita prima a Milano, che però non desiderò piìi riudirla. 
La prima donna volle introdurvi — si vede che il direttore d'orchestra 
non era Toscanini — un'aria conosciutissima del Tancredi di Rossini. 

Il 6 Aprile venne rappresentato : L' occasione ja il ladro, tratte- 
nimento giocoso con musica di Rossini. 

Il 30 .Aprile : 11 Barbiere di Siviglia di Rossini. 

* * * 

La Compagnia che cantò in quella Primavera al Carcano dovette 
essere composta di cani. 

(( La masnada di questi cantanti — escluso il tenore Gentili — 
è mai più da sentirsi! » — dice il Corriere delle Dame del 25 Mar- 
zo 1820. 

Pure di quella compagnia esordì con grande successo Teresa 
Melzo di 16 anni, che vi cantò come prima donna. Sonetti, anacreon- 
tiche e fiori furono tributati a questa promessa dell'arte! 

* * * 

In Estate si diedero / baccanali di Roma, del maestro Generali, 
romano. 

Il primo Agosto 1820, la Comica Compagnia Raftopulo, che per 
la prima volta si presentava davanti al pubblico di Milano, iniziò una 
serie di rappresentazioni tragiche, comiche e drammatiche. 

Per la serata della prima donna si ripetè il grandioso spettacolo 
del teatrale storico quadro : u I figli del Sole » ossia (( L'antro della 
vendetta » — (L'azione si svolge nel Messico). — Nel punto culminante 
per la prima donna, vi fu in quella sera, al Carcano una pioggia d'oro 
e un volo di colombe. Così la Gazzetta di Milano. 

Nel mese di Dicembre di quell'anno Lalanne e Ducrow svolsero 
al Carcano u un corso d'esercizi, in tutti i rami dell equitazione, vol- 
teggio, manovre di cavalleria, cavalli addestrati, pantomine comiche 
e dialoghizzate equestri del tutto nuovi e sorprendenti >» : come dice 
l'avviso teatrale. 



= 0/ = 

Il pubblico fece ottima accoglienza a quel genere di spettacoli, 
che vi si ripeterono, con costante favore, sino alla fine del Gen- 
naio 1821. 

11 2 Febbraio V Accademia degli Emulatori dà al Carcano una re- 
cita di beneficenza per una miserabile jamiglia milanese. 




Kll»! 




Gioacchino Rossini a 40 anni. 

(Un raro ritratto della collezione cav. Maltoi). 

Dal 6 al 12 Marzo, la Comica Compagnia diretta da Giuseppe 
Moncalvo, dà quattro rappresentazioni, frammezzate col balletto : 
L,o Stenterello burlato. 

In Quaresima : La Molinara, musica giocosa di Paisi^llo. già data 
alla Scala nel 1791, con un balletto: // matrimonio inganno. 



= 58 = 

Nella Primavera del 1821, vennero rappresentati tre drammi gio- 
cosi e tutti e tre di Rossini : // Turco in Italia, L'Italiana in Algeri e il 
Barbiere di Siviglia. E tre balli: L'ipocrita punito, del compositore Fe- 
derico Massini; Chi la ja l'aspetta, di Teresa Grassi e Orjeo di ritorno 
dall'injerno, ossia la Gloria, del maestro Rossini. Ballo mitologico di 
Domenico Giraldi. 

La sera del 15 Giugno Amalia Brambilla, figlia del maestro Paolo 
Brambilla, d'anni 10, cantò dopo il primo atto il rondò del maestro 
Rossini nell'opera Tancredi « Perchè turbar la calma » e la romanza 
nellopera Otello, pure di Rossini, accompagnata coU'arpa dal prof. 
Gio. Batta Rossi. E fu un successo per l'acerbissima cantatrice. 

In Estate vi furono due spettacoli della Comica Compagnia Rafto- 
pulo e alcune rappresentazioni di Aureliano in Palmiro, dramma serio 
di Rossini. 

In Autunno, il francese Monsieur Faugier diede per varie sere, 
non consecutive, accademie di ventriloquazione. 

Il 2 Dicembre una recita di beneficenza. E nel resto del mese il 
melodramma serio Tancredi del maestro Rossini. 



IL 1822. 

In Carnovale e Quaresima di quest'anno vennero dati spettacoli di 
commedia seguiti da opera e ballo. 

Vi si alternarono le Compagnie Giuseppe Moncalvo. Orsolini e 
Fracanzoni e la Compagnia Vestris. — Vi si diedero : // Barbiere di 
Siviglia, di Rossini; La Cenerentola e il ballo // Maestro del villaggio. 

In Estate si rappresentarono quattro opere, fra cui una nuova, e 
tre balli. 

Le opere furono : // barone di Dolsheim, di Pacini, già dato alla 
Scala nell'Autunno 1818; La jesta della riconoscenza ossia // Pellegrino 
bianco, scritta espressamente per il Carcano, del maestro Grazioli, 
romano; // Turco in Italia di Rossini e // Corradino, dramma semiserio, 
già dato al Teatro Re nel 1816, del maestro Pavesi. 

In Autunno si diede La duchessa di Baviera, rappresentazione spet- 
tacolosa con farsa! 



= 51» = 

IL 1823. 

In Carnovale tre recite della Compagnia Giuseppe Moncalvo. In 
Quaresima - Marzo - si diede Tebaldo ed Isolina, musica nuova per Mi- 
lano del maestro Morlacchi. Il 6 Giugno, un'accademia vocale data da 
Angelica Catalani. 

In Estate vennero rappresentati il dramma giocoso : Elisa e Clau- 
dio e la farsa: Adelina, del maestro Generali di Rema. In quella sta- 
gione si svolse una commovente serata : 

Il tenore Gentili, cantante di merito ed artista eletto, che tante 
volte era stato applaudito sulle scene del Teatro Carcano, scivolò un 
giorno e si spezzò la rotula del ginocchio, vedendosi in tal modo tron- 
cata la sua carriera. Per lui venne organizzata una serata di benefi- 
cenza, ch'ebbe luogo la sera del 24 Luglio, e nella quale Giosuè Beni- 
schi, distinto grottesco. canJÒ l'aria della calunnia di Rossini. 

L'Autunno di quel! anno parve quasi esclusivamente dedicato alla 
beneficenza. 

La Società dilettanti drammatici e Accademia Emulatori diedero, 
in totale sei grandi spettacoli a beneficio di famiglie indigenti. 

Ma il pubblico, in quella Quaresima, disertò quasi il Carcano per 
accorrere al vicino Teatro Lentasio. dove un infinità di popolo trae- 
va per assistere alle rappresentazioni di Fido, cane di superiore in- 
telligenza. 

e Questo cane era sì bene ammaestrato, che alla sola voce del suo 
padrone connetteva varie lettere dell'alfabeto onde comporre nomi di 
uomini o di cose, che traduceva anche in latino. Coi numeri eseguiva 
somme, moltipliche e divisioni. Giuocava a tre sette e faceva tant altre 
cose straordinarie. L'arte con cui il padrone faceva agire il suo Fido, 
era sì bene nascosta agli occhi degli spettatori, che questo cane sem- 
brava dotato d'intendimento umano, (pag. 148, Continuazione della 
serie cronologica degli spettacoli di .Milano. Ed. Molo Gian Silvestro. 
Milano, 1823). 

Nell'ultima Accademia di beneficenza ch'ebbe luogo la sera del 
22 Dicembre, fra gli altri pezzi, venne eseguito un concerto per 
tromba diretto dal signor Tomapschu, capo banda del Reggimento 
Ulani; un concerto per flauto del maestro Caldara ed una sinfonia 
composta dal maestro Brambilla. 



= m = 

IL 1824. 

Il 1823 si era chiuso con numerose serate di beneficenza e con 
altre tre, date nel Gennaio, si iniziano al Carcano le rappresentazioni 
del 1824. 

La Drammatica Compagnia al servizio di S. M. il Re di Sardegna, 
condotta da Gaetano Bazzi, rimasta sul principio di Carnovale a To- 
rino senza teatro, essendo colà sospesi gli spettacoli per la morte del Re 
Vittorio Amedeo, si trasferì a Milano, al Teatro Carcano, dove diede 
UH corso di rappresentazioni dal 1° Febbraio al 7 Marzo, che piacquero 
assai al pubblico milanese. Era un repertorio di commedie e di tra- 
gedie. Diedero infatti, fra le altre : / due granatieri; Il poeta janatìco; 
L'ozioso; Il portafoglio; Valeria Cieca; Pentimento; Sanile; Mirra; Mi- 
santropia, ecc. 

Quella Compagnia passò poi alla Canobbiana. 

Il 23 Marzo vi si rappresentò Edoardo e Cristina del maestro Ros- 
sini, nuova per Milano. 

Giannina e Bernardone di Cimarosa venne rappresentata al Car- 
cano il 16 Luglio 1824 e vi ebbe un entusiastico successo. Si dovette 
replicarla per un mese, quasi ininterrottamente. 

In Settembre, la Comica Compagnia Pisenti, Gattinelli e Solmi, 
che aveva agito prima alV Anfiteatro della Stadera, passò al Carcano 
dove offerse un grandioso spettacolo, tratto dal ballo, del compositore 
Taglioni : Sesostri, che venne ripetuto molte sere di seguito. 



Il I" Novembre di quell'anno, ebbe luogo il primo esperimento 
d'una nuova macchina battezzata Aereo-Veliero, inventata dal signor 
Sarti di Bologna, colla quale, secondo gl'incrollabili convincimenti del- 
1 autore, avrebbe dovuto risolversi, fin d'allora, il problema della na- 
vigazione aerea. 

Quella macchina dovette invero esercitare una enorme attrattiva 
sul pubblico, giacche per soddisfare la curiosila generale si dovettero 
eseguire tre esperimenti : cioè tre rappresentazioni diurne, che dura- 
rono fino al 14 Dicembre. 



= 61 = 



Da una memoria del tempo si ricava che l'inventore spiegava 
agli spettatori « il meccanismo e i principi per cui questo agisce e i 
risultati che ne derivano onde sciogliere il problema d'una direzione 
vagando nell'aria d. Mostrava poi un 
modello piccolo che, azionato da una 
molla, compiva delle prodezze, ed 
uno grande, quello destinato a volare 
effettivamente, e che, in attesa che 
il Sarti si recasse in Inghilterra ad 
acquistare la necessaria macchina a 
vapore, veniva posto in moto da un 
uomo (( quantunque per breve mo- 
mento ». La memoria accennata ri- 
ferisce anche i minuti calcoli sul peso 

e la forza ascensionale compiuti dal L'Aereo- Veliero del Sarti. 
Sarti, e, senza dirci di più, si preoc- 
cupa delle vele « rotanti », esprimen- 
do il timore che abbiano a squarciarsi e lodando il sistema ingegnoso 
di ripari col quale il Sarti aveva pensato di proteggere l'aereonauta 
da « l'incomodo continuo del forte agitar delle vele, che dovrebbe 
recare una sensazione sensibile di freddo ). 

Durante quel periodo di propaganda aviatoria, diurna, al Carcano 
vi fu ballo, tutte le sere. 

Prima del Santo Stefano di quell'anno una Compagnia di dilettanti 
VI recitò Sander e Molly, con intermezzo di lotta eseguito da 10 lot- 
tatori. 

Molte furono le recite di beneficenza, anche in questo 1824, al 
Teatro Carcano; m.a basti ricordare solamente quella data il 9 Aprile 
da una Compagnia di dilettanti drammatici, a beneficio di Luigi 
Biambilla, già comico di projessione e poi sgraziatamente divenuto 
cieco. 

IL 1825. 




(Da una stampa del tempo' 



Dal Gennaio alla metà di Aprile spettacoli svariatissimi : comme- 
die con intermezzi di lotta, farse, balli in prima sera, tragedie lecitale 
da dilettanti, ed esercizi acrobatici con pantomine del signor Lalande. 



Poi, fino a tutto Maggio, la Co-npagnia Mascherpa. 

Dal 1° Giugno alla fine d'Agosto la Comica Compagnia Fabbri- 
chesi. Fu una stagione fortunatissima. Facevano parte di quella com- 
pagnia due valentissimi attori, idolatrati dal pubblico : Marini e Vestris. 
Iniziò la sua prima jatica — così si ripetè per decine di anni, in 
luogo di prima recita — colla commedia // portafoglio. 

Alla Compagnia Fabbrichesi seguì la Comica Compagnia Vedova 
e Dorati, la quale alternava spettacoli di commedia con farse musi- 
cate. Ma per poche esecuzioni. 

In Settembre si ebbero poche rappresentazioni della Sposa jedele, 
del maestro Pacini. 

Terna la Compagnia Fabbrichesi, in Novembre, ed inizia le sue 
rappresentazioni con La restituzione : ciò che suggerisce al mordace 
ed illustre critico della Gazzetta di Milano la breve e squisita battuta : 
(( La migliore restituzione che jar potrebbe la detta Compagnia è quella 
per intiero di tante buone commedie, di cui va debitrice all'onore del 
Teatro Italiano n. 

Questa Compagnia rinnova le fortune della passata stagione, ter- 
mina il 1825 e continua ancora nel 1826 fino al 12 Febbraio. 

Ma è sostituita da un'altra grande Compagnia, quella al servizio 
di S. M. il Re di Sardegna che vi agisce fino alla metà di Marzo di 
quell'anno lo26. 

RAPPRESENTAZIONI AD USO INGLESE ! 

Così le annunciano 1 giornali di quei giorni : n È uno spettacolo 
vario - dice la Gazzetta di Milano del 18 Aprile 1826 — di' circo 
equestre e di illusioni. Salita sulla corda lesa dal proscenio al 4" ordine 
dei palchetti, esercizi di jorza, ed agilità su cavalli ammaestrati, balli 
mimici, pantomine, con clowns esilarantissimi i. — Lo spettacolo in- 
contrò assai i gusti del pubblico e si ripetè fino all'undici Maggio con 
intervallo di qualche giorno di riposo. 

Nel restante Maggio vi furono al Teatro Carcano poche recite 
della Compagnia Perini. Nel Giugno successivo poche rappresenta- 
zioni del Califfo di Bagdad — (sul gusto dei vaudevilles) — colla Com- 
pagnia Donato. 



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VI. 



ANNALI DI GLORIA. 



Il Carcano rinnovato e abbellito — Giuditta Pasta — Il grande cartellone 
del Carnevale 1831 — La « Sonnambula » di Bellini — Un tenore che 
canta da basso — La Malibran alla Scala — Opera e prosa fino al 1838. 



Agli inizi del nuovo periodo di vita del Carcano, i giornali dell'e- 
poca parlano con esaltanti aggettivi dell'apparato in tutto il Teatro, 
di. velluto a ricami d argento, con illuminazione a giorno. — i Al Teatro 
Carcano — si leggeva nella Gazzetta di Milano — sin da sabato sera 
si presentò al pubblico uno spettacolo per ^li occhi che cince quello 
per gli orecchi. Un magnifico apparato di velluto bruno, a splendidis- 
simi ricami in argento, col rilievo di panne ggianienti di color chiaro, e 
ricchissimi fiocchi, riveste tutto l'interno del recinto, cioè tutti i para- 
petti dei palchi. Dijficilmente potendosi vedere cosa eguale in questo 
genere è peccato che gli amatori non si jacciano solleciti di accorrervi 
in joUa per non perdere il colpo d'occhio di tanta vaghezza >i. 

Si rappresentavano in quel tem.po Rosa bianca e Rosa rossa, del 
maestro Simon Mayr e l'opera Evelina del maestro Coccia. 

Il 4 Dicembre cominciò le sue rappresentazioni la Comica Com- 
pagnia Favre coi Figli gentiluomini e le terminò il 6 Aprile 1827. La 



= 64 - 

Compagnia aveva però, fin dal 4 Marzo modificata la sua ragione so- 
ciale così : Comica Compagnia condotta e diretta dalle sorelle Favre. 

Il 9 Luglio la Comica Compagnia Vedova e Borrelli inizia la sua 
prima fatica, con un gran ballo del compositore Serpos intitolato : La- 
deslao re di Dalmazia. 

Il 21 Settembre ci fu un'Accademia vocale e istrumentale data 
dalla signora Bertrand, prima suonatrice d arpa al servizio di S. M. il 
Re di Francia, insieme col signor Vimercati maestro di mandolino. 

Il 1" Dicembre successivo, la drammatica compagnia Marcbionni, 
proveniente da Torino, inizia il corso delle sue rappresentazioni che 
hanno termine coll'ultimo giorno di Carnovale del 1828. 

Segue la Compagnia di Luigia Petrelli. la quale dà rappresentazioni 
drammatiche seguite sempre da ballo é rimane al Teatro Carcano fino 
a tutto Marzo. 

Dall'Aprile al Maggio diversi spettacoli d'opera e ballo : Clotilde 
del maestro Coccia e Agnese del maestro Paèr, indi il Barbiere di 
Siviglia. 

In Settembre ripresa della Compagnia di Luigia Petrelli coll'/nno- 
cenza riconosciuta. 

11 29 Novembre prima recita della Comica Compagnia diretta da 
Giuseppe Moncalvo. 



Nella storia artistica, non solo del Teatro Carcano ma d'Italia, ri- 
marrà fra i più luminosi, l'anno 1829. 

Dei trionfi ottenuti da Giuditta Pasta in Europa era pieno il mondo. 
I giornali milanesi dell'Ottobre del 1826 avevano fatto eco alle notizie 
che giungevano da Parigi segnalanti i deliri di quel pubblico per Vita- 
liana. 

Quando essa prese congedo dal Théàtre Italien, colla Medea di 
Mayr, i giornali di quella Metropoli si riconoscono « impuissants à ma- 
nijester ce que ce prodige de contatrice et de tragedienne, inspire 
d' enthousiasme , et d' émotion au public ». — II Pilote dice fra l'altro : 
(( È jorse l'eccesso dell'arte che riesce a jar sparire l'arte stessa? È forse 
l'istinto della tragedia che anima quella donna? Noi non lo sappiamo. 



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S. .*., cKi aovev. ..e. r,.p.es,no ne, ,62. pen.. <.: 
^"tsTappat^une .cene de, TeaUo Cacano, pe. ,a pn.a vo,.a, 



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la sera del 21 Aprile, colla Semiramide di Rossini. E fu un'immediata 
esplosione di ammirazione da parte del pubblico. 

Un grande critico così scriveva sulla Gazzetta : « Tutte le jormule 
dell' entusiasmo sono esaurite, il pubblico e i giornali hanrio sentenziato 
.... La Pasta sulla scena è un personaggio storico, e, per questo 
conto, la prima di tutte — come attrice ella è un modello d'arte a niuno 
seconda — come donna che senta, ha ispirazioni sue proprie : sarebbe 
unica se il sentire josse attributo esclusivo — come cantante la Pasta 
può essere vinta nella purezza dei suoni e nella jorza della voce — 
nell'espressione dijficilmente avrà chi la pareggi non che la vinca. — 
Al con^plesso di questi attributi, che assai di rado combinansi in un 
solo individuo, e che sono la risultanza delle più elette naturali dispo- 
sizioni, congiunte ai più sagagi artifici, è dovuto quel nome in che è 
salita la Pasta. 

Ella rinnova quelle riputazioni classiche dell'età trascorsa, delle 
quali s'è perduta la traccia, non la memoria, dal momento in cui la 
nìusica drammatica ridotta al semplice meccanismo dei suoni, non lasciò 
più al cantante che il tenipo e l'agio d'essere un seducente strumento. 

La Pasta, troppo avveduta per non saper trar profitto da tutti i 
mezzi dell'arte ch'essa nobilita iti singoiar modo, volge in pregi, per 
così dire gli stessi dijetti. Quei suoni velati, quello smorzar di voce che 
si vorrebbero censurati da taluni, cadono il più delle volte nei momenti 
in cui jaiifìo ^orse maggior e0etto dei suoni più puri o delle mezze tinte 
decise. 

Una difficoltà mirabilmente vinta da questa contante è, a parer 
nostro, quella di saper iriìbroccare al volo un passo d'agilità senza 
mancarlo, non avendola la natura dotata della facoltà di passare con 
jacile gradaziorìe dal contralto all'acuto. Questo è quanto costituisce 
in lei la virtù musicale. 

Per riguardo alle altre doti che l' accompagnano, sono esse sì bene 
assortite, che dijficilmente si potrebbe indicare più perfetto modello, 
l lineamerìti del suo volto, che han tutti i caratteri dell'avvenenza, si 
compongono senza sjorzo all'espressione di tutti gli affetti. Lo sguardo 
e il sorriso sotìo eloquenti quanto mai possono esserlo, e mostrano di 
esserlo naturalmente. In (guanto al disegno ed ai movimenti della per- 
sona li troviamo nobilissinìi e potrebbero servire di esenìplare agli ar- 
tisti. 

Ma nel nìentre lodiamo gli studi che avranno costato sì nobili at- 
teggiamenti e sì difficili scorci, non possiamo a meno di trovarli d'una 
spesa troppo al disopra della natura, per non jarci scorgere l'artista 



nei momenti in cui non correntnìo veder che la donna, per quanto 
elevata sia la condizione che trovasi. 

Del resto a giudicare la Pasta nella pienezza dei suoi mezzi e diremo 
pure nel maggior suo splendore, siam persuasi che dehbasi aspettare 
di vederla e d'udirla in Tancredi e in Romeo e Giulietta, senza parlar 
del personaggio di Medea, ch'ella affeziona in particolar modo, e nel 
quale è da credere che sovrasti a quanti l'hanno preceduta, e che co- 
munque valente, non basterà ad alzare in gran jania un'opera che gli 
intelligenti reputano come una delle più belle jatture di Mayr, ma che 
il pubblico non ha mai applaudito con entusiasmo ». 












Firma autografa della Pasta. 



Nella Semiramide, a fianco della Pasta cantava la Brambilla, una 
grande promessa. 

Dopo la Semiramide, la Pasta si presentò VS Maggio nel perso- 
naggio di* Tancrec/i, nell'opera omonima di Rossini 

E il successo per la diva crebbe ancora d'intensità. » Scambiati i 
sembianti di Semiramide in quelli di Tancredi — scriveva il critico 
della Gazzetta di Milano - la Pasta mostrò di cingere degnamente, e 
la benda della regina di Babilonia, e la spada dell'esule di Siracusa. 
Maestosa e tremenda nel trono di Assiria, appassionata e magnanima 
nelle sorti d'un amore injelice, la Pasta mostrò come si possa con raj- 
finato artificio ringiovanire e musica e personaggi.... 

Chi avrebbe creduto che quella « di tanti palpiti » divenuta da 
vent'anni sì popolare, dovesse sul labbro di lei ricevere nuova vita? 

Prescindendo dal sentimento e dalla passione con che vestì gl'inna- 
morati accenti, chi potrebbe non sentirsi singolarmente commosso nel- 
l udire il u mi consola, m'innamora, » accompagnato da uno sguardo 
mdefinibile e da una mossa di testa, in cui l'arte medesima par vinta 
dalla natura E la suggestione era così alta e squi- 



= G8 = 

siia che la Pasta, investita nella parie di Tancredi scordavasi e faceva 
scordare la comunanza de! sesso ». 

Chi sosteneva la parte di Anenaide era la Favelli. 

Il 24 .Maggio Giuditta Pasta si presenta neWOtello di Rossini. 

(1 Ringiovanire opere che da tanto tempo restano neW orecchio del 
pubblico non è più un problema. Il segreto sta nel possedere il tali- 
smano operatore del miracolo. Ed il talismano è la Pasta, una di quelle 
meteore che beri di rado appariscono a illuminare l'orizzonte teatrale d. 

Così i giornali di Milano del Maggio 1829. 

Dopo VOtello, il 21 Giugno di quell'anno memorabile nei fasti 
teatrali, la Pasta canta nella Medea in Corinto del maestro Mayr. E 
fatiatizza il publico. 

(( La Pasta sola è riuscita in un'opera dove la musica si ammira più 
che non piaccia, a jar eccezione perche la Pasta è un'eccezione ella 
stessa, e trionfava là ove la composizione non pare jatta per jar bril- 
lare i cantanti, nel senso in cui si vuole che brillino )t (1). 

Il 31 Luglio la Pasta cantò per l'ultima volta in quell'anno al Car- 
cano in Giulietta e Romeo. Ed i critici confessano di aver dato fondo 
a tutte le espressioni della più fantastica ammirazione e del più vibrante 
entusiasmo. 

La Pasta non cantò mai due .sere successive. Ciò che è naturale, 
dato 1 enorme getto di passione con cui animava i personaggi ch'era 
chiamata a rappresentare. 

Fra i riposi che si interposero nel corso delle rappresentazioni 
della Pasta — e precisamente nella sera dell'S Maggio — trovò posto 
un Accademia di pittura animata del signor Fior. 



La storia di quell'anno va completata dicendo che al Carcano 
erano state, nell'aurìo stesso, la Comica Compagnia Adelaide Fabbri 
dal I" Gennaio all'S Marzo. 11 9 successivo fu la prima recita della 
Compagnia Luigia Petrelli, che terminò l'undici Aprile con La presa 
di Durazzo. 



(I) Cazzttla di Milano, Maggio 1829. 



= 69 == 




Biglietto d'ingresso nel 1831. 



(FonHo dr. A. Bertarelli). 



In Agosto vi fu una rappresentazione di Donna Caritea, in musica, 
con un ballabile. 

in Ottobre ci furono molti balli in prima sera. 

Ed il 30 Novembre prima recita della Comica Compagnia dramma- 
tica di Ercole Gallina e Giuseppe Moncalvo con L' Atwenturiero. 

Nel 1830 continuano le rappresentazioni della Compagnia di Er- 
cole e Giuseppe Moncalvo fino al 10 Aprile. 

Poi il Carcano rimase chiuso fino al Luglio, in cui si diedero quat- 
tro opere teatrali : Violenza e Costanza di Mercadante; Vitaliano in 
Algeri di Rossini. Adelina, farsa del maestro Generali e l'opera nuova 
Malel^-Adel, poesia di Gaetano Rossi, musica di Giuseppe Nicolini. 

Queste rappresentazioni terminarono il 21 Agosto. 

In quell'ultima decade vi furono al Carcano diverse Accademie 
di Ventriloquazione del signor haugier ed esperimenti fisici. 

Quindi il Carcano si preparò per l'imminente e spettacolosa sta- 
gione. 



Il Carnovale del 1831 fu gemello di quello del 1829. 

I giornali del 23 Dicembre 1830 annunciano : « Al Teatro Carcano 
cominceranno col 26 Dicembre le rappresentazioni di stagione che ter- 
mineranno il 20 Marzo 1831 — con non meno di dieci opere tra serie, 
semiserie e buffe, tre delle quali scritte espressamente dai signori mae- 
stri Bellini, Donizetti e Majocchi — e 4 balli, con due grandi e due di 
mezzo carattere, diretti dal signor Luigi Henry. Si aprirà la stagione 
con Anna Bolena, espressamente scritta dal maestro Donizetti, e col 
ballo grande serio : «i La Vedova nel giorno delle sue nozze >k Martedì 
28 l'opera nuova per Milano Gianni di Calais, pure del maestro Do- 
nizetti. Le altre saranno Matilde di Chabran di Rossini; Semiramide. 
dello stesso; Maleck-Adel, del maestro Michin; Giulietta e Romeo, di 
Vaccai; Rosamonda del maestro Luigi Maiocchi, La Sonnambula, 
tuu.sica nuova, del maestro Bellini; Olivo e Pasquale, ecc., ecc. ». 

II cartellone si commenta da se. 

Questo 1831 dal punto della storia dell'arte melodrammatica, sor- 
passò in importanza quello già famosissimo del 1829; per il fatto che 



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vi vennero consacrati due capolavori nuovi, che rimarranno eterni nella 
storia dell'arte lirica universale: Anna Balena di Donizetti e la Son- 
nambula di Vincenzo Bellini. 




Il tenore Rubini. 

Fu tale avvenimento artistico per Milano che nel 1832 l'editore 
Ciulo Canadelli — in contrada dell'Agnello, N. 965 — volle consacrar- 
ne il ricordo in un Almanacco per Vanno bisestile Ì832 « Teatro Car- 



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cono ». dove sono raccolte quattro superbe incisioni in rame rappre- 
sentanti le scene più importanti delle opere nelle quali fu eroina od 
eroe Giuditta Pasta. Da questo Almanacco, rarissimo, e di cui a quanto 
è dato concludete, non esistono che due soli esemplari : uno presso gli 
eredi Cambiasi e laltro presso la nostra Ambrosiana, e precisamente 
da quest'ultimo, sono ricavate le incisioni che ornano questo capitolo. 

1 re artisti eccelsero in quella circostanza. Basterà nominarli : 
Giuditta Pasta. Rubini e Galli. 

E la prefazione al ricordato Almanacco consacra : 

(( Tra i jasti più luminosi di che possano gloriarsi i teatri italiani, 
e di cui la jama ci abbia recata reminiscenza, pochi o niun d'essi potrà 
cantare un complesso di avventurose circostanze, ammirabili, per qua- 
lunque aspetto le riguardi, quanto quello di cui prendiamo a scrivere gli 
eventi. Noi non abbiatnn ricordanza di nessun teatro, dove si adunas- 
sero tanti primari artisti di sì alto grido e di sì divulgata riputazione, 
quarìto quelli che illustrarono le scene di questo nostro Teatro Carcano, 
mercè le cure splendidissime di un' impresa, che niun increscevole solle- 
citudine, niun ponderoso dispendio risparmiando, immaginò e seppe far 
rappresentare tanti e sì svariati spettacoli, che difficilmente potranno 
essere con pari avvetitura, e con egual magnificenza rinnovellati. 

Dieci opere serie, semiserie e buffe, tre delle quali espressamente 
scritte da diversi maestri: quattro halli mitnici, due grandi e due di 
-mezzo carattere, composti e diretti da Valenti coreografi, una peregrina 
schiera di cantanti, dei quali, due senza competitori, ed un terzo, in 
altro tempo, senza ricali; uno stuolo di cinquanta e più coristi, tra l'uno 
e l'altro sesso; un corpo di scelte ballerine e ballerini, tanto per la mi- 
mica che per la danza; un' orchestra composta dei migliori professori 
filarrrìonici, che si potessero rinvenire; vestimenti sfarzosi, eleganti at- 
trezzi, ed un pittore il più fanìoso.. fra quanti coloriscono tele nei teatri 
d'Europa; ecco in brevi termini il sunto di quanti clementi concorres- 
sero a formare di questo teatro un tempio di meravigliosi trattenimenti; 
ecco ciò che le cure libéralissime di codesta onorevole impresa sep- 
pero con nuovo dicisamento, con solerte perseveranza, e senza al- 
cuna mira e profitto, assembrare su queste scene al più raro ed al più 
nobile ricreamento di una cittadinanza, i cui migliori non furono tardi 
a saper grado alle sue prestatissime premure ». 

La sera del 2 Marzo si svolse al Carcano una grande .'\ccademia 
di poesia estemporanea data dalla signora Rosa Taddei, in Arcadia 
LAcori Partenopea. 



Si chiuse quella storica stagione con due rappresentazioni straordi- 
narie : il lo con la Sonnambula e il 25 Marzo con Anna Boicna. 

Cliiut^o il Carcano non lo .si riaprì che il 27 Novembre colle recite 





Rosa Taddei. 



(Collezione cav. Mattoi). 



della Compagnia Moncalvo, rappresentazioni — come scriveva il Chiap- 

pari maneggiate dalla maschera milanese Meneghino. In questa 

parte eccelleva Giuseppe Moncalvo. 

Le rappresentazioni seguirono in quest'ordme : \" La separazione; 



= 76 



V Cosimo dei Medici alla visita delle carceri, con Meneghino carce- 
riere; y Meneghino padre disperato; 4° Meneghino e Bernardo cer- 
vellèe. 



Nel Carnovale del 1832 continuò le rappresentazioni la Compagnia 
Moncalvo, mentre la Pa^ta furoreggiava alla Scala con la Norma dì 
Bellini. 

In Quaresima passò al Carcano la Comica Compagnia Zocchi, che 
recitò e replicò molte sere Norma. 

In Autunno si ebbero // jalegnaine di Livonia del maestro Pacini 
e 1 opera nuova Emma di Fondi, di Mojana, che affollò il teatro; il 
Mojana. va notato, era un critico musicale, e la sua opera venne rap- 
presentata alla Canobbiana, nell Estate del successivo 1833, con buon 
esito. 

A San Stelano, mentre alla Scala si dava laust dì Donizetti, al 
Carcano si rappresentavano Capiileti e Montecchi di Bellini e Vaccai. 

Vi cantarono, con successo. Roser-Balfc, la Michel e il tenore 
Bonfiglio. 

Da Venezia intanto giungono a Milano le notizie dei rinnovati 
trionfi della Pasta alla henice. 

Nella stagione di Carnovale 1833 si diedero : Capulcli e Montecchi; 
Barbiere di Siviglia; Elisa di Montalticri; Enrico IV al passo della 
Marna del maestro Guglielmo Balfè (manto della prima donna Rosa 
Balfè); Gli Arabi nelle Gallie di Pacini, ed Elisa e Claudio, con bal- 
labili. 

* * * 

La Beatrice di Tenda, di Bellini, venne rappresentata — dopo i 
trionfi alla Fenice di Venezia nel Marzo di quell'anno — per la prima 
volta in Milano, al Carcano, il 19 Luglio 1833 e fece spargere fiumi 
d inchiostro alla critica del tempo. 

Vi cantarono la Lach'-nardi-Persiani e Teresa Brambilla del Con- 
servatorio di Milano. 

Claudio Bonoldi (tenore) dovette sostenere la parte scritta per il 
basso Cartagenova. — « £ per quanto egli sia un distinto cantante — 



= 77 = 



Per la sera di Mercoledì 2 Marzo i83i 



ACCADEMIA 

DI 

POESIA ESTEHIPORArVEA 



JllOSA TADDEI, in Arcadia Licori Partenopea, animata 
dal gcDtile accoglimento fatto da questo rispettabile Pubblico 
a' suoi Poetici Esperimenti , avrà l'onore di riprodursi nella sera 
soprindicata , sciogliendo in varll metri quegli argomenti che , 
esibiti all' ingresso del Teatro , verranno estratti dall' urna , non 
ricusandosi ad obbligazione d» rime ed intercalari aiULcreontici. 

La suddetta Accademia sarà preceduta dal Sc p nidu Atto 
dell' Opera Seria 

ROSAMONDA 

dove agiscono le signore Roslr , Laroche e Baillou , 
td i signori Rupt'o . Scobeh e ZAMBArn j 

t ciiuderà Io Spettacolo il Ballo 

TUTTO AL CONTRARIO 

Si darà pnnci^iQ alla ore -j '/j 

Ptezio del Biglidlo 
^er la Platea, aiut. lic. 2J??P*' T Arcua lir. • 



Il manifesto per l* Accademia Taddei. 

(Collezione cav. Matloi). 



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= ib = 

scrivevano cautamente i critici del tempo, trattandosi di un famoso 
bastonatore siffatte metamorjosi non possono sortire risultanze jor- 
tunatissime ». 

Pure in quell'Estate si diedero : la farsa Adoljo e Chiara, l'opera 
in un atto Gabbia di matti, L'Italiana in Algeri e l'opera nuova Eri- 
rico IV al passo della Marna del maestro Guglielmo Bolfi. 

In Autunno Le Cantatrici Villane del maestro Fioravante. Agirono 
la Teresa Brambilla e il basso Biondini, con strepitoso successo. 

(( £," ornìai noto; al C arcano rifugiasi spaventato — scrivevano i 
giornali in quei giorni — «7 buon gusto musicale, tonto per la scelta 
della musica che per l'esecuzione ». 

Il 25 Ottobre va in scena l'opera nuova del maestro Persiani che 
riscuote un sincero successo ; Danao re d'Argo. 

Nel Carnovale 1834 ritorna, e ritornerà aiicora, al Carcano la 
Comica Compagnia Moncalvo, ed In Quaresima la Compagnia Pec- 
chiarelli e Folzoni. 

Dalla fine di Marzo a tutto Agosto opera. Vi si rappresentarono 
Torquato Tasso di Donizetti — nuova per Milano — • La Sonnam- 
bula di Bellini; // Pitocco (opera nuova) e // Furioso di Donizetti. 

Si ha memoria che il Teatro Carcano era stato nuovamente di- 
pinto ed abbellito per questa stagione d'opera. 

Elixir d'Amore, Il Rarbicre di Siviglia di Rossini e l'opera nuova 
del maestro Ricci : Eran due or son tre, ch'egli aveva scritto per il 
I eatro Angenusu di Torino e dove aveva avuto un enorme successo, 
completano il cartellone. 

Nella Primavera di quello stesso anno trionfò alla Scala un'auten- 
tica celebrila. Il 1 5 Maggio, reduce dai trionfi di Londra. Parigi, Na- 
poli, Bologna, cantò per la prima volta a Milano, alla Scala, nella 
Norma, la Malibran Garcia. E fu un prodigio, davanti al quale la 
critica si dichiara vinta. 

ed accontentasi 

Narrar di Lei le belle glorie e i jasti. 

Era .stata scritturata per due recite di Norma, ed invece dovette 
farne tre di Norma e due di Otello. 



= 79 = 

La notte del 24 Maggio alle 2, l'orchestra della Scala ottenne di 
festeggiare la Malibran, ospite del signor Duca Visconti di Modrone, 
ove la Malibran abitava e nel giardino stesso vagamente illuminato 




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La Malibran. 



(Fondo dr. A. Bertarelli). 



era stato, con buon gusto, innalzato un tempietto recante la scritta : 
A Maria Malibran, prestigio dell' Arte. 

Fra l'altro si eseguì un inno del poeta Bissi, musica del maestro 
Panizza e venne pure pubblicato un carme di Felice Romani. 



= 80 = 

Nel Settembre, mentre al Carcano agiva la Drammatica Compa- 
gnia Folchetti, alla Scala ricomparve la Malibran con la Norma, can- 
tando poi anche nella Sonnambula. 

Diede l'ultima serata, con la Norma, il 27 Ottobre, e sollevò un 
vero fanatismo. Venne chiamata diciotto volte al proscenio e le fu- 
rono dedicati carmi, coniate monete commemorative e fabbricati 
ventagli in suo onore, come alla Pasta. 11 pubblico milanese si divise 
anzi in due partiti. Quello della Malibran e quello della Pasta. 

Durante quell'estate, un'altra grande cantante, e fulgidissima bel- 
lezza, estasiò il pubblico del Corcano : Eugenia Tadolini. 



In Novembre è al Carcano la Drammatica Compagnia Bertelli- 
Toeschi, e nel 1835. durante il Carnovale e Quaresima lecita la Dram- 
matica Compagnia Pisenti-Solmi. 11 28 Febbraio vi eseguì e replicò 
molte sere, una commedia nuova del Gignor Dott. Leone Fontana : 
// Pensionato che meritò un lusinghiero cenno giornalistico, (i Un 
buon componinicrdo clranvnatico del buon genere italiano, applau- 
dito e replicalo, è ornìai fai raro fenomeno che merita pure di 
essere ricordato. Il Pensionato : vero, vivace, interessante. Auguri al 
giovane, autore ». 

Dal 24 Marzo all' 11 Aprile svolse un corso di rappresentazioni la 
Drammatica Compagnia dell artista Corrado Vergnano. 

Dalla fine di Aprile alla metà di Settembre stagione d'opera. Vi si 
diedero // Nuovo Figaro, col nuovo ballo / promessi sposi; Nina pazza 
per amore; Eran due or son tre e Chi dura vince del maestro Ricci, 
operetta nuova giocosa che piacque molto al pubblico. Vi cantarono 
Adelina .Spech, i bassi Cambiagio e Rovere. 

Vi si diedero poi la Sonnambula, Il Pirata «li Bellini e // conte 
d'F.lnor. 

Per compensare gli abbonati della sospensione di alcuni giorni 
per preparare l'andata in scena di questa nuova opera, vennero date 
due rappresentazioni di Magia Egiziana del signor Bosco. 

Verso la fine di Settembre ancora stagione di prosa colla Dram- 



= 81 = 

matica Compagnia Pacchiarelli. E intanto i giornali di Milano del 1 Ot- 
tobre riproducono dalla Gazette de France la notizia della morte di 
Bellini a Puteaux, a 30 anni! 




^ 



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Eugenia Tadolmi. 



(Collezione csv. Matto!). 



Alla Scala è ritornata la Malibran con le opere Ofelia, Il nuovo 
Mosè e il Barbiere di Siviglia, ma è solo in Novembre che al Teatro 
Carcano si danno tre opere : La fidanzata di Lammermoor: L'orjanella 
di Ginevra e l'opera nuova La sposa jcdele. 

6 



La Compagnia Drammatica Rosa che aveva iniziate le sue recite 
col 26 Dicembre del 1835, continuò le sue rappresentazioni al Carcano 
fino a tutto Marzo 1836; contemporaneamente alla Scala si dava il 
Don Giovanni di Mozart. 

Nella stagione di Primavera fino a tutto Maggio stette al Carcano 
la Drammatica Compagnia Bergamaschi e Soci. 

Dal Giugno al Settembre vi fu stagione di canto. Vi si diedero : 
Gabriella di V ergy e La Pazza per amore, scritta espressamente per il 
Carcano dal maestro Coppola. Quest'opera incontrò il gusto del pub- 
blico e venne ripetuta molte sere, per quanto fosse già stata rappre- 
sentata alla Canobbiana il 4 Aprile 1836. 

In Ottobre, stagione di prosa con la Compagnia di Angelo Lippa- 
rini; agli inizi di Dicembre vi fu la prima recita della Compagnia Carlo 
Goldoni. Ed è in quel tempo che muore la Malibran e che a Milana 
si pensa dì erigerle un monumento. 

Nel 1837 continuarono al Carcano le recite della Compagnia Carlo 
Goldoni fino al 15 Febbraio. A queste succedettero quelle della Com- 
pagnia Botorelli diretta da Giuseppe Moncalvo, ch'ebbero termine il 
19 Maggio. 

Dal 20 Maggio al 10 Giugno agisce la Compagnia acrobati Fratelli 
Chiarini, con grandi esercizi, pantomine, trasformazioni all'inglese e 
salite, finché, col 30 Agosto s inizia la serie lunghissima delle recite 
della Compagnia Taddei che finirono il 24 Dicembre di quell'anno; ma 
per ricominciare nel Gennaio e terminare alla fine di Febbraio 1838. 
11 18 Febbraio venne dato un Veglione al Carcano, di cui parlò entu- 
siasticamente tutta la stampa. 

1 veglioni erano stati e saranno ancora per molti anni al Carcano 
una simpatica e irresistibile attrattiva. 



Questo periodo fulgido per le manifestazioni d'arte, e saturo di 
spensieratezza gaudente, non fu certo il più propizio per tenere accesa 
1 idea della patria redenzione. L'Austria ne gioiva, e assecondava 
quella tendenza corruttrice. La Scala lautamente sovvenzionata daHL 



= N3 = 

R. governo era aperta per nove mesi. Il Carcano, senza sussidi, ma 
perchè in alta rinomanza era quasi mai chiuso. Rossini. Donizetti, 
Bellini estasiavano il pubblico, mentre X^iganò abbagliava colle visioni 
coreografiche. 

E come ai tempi della putrida Bisanzio delle fazioni circensi, a 
Milano divampavano i partiti per le inclite euterpi e le tersicore am- 
m.aliatrici. Ciò che ispirò al Belli sonetti roventi, ma autorizzò anche il 
principe dì Metternick, che teneva lo scettro della politica europea in 
quel tempo, a dichiarare ch'egli poteva governare la Lombardia colle 
gambe delle baìlerine (i). 






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X^~ ^';^ Z^^X- 




Una ricevuta di Rubini. 



(Collezione autografi cav. Mattoi). 



( 1 I Verga, Storia della Vita Milanese. 



R^ ^ ^ ^ :^ ^ ^ m ^ ?g gg ^ ^ ^ ^ gg f^ .'t^ YU m 



VII. 



IL PERIODO DEI GRANDI ATTORI. 



Luigi Vestri, la Marcliionni e l'esordio di Adelaide Ristori — Augusto Bon 
al teatro Re — La voga dei Veglioni al Carcano — Il Carcano ad 
uso anfiteatro diurno — Serate drammatiche-acrobatiche — La grande 
impresa Giacinto Contestabili — Gustavo Modena, 



Il decennio che va dal primo trimestre del 1838 fino ai primi del 
1848 è periodo vario, di belli e diversi spettacoli, ma caratterizzato 
dalla comparsa sopra le scene del Carcano degli attori più grandi, 
delle attrici più famose, che stamparono indelebilmente il loro nome 
nella storia dell'arte italiana. 

Il 4 Marzo 1838, iniziò al Teatro Carcano le sue rappresentazioni 
la Compagnia di S. M. Sarda — la più valorosa del suo tempo — con 
La Pazza ed una farsa. 

11 28 di quel mese ebbe luogo la serata del primo caratterista Luigi 
\ estri con Papà Gcriot, nella quale produzione il sommo X'estri — 
così lo chiama la critica del tempo — non avrebbe potuto meglio far 
risplendere sotto i vari aspetti, quei pregi supremi che gli assegnarono 
fra gli attori caratteristici il primo posto. 

(( Vestri — scriveva Lambertini della Gazzetta di Milano ) — 
tu se' il maestro dal quale ben molti tolsero, quanto ja ad essi onore ■. 



= ,s'J = 

Pure applauditissima in quella serata fu la Ristori, una fulgida pro- 
messa, e grande come di consueto la Marchionni. 

Col 19 Aprile si inizia una stagione d'opera nella quale si diedero 
/ Pwiiani, la Sonnambula di Bellini e un'opera nuova. Esmeralda del 
maestro iVlazzuccato, che vi ebbe successo e dove trionfarono la Tac- 
cani e il basso Fasciotti. 

Il 24 Luglio debutta la Drammatica Compagnia francese diretta 
da Mutlix per un corso di recite, molte delle quali, scelte nel repertorio 
classico. 

Vennero rappresentate : Le Tartuje, Buffon ou Prince, Catherine 
Howard, L'ambassadeur, La jamille de V Apotichaire, Ecole des vieil- 
lards e Un duel sous Richelieux, che venne data nella sera del 24 Ago- 
sto come ultima di recita di quella compagnia. 

Immediatamente seguì la ripresa della Compagnia al servizio di S. 
M. il Re di Sardegna, le cui recite finirono col 31 Ottobre. 

La Compagnia Drammatica Vergnano sostituì al Carcano la Com- 
pagnia Sarda, e vi rimase fino al 22 Dicembre. 

11 giorno di S. Stefano gli spettatori del Carcano applaudirono La 
marchesa di Leucesterre, data dalla Compagnia Drammatica di .Angelo 
Rosa. 

Mentre nel Carnovale 1839 al Carcano continuarono le recite della 
Compagnia di Angelo Rosa, al Teatro Re furoreggiò Augusto Bon, 
primo attore della Compagnia Camillo Ferri. Per la sua serata, che 
ebbe luogo la sera del 15 Gennaio 1839 egli diede Un vagabondo e la 
sua jamiglia, dramma dello stesso seratante. 



1 giornali avevano preannunciato intanto un prossimo gran ballo 
al Carcano, il quale ebbe un successo strepitoso per concorso, eleganza 
e brio quasi frenetico. Vi si consumò anche un piccolo aristocratico 
scandalo, che venne con squisita arguzia dipinto — ma velatamente 
— da un giornalista. (( Dove si apprende che un marito vuol dissua- 
dere sua moglie dal recarsi alla jesla da ballo per il I" Febbraio, al 
Carca.io. dove egli non si sarebbe recato per tutto l oro del mondo -). 
Lece il brano dove è raccolto il dorato pettegolezzo : È stata briliantis' 



= 87 = 

sima e assai piacevole la Festa da Ballo, con mascheie, la sera del 
ì" corr. Febbraio al Carcano, cui molte ragguardevoli persone si asso 
ciorono perchè non riuscisse di minor pregio di quello che similmente 





Luigi Vestri. 



(Dal ritratto dedicato al conte Luosi). 



rallegrò quel Teatro nel Carnovale dello scorso anno. Gustavo però 
jaceva credere a Carlotta che quella non josse una jesta degna di lei, 
né tale da poterla intrattenere piacevolmente : eh' ecso medesimo non 
vi si sarebbe recato per tutto l'oro del mondo; ed in quella sera sarebbe 



= S8 = 



andato a tener compagnia ad un suo vecchio ed ammalato zio, il quale 
sortendo la veglia, avrebbe avuto per un regalo che dopo la mezza- 
notte, per un paio d'ore l'avesse divertito con qualche amena lettura. 
V'ebbe, non dirò se una buona o cattica amica, che pose dei sospetti 
in capo a Carlotta; questa pensò di recarsi non conosciuta al Teatro 
Corcano, vi ammirò una splendidissima jesta, ben ordinata, di beile 
decorazioni e di ricca illuminazione jornita, resa gradevolissima da 
scelta adunanza; ed il suo cuore inebbriavasi a quelle giocose danze, 
cui ben abbigliate signorine prendevano parte, quando in un palchetto 
ebbe a vedere Gustavo insieme con una snella mascheretta, che tutto 
s'a0accendava a prestarle omaggi, che d'amorosi colloqui sembrava 
intrattenerla, e che finalmente condusse in giro per la platea; poscia 
sparì con lei; ne Carlotta seppe più di quello, ch'or io vi ho saputo 
intorno a ciò raccontare ». 



La Compagnia Vittorio Alfieri diretta da Lorenzo de Rizzo inizia 
il 18 Febbraio 1839 le sue recite al Carcano. In Aprile e Maggio si ha 
stagione d opera con Semiramide, Cenerentola e Barbiere di Siviglia. 

E finalmente il 25 Agosto dell'anno 1839 il Teatro Carcano venne 
aperto ad uso anfiteatro diurno. Vi recitò, per la prima, la Compagnia 
Lipparini, la quale iniziò il ciclo delle sue rappresentazioni col dram- 
ma : L'injanticida perito, rappresentando anche tragedie alfieriane e vi 
stette sino alla fine di Settembre, seguita, dal 1' al 31 Ottobre, dalla 
Compagnia Pisenti-Solmi. 

11 Carcano rimase aperto ad uso anfiteatro diurno fino ai 30 Otto- 
bre. 11 31 venne riaperto per rappresentazioni serali colla Compagnia 
Drammatica Giuseppe Moncalvo. 



Nella stessa sera in cui al Carcano la Compagnia Moncalvo rap- 
presentava Meneghino ricco e negoziante in Basilea, e precisamente 
V& Novembre 1839. al Teatro Re si festeggiava Adelaide Ristori prima 
attrice giovane della Compagnia di S. M. Sarda, che dava la sua bene- 
ficiata. 

.Si produsse nel Coscritto di ritorno dalla Russia e La prole venuta 
dalla finestra. 



= N'J 



Il 26 Dicembre al Carcano, prima recita della Compagnia Corrado 
Vergnano, che continuò le sue recite per tutto il Carnovale 1840. Le 
subentrò la Compagnia Mascherpa, che si pregiava allora di essere 
al servizio di S. M. l'Arciduchessa di Parma. 




^' 




Luigi Domeniconi 
Insigne attore della Compagnia al servizio di S. M. Sarda, che recitò al Carcano- 

a fianco della MarchlOnni. (Collezione cav. Matloi). 

Al Teatro Re (il Manzoni di quel tempo) era ritornata in primavera 
la Compagnia Sarda, coi suoi valentissimi attori, fra i quali già popo- 
lari e celebri X'estri, la Marchionni, la Ristori e Domeniconi. 



= Di) ^ 

Fu in data del 20 Aprile che, in quell'anno, venne riaperto il Car- 
cano ad uso anfiteatro diurno, e colla Compagnia Drammatica Carlo 
Mancini, diretta dal signor Rosa, che vi rimase fino al IO Giugno, per 
passare al Teatro Re dove aveva im.perversato la Compagnia francese 
Doligny ainé. 

(( La Compagnia Mancini promette 15 lavori in quindici recite, in 
cambio delle molte repliche non richieste ma offerte dalla prudente 
Compagnia Doligny ainé o. Così il gallofobo Lambertini della Gazzetta 
privilegiata di Milano. 

La Compagnia Majeroni sostituì al Carcano la Compagnia Ma- 
scherpa il 15 Giugno, e vi recitò fino ai 2 Agosto, giorno in cui è sosti- 
tuita dalla Compagnia Moncalvo che vi agisce fino al 30 Ottobre: in 
quella data il Carcano cessa le sue rappresentazioni diurne per ripren- 
dere quelle serali; il 1" Novembre vi si trova la Compagnia di Corrado 
Vergnano. 

11 giorno di S. Stefano, al Carcano. si ebbe la prima recita della 
Compagnia Angelo Lipparini, che vi rimase per tutta la stagione di 
Carnovale e Quaresima del I84i. 

Intanto alla Scala Fanny Cerrito — la danzatrice divina — mandava 
in visibilio il pubblico scaligero e Andrea Maffei le dedicava una can- 
zone : La terza variazione del passo a tre. 

In Quaresima la Compagnia Lombarda diretta da Giuseppe Mon- 
calvo, sostituisce la Compagnia Lipparini e dal 15 Aprile la Compagnia 
Gasparoli inizia le sue recite diurne al Teatro Carcano, e le termina 
i! 3 Giugno. Dopo, e fino a tutto Luglio, agisce la Compagnia Pietro 
Costantini e Pietro Semetz. 

11 I" Agosto è la prima recita della Com.pagnia Mancini, che vi 
rimase fino alla metà di Settembre. 

Dal I" al 13 Ottobre troviamo la Drammatica Compagnia Mariani: 
il 14 Ottobre la Compagnia francese diretta da M. Huart. recita Le 
vieux gargon come prima parte dello spettacolo e come seconda una 
compagnia di Arabi si produce in vari sorprendenti giuochi grotteschi. 
Questo spettacolo si ripetè parecchie volte. 

La sera del 4 Aprile, ci furono due grandi serate in Milano : una 
al Carcano. a beneficio del primo attore della Compagnia Mascherpa: 
1 altra al teatro Re, a beneficio del caratterista Luigi \ estri. 



PROGRAMMA 

DFI.I.O 

SPUTACOLO SravOULllN \lllO 

DI MJGIi FljICO-UUCCSMCl 
CltOCHI DI DESTREZZA i^CLXA DI VEMalLOQLlO 

Cl.c .. d.r,. d.l j.^t.jr 

G." DEBRAILE 

la sera rfl Domenica a? .liosio iS37 



TEATRO GA.RGANO 



««*« 



1' sittGi&Jiatata 

£ DEL OL'PUCf. TIU>nt:!<IllEMO COMICO 

S E Ul POESIA ESTESIPOlliJIEA gj 

ìff. r ni ju oiu' m I.I.TIU ncciu uì 

M i)£t ritmo ^BD0Hy4Hf.fiT-J, ^ 

^ rn»Ti<>i>ni SI Cum;i> CUO iL 

^ ttei S.e<!itsd Carcana m 

® Dalila [r^nunsUci Cor9j'ji::nij VL3t.:«xvo ^ Kan 
daU Avvr,fato ,Mgiwir PVSO». *LE CAI KLD! ^9 

rX jCCJÙEMU 3^ 

à DI POESIA ESTKSi'ORi\SA É 



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tlila-ìO , djlia Slamite-'a Dona 



DELLO SPSTTACOLO MUSICALI-. 

la «era di Venprdi iCf Agosto i8 34 
SEL 

TEATRO CARCA^O 

delU i'nm» Doim^ il;cl>.j 



Sitmperis D«9m. 



MILANO 



è.»«>ss«i.^^.§a^-@ 



TE\T1I0 cisaso 

DEI.iA VRIM» ATTMn; 

J(l elaide Ferro fii 

GRA.>l>E SPETTACOLO 

sjmoHOiyjRfo 

DB \MM\T1i:rt Bil^ESTRE MWICO XCROBATK» 
GILLET E LACOUXTE. 



ujH'KK.-'thT.iiio: >■ 

HOS (;OJiPRE>.k .\tU.' ABBUSAMEKTO. 



Programmi del Carcano dal 1834 al 1840, 



^ 0-2 



La Compagnia Guillaume, coi suoi esercizi acrobatici ed equestri, 
minacciò di avvitarsi in eterno alla platea del Carcano; vi stette dal 
24 Ottobre fino al 13 Febbraio 1842. 

Ma a partire dal c;iorno di S. Stefano del 1841 sino alla sua ultima 
rappresentazione, ebbe la collaborazione della Comica Compagnia 
Mancini e Metello. 

11 14 Febbraio la Drammatica Compagnia Toscana inizia al Car- 
cano le sue rappresentazioni, che finiscono col 20 Marzo. 

Il 28 Marzo ebbe principio una stagione d'opera che terminò ai 
20 di Maggio. 

Vi si rappresentarono // Giuramento di Mercadante; Un'avven- 
tura di Scaramuccia del maestro Ricci; Roberto Devereux di Donizetti 
e / due Figaro del maestro Speranza. 

Dai primi di Giugno a tutto Agosto vi agì la Drammatica Compa- 
gnia Forti e Bernabei. — Seguì ancora la Compagnia diretta da Giu- 
seppe Moncalvo, che recitò fino al 2 Dicembre. 

Dal giorno di S. Stefano 1842 fino al 3 Marzo 1843 vi furono rap- 
presentazioni miste della Comica Compagnia Pisenti-Solmi in unione 
alla Compagnia equestre Guillaume et Gillet. 

Dal 6 Marzo al 15 Aprile, per l'ennesima volta, la Compagnia Giu- 
seppe Moncalvo. 

Il 18 Aprile, prima recita diurna della Drammatica Compagnia 
diretta dagli artisti Tassani e Gio. Sorella; si faceva porta alle 4 pom. 
e lo spettacolo cominciava alle 5 e mezza pomeridiane. 

In Giugno e Luglio 1843, il Carcano rimase chiuso. 

In Agosto vi recitò la Compagnia Giuseppe Moncalvo. In Settem- 
bre ancora riposo. Col 1° Ottobre riprese le rappresentazioni la Com- 
pagnia Moncalvo, e vi rimase fino al 24 Dicembre. 

Il 26 Dicembre, al Carcano, incominciano le rappresentazioni mi- 
ste della Compagnia Morelli e Soci ancora con la Compagnia Equestre 
Guillaume. 

Nel 1844 allietate dalla presenza di un pubblico folto, seguirono 
al Carcano le rappresentazioni della Compagnia Morelli e Soci, in 



unione una volta di più alla equestre acrobatica e mimica Co 
<!iretta dal popolarissimo Guillaume. 



= 1»3 



nipagnia 




Vincenzo Bellini 

(Da un quadro eseguito un anno prima della morte - Fondo Seletll airArchivio Storico-Civico di Milano). 

Con insolita concordia tutti i giornali di quel tempo riconobbero i 
generosi sforzi che il signor Giacinto Contestabili, impresario del Car- 
cano. fece per prodigare al pubblico la stagione d'opera che dal 28 



- Di - 

Febbraio 1844 in cui iniziò le sue rappresentazioni, ebbe termine il 
6 Luglio. Vi si diedero otto opere, fra le quali Roberto il Diaoolo 
(22 Maggio 1844) mai rappresentato in Italia, prima d'allora. 

Ecco l'elenco delle opere : // ritorno di Columella; Torquato Tasso; 
Lucia di Lammermoor; Lucrezia Borgia, con divertimenti; Gemma di 
Vergy; Chi la dura la vince; Roberto il Diavolo e Maria di Rohan. 

Nel Roberto il Diavolo, di Meyerbeer, ch'ebbe un enorme suc- 
cesso, cantò il famoso David dell'opera di Parigi. 

11 1" Settembre iniziò le sue recite la Comica Compagnia Gian- 
nuzzi. Fra un atto e l'altro agiva la Compagnia acrobatica dei Fratelli 
Chiarini. 

Una grande festa da ballo mascherato si svolse alla Scala il 22 Set- 
tembre. 

(( Vi intervennero oltre 3000 persone le quali si goderono la pre- 
senza di S. A. L R. il serenissimo Arciduca nostro Viceré e S. A. /. R. 
la serenissima Arciduchessa, amorosissima principessa Viceregina e 
dei serenissimi Arciduchi suoi figli, che a tutta la universale letizia de- 
gnavansi partecipare, fino a discendere S. A. L R. l'Arciduca Viceré, 
colle LL. AA. IL RR. gli Arciduchi figli, jacendo vari giri, nell'affol- 
lata platea e misciando così la presenza del potere e della sovranità 
coir amorevolezza del rispetto, il gaudio e la riconoscenza di tutta 
r intervenuta popolazione r.. Tale è il resoconto aulico del più aulico 
giornale d allora : La Gazzetta privilegiata di Milano. 

Il 24, ossia due giorni dopo lo spettacolo spezzato d'Emani e 
Prometeo, ci fu alla Scala un'altra grande veglia mascherata, con do- 
mino o maschera, che durò fino al mattino. 

Dopo una serie di rappresentazioni drammatiche colla Compagnia 
diretta da F. Schultz, dal 3 Novembre al 25 Dicembre, gli (( Attori 
Drammatici » diretti da Gustavo Modena, iniziarono la serie fortunata 
e indimenticabile delle loro rappresentazioni al Carcano la sera di San 
Stefano 1844 col dramma Kean : protagonista Gustavo Modena, attore 
ed artista eccelso, il cui nome rimarrà quello di uno fra i sommi del- 
l'arte drammatica universale. Egli rimase in questo teatro fino ali 8 
Febbraio e fra gli altri lavori interpretò il Luigi XI, il Saul e Zaira, 
nei quali fu imitato e mai raggiunto. 



= 05 = 

Il 9 Febbraio passò alle scene del Carcano la Drammatica Com- 
pagnia al servizio di S. M. il Re di Sardegna. 




Francesco Saverio Mercadante. 

(Fondo Seletti all'Archivio Storico-Civico di^Milano). 

11 15 Febbraio vi si rappresentò Estella per la serata del conosciu- 
tissimo attore Luigi Domeniconi. 

Dal 24 Marzo al 30 Aprile si svolsero al Carcano una serie di spet- 
tacoli misti, dati dalla Comica Compagnia Mingoni-Prosperi e Gandini, 



in unione agli atleti arabi « maroccani » i quali eseguivano soVpren- 
denti giuochi di forza e di destrezza. 

Durante il mese di Maggio si svolse la stagione d'opera con la 
Linda di Chamounix e Montezurria del maestro Giacomo Treves. 

Dal 4 Ottobre 1845 fino al 24 Dicembre, al Teatro Carcano, fu sta- 
gione di prosa colla Compagnia Giannuzzi diretta da Giuseppe Mon- 
calvo. 

Il 26 Dicembre, la Drammatica Compagnia guidata da Antonio 
Giardini e di cui faceva parte Paolo Giacometti, il poeta della Com- 
pagnia, iniziò le sue rappresentazioni al Teatro Carcano; esse cessa- 
rono al 28 Febbraio 1846. 

Dal 1° Marzo fino al 3 Aprile 1846 agì al Teatro Carcano la Dram- 
matica Compagnia Giannuzzi diretta sempre da Giuseppe Moncalvo. 

Giuochi di prestigio e di ventriloquismo, eseguiti dal signor Gio. 
Rossi, si ebbero al Carcano nella seconda metà d'aprile del 1846. 

In maggio, ma interrottamente, ci fu stagione d'opera con VElixir 
d'amore e il ballo Caterina Kishir e con / jalsi monetari. 

In Luglio, dai (( Dramrratici Intraprendenti » diretti da Giuseppe 
Moncalvo, si rappresentarono al Carcano commedie, drammi e farse, 
seguite da giuochi di prestigio, fisica e riproduzione vivente dei capi 
d opera di belle arti dal signor Gitardi. 

Dair8 al 24 Agosto si rappresentarono VErnani e i Lombardi con 
successo popolare. 

La Drammatica Compagnia di Carlo Mancini svolse un corso di 
rappresentazioni al Teatro Carcano dal Settembre all'Ottobre di quel- 
l'anno. 

In Ntjvembre vi furono vérie recite della Drammatica Compagnia 
Luigi Forti e Soci e in Dicembre, sino al 24, vi agì la Comica Com- 
pagnia De Rossi. 

11 giorno di S. Stefano, prima della Drammatica Compagnia di 
Luigi Cappella. Fra gli atti, esercizi equestri e mimici eseguiti dalla 
Compagnia Quaglieri. 

La Compagnia Cappella continuò i suoi spettacoli misti fino al 20 
Febbraio 1847. La sera del 17 Gennaio diede il < Grandioso spettacolo 
della Gerusalemme Liberata )>, in cui la Compagnia d'equitazione svolse 



= 97 = 

un superbo torneo, sull'esempio di quello rappresentato (scrissero i 
giornali di quei giorni) ad Harlington nel 1835. I principali cavallerizzi 




Gaetano Donizetti 
neil anno m cui compose Anna Balena. 

(Fondo Seleni all'Archivio Storico Civico di Milano). 

erano vestiti con vere armature di ferro ed a cavallo. — Quello spetta- 
colo piacque assai e si ripetè. 

Dal 21 Febbraio a tutto Marzo recitò al Carcano la Drammatica 
Compagnia al servizio di S. M. il Re di Sardegna. 



= 98 - 

In Aprile e fino a tutto Giugno stagione d'opera. Vi si rappresen- 
tarono : Giovanna d'Arco, Linda dì Chamounix, Nabucco, Emani, I 
Baccanti, — opera nuova del maestro Uranio Fontana, poesia di G. 
Sacchero, — / due Foscari, Attila ed un'altra seconda opera nuova 
del maestro Federico Ricci Rolla, la quale venne data il 26 Aprile 
co] tenore Moriani (protagonista) e colla prima donna Rosalia Gari- 
baldi Bassi. 

Il Monani vi fu grandissimo. Ecco il giudizio della Gazzetta dì 
Milano : (( Dolcissimo ed esperto cantante, ricco di tutte quelle cogni- 
zioni che l'arte può suggerire, per isvolgere e jar trascorrere soave- 
mente la pili omogenea ed insinuante voce — Attore ed interprete 
finissimo, ebbe plauso reiterato ed unanime e tutto il recinto del Cor- 
cano echeggiò dei viva e delle acclam.azioni che a lui si rivolsero da 
meritare quella corona che Michelangelo cinge alla jronte del mo- 
rente Rolla ». 

In Luglio, al Carcano, ebbero luogo le rappresentazioni del signor 
Keller e sua « Compagnia artistica » — come diceva l'avviso « di mi- 
mica e posizioni plastiche ». 

Dal 24 Luglio fino ai primi di Settembre di quell'anno 1847 rimase 
al Carcano la drammatica Compagnia Calloux, nella quale recitò più 
volte Gustavo Modena nel suo repertorio preferito, come nel Saul e 
// campanaro di Leida. 

In Settembre ci furono al Carcano poche recite della Drammatica 
Compagnia Pusarini. 

Dal 3 al 3! Ottobre la Compagnia Fratelli Chiarini diede una serie 
di spettacoli con esercizi acrobatici, mimici e pantomimici, ma con 
frequenti riposi. 

Dal I" Novembre al 24 Dicembre recitò al Teatro Carcano la 
Drammatica Compagnia Lombarda diretta da F. A. Bon. E il 26 Di- 
cembre è la prima recita della Compagnia Mascherpa al servizio di 
S. .M. Maria Luigia Arciduchessa d'Austria. 



^^^^^M^^^^^^^^^^^;||r^^ 



vili. 



IL 1848, 



Le Cinque Giornate — « Dialogo tra Metternick e Radetsky, con Meneghino 
locandiere » — Spettacoli patriottici, benefici ed allegorici — Ernesto 
Rossi e « L'eroe della sesta giornata » — Un cavallerizzo inesatto — 
Festa patriottica per le vittime di Curtatone e Montanara — Ritor- 
nano gli oppressori. 



Il grande e tremendo 1848, compendio di rivendicazioni, di deli- 
ranti eroismi e di maceranti sopraffazioni contro il popolo, vide ri- 
flessa la sua vita anche in quella dei teatri e il nostro Teatro Carcano 
vi prese una grande e nobilissima parte, così nelle manifestazioni di 
fanatizzante amor patrio, come in quelle di pietà. 

Nel Carnovale di quell'anno memorabile si rappresentava all'Impe- 
riale e Regio Teatro alla Scala « illuminata dai vuoti significativi del 
pubblico e macchiata dalle bianche assise austriache > (1) l'opera 
Norma, col ballo grande Assedio di Calais. 

Alla Canobbiana « altra immonda dépendance dell'I. R. Scala » 
agiva la Compagnia loscana diretta da Benvenuti e Velli. Al Teatro Re 



(I) Da uno dei tanti fogli stampati alla macchia nell" inverno 1848 « L'occhio che vede ♦. Coliezione A. Beitani. 



100 




si dava l'opera buffa Don Bucejalo ed al piccolo Teatro Trattini L or- 
janella di Ginevra. 

Al Carcano, l'unico ambiente dove si potesse a passare parola e 
respirare col collo libero da crovatto )) (I) continuava le sue recita- 
zioni la Compagnia Ma- 
scherpa al servizio di 
S. M. Maria Luisa, ar- 
ciduchessa d'Austria. 
Il 31 Gennaio vi si rappre- 
sentò La Viscontessa Solcfte a 
beneficio dell'attore carissimo 
al pubblico G. Leigheb. 

Il 14 Marzo, quattro gior- 
ni prima della sublime fiam- 
mata, la Compagnia Cario Gol- 
doni di F. Bcnuzzi. diretta da 
Giuseppe Moncalvo, iniziò le 
sue recite al Teatro Carcano. 
Ma per tre giorni solamente. 

La sera del 16 vi si rap- 
presentava La supposta infan- 
ticida, ed alla Scala si ripeteva 
ancora — nel più squallido de- 
serto — la Norma col ballo 
grande Silfide. Dopo, e si capi- 
sce, tutti i teatri furono chiusi. 
Trascorse le memorande cinque giornate, Milano rimase ancora per 
parecchi giorni colle strade intersecate dalle sante barricate. Quelle 
opere di difesa popolare erano state di una formidabile efficacia, e si 
paventava il ritorno degli austriaci. La popolazione di Porta Romana 
traeva, come in santo pellegrinaggio al Ponte di Porta Romana ad 
ammirarvi la doppia barricata ivi eretta, alla cui formazione avevano 
concorso principalmente le berline Reali portate via dalle rimesse di 



Lorenzo Montemerli 

ufficiale toscano, organizzatore dei grande concerto di beneficen 

al Teatro Carcano, la sera del 16 Luglio 1848, 
per le famiglie degli eroi toscani caduti a Curtatone e Montanar 



(1) Collezione Bertani citata. 



= lui = 

Via Case Rotte. « Le maniglie erano d'argento, vidi con gli occhi miei, 
ed il popolo non le aveva toccate ) (1). 




Ernesto Cavallini 

celebre concertista di Clarinetto e Compositore classico. Partecipò alla serata di beneficenza per le famiglie 
degli eroi toscani, caduti a Curtatone e Montanara, del 16 Luglio 1848. 

La rubrica degli spettacoli non riprende che il 30 Marzo. La Gaz- 
zetta di Milano, non più privilegiata, e che ha soppresso nella testata 



(1) Parole raccolte da un santo vivente: Monsignor Vitali, rettore dell'Istituto dei ciechi, nel racconto eh egli 
fece a chi scrive, del come avesse lasciato il Collegio Calchi Taeggi nel 22 Marzo 1848. 



l'aquila bicipite, annuncia due soli spettacoli : // Cosmorama universale 

pittorico dalle 4 alle 9 pom. — nella saia detta del Gamberino, sul 

Corso Francesco, ora corso Vittorio Emanuele, e la prima recita al 
Teatro Carcano della Compagnia Nazionale Lombarda, diretta dal pa- 
tiizio Giuseppe Moncalvo. Dopo la produzione — dice l'avviso — avrà 
luogo (( un grazioso dialogo tra Radetsky e Meiternich, con Meneghino 
locandiere ». 

E quella sera il Carcano fu pieno di patrizi e di popolani, tutti fra- 
ternizzanti per la miracolosa liberazione. 11 dialogo tra Radetsky e Met- 
ternich, ebbe un successo clamoroso, e si svolse in collaborazione col 
pubblico che ne sottolineava e applaudiva i passaggi piià significativi, 
e le sottili arguzie di Meneghino impersonato da Giuseppe Moncalvo. 

11 31 Marzo, sempre al Carcano, si rappresentano Gli operai in 
cotone, La pianella perduta nella neve, e quindi si ripete, ma con gu- 
stosissime varianti, il Dialogo tra Radetsky e Metternich con Mene- 
ghino locandiere. 

11 2 Aprile si riaprì il Teatro Piando (l'attuale teatrino Girolamo), 
con La presa della città d'Algeri jatta dall'armata jrancese nel 1830, 
con Gerolamo finto Dervis. 

11 5 si apre il Teatro Re colla Compagnia della Fratellanza Ita- 
liana, la quale vi diede Giulietta con farsa : Come finirà e poi l'/nno 
guerriero musicato dal maestro Tarditi : Canto di Guerra dei Lom- 
bardi, e questo spettacolo si ripetè per molte sere. 11 pubblico vi par- 
tecipava compatto : cantava a sua volta e piangeva di commozione. 

Al Carcano venne annunciato, per la sera del 9 Aprile : Mene- 
ghino filosojo per jorza e Vlnno Guerriero e poi uno spettacolo avente 
per titolo Le Cinque Gloriose Giornate Milanesi. 



Quella sera la commozione del pubblico foltissimo accorso al Car- 
cano raggiunse le piij pure vette del sentimento patriottico. Tutti quanti 
si abbracciavano; ogni distinzione sociale era sparita. 

Le Cinque Gloriose Giornate Milanesi vennero replicate sempre 
col più alto entusiasmo pubblico. 



= 103 - 

Il giorno 13 Aprile, al Teatro Re. (questo teatro, eretto pressa 
poco ove esiste Fattuale sede del Palazzo della Bancaria Italiana, era, 
come ambiente, paragonabile all'odierno Manzoni) la Drammatica 
Compagnia della Fratellanza Italiana ripetè il Canto di Guerra e \ Inno 
a Milano Libera. 

lì 14 successivo, al Teatro Carcano : Canto dei Crociati e Un qua- 
dro sinofico degli ultimi avvenimenti d'Italia, spettacolo ch'ebbe la 
più esaltante accoglienza da parte del pubblico, e perciò si ripetè. 

Il 24 Aprile — sempre al nostro Carcano — si diede la Muta dei 
Portici con due Inni a Pio IX. 11 Pontefice romano era ancora mondo 
delle stragi del 1849. 

Questo spettacolo venne ripetuto il 25 e il 30 Aprile a beneficio 
dei figli della patria che rimasero jeriti nelle Cinque Gloriose Giornate. 

Il Teatro della Commenda — sorto da poco -- si aprì il 25 Aprile 
con La caduta del Dispotismo e La caduta d'un impero. 

In quella stessa sera il Teatro dell'Indipendenza in Porta Orien- 
tale, la Compagnia Bassi e Preda rappresentò La donna soldato, con 
Meneghino. 

La Drammatica Compagnia della Fratellanza Italiana, diretta dal- 
l'artista G. Asti, che dal Teatro Re era passata al Carcano, diede, la 
sera del 14 Maggio una recita di beneficenza pei danneggiati di Ca- 
stelnuovo col programma : Scene : La partenza dei volontari milanesi, 
con farsa e poesia. 

11 21 Maggio: Prima recita della Nazionale Drammatica Compa- 
gnia Lombarda, sempre diretta da G. Moncalvo. 

Un altro curioso spettacolo di inspirazione patriottica : il 27 Aprile 
al Teatro dell'Indipendenza la Compagnia Bassi e Preda rappresentò : 
Meneghino ciabattino a Porta littoria. 

Al Teatro Re s'iniziò a partire dal 18 Maggio, uno spettacolo 
Palestra Parlamentaria. L'avviso poro diceva seduta in luogo di 
rappresentazione o spettacolo. E di queste sedute, se bene è stato 
fatto lo spoglio dei giornali del tempo, se ne contano XXI. 

Al Teatro Carcano il 12 Giugno si recitò La villanella della Brian- 
za, con Meneghino. E al Teatro Re. in quel mes3. la Compagnia 
Calloud e Soci, di cui faceva parte Ernesto Rossi, il trageda insigne. 



104- 



rappresentò e ripetè più volte L'Eroe della sesta giornata. Ernesto 
Rossi vi declamò : // coro di (( Carmagnola ». 

Pure in Giugno si aperse il Circo jMassimo, con rappresentazioni 
della Compagnia Equestre del Circo dei Campi Elisi di Parigi. 



Ma ecco un curioso e significativo resoconto di uno spettacolo in 
cui si intravedono ombre e allusioni minacciose, che Ottavio Tasca 
pubblica sulla Gazzetta di Milano del 5 Maggio : 

« L'altra sera beneficiata dei coniugi Ciniselli al Circo Massimo. Vi 
sono andato perchè quello è l'unico luogo di Milano, in onta a tante scia- 
bole che ne solcano il selciato, dove si può vedere un po' di cavalleria 
a cavallo. 

V^'era buon numero di spettatori, locchè prova che anche in mezzo 
alle burrasche politico-guerriere, i popoli moderni sono come gli antichi : 
Panem et circenses. 

In quanto al bel sesso, come in tutti i pubblici convegni : 
V'erano poche belle e molte brutte 
Pur d'esser belle si credevan tutte. 

Uno dei cavallerizzi ci ha regalato, colla mimica e coi relativi emblemi, 
alcuni quadri allusivi alle cinque giornate di santa memoria. Ma dove ha 
mancato di precisione storica, nella applicazione della sua scienza equestre 
alle recenti circostanze è stato quando, dopo compiti i quadri delle cinque 
giornate, egli ha continuato a far galoppare il cavallo, mentre invece, per 
accennare con giustezza il progresso delle cose nostre dovea metterlo al 
trotto, poi al passo, poi a farlo indietreggiare. Speriamo che presto, rin- 
novando tal giuoco equestre sulla norma delle nostre cronologiche osser- 
vazioni, quel cavaliere delle cinque giornate dopo aver rinculato, potrà di 
nuovo, d'accordo colla storia, lanciare a gran carriera facendo rinculare 
gli altri. Allora batteremo le mani ben di cuore. 

Alla quinta giornata, il trionfo del popolo sull'oppressore, venne an- 
nunciato dalla banda coll'ormai rancido Inno a Pio IX. Quella musica che 
mesi fa mi risuonava nell'anima lieta e festante come il salmo « In exitu 
Israel da Aegipto » mi ricade ora sul cuore triste e melanconica come un 
vero de profundis. La storia del disinganno durerà quanto il mondo ! >>. 



La sera del 16 Luglio 1848 si svolse al Carcano una grande festa 
patriottica a beneficio delle famiglie povere dei Toscani caduti a Cur- 
tatone e Montanara. 



= 105 = 

Quella sera vi fu un grande concerto vocale e istrumentale al 
quale presero parte Elisa Taccani-Tasca, Enrico Calzolari e Felice Va- 
resi. Diresse Ernesto Cavallini. Ottavio Tasca vi declamò una sua 
poesia, possente e fervida sugli eroi di Curtatone. Ogni strofa vi venne 
acclamata. 11 letterato Giulio Carcano (nipote del fondatore del Teatro 
Carcano) scrisse una poesia per cori che venne musicata dal maestro 
Panizza, direttore dell'orchestra della Scala. 

Tutti si offersero gratuitamente, dal locatore del teatro, ai suona- 
tori e al personale di servizio, (' quasi si avesse a sacrilegio il dimi- 
nuire della più piccola moneta quest'incasso destinato al sollievo di 
gloriose famiglie italiane » (I). 

Benemerito e ardente organizzatore di questa festa era stato Lo- 
renzo Montemerli. ufficiale toscano. 

V'entun giorni dopo, il 6 Agosto 1848 l'esercito austriaco rien- 
trava in Milano e sfilava tracotante in Corso Romana, davanti al Tea- 
tro Carcano. Un branco di bordaglia senza patria si era fatta incontro 
a Radetsky per assicurargli : » Semin stàa minga nun a jaa la rivolu- 
zion; inn siàa i sciuri ». 

E Radetsky, quello stesso giorno, fece publicare il proclama di- 
chiarante lo stato d'assedio in Milano, e la concentrazione di tutti i 
poteri nelle mani dell'autorità militare. 

Sulla testata della Gazzetta di Milano riappare di nuovo il fregio 
dell'aquila bicipite. 

11 Teatro alla Scala era stato sempre chiuso durante tutto quel 
periodo. 

Spariscono come per incanto, tuite le Drammatiche Compagnie 
Nazionali, i Teatri dell'Indipendenza, le Compagnie della Fratellanza 
Italiana, ecc., e fioriscono invece i Teatri della Concordia, sotto il 
ferreo morso austriaco. Si riapre l'Imperiai Regio Teatro Canobbi^na 
con tre opere di genere buffo e semiserio : L.a Regina Golconda e il 
ballo La Vendetta d'amore, Alessandro Stradella del maestro Flotow 
e il Barbiere di Siviglia. 

Si riaprirono in Novembre anche il Teatro Lentasio e il Teatro 



(I) Gazzella di Milano. 



= lOG = 

Piando. Ma il Cercano non venne riaperto che la sera di Santo Ste- 
fano colla Compagnia Moncalvo, che vi recitò : L' amazzone per amore 
o il Capitano Carlotta, con Ballo grande : Corso de Leon o il Masna- 
diere. Pure in quella sera si riaprì il Teatro alla Scala con opera 
nuova di Mercadante. 



mmm 



IX. 



CRONACA DEGLI SPETTACOLI. 



Il Carcano e la censura — Tutto è perduto ? — Spettacoli senza pubblico — 
La prima della « Luisa Miller * — Anno di decadenza — Dimostrazioni 
patriottiche e una bicchierata. . . borgiana — Il tragico 6 Febbraio 1853 
— La memoria del Maestro Carrer — Un fatto più unico che raro — 
I cori della Scala e la nostalgia dei fischi. 



((L'inverno del IS49 — scrive Giovanni Visconti-Venosta nei suoi 
f( Ricordi di Giovanti!! — se c'è chi lo rammenti è rimasto nel pen- 
siero come un ben triste ricordo e tutti però vivevano ritiratissimi, 

lasciando deserti i ca0è, i ritrovi e i pochissimi teatri ch'erano aperti. 
Lhi po' la malinconia, e un po' la paura, tenevano la gente lontana 
anche dai passeggi e dalle strade dove non si incontravano che sol- 
dati baldanzosi e jacilmente provocanti ><. 

Gli inizi del 1849 dunque furono tutt'altro che lieti per i teatri. In 
quasi tutti forno. « Tutti i migliori artisti di canto italiani erano all'e- 
stero, ne rimase in Italia che lo scarto. Così il e Corriere delle Dame i> 
di quei giorni. 

Al Carcano, in quella stagione di Carnovale continuò le sue recite 
la Compagnia Moncalvo, con ballo grande : Osmina. 

V erso la fine di Febbraio vi si iniziò una stagione d'opera con 
VElixir d'amore e il ballo Corso de Leon; poi si ha la Sonnambula 
col ballo comico L'anello magico. 



= 108 - 

Ma il pubblico che frequentava il teatro vi si sentiva come op- 
presso dai grandi ricordi. E quando poteva, traeva profitto della più 
lontana allusione per applaudire, e ricordare, ciò ch'era assolutamente 
vietato di esprimere. 

Ma la sera del 13 Marzo una certa sottolineatura, che parve so- 
verchia al vigilantissimo commissario di Polizia, bastò a far chiudere 
il Carcano — d'ordine superiore — per circa un mese. Il teatro doveva, 
infatti, essere riaperto per la sera del 9 Aprile, colla Drammatica 
Compagnia Moncalvo, ma alcuni susurri portati in alto fecero pro- 
rogare la chiusura fino al 26 Agosto, in cui si rappresentò L'orgo- 
glio punito, con Meneghino, seguito da Esercizi degli Arabi Maroc- 
cani. 

Ma anche questi spettacoli incontrarono intoppi e non se ne die- 
dero che tre. 

Esso non si riaperse che il 12 Novembre. Il signor Philippe, fisico 
prestigiatore, vi rappresentò una Serata misteriosa, divisa in tre parti, 
spettacolo che venne ripetuto una decina di volte. 

Il 30 Dicembre comincia al Carcano la stagione d'opera del Car- 
novale 1850, col Barbiere di Siviglia e passo di carattere (( La Lit- 
tuana ». 

L eco della sventura di Novara, la caduta di Roma si erano riflesse 
ripetutamente in Milano, e anche quella del 1850 fu un'invernata ben 
squallida. Lo stato d'assedio vi era rigorosissimo e la città aveva tut- 
tora l'aspetto d un accampamento. 

(( Tutto è perduto — scrive ancora il Visconti-Venosta. — Dunque 
si ricomincia da capo ! Tale era stata la parola d'ordine di quei giorni 
che uscì spontanea dal sentimento di tutti nel momento in cui avreb- 
be putufo apparire naturale, umano, che V accasciamento degli animi, 
per le orrende tragedie patite, consigliasse una momentanea rasse- 
gnazione, e che in quella pace il paese cercasse di niedicare le recenti 
jerite, e di risollevare almeno le proprie jorze economiche 

(( Verso quale meta? per quale strada? con qual bandiera? Ognu- 
no avea la propria, ma era unanime il sentimento di non ristare, e di 
tirar diritto, fosse pure all'oscuro e verso l'ignoto. Era unanime il 
sentimento della resistenza, della resistenza ad ogni costo. 

(( La resistenza doveva durare quasi dieci anni, traverso gravi do- 
lori e gravi sacrifici; e durò con una disciplina rigida, e che riuscirà 
inconcepibile ai nostri nepoti ». 



= 109 - 

Data la macerante tristezza dell ora. è naturale che i teatri fos- 
sero sfollati, se pur non vuoti. Perciò si cercava di render gli spetta- 
coli ricchi di numeri, con fantastiche attrazioni, e di allettare il pub- 
blico persino coU'esca dei premi. 

Nel Carnevale del 1850 al Carcano, oltre l'opera // Barbiere di 
Siviglia, con passo ballabile di carattere villereccio, e le rappresenta- 
zioni magiche, nella stessa sera, del negromante — come lo si chia- 
mava in allora il signor Philippe — vi funzionava seralmente la tombola 
con quindici premi! — Si cominciava perciò alle 7 e mezza per finire 
alla una, senza respiro di riposo. 

Oltre il Barbiere di Siviglia, si diedero quella stagione altre due 
opere : Roberto Devereux, di Donizetti e / Capuleti e Montecchi di 
Bellini. 

Il 27 Febbraio prima recita della Drammatica Compagnia Min- 
goni, con ballabili e giuochi di vario genere, tutti nuovi di esercizi 
ginnastici, inglesi, jatti dalla famiglia Blondin. 

11 Teatro alla Scala dovette, forse, esser chiuso per lo squallore 
funebre delle sue serate. E i poveri professori d'orchestra della Scala 
chiesero ospitalità al Teatro, che mantenne sempre la tradizione no- 
bilissima della beneficenza. 

Infatti essi così annunciano il 1." Aprile 1850: 

TEATRO CARCANO 

I professori d'orchestra degli I. I. R- R. 
teatri di Milano, essendo tuli' a_ff atto disoccupati, 
lusingati di trovare nei loro filantropici citta- 
di7ii un qualche confoi'to alla loro situazione, 
hanno divisato di dare un corso di trattenimenti 
a loro speciale beneficio colla graziosa coope- 
razione di rinomati artisti di caìito. 

II pi-imo di tali trattenimenti avrà luogo la 
sera Giovedì Ji Aprile al Teatro Carcano, e 
cafiteranno la Signora Rosalba Gariboldi Bassi, 
valente prima donna, e i Signori Gioz'anni 
Lanner e Fortunato Goroz, oltre ai qtiali, 
quale artista drammatico si presterà il Signor 
Gasparo Pieri, ed il corpo di cos'isti degli I. I. 
R. R. Teatri. 

Tra concerti: Professori d'orchestra. Coristi 
ed Artisti degli istituti teatrali e filarmonici di 
Milano. 



= 110 



Il 17 Aprile cominciò la stagione d'opera coi A4asnadieri, e segui- 
rono in ordine : / due F ascari, Poliuto, Gemma di Vergy, e si termi- 
nò in Giugno. In quella stagione il professor Ernesto Cavallini diede 
al Carcano una ventina di concerti istrumentali e vocali. 



Ripresa al Carcano la stagione d'opera il 7 Agosto si terminò il 
30 .Novembre. Vi si diedero / due Foscari, che rimasero sul cartellone 
per un mese circa. 

11 9 Settembre apparve sulle scene — per la prima volta in .Mi- 
lano — la Luisa Miller. Nella stessa sera alla Scala il professor Las- 
saigne dà una prima seduta di magnetismo colla sonnambula Pruden- 
ce Bernard. 

La prima della Luisa Miller è un avvenimento d'arte importan- 
tissimo; se ne occupa diffusamente anche la stampa, e il giornale // 
Milanese (1), nel suo numero del 12 Settembre 1850 se ne intrattiene 
diffusamente; particolare curioso : una cantante alla quale il Maestro 
aveva riserbata poca parte, se ne rifa introducendovi una romanza 
deirOberfo conte di S. Bonijacio, e riesce a farsi applaudire. Ecco 
quella bonaria cronaca : 

(( Nella sera di lunedì, 9 Settembre 1850, è andata in scena la quin- 
dicesima opera del Maestro Verdi, Luisa Miller, in tre atti, nuova per 
Milano. Fu scritta pel Teatro San Carlo nella decorsa primavera. Ne 
erano principali esecutori la Gariboldi-Bassi, A netta Casaloni, con- 
tralto. Corsi, Fedor, Pons e Benciolini. La musica ju trovata degna 
del suo creatore: filosofia e sentimento sono i pregi precipui di questo 
spartito. Il Maestro ha indovinato le intenzioni del Poeta. Se non che 
il duetto del primo atto fra il contralto e il tenore ju giudicato una di- 
strazione del maestro. Bisogna dire che nel momento in cui lo scrive- 
va siasi inquietato colla servente — si è anzi osservato che la tessi- 
tura della musica è alta non si sa quanti metri dal livello del mare, per 
cui i polmoni dei cantanti sono messi a dura prova 

« La Gariholdi-Bassi, protagonista, non poteva essere migliore in- 
terprete delle note musicali, del concetto poetico 

" La Casaloni, sebbene condannata ad una parte trascurata dal 
poeta e quindi anche dal maestro, seppe vendicarsi dell'uno e dell'al- 



(I) Biblioteca privata dei nobili Lu 



= 111 = 

tro introducendo l'aria ne//'Oberto di S. Bonifacio, dello stesso Verdi. 
La vaghezza del di lei volto porgeva maggior interesse alla sua voce 
soavissima, destinata a martoriare il cuore degli uditori; la passione 
con che vestiva il suo canto e che era l'effetto di un'aninìa che sente, 
e di una mente colta, veniva trasjusa in chi l'ascoltava... Gli applausi 
perciò tributati alla Casaloni jurono ben meritati. Così ju come sem- 
pre l'attore cantante di un merito che oramai tocca la celebrità. Il te- 
nore Fedor, malgrado dovesse contrastare con una parte acutissima, 
pure cantò egregiamente. 

(( // basso projondo Pons, se nel passare il ponte non è sprojon- 
dato nell'abisso, è dovuto alle sue premure, ed a tutta la sua possibi- 
lità. Il notissimo Benciolini sosteneva la parte di tiranno, senza tiran- 
neggiare le orecchie e V anima del pubblico; li ha anzi solleticati dol- 
cemente. Le parti secondarie e i cori concorsero a rendere lo spetta- 
colo soggetto di pochissimi desideri. 

(( L'orchestra ju anche in quest'opera precisa e dirò anche perfetta. 
Chi la dirige (Eugenio Cavallini), trovi in queste parole il meritato com- 
penso delle sue jatiche e dei suoi studi ». 

Questo Cavallini era direttore sostituto alla Scala, violinista di 
grande valore e compositore elegante, e fratello di Ernesto già da noi 
ricordato. 

La stagione si completa con rappresentazioni di Don Pasquale, 
Macbeth e Vestale. 

Ritorna il 1 .° Dicembre la Compagnia Moncalvo e durante le sue 
rappresentazioni, subito dopo il dramma, si hanno esercizi ginnastici 
con giuochi inglesi col signor M. G. Lewis e il pupillo Tom di anni 5. 
La Compagnia drammatica diretta da A. Giardini inizia il giorno di 
Santo Stefano di quell'anno le sue recite. Ed è certamente quello del 
1851 un periodo di decadimento, o almeno il Carcano dovette scadere 
nel concetto dell'estensore della Gazzetta di Milano, giacche lo si 
tiova, nella rubrica degli spettacoli, nella quale figurava immediata- 
mente dopo la Scala e la Canobbiana, retrocesso al quinto posto, 
seguito solo dal Teatro di Marionette Piando. 

Continuarono le recite della Compagnia A. Giardini fino al 9 
Marzo. Il 10 successivo, prima recita della Compagnia diretta da Gae- 
tano Benini. In maggio vi fu : Una esposizione dì figure viventi d'am- 
bo i sessi dei più celebrati quadri e gruppi di pittori e scultori antichi 



= 11,:? = 

e moderni. N'era direttore l'italiano Valentino Guazzo. In Luglio sta- 
gione d'opera con Emani. 11 23 Agosto venne rappresentata l'opera 
nuova del maestro Chiaromonte Caterina di Clèves, dramma serio. 

Il 5 Settembre, a favore del concertista Raniero Coccimani, venne 
dato al Carcano un grande concerto vocale ed istrumentale, diretto 
dal maestro Achille Graffigna. 

Dal 1 ." al 20 Novembre, ma con frequenti riposi, venne dato un 
corso di trattenimenti mimici prestigiosi, preceduti da giuochi di de- 
strezza, di fisica, meccanica, ottica, idraulica, chimica, elettricità, ecc., 
ecc., dal prestigiatore Antonio Politti, vicentino. 

II 29 Novembre prima rappresentazione dell opera Macbeth, col 
teatro illuminato a gaz. Al Macbeth ceguì l'opera Belisario. Agiva 
pure, dopo lo spettacolo lirico, la Compagnia Moncalvo. 

Il 26 Dicem.bre prima rappresentazione della Lucrezia Borgia, se- 
guita da // naufragio di Meneghino e Cecca, rappresentato dalla Com- 
pagnia Moncalvo. Terminò lo spettacolo il ballo La scimmia ricono- 
scente. 

Anche quello di non rinunciare, o quasi, ai divertimenti, era un 
segno che gli spiriti, pvir nella sofferenza, si raccoglievano e che lenta- 
n.ente ma tenacemente, riprendevano fede, ringagliardita dagli stessi 
tormenti politici che l'Austria, esasperante, implacabile, infliggeva. 
Siamo al 1852, e qui vale ancora attingere ai Ricordi di Visconti- 
Venosta : 

« Due o tre teatri aperti rappresentavano tutta l'allegria del car- 
nevale: e tra questi la Scala, sempre sfollata di pubblico e affollata 
di ufficiali della guarnigione. I generali e lo stato maggiore occupa- 
vano i palchi delle principali famiglie milanesi ch'eran tutt'ora in esi- 
glio, ed agli ufficiali erano riservate le prime file (di poltrone) della 
platea. 

u II Teatro Carcano, fuor di mano, non era di solito frequentato 
dagli ufficiali: era quindi diventata una dimostrazione patriottica l'an- 
darci. Vi avevamo preso, io e parecchi miei amici, studenti allegri, 
due palchi, e ci si andava facendo il maggior chiasso possibile. 

(t Si voleva che ogni spettacolo avesse un successo clamoroso, da 
contrapporsi alle serate ufficiali e fredde del teatro della Scala. Al Car- 
cano si davano delle opere con un' orchestra scarsa e stonata, e con 
cantanti senza fiato; ma chi ci badava? Anzi noi, nei nostri due pal- 
chi, peggio era lo spettacolo e più si applaudiva. Avevamo preso sotto 



= 113 - 

la nostra speciale protezione i due cantanti peggiori, un tenorello sot- 
tile e senza voce, e una prima donna, Lucrezia Borgia, bassa e gras- 
sotta che strideva come un ingranaggio cui manchi l'olio. Di ogni pezzo 
chiedevamo la replica, e appena i nostri protetti aprivano la bocca si 
chiedeva il bis. 





i'^ 




Il «Teatro Re» che fu il ^^ Manzoni » d'un tempo sorgeva sull'area 
dell'attuale palazzo della Società Bancaria Italiana. 

(Da una stampa de! 1850 circa. Archivio Storico-Civico di Milano). 



« // pubblico capiva e rideva, lì Coinmissario di Polizia ci capitava 
in palco di tanto in tanto per jrenare i nostri eccessivi entusiasmi, e 
noi cercavamo persuaderlo che lo spettacolo era una meraviglia. 

(< L' impresario volle jare la nostra conoscenza e alla fine della 
stagione ci invitò coi cantanti a una bicchierata dietro le scene, ove 



=. Ili = 

sedemmo alla tavola, ancora apparecchiata, di Lucrezia Borgia; e brin- 
dammo con dei vini che parevano quelli della medesima. 

(( Divertiamoci, dicevamo sempre tra noi, ma jacciamo il nostro 
dovere, e avanti allegramente e senza paura! — Questo nostro conte- 
gno di patriotti allegri non incontrava sempre V approvazione di certi 
cospiratori cupi e severi, ma era un' abitudine più consona alla nostra 
età e più attraente; serviva meglio ad acquistare tra i giovani nuove 
reclute al patriottismo militante. E la nota gaia non era data soltanto 
da noi giovani, ma anche da molti maggiori di età, e tra questi ricor- 
derò Antonio Lazzati e Carlo De Cristojoris, che nelle stesse vicende 
tragiche che dovevano presto attraversare, conservarono sempre la 
jonte serena, il riso sulle labbra e una inesauribile jestività ». 

Commedie, opere, compagnie arabe e perfino accademie di ste- 
nografia si succedono al Carcano nel 1852; continuarono nel Carne- 
vale di quell'anno le rappresentazioni m.iste di prosa colla Compagnia 
Giuseppe Moncalvo e d'opera. Vennero rappresentate le seguenti ope- 
re : Belisario, Lucrezia Borgia, I due Foscari e // Corsaro. 

Ma il 16 di Febbraio, quasi lo spettacolo non fosse abbastanza 
ricco, si aggiunsero per cinque rappresentazioni consecutive, gli eser- 
cizi della Compagnia Araba Sidi-Mohamed. 

Il 22 Marzo ci fu la particolare attrattiva di una Accademia di 
stenografia, data da madamigella Irma, d'anni dieci. 

Quest'Accademia venne preceduta dall'opera Lucrezia Borgia, 
e seguita dal balletto La figlia mal custodita. 

Questo spettacolo stenografico dovette incontrare le simpatie del 
pubblico milanese, giacche venne ripetuto sei volte. 

il 30 Marzo venne rappresentata l'opera nuova La Sacerdotessa 
d'Iside, poesia di .Serafino Torelli, musica del maestro Giuseppe 
Mazza. Ed in Aprile l'opera Maria Padilla col tenore Bordas e YEr- 
nani col ballo Giovanna di Sicilia. 

Nel Maggio venne rappresentata l'opera nuova Saul del Maestro 
Antonio Buzzi, con una passo a due. Questo lavoro si diede alla Scala, 
e con esito cattivo il 22 Ottobre 1861. 

il 25 Giugno serata di beneficenza a favore dell'orchestra e degli 
addetti al Teatro. Si rappresentò il Saul e poi ci fu un concerto di 
flauto, clarinetto, tromba e violoncello. Con questa serata si chiuse il 
ciclo di quella così riccamente varia stagione teatrale. 



= Ilo := 

Dal 31 Luglio al 30 Settembre si svolse al Carcano un'altra sta- 
gione di canto durante la quale si diedero sette opere di cui una nuo- 
va : Dante e Bice, del maestro Paolo Carrer (1) che venne rappresentata 
la sera del 25 Agosto. Le altre opere, in ordine di rappresentazione, 
furono : Gemma di Vergy, Norma, 1 due F ascari, Anna Balena, Il 
ritorno di Coluniella e I Capuleti e Montecchi. 

L orchestra non era stata — forse — abbandonata ancora dai 
professori, che il 3 Ottobre cominciò il corso di rappresentazioni della 
DrammMtica Compagnia diretta dal signor Luigi Cappello, colla Adria- 
na LecouCreur. Le recite terminarono il 22 Novembre. 



Fra l'Ottobre e il Novembre di quell'anno 1852, vennero offerte 
a] pubblico milanese due singolari attrattive, una al Teatro Re, 1 altra 
al Teatro Santa Radegonda. Al Teatro Re le serate misteriose dellar- 
tista fisico Luigi Bergher di Annover, il quale offriva la decapita- 
zione illusoria di un uomo vivente; ed al Teatro Santa Radegonda 
— dove agiva la compagnia francese conduite et dirigée par M. Eu- 
gène Meynadier — il debutto de la petite Comedienne Cécile Monta- 
land agée de 8 ans, nel dramma Marie l'esclave. 

11 28 Novembre incominciò una ricca stagione d'opera in cui ven- 
nero date al Carcano cinque opere, fra cui — non pili nuova per 
Milano — Roberto il Diavolo di Meyerbeer. Le altre opere date furono : 
Cenerentola, Saul, Barbiere di Siviglia e Semiramide, le cui rappre- 
sentazioni continuarono fino ali 8 Febbraio 1853. 

Il 28 Marzo riprese la stagione lirica con Sorma, Crispino e la 
Comare, Barbiere di Siviglia, Otello di Rossini, Eugenio di Messina, 
del Maestro Gamberini, L'Italiana in Algeri e Lucrezia Borgia. 

Nei giorni 15 e 16 Maggio si diedero al Carcano due grandi con- 
certi vocali e istrumentali. Dopo tanta lirica, si ebbe una stagione di 
prosa. 11 4 Agosto iniziò al Carcano le sue recite, con // Domenichino 
e La scelta d'una sposa, la Drammatica Compagnia diretta da Anto- 
nio Giardini. 

11 30 Agosto si chiuse questo corso di rappresentazioni. 



(1) Sopta libretto di Serafino Torelli. 



= IIG = 

Dal 3 Settembre aìl' I I Novembre si svolsero una serie di recite 
seguite da ballo, dalla Drammatica Compagnia diretta da Tommaso 
Massa e Napoleone Morandi e della quale faceva parte il celebre at- 
tore Giuseppe Moncalvo. 

La prima recita fu La Mendicante, seguita dal ballo Sidney. 




La vecchia facciata del Carcano. 

(Da una stampa del 1850 circa - Archivio Storico-Civico di Milano). 

Col 11 Novembre ripresero al Carcano le rappresentazioni d'ope- 
ra. Vi si diede ; Rigoletto, Nabucco, ed il 19 Dicembre vi si rappre- 
sentò l'opera del maestro Donizetti : Parisina, che — con esito me- 
diocre — era stata data alla Scala, per la prima volta, il 6 Feb- 
braio 1834. 



E siamo alla infelice insurrezione del 1853. 

La sera del tragico e rosso 6 Febbraio, il u Bollettino degli spetta- 
coli » segna per i teatri di Milano : 



= li: = 

Alla Scala : Rìgoletto col ballo Caterina o la figlia del bandito, e 
dopo lo spettacolo festa da ballo con maschera. 

Alla Canobbiana : Compagnia Pezzano, recita La Contrada della 
Luna, con farsa. Dopo, veglione mascherato. 

Al GARGANO : Semiramide, col balletto Krethel. Dopo lo spet- 
tacolo veglione mascherato. 

Al Teatro Santa Radegonda : Le demon du Foyer, Compagnie 
Frangaise Eugène Meynadier. " Après soirée dansante. -> 

Teatro Re : Opera, Bianca di Belmonte. 

Ma è. per qualche tempo, l'ultimo Bollettino. Gè lo spiega questo 
eloquente decreto. 

a D'ordine dell'eccelso L R. Comando militare della Lombardia, 
si deduce che ora rimangono chiusi tutti i teatri, sì pubblici che pri- 
vati, essendo proibito, a tenore dell'ultimo proclama, qualunque adu- 
nanza di persone. 

8 Febbraio 1853. Firmato : MARTINEZ ». 

La storia di quel sanguinoso primo scorcio di mese è conosciuta. 
Lo stesso giorno 8 Febbraio erano stati arrestati : « Brigatti Eligio di 

25 anni; Facceli Cesare di 42 anni; Canevari Pietro di 23 anni, pie- 
m.ontese; Piazza Luigi di 29 anni; Piazza Camillo, di lui fratello, di 

26 anni; Silva Alessandro di 32 anni e Broggini di anni 37. Vennero 
appiccati, ma solamente sei, perchè sei erano le forche; il Canevari, 
perchè il piià giovane di tutti, ebbe il privilegio di essere fucilato. 
Tutti costoro erano stati colti armati di pugnale ». 

Dopo l'atroce repressione l'ordine si ristabilisce. Immediatamente 
la Gazzetta Ufficiale può scrivere : 

(( La quiete pubblica è perfetta nella città e nella provincia. La 
popolazione amica dell'ordine benedice il Potere jorte e provvido che 
l'ha rassicurata e protetta ». 

La vita teatrale non riprende però che verso la fine di Marzo; il 
29 di quel mese, sempre la Gazzetta Ufficiale riferisce : 

(( Coloro che hanno posto per principio della loro politica di far 
ammazzar gente per tener viva l'idea della insurrezione, aveano co- 
perta la capitale Lombarda d'un velo funereo, quasi vittima destinata 



= 118 = 

al sacrificio delle loro scellerate jollie; ma mercè il vigoroso braccio 
dell'autorità, severa a tempo e a tempo benigna e clemente, quel velo 
va, a poco a poco, ritraendosi, e il sole della sicurezza e della pace ri- 
splende di nuovo. 

« Rassicurate la proprietà e la jamiglia, rinascono spontanee quelle 
gioie della vita, che la natura benefica ha mnestate a disegno dell'u- 
mano consorzio per jarlo bello e armonico e per rendergli meno grave 
il jar dello del suo terreno pellegrinaggio. 

(( Ed ecco tra noi rifiorirsi i passeggi pubblici e riaprirsi i teatri. 
Dopo l'I. R. Teatro alla Scala (la Scala era stata già riaperta la sera del 
7 Marzo), ieri sera (28 Marzo), si riaperse il Regio Teatro della Ca- 
nobbiana e il Teatro Corcano. 

((Entrambi erano affollati malgrado il cattivo tempo.... 

« Lo spettacolo (al Carcano) esordì coU'inno popolare dell'Impe- 
ro, cantato dagli attori primari e dai cori con molto effetto e con ac- 
compagnamento di piena orchestra. 

u L'inno ju salutato dal jrequente uditorio con replicate salve d'ap- 
plausi. L'esecuzione non poteva essere meglio affiatata. Teresa Pa- 
rodi, allieva della celebre Pasta, ha sostenuto con grande arte dram- 
matica la parte di Norma. 

(( // tenore Gaetano Baldanza si è grandemente distinto nella parte 
di Pollione. 

(( Assai bene il basso Prospero Sem. 

(( Possiam dire senza tema d'errare, che la Norma ha destato ieri 
sera al Carcano un vivo entusiasmo >>. 

11 Teatro era pieno per più di metà di soldati austriaci. 

In quell'anno 1853 vennero date al Carcano due opere nuove : 
Baschina, poesia di Francesco Mario Piave, musica di Federico Gu- 
glielmo de Liguoro, ed Eujemio di Messina, poesia di Giuseppe Torre, 
musica di Andrea Gambini. 



La necessità inesorabile di essere brevi conduce senz'altro al 1854. 
anno in cui continuarono fino al 5 Marzo le rappresentazioni d opera 
del Nabucco, Rigolelto, Elixir d'amore, Lucia di Lammermoor, Il Cor- 
saro e del Don Sebastiano, che venne rappresentato, con successo, per 
la prima volta la sera del 14 Gennaio al Teatro Carcano col balletto : 
Astuzie contro astuzie. 



= 119 = 

Il 6 Marzo iniziò il corso delle sue recitazioni la Drammatica Com- 
pagnia Metastasio di E. Pascoli e F. Bon. 

Col 20 Marzo insieme alla commedia si diede spettacolo d'opera. 
Queste rappresentazioni di prosa e canto continuarono fino al 20 Mag- 
gio. Le opere rappresentate in quel periodo furono : / Puritani, di Bel- 
lini, Fausta di Donizetti e La Sonnambula. 

Dal 21 Giugno al 4 Luglio, rappresentazioni del Gran Circo Ro- 
ncano della equestre Compagnia di Alessandro Guerra. 

Il 9 Luglio si riaprì per stagione di canto. Vi si diede Macbeth 
di \ erdi, eh ebbe un gran numero di repliche. 

11 30 Luglio prim.a rappresentazione dell'opera nuova Ida di Da- 
nimarca, tragedia lirica di Callisto Bassi e musica del Maestro Luigi 
Rieschi, contemporaneo e compaesano di Vincenzo Bellini. Naufragò 
clamorosamente. 

(( Un altro naviglio perduto nel mar polare senza che siasi trovato 
il desiderato passaggio »; così il resocontista della Gazzetta di Milano. 

Si ha quindi ■ il I ." Agosto la signora Fuoco in unione al signor 
Calvi, un passo a due " a beneficio di chi ne ha bisogno » : così il ma- 
liziosetto estensore critico del " Corriere delle Dame )). 

II 23 Agosto, a beneficio dei professori d'orchestra, ci fu al Car- 
cano un grande concerto vocale, istrumentale e danzante, al quale 
partecipò anche la esirr-ia danzatrice Erminia Fuoco. 

Dal 2 Settembre, e fino al 20 Novembre, ci furono al Carcano le 
recite della Drammatica Compagnia di A. Giardini, seguite sempre da 
uno ed anche due balli. Alla prima rappresentazione si diede La vita 
color di rosa con due balli : Enrico Morton, ballo nuovo, e Monsieur 
Chalumeau. 

Il 23 Novembre prima rappresentazione dell'opera nuova // Do- 
mino nero, del Maestro L. Rossi. Le rappresentazioni successive fu- 
rono date insieme a spettacolo di prosa, colla Drammatica Compagnia 
Tassoni, ed a esercizi della Compagnia Mimo-Ginnastica di Giovanni 
Chiarini, con pantomima. 

\ ennero rappresentate le seguenti opere : Emani, Columella, Bar- 
biere di Siviglia di Rossini e Lucrezia Borgia. Prima di chiudere l'anno 
si diede una seconda opera nuova, la quale non riesci a raggiungere 



= 1^0 = 

l'imminente 1855 : Lisa del Sebino, poesia di anonimo, con mu- 
sica di Carlo. Sala. In molte sere ci fu anche giuoco di tombola. 

Lo spettacolo principiava alle 7 e mezza pomeridiane. 

Durante il carnevale del 1855 continuarono le rappresentazioni..., 
interminabili. 11 5 Gennaio venne inaugurata al Carcano la nuova ope- 
ra La donna Bianca di Avenelìo, del Maestro M. C. Gallieri, seguita 
dagli esercizi della Compagnia mimica danzante Chiarini, e dalla pan- 
tomima // figlio del mistero. 

Prima della chiusura di quella stagione, che fu la sera del 24 Feb- 
braio, si diede l'opera nuova Sansone del maestro Giacomo Panizza, 
nonno dell'attuale maestro e compositore di musica. 

Nella stagione di Primavera di quell'anno 1855, e precisamente 
il 9 Aprile, sì rappresentò l'opera nuova del Maestro Paolo Carrer : 
Isabella d'Aspeno, poesia di un modesto signor R. G. S. 

" ...una sola cosa dobbiamo rimproverare al Maestro, e non già 
una cosa che gli manchi, ma che gli sovrabbonda: è la memoria. La 
memoria del Maestro Carrer è tale, che bisognerebbe che il pubblico 
non ci andasse colla propria in platea... », così il mordente Rovani 
della Gazzetta. 

In quella medesima sera venne dato uno straordinario divertimento 
di canto e chitarra a pedale, di nuova invenzione del signor Deker. 

Il 21 Aprile si ha la prima del Trovatore. Durante il corso di 
quella stagione si verifica un fatto nuovo e rimasto certo unico nella 
storia dei teatri : un autore-impresario applaudito chiude la porta in 
faccia al pubblico. 

11 12 Agosto 1855 venne data al Carcano l'opera nuova Eleonora 
de' Medici del maestro Briccialdi, su libretto di Francesco Guidi. 

(( Era costui uno squisito concertista di flauto. L'opera vi ebbe 
successo vivo, ma dopo due sere — scrive Rovani — fu chiuso e in- 
catenato il Teatro, e ciò non per volontà del pubblico, ma dell' autore- 
impresario! Forse è questo il primo jatto di tal nutura che registrino 
gli annali dell'opera. Un pubblico che applaude e a cui si chiudono 
le porte in jaccia. Un autore applaudito e che s'invola dalla presenza 
di chi gli ja i complimenti ». 

11 16 Giugno si rappresentò l'opera nuova Elodia di S. Mauro, del 
maestro Giobatta Meiners, azione tratta dal Solitario, infelice roman- 



I;.^l 



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■"«^iS» 



Adelaide Ristori nella tragedia ^M^irra. 

(Fondo di. A. Bertarelli destinato alla Btaidense). 



zo d'Arlincourt, col Trovatore e Tatto terzo dei Due Foscari, e l'aria 
del Poeta nella Matilde di Chabran. Si chiuse quella stagione d'opera 
del Carcano, la sera del 22 Giugno, serata a beneficio di Alessandro 
Maccaferri. 

* * * 

11 30 Luglio venne riaperto, ancora con stagione di canto, il Car- 
cano. Vi si diede, per primo, l'opera Don Sebastiano e vi figurarono : 
l'Abbadia, il Mattioli, il Saccomanno e il Pons. 1 cori eran quelli del 
Teatro alla Scala. La stampa fu unanime nel riconoscere la eccellenza 
delle esecuzioni d'opera. Malgrado ciò, e forse per questo, ci fu un 
grande giornalista dei tempo che sentì l'ossessionante nostalgia delle 
fischiate sonore. 

(( È da qualche tempo, anzi da moltissimo tempo, che in serata 
d opera, di primo, secondo e di terz' ordine, non si sentono più, né 
frequenti, né sonore le fischiate che pur s' udivano al tempo in cui i 
nostri padri eran figli .'Voi stessi ci ricordiamo d'aver sentito in tea- 
tro a fischiare allegramente, e sonoramente, e anche al cospetto di ri- 
putazioni più o meno grandi, anche 'n presenza di cantatrici e cantori 
semidive e semidei: fu fischiata la Malibran, ju fischiata la Pasta, Ru- 
bini stesso, una sera che gli andò male un falsetto, venne fischiato dal 
pubblico che, come un doganiere, aveva V abitudine di non guardare 
in )accia a nessuno — ed ora, ora non si fischia più! ». 

Il 1855 fu l'anno più fecondo di opere nuove per il Carcano. Se 
ne diedero cinque. Infatti oltre La donna Bianca di Avenello del 
maestro M. G. Gallieri, V Elodia di S. Mauro, Sansone e Leonora dei 
Medici, già da noi se.?nalate, si diedero : La Rediviva, poesia di Giu- 
seppe Sapio, musica di Paolo Carrer, ed // Marchesino del nn.aestro 
Giuseppe Borani. su libretto di Tommaso Stecchi. 



^ Il M gg ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ ^ :t: :±: M m M m 



X. 



DAL 1855 AL 1859. 



La Ristori ed Ernesto Rossi — Il duello di Manfredo Camperio Grandi 
stagioni d'opera, prosa, balli, concerti e varietà — Il Re dei tamburoni 
— I teatri di Milano nel '59 — Per i feriti nelle guerre dell'indipen- 
denza e per l'emigrazione veneta. 



Il 21 Novembre 1855 ci fu al Carcano la prima recita della Dram- 
matica Compagnia Sarda, colla Francesca da Rimini, interpretata da 
Adelaide Ristori e da Ernesto Rossi. 

La Ristori, che aveva già recitato al Carcano. giovanissima, in- 
sieme con la Marchionni, sua maestra e insigne artista quant'altra mai, 
vi ritornò reduce dei trionfi sbalorditivi mietuti nelle principali metro- 
poli d'Europa. 

(1 Essa ju salutata — scrive la Gazzetta di Milano in quei giorni — 
con trasporti d' entusiasmo e di gioia come si saluta il più caro e il più 
stimabile degli amici, che non si vede de qualche tempo, che lasciò 
tonte e così belle memorie di sé, e che per sopra più torna glorioso 
del suo nome, e di quello della sua patria; e questi trasporti, questi 
etwiva, questi applausi si rinnovarono per lei durante tutta la rappre- 
sentazione, fino ai punto d'essere essa stessa vivamente commossa. 



« E noi comprendiamo la sua generosa commozione, onusta dei 
riportati trionfi, splendida della jama che può diminuire e non crescere, 
all'apice della gloria, della rinomanza e della jortuna, essa presenta- 
vasi a un pubblico affollato, stipato ed intelligente, che jra i primi, 
o primo jorse, aveva incoraggiato i mal jermi suoi passi al primo com- 
parire sulle scene, che giovinetta ancora le aveva decretata la coro- 
na la quale cedevale spontanea e ben consapevole la regina dei nostri 
teatri, Carlotta Marchionni; ed essa teneva più che mai a consolidare 
qui, in mezzo ai suoi, jra quelli che jurono i jortunati profeti delle 
sue glorie, gli auspici della sua sorte, quella jama che, nata tra noi, 
cresciuta a dismisura sulla Senna e altrove, aveva per lei e per il suo 
cuore il bisogno di una conferma, che le venisse dai suoi connazionali, 
giudici assai più competenti, e alcune volte anche di troppo severi. 
E la conferma non poteva essere più nettamente vittoriosa e trion- 
fale )). 

Ccmpagno della Ristori era il Rossi, « imitatore fedele e felice 
di Gustavo Modena, suo grande maestro )>. 

Vi rappresentò, oltre la Francesca da Rimìni, le tragedie : Mirra, 
Maria Stuarda, Elisabetta d'Inghilterra e Pia dei Tolomei, in ognuna 
delle quali parve raggiungere la più nobile e perfetta forma d'arte. 

Attore ed artista sommo, degno compagno di lei, Ernesto Rossi, 
raccolse al Carcano i pili frenetici applausi. Nella tragedia Oreste fu 
di una eccellenza tale da sollevare l'ammirazione del pubblico fino 
alle stelle. 

La Drammatica Compagnia Sarda chiuse la sua memorabile sta- 
gione la sera del 4 Dicembre, colla Pia dei Tolomei. 

In Dicembre si riprese la lirica, e la sera dell' 1 1 vi si rappresentò 
l'opera del maestro Pacini : Saffo (ch'era stata rappresentata, con 
buonissimo esito, alla Scala, nell'inverno del 1842); ed alla quale se- 
guirono Y Attila, Il Trovatore e / Lombardi 

E siamo all'inverno 1856, quando gli spiriti patriottici, usciti dal- 
l'accasciamento succeduto alla perdita di ogni speranza, si rifanno 
audaci e l'audacia non si disgiunge dalla gaiezza. Il Teatro alla Scala 
ridiventa qual'era stato prima del 1848, il principale ritrovo della vita 
milanese (I). Animatissime in particolare le serate della Duchessa Vi- 
sconti di Modrone e di sua sorella la marchesa Rescalli. 



(I) Ricordi di Giooenlii (Giovanni Visconti Venosta). 



I-.^) 



Ma la gioventù che costituiva l'avanguardia fremente, quella che 
presentiva il quasi imminente divenire della redenzione della patria, 
si raccoglieva al Carcano e vi gremiva i veglioni. 




Ernesto Rossi. 

(Fondo Seletti - Archivio Storico-Civico d: Milano . 

Si ballava, e furiosamente dappertutto, ma bastava la presenza di 
un^uniforme austriaca per far ribollire il sangue. Per quanto segregati 
dalle case private, gh ufficiali riuscivano talvolta ad intrufolarvisi. Così 
accadde un sera in casa del barone Ciani, in corso \ enezia, dove quel 



signore offriva un gran ballo per festeggiare il ritorno avventurosissi- 
mo dall'Australia di suo nipote Manfredo Camperio. 

Il capitano Schonal, capo di Stato Maggiore del generale austria- 
co, inquilino in casa Ciani, vi era stato invitato. Ebbe il torto però di 
andarvi in divisa. 11 festeggiato, Manfredo Camperio, gli fece una fie- 
ra rimostranza per essere intervenuto colla divisa dei dominatori. 

Ma lasciamo continuare allo stesso protagonista, che racconta quel 
simpaticissimo episodio in una lettera da lui scritta il 6 Gennaio 1899 
a Giovanni Visconti Venosta. 

(( — Mi darete, spero, una soddisjazione per questo vostro strano 
modo di procedere! 

(I — Certamente, risposi; non dubiti, capitano. 

(( Le danze ripresero, ma poco dopo, temendo io, come injatti av- 
venne, che la polizia, sempre vigile, informata di quanto era avvenuto, 
avrebbe circondata la casa per pigliarmi, me la svignai dalla parte dei 
boschetti. Presi una vettura e mi jeci condurre a una bottega da guan- 
taio dove si vendevano degli abiti da maschera. 

u Poi, vestitomi da puffe (maschera allora molto comune), corsi 
al veglione del Teatro Carcano, pensando ch'era quello il miglior modo 
per sviare dalle piste dei poliziotti. Dopo un paio d'ore seppi dagli 
amici Tarlarini e Giulio Venino, ai quali mi jeci conoscere, che la po- 
lizia era sulle mie traccia, non avendomi trovato a casa mia. Colle do- 
vute precauzioni corsi a casa, sempre vestito a puff, per prendere un 
po' di denaro e per salutare mio zio. Concertai la juga per mezzo di 
mio cugino Augusto Besana e dell'amico Tarlarini che mi cambiò il 
vestito da Puff con quello d'un suo contadino, e messomi in biroc- 
cino mi fece condurre ad una sua campagna x. 

Di lì passò in Piemonte, dove il Camperio cadde ammalato. Ap- 
pena ristabilitosi, avuta la parola d onore del Schonal che sarebbe stato 
mantenuto il segreto sulla sua presenza, passò il Ticino accompagnato 
dai suoi padrini e s'incontrò col capitano Schonal e coi suoi secondi. 
11 duello si svolse poco distante dal fiume. 11 capitano austriaco vi ri- 
mase gravemente ferito. I due avversari si strinsero la mano: quindi 
Manfredo Camperio riguadagnò la sponda piemontese. 



Durante la stagione di Carnovale e parte della Quaresima con- 
tinuò a svolgersi al Carcano il ciclo delle opere già iniziato in Dicem- 



bie; vi si aggiunsero : Isabella d' Aspeno del maestro Carrer e La Re- 
diviva, dello stesso autore. Ma. cedendo alle abitudini del publico 
d'allora, queste rappresentazioni liriche furon date insieme a recite 
ed a rappresentazioni ginniche della Compagnia Fratelli Borgazzi. di 
cui facevano parte, assai applauditi dal pubblico, tre piccoli fanciulli 
adeti. 

Dal 23 Marzo al 21 Maggio fece accorrere al Teatro Carcano 
un gran pubblico, il Circo Olimpico della Nuova Compagnia Eque- 
stre 1-uigi Guillaume, con distinti artisti francesi, inglesi e 35 cavalli. 

11 2 Giugno riprese una stagione di canto con ricchissima collana 
d'opere, che terminò il 3! Agosto. Vi si diedero Nabucco, Sonnam- 
bula, Lucia di Lammernìoor, Freijschutz, Don Pasquale, Barbiere di 
Siviglia ed Eleonora di Mercadante. Vi si diede anche il ballo II 
jranco bersagliere. 

11 6 Agosto, preceduta da allettanti soffietti apparve, per la prima 
volta, sulle scene del Carcano la prima danzatrice spagnuola Pepita 
Rodriguez insieme col primo ballerino Antonio de Guzman. Ma do- 
vette essere una delusione, a giudicare dal breve commentino che 
seguì sulla Gazzetta di Milano : « L' altra sera, nel Carcano, che per 
varietà e molteplicità di attori e d'attrici d'opera d'ogni varietà, e per 
larghezza d' abbonamenti non la cede a nessuno, si produsse armata 
di tambuco e di nacchere, la signora Pepita Rodriguez e Antonio de 
Guzman. Ma i nomi, per quanto celebri, non corrisposero alla prova 
ed il pubblico si accorse di assistere ad una jarsa « L'inganno injelice > 
di cui egli era il protagonista. 

Il 30 Ottobre la Drammatica Compagnia Vestri-Antinori, diretta 
dall'artista Gattinelli, iniziò un breve corso di recite. 

Dal 15 Novembre al 14 Dicembre furono date rappresentazioni 
equestri dalla Compagnia Luigi .Naudmann, primo cavallerizzo d'Un- 
gheria. 

11 26 Dicembre di quell'anno 1856 si diede al Carcano la prim.a 
rappresentazione della Traviata col divertissement — così lo chiama- 
vano i giornali del tempo — / vecchi burlati. 

In quel torno di tempo venne rappresentata e vi fu applauditis- 
sima al Carcano l'opera buffa // Pipelet, che dopo i trionfi di Roma 
e quelH di Genova e d'altri teatri, aspettava, come suol dirsi, la 



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Lettera autografa di G. Rossini al conte Pompeo Belgioioso, cugino del principe 
Emilio Belgioioso, presidente dell'attuale Società del Carcano. 

(Collezione autografi cav. Malici). 

valida firma della città di Milano, senza di cui quella cambiale mi- 
naccia talvolta di non essere accettata. 

I veglioni e l'opera compongono la stagione di Carnovale del 
1837; infatti vengono date al Carcano sei jeste scelte da ballo con sfar- 
zoso addobbo e triplice iUuminazione a gas, oltre alle opere Torquato 
Tasso, Pipelet, La Traviata, e i balli . Gli amori campestri. La sel- 
vaggia e l'Europa. Vennero rappresentate tre opere nuove : Gli stu- 
denti del maestro Graffigna (8 Febbraio 1857), Lida da Carcano del 
maestro Taddei, col balletto La locandiera (20 Febbraio) e Le due 
fidanzate del maestro Baur. sopra libretto anonimo. 

Dal 2 Marzo al 2 Aprile vi fu un corso di recite della Dramma- 
tica Compagnia A. Giardini e in Primavèra-Estate, cioè dal primo 
Aprile al 25 Agosto, nuova ricchissima stagione di canto ed altri avve- 
nimenti artistici al Carcano. Vi si diedero, nell'ordine seguente : Lu- 



= 130 = 

crezia Borgia, Don Bucefalo, Luisa Miller, Attila, Barnaba \ isconti 
(opera nuova per Milano (1) del maestro Lucio Campiani), // Trova- 
tore, Emani, Macbeth e Maria di Rohan. 

Durante però quel lungo periodo vi furono parecchi concerti 
delle violiniate sorelle Carolina e Virginia Ferni, assai lodate dalla cri- 
tica del tempo. La sera del 19 Luglio, negli intermezzi dell'Emani, 
le sorelle Teresa e Adelaide Colombo, diedero al Carcano un'Acca- 
demia schermistica con assalti di spada e di squadrone ! 

Il 15 Settembre vi fu una recita della Dramm.atica Compagnia, di- 
retta da Bassi, la quale rappresentò Marin Faliero; vi furono subita 
dopo 3 rappresentazioni del prestigiatore inglese Vigoureux. 

11 3 Ottobre la Drammatica Compagnia diretta da Cesare Dondinì 
iniziò le sue rappresentazioni che ebbero termine col 30 Ottobre; fra 
l'altro si rappresentò La signora delle camelie. 

L'immediato 31 diede principio coi suoi spettacoli acrobatici, 
mimico- danzanti la Compagnia Fratelli Chiari. Rimase al Carcano fino 
al 30 Novembre. 

Il 4 Dicembre prima dell'opera Marin Faliero, alla quale segui- 
rono : Poliuto, Rigoletto, Nabucco, Traviata, I Lonibardi e L'assedio 
di Leida del maestro Petrella. Con quest'opera nuova e coW applaudite^ 
suo rataplan, si chiuse il 25 Febbraio 1858 quella stagione, la quale 
ebbe due deliziosi cantanti : la Boccabadati, soprano, ed il tenore Bar- 

bacmi. 

* * * 

Curiosa è l'apparizione sulle scene del Carcano. la sera dell'S 
.Marzo, del signor Gerbel-Jaggi, il rinomalo re dei tamburoni, che 
fece mostra della sua valentia nell'eseguire un concerto sopra dodici 
casse. Colpi di cannone, fuochi di plotone, di fila, scariche di bat- 
taglioni, l'avvicinare e l'allontanare di truppa, costituivano il pro- 
gramma di quello spettacolo che, se tanto incontrò le simpatie del 
pubblico, non dovette piacere al Conamissario di Polizia austriaco, 
giacche il concerto granccssistico non venne ripetuto. 

II 3 Aprile è la prima rappresentazione del Ruy-Blas del maestro 
Giuseppe Rota (2). 



(1) Rappresentata per la prima volta a Cremona nel 1855. 

(2) Da non confondersi col popolarissimo RuV-Blas del maestio F. Marchetti, rappresentatosi alla Scala, pei 
la prima volta il 3 Aprile 1869. 



= 131 = 

In Maggio vi fu un breve corso di rappresentazioni della Dram- 
matica Compagnia Monti e Prada: dal 20 Agosto al 30 Ottobre recite 
della Drammatica Compagnia Seremia e Mariani. V'era come prima 
attrice Carolina Paladini e si diedero in comune due balli : // pro- 
scritto Scozzese del maestro d'Amore e quello di mezzo carattere : 
L'Orjano e VOmicida. 

11 giorno dei Santi 1858 le Compagnie Riunite Acrobatiche mimo- 
danzanti-plastiche, dirette dagli artisti Lorenzo Chiarini ed E. Averino 
principiarono al Carcano i loro spettacoli che ebbero termine la sera 
del 13 Dicembre. 

11 21 di quello stesso mese, il Teatro Carcano, espressamente ri- 
dotto ad Anfiteatro, venne inaugurato colla Compagnia Equestre Gae- 
tano Ciniselli. 

Nel Gennaio dell'anno santo 1859 si davano nei teatri di Milano i 
seguenti spettacoli . Al Teatro alla Scala, l'opera Vasconcello del m.ae- 
stro Villanis, poesia di Temistocle Solerà; alla Canobbiana : Galileo, 
colla Drammatica Compagnia Tassani; al Carcano, sempre ridotto 
ad anfiteatro, rappresentazioni equestri; al Nuovo Teatro Silvestri, 
a San Simone, la Drammatica Compagnia Giardini; al Teatro Santa 
Radegonda : // Diavolo della Notte, musica del contrabbassista Gio- 
vanni Bottesini. 

Ma un profondo irresistibile rivolgim.ento andava lievitando nelle 
intime fibre del popolo, e appariva, tratto tratto, alla superficie con 
sublimi irresistibili impeti. 

La sera del 10 Gennaio ci fu alla Scala una dimostrazione patriot- 
tica. Si rappresentava la Norma, quando, al grido bardico dei guer- 
rieri : Guerra, guerra! tutto il pubblico scatta unanime, e battendo fu- 
riosamente le mani, fa coro col coro prorompendo in esaltanti : 
Guerra, Guerra! Gli ufficiali austriaci, che per singolare e prudente 
privilegio occupavano, come di solito, le prime file delle sedie riser- 
vate, si alzai ono alla lor volta e con essi il loro generale conte Giulay, 
che occupava il palco N. 16 di 1' fila sinistra. 

Ciò che costò, naturalmente, per ordine delle I. R. polizia au- 
striaca, l'amputazione del coro : Guerra, guerra ! dalla Norma, nelle 
rappresentazioni successive. 



= 132 - 

E il 24, dello stesso mese, alla prima rappresentazione del Simon 
Boccanegra, accadde l'episodio, notissimo, del Viva V.E.R.D.I. allu- 
sivo a Vittorio Emanuele Re d'Italia. 

E il 23 Febbraio si tentò di osiruzionare il Veglione, volendo che il 
Teatro, in segno di lutto, per la morte del patriota Emilio Dandolo 
fosse chiuso per tre giorni. Ma la polizia caricò la folla, ne ebbe ra- 
gione e fece una trentina d'arresti. 



Al nostro Carcano gli spettacoli del Circo Ciniselli terminarono 
il 13 Marzo; vi cominciarono poi le rappresentazioni della Drammatica 
Compagnia, diretta dal capocom.ico A. Rossi, le quali però si sospe- 
sero la sera del 17 Aprile, in cui rimasero chiusi tutti i teatri, fino 
al 25 in cui si riapersero — ma per poche sere — tutti gli altri Teatri, 
eccetto il Carcano, il quale era sotto vigilanza speciale. 

il 30 Aprile la Gazzetta Ujficiale di Milano pubblica l'Ordine del- 
l'Armata in cui Francesco Giuseppe a ajfida il buon diritto dell'Au- 
stria nelle ottime e sperimentate mani della prode sua armata. La sua 
jedettà ed il suo valore, V esemplare sua disciplina, la giustizia della 
causa, che essa combatte, ed un glorioso passato gli danno garanzia 
dell'esito. Andate con Dio e la fiducia del vostro imperatore alla bat- 
taglia i>. 

Il 4 Giugno è il giorno della battaglia di Magenta. La Gazzetta Uj- 
ficiale di Milano che si stampava in contrada S. Pietro all'Orto, N. 18 
— G. B. Menini compilatore-editore — ed aveva la testata provvista 
dell'aquila bicipite, apparve il giorno 7 — ingresso delle truppe fran- 
cesi in Milano — colla semplice e onesta leggenda Gazzetta di Milano 
e con questa candida dichiarazione : v La redazione della Gazzetta 
di Milano con l'ordine di cose che va inaugurandosi promette di porsi 
al livello dei nuovi bisogni, ispirata dai più vivi e sacri interessi nazio- 
nali ! <•. 

11 numero 16 Luglio del giornale La Lombardia che contava 

appena pochi giorni di vita — annuncia al pubblico che <i Al Teatro 
Carcano si darà un breve corso di rappresentazioni con opera a bene- 
fìcio dei militari feriti per l'italiana indipendenza. In detto corso di 



= 133 - 

recite si daranno due opere, la prima delle quali nuova per Milano, 
col titolo : La battaglia di Legnano, del maestro Verdi. La seconda 
Le prigioni di Edimburgo, del maestro F. Ricci. Con apposito mani- 
jesto verrà indicato il giorno della prima rappresentazione ». 

La Battaglia di Legnano era stata rappresentata, la prima volta 
in Roma, nel Teatro Argentino, il 27 Gennaio 1849. Al Carcano le 
rappresentazioni furono dodici, e la prima di esse venne data la sera 
di San Giovanni. 24 Giugno, e l'ultima il 6 Agosto. I! manifesto 
d'apertura portava la leggenda : A totale beneficio dei niiliti jeriti 
delle armate alleate, con l'opera nuova per Milano : La battaglia di 
Legnano. 

Serate indimenticabili per chi vi potè assistere, e storiche quante 
altre mai nell austero significato della parola furono quelle dove l'entu- 
siasmo e la commozione profondissima del pubblico attinsero a forme 
di fanatizzante rito religioso. 

Di quelle dodici memorabilissime serate, dieci furono date colla 
Battaglia di Legnano e due colle Prigioni di Edimburgo. 

11 2 Ottobre la Drammatica Compagnia Metastasio vi diede il 
dramma Suor Teresa col ballo // bersagliere delle Alpi (ch'ebbe un 
successo frenetico e duraturo). Nelle sere consecutive vennero dati 
altri balli che traevano argomento dagli eventi compiuti e da quelli 
che si intuiva stessero per compiersi. Quindi abbiano : Gli Austriaci 
in Piemonte; Il Re di Roma; il dramma : Fede, Speranza e Libertà; 
Don Giovanni d'Austria, ecc.. ecc. 

La sera del IO Ottobre 18^9. venne dato al Carcano una serata 
a beneficio dell'^ ssocrazione Unitaria Italiana col dramma : Fede, Spe- 
ranza e Libertà e col ballo // bersagliere delle Alpi, che infallibilmente 
mandava in visibilio il pubblico. 

Il 14 di quello stesso mese, si diede Venezia dopo la Pace di \ il- 
lajranca e il solito ballo // bersagliere delle Alpi. 

Poche sere dopo, il dramma Aristocrazia e Plebe e L'Ancora 
di Alessandria. 

11 20 Ottobre (?) si diede la prima recita dell'Ombra di Radetsk.y 
al campo austriaco la notte della sconfitta di Magenta (a benefìcio 
dell'attore Evaristo Ogna e del brillante Carlo Pascali). 



= ]3i - 

La sera del 26 Ottobre, la banda militare francese eseguì al Tea- 
tro Garcano vari pezzi che vennero fatti bissare dal publico che li 
applaudì scrosciantemente. In quella serata si rappresentò il balletto 
nuovo 7.an:e o l'operetta / tre moschettieri. 

Il 31 Ottobre ci fu la beneficiata della prima ballerina assoluta 
Carolina Bottali col dramma Una gloria del 1808 e il ballo // bersa- 
gliere delle Alpi. La seratante volle cedere la parte che le spettava 
dall'introito a beneficio dell'Emigrazione Veneta. 

Col 12 Novembre s'iniziò una stagione d'opera e ballo, che ter- 
minò il 10 Dicembre. Si rappresentò come primo spettacolo Luisa 
Miller col ballo // bersagliere delle Alpi. Vi si diedero anche : Gemma 
di Vergij e / tre moschettieri, sempre seguite dall'infaticabile Bersa- 
gliere delle Alpi. 

Il 26 Dicembre 1859: La Lega Lombarda, con ballabili. 

Le rappresentazioni d'opera al Teatro Carcano nel Carnovale 1860 
dovettero essere d'una mediocrità assai prossima della sciagura arti- 
stica. 

(( Non vi parlo dei baccanali del Carcano — scriveva Ghislanzoni 
ni Febbraio di quell'anno sulla Rivista Milanese, rubrica del giornale 
La Lombardia. — - Chi può non risentirsi delle projanazioni, dei sa- 
crilegi artistici, vada laggiù a passare le serate, e jorse potrà diver- 
tirsi accstfando l'opera seria come una parodia ». 

Ma il pubblico era felice e vi si divertiva ugualmente. E se gli 
artisti erano malvagi come interpreti e come cantanti, in compenso, 
avevano tanto cuore. Più volte essi si prestarono a rappresentazioni 
straordinarie a beneficio ancora della Emigrazione Veneta, di cui la 
prima, in quell'anno, venne data la sera del 5 Febbraio. Le opere 
bonariamente massacrate in quella stagione furono : La Lega Lom- 
barda, con ballabili; / Lombardi alla prima crociata; Belisario; Son- 
nambula e il Trovatore. 



^ ^i g^ ^ 



XI. 



GLI SPETTACOLI DELL'INDIPENDENZA. 



11 Carnovale 1860 — Gustavo Modena e Camillo Sivori — Serate classiche 
benefiche e garibaldine — « Daghela avanti un passo » — La Ristori, 
la Pezzana, Salvini, Rossi e Bottero contemporaneamente a Milano — 
La Frezzolini. 



Milano festeggiò il primo Carnovale dell'Indipendenza — avendo 
ospite Re Vittorio Emanuele II ed essendo governatore della città il 
IVlarchese D'Azeglio — con solenni feste pubbliche e private. Fra 
queste ultime, sontuosissime quelle in casa del Marchese Trotti e del 
Marchese Visconti e quelle del Circolo degli Artisti, ove il lusso lom- 
bardo parve rivivere le tradizioni fastosissime della Reggenza. 

In particolar modo il Carnovalone assurse a così impressionanti 
manifestazioni di pubblica frenesia, che. nella mente di col.oro che vi 
parteciparono, o vi assist'^ttero, rimase come il ricordo di una città som- 
mersa in un'ondata di follia collettiva. 

Il Ghislanzoni così descrive sulla Lombardia, il Giovedì Grasso 
del 1860. 

(( Milano ju minacciata dalla carestia dall' enorme concorso di jore- 
srieri nei giorni del Carnovalone. La difficoltà di trovare alloggio ju 



= 13G = 

per molti insormontabile. L'appetito del guadagno fece vegliare mol- 
ti padroni di casa i quali avevano dato in ajfitto le loro case 

u Alcuni speculatori ajfitiano i loro appartamenti per gli ultimi 
quattro giorni di Carnovale, risoluti di passare eroicamente la notte 
nelle strade o nei caffè. Altri si ritirano a dormire in sojfitta, in can- 
tina. In tutti gli angoli delle case, negli atri, sulle scale, si improv- 
visavano letti dagli albergatori svizzeri, ingegnosi nel trovar d'ajfìt- 
tar per camere le botti vuote. La filosofia di Diogene è diventata per 
molti una necessità. Voi credete che al calar della notte tutti accor- 
rano al proprio domicilio, che sia gara neW impossessarsi delle stanze 
e dei letti.... ncW acquistare col ^atto un diritto di proprietà che in 
tali ricorrenze si può perdere da un momento all'altro. I Milanesi non 
seno sì gonzi, e i jorestieri non vennero a Milano per dormire. Oltre 
settemila persone (sic) vegliano tutta la notte danzando e gridando al 
Teatro della Scala — un ugual numero canta e balla per le vie. Chi 
dorme? I pochi che ebbero la imprudenza di coricarsi, son più desti 
degli altri. Negli ultimi giorni della settimana grassa è più jacile dor- 
mire in Teatro che in letto. 

A mezzogiorno il Corso di Porta Renza, la contrada del Monte 
Napoleone, la Corsia del Giardino, tutte le vie per dove debbono sfilare 
la carrozze, presentano un aspetto animatissimo. Soldati e popolo 
percorrono le vie jraterna^nente conjusi. Le signore, impazienti di bat- 
taglia, danno il segnale dell' attacco, la grandine di coriandoli piove 
sulle teste beate della moltitudine, poi vengono le mascherate, i carri 
allegorici, le vetture, gli omnibus, e la mischia diviene accanita. I sol- 
dati, e specialmente i francesi, cui un tal genere di sollazzo deve sem- 
brare un po' eccentrico, di buon umore subiscono i nuovi pegni di 
simpatia che le signore versano sul loro capo. A quattro ore il Corso 

di Porta Renza è avvolto da un nuvolo di polvere e di palle. Se i 

carri delle mascherate in luogo di essere sbandati procedessero l'un 
dopo l'altro senza interruzioni, produrrebbero migliore effetto. Fu 
ammirata e salutata da plausi una gondola Veneziana portante il ves- 
sillo di San Marco — e fu gentile pensiero in mezzo al tripudio ram- 
mentare la sorella addolorata. Il suono delle bande musicali, le grida, 
le ovazioni jatte al Re, che dal terrazzo di Casa Serbelloni assisteva 
allo spettacolo, davano a quella scena carnovalesca le apparenze dì 
una jesta nazionale ». 

Venendo particolarmente al Carcano, si trova però che la stagione 
d opera in quel Carnovale fu infelice; fortunatamente due grandi, 
fulgidi avvenimenti vi accaddero, ad accrescere il patrirr.onio delle sue 



= i;:;: = 



tradizioni di tempio dell'arte : le rappresentazioni di Gustavo Modena 
e i concerti del violinista Sivori. 

L'incomparabile attore, che faceva parte in quel tempo della 
Compagnia Giannuzzi e Parisini. s'era rifugiato durante quel Carno- 
vale nell'angusto sotter- 
raneo del Teatro Silve- 
stri. Perchè egli si fosse 
adattato in quel modesto 
ambiente, in luogo di e- 
spandere il suo genio in 
arringo piij vasto, era un 
mistero per tutti i tranne 
per coloro che conosce- 
vano il carattere eccen- 
trico del nostro Talma ». 
La sera del 4 Marzo 
Gustavo Modena rappre- 
sentò al Carcano ed in- 
terpretò Saul nella tra- 
gedia Alferiana. E Gu- 
stavo Modena fu Gusta- 
vo Modena! Ghislanzoni 
anzi lo incita a farsi capo 
di giovani volenterosi e 
capaci per compire la ri- 
generazione della dram- 
matica in Italia : a Gusta- 
vo Modena nelVinterpre- 
tare la sublime tragedia 
dell'astigiano, ha ritro- 
vato tutta l'energia della sua giovinezza, tutto il juoco della sua anima 
ardente. 

In chi lo vide e l'udì domenica scorsa, egli non lasciò altro desi- 
derio se non di vederlo circondato di attori meno inetti e meno ridicoli. 
Il Modena che ha già rigenerato l'arte drammatica in Italia, può in- 
jonderle vita novella, ove si jaccia capo di una compagnia, chiamando 
intorno a sé giovani capaci e volenterosi. Egli creò il Rossi, il Salvini, 
il Majeroni, lo Sadoscki, ora l'Italia attende di lui rtuovi allievi n. 




' '^S^^v- 



Gustavo Modena. 



(Fondo dr. .A. Bertarelli* 



= 13S = 

Nella seconda rappresentazione, Gustavo Modena, la sera di ve- 
nerdì 8 Marzo, interpretò Luigi XI, che, fin d'allora fu per i tragedi 
ciò che le Streghe di Paganini furono per i virtuosi del violino. 

11 12 Marzo con Stenterello birraio di Preston, iniziò al Carcano 
le sue recite la Drammatica Compagnia Toscana di Raffaello Landini, 
e finalmente il 17 Marzo, dopo la recitazione della commedia, vi fu 
il concerto del violinista cav. Bianchi, con tre pezzi : una sua compo- 
sizione V erdiana : Le ultime ore di Edgardo (sulla quarta corda) e 
Satana e le silfidi, pezzo fantastico, diabolico. 

Ebbe un reale successo; fu — come si disse allora — il degno 
presentatore di Camillo Sivori che in quello stesso Carcano doveva dare, 
pochi giorni dopo, una serie di concerti che rimasero nella storia del- 
l'arte. 

Fu l'undici Aprile ch'egli si presentò per la prima volta, col con- 
corso delie signore Rosina Feltri-Spalla e Ginevra Guerrabella, e dei 
signori Luigi Rivolta e maestro Paolo Giorga. 

u Non abbiamo dimenticati i patetici suoni delle Milanollo (I): più 
volte jummo commossi dalle modulazioni elegiache del Bazzini (2); 
recentemente ammirammo nel Sessa (3) la castigata severità nel trat- 
tare la musica classica; ma il Sivori, l'erede di Paganini, a nostro av- 
viso riunisce in sé medesimo i singoli talenti degli altri violinisti, è 
r artista modello, il simbolo della percezione. 

Il canto di Sivori è meno lacrimoso, meno ricercato che non il 
canto del Bazzini. ma più morbido, più distinto, più voluttuoso; chi 
he udito Paganini, non può a meno di ammirare, nel di lui erede ed 
emulo, la temerità jortunata nel cimentarsi ad ogni difficoltà e nel 
trionjarne, che può sembrare miracoloso. Nel concerto di mercoledì 
al Carcano lo straordinario violinista rivelò tutta l'ampiezza dei suoi 
talenti eseguendo tre pezzi d'indole diversa. Coi temi della Lucia 
mostrossi cantante ispirato; colla preghiera di Mosè, eseguita sulla 
quarta corda, s' elevò dapprima all'altezza dello stile classico, poi, jece 
stupire cogli insoliti ardimenti dell'arco; coli' ultimo pezzo caratteri- 
stico 11 filtro spagnuolo sorprese i dilettanti dell'arte eccentrica e biz- 
zarra con modulazioni e variazioni non meno strane che dilettevoli. 



(1) Le due sorelle Milanollo, violinisle di fama. 

(2) Bazzini, violinista e compositore di valore, fu direttore del Conservatorio di Milano. 

(3) Virtuoso di violino, di riconosciuta bravura in Europa. 



^ i3'.) - 




CmidoJwon. 



(Fondo dr. A. Bertatelli). 



- 140 = 

Quest'ultimo pezzo è un impasto di vari canti popolari jusi e variati 
con ammirabile talento. 

Lo Clochette di Paganini (scherzo di Paganini), e la fantasia sulla 
N'orma jurono i pezzi nuoci con cui allietò, commosse ed esaltò il pub- 
blico nel secondo concerto doto al Carcano, ove il pubblico — mal- 
grado i momenti di gravi preoccupazioni politiche — era accorso in- 
innumerevole » (1). 

Il secondo concerto di Sivorì fu dato il 14 Aprile, il terzo in data 
del 20 Aprile, e il quarto in data del 25. 

In quella medesima sera la critica raccolse i documenti per sta- 
bilire l'enorme, lo sbalorditivo, il piramidale fiasco del Barbiere di 
Siviglia al Teatro della Canobbiana : (( Lodi, Pavia e Como si sveglia- 
rono al sibilo dei fischi (2) ». 

Alla Compagnia Toscana di Raffaele Landini era succeduta, al 
Carcano, una stagione d'opera con La figlia del reggimento e Lucia 
di Lammermoor , e Sivori continuò, negli intermezzi delle opere, i suoi 
concerti. 

11 4 Maggio venne dato il quinto concerto di Sivori, di beneficenza 
per l' emigrazione veneta; il sesto cadde la sera dell'S Maggio. 

A rallegrare il pubblico del Carcano così squisitamente vibrante 
di dolcissime emozioni musicali, la sera del 12 Maggio ci fu, in quel 
teatro, uno spettacolo di lotta, dato dal signor Maru, atleta francese 
col concorso di dilettanti. 

Sivori dà il 19 Maggio il settimo concerto; l'ottavo, ed ultimo, il 
V' Giueno. 



In Agosto ci fu breve stagione di prosa. La Drammatica Com- 
pagnia Trivelli rappresentò Michele Perrin, uno dei cavalli di batta- 
glia del nostro Ermete Novelli. Quella produzione commosse f erte- 



ci) Così il critico del giornale La Lombardia, del 15 Aprile 1860. 
(2) Gazzetta di Milano, Aprile 1860. 



= 141 = 

mente 1 anima del pubblico, e perciò venne ripetuta molte sere di 
seguito. 

Nelle sere dell'S, 9, 10, li e 12 Agosto, furono al Carcano serate 
di beneficenza per V emigrazione veneta e delle altre Provincie ita- 
liane occupate dall' Austria. 

11 !8 Agosto, prima recita della Drammatica Compagnia Andreani 
e Rodolfo Baroc, con corpo di ballo. Dopo la commedia, ballo grande : 
Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, ch'ebbe un fortunato successo e si 
ripetè fino al 22 Agosto. Esso comprendeva il nuovo <( passo alla 
Garibaldina ». 

La Compagnia di Tommaso Massa succede, col 7 Settembre, a 
quella di Andreani e Rodolfo Baroc ma continuò a dare al pubblico, 
dopo della commedia, il ballo grande : Lo sbarco di Garibaldi, il cui 
successo si accresceva ogni sera di più, in luogo di andare smorzan- 
dosi. Al ballo Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, succede La crinoli- 
mania. Ma fu travolta dallo Sbarco di Garibaldi, che ritornò trion- 
fante sulle scene del Carcano. 

11 6 Ottobre colla commedia / conti d' Agliate, incominciò la 
Drammatica Compagnia Talamoni e Calamari. Infallibilmente seguì 
alla prosa il ballo Lo sbarco di Garibaldi in Sicilia. 

Dal 14 al 19 Ottobre fu al Carcano una Compagnia di musica 
di ragazzi napoletani. 

11 21 Ottobre la Drammatica Compagnia Italiana con la Ristori 
rappresentò Giuditta, e iniziò un vero e proprio corso classico di tra- 
gedie, poiché si diedero Medea, Cassandra, Fedra, Maria Stuarda, 
Giovanna la Pazza, Bianca Visconti, Pia dei Tolomei. L'ultima rap- 
presentazione, con Pia dei Tolomei fu data il 12 .Novembre. 



11 13 -Novembre, altra grande serata di beneficenza per le famiglie 
dei feriti in guerra, colla Drammatica Compagnia Talamoni e Calamari, 
cui intervenne però anche la Ristori con alcuni alunni del Conservatorio 
di Milano. Si rappresentò la tragedia Caio Gracco e il balio // genio 
d'Italia. 



= Ìi2 = 

Il 19 di quello stesso mese, la Ristori, si prestò per una serata di 
beneficenza per l'emigrazione veneta, che venne data alla Scala. Vi 
recitò Giuditta. 

11 7 Dicembre si apre la stagione d'opera con YErnani ed il ballo 
// trionjo d'amore. Si diede, poi, // Trovatore e la sera di Santo Ste- 
fano la Traviata. 



11 I" Gennaio dei 1861 gli spettatori del Carcano ebbero : l'atto 111 
e IV dellErnani col ballo Esmeralda e il regalo d'un cavallo che 
venne estratto a sorte. 

Continuò la stagione d'opera fino al 18 Febbraio e vi si diedero, 
oltre le altre : // Barbiere di Siviglia, L'Italiana in Algeri col ballo // 
consiglio di recluta, il quale vi ebbe un successo grande, e si ripetè 
anche in altre stagioni. 

La Drammatica Compagnia Foscarini e Cuccolo, insieme con una 
Compagnia di ballo, iniziò la sera del 20 Febbraio tre rappresentazioni 
di prosa seguite da spettacolo danzante, ch'ebbero termine la sera 
del Feobraio. Fra i balli vennero eseguiti : La figlia del bandito e // 
rapimento di Ejfi. 

Dal 1" Aprile fino al 15, vi furono poche recite della Dramma- 
tica Compagnia Codognola, seguite dal ballo 11 rapimento d'Ejfi. 

In Giugno e Luglio, poche recite e intervallate da frequenti riposi, 
con 1 opera La Traviata e il Diavolo o il Conte di San Germano, opera 
scritta espressamente per il Carcano, poesia di Giovanni Peruzzini, mu- 
sica di Antonio Traversar!. 

Un grande spettacolo a beneficio della Associazione Generale di 
Mutuo Soccorso degli Operai di Milano, venne dato la sera del 25 Ago- 
sto. La Drammatica Compagnia Francesco Sterni vi recitò Eguaglianza 
di caste. Seguì poi, un grande concerto vocale e istrumentale cui 
prese parte l'intero corpo musicale Banda Garibaldi. 

Dal I" Ottobre al 2 Dicembre di quell'anno ci fu una intensa ri- 
presa di quegli spettacoloni vari, di cui il Carcano custodiva la tradi- 
zione. 



= 113 = 



La prima sera, dopo la commedia // proscritto, recitata dalla 
Drammatica Compagnia Capodaglio, venne eseguito il ballo // giuoca- 
tore ravveduto e Roberto il pescatore. 




Giuditta Pasta nell' 0/e//o. 



(Da un incisione rarissima, di proprietà del cav. Mattoi). 



Vi si diedero anche i vaudevilles : La mascherata, La pianella, La 
figlia del reggimento, ecc. 

Al ballo susseguirono, dopo la metà di Novembre, gli Esercizi con 
artisti acrobatici americani della Campagnia Bonfanti, che piacquero 



- 14i = 

assai al pubblico. Successo grande in quella stagione ebbe pure il 
ballo Dandan. 

Dal 6 Dicembre 1861 a tutto il Carnovale 1862, si svolse al Car- 
cano una stagione lirica con sette opere : Nabucco, I Lombardi alla 
prima crociata, Aroldo, Le precauzioni. Rigoletto, Don Checco e l'o- 
pera nuova del maestro Boccolini : La fidanzata di Savoia, la quale 
n'ebbe un successo popolare, quasi carnevalesco. La sera di San Ste- 
fano, di quella stagione, si diedero / Lombardi. 

Per la Quaresima, l'impresario del Carcano in quell'anno, lo spa- 
gnuolo Pourtales, scritturò una Compagnia d'artisti poco noti — dicono 
i giornali di quei giorni — e cominciò le rappresentazioni col Birraio 
di Preston ed il ballo Un episodio della vita di Enrico il Grande. 

11 19 Marzo fu cantato, oltre il consueto spettacolo, un nuovo inno 
di iVlercadante, per festeggiare l'onomastico di Garibaldi. 

Milano aspettava l'Eroe con ansia indicibile. Arrivò infatti la sera 
del 21 .Marzo e discese a\V Albergo della Ville (l'attuale Hotel sul 
Corso Vittorio Emanuele); fu un delirio per i milanesi. 

Tutta la stampa di quel tempo riconosce, unanime, l'eccellenza 
degli spettacoli d'opera che vennero dati al Carcano dalla stagione di 
Primavera fino a metà di Autunno. 

Una esecuzione magistrale del Barbiere di Siviglia di Rossini venne 
data col tenore Parolini, col baritono Morelli, colla Casaloni e col 
basso Nestore Cambiaggio. 

11 9 Giugno vi fu una serata a beneficio della Società Nazionale 
Italiana di Mutuo Soccorso jra gli artisti di Teatro. 

Altre edizioni esemplari si ebbero nelle rappresentazioni della 
\orma, Cenerentola, date in quella stagione. In quest'ultime vi furo- 
reggiò la Casaloni. quella tale audace cantatrice che si era burlata 
di Verdi, introducendo l'aria dell' L/berfo di S. Bonifacio, nella Luisa 
Miller, la sera del 9 Settembre 1850 in cui la si diede per la prima 
volta a Milano, nello stesso Carcano. 

L'estate del 1862 in .Milano rimarrà memorabile negli annali dei 
fasti artistici, anche per questo fatto : proprio nel cuore della afosa 
stagione, in Luglio si erano aperti tre teatri d'opera. 11 Carcano, il 
Teatro Santa Radegonda e La Stadera, ai quali si aggiunsero, in 
Agosto, il Teatro alla Scala, con opera e ballo, e il Teatro Re. 



= 143 = 

Il Teatro Carcano echeggiava ancora della triplice stagione lirica 
che vi era stata, quando, in Novembre, si riaperse per parecchie rap- 
presentazioni sempre d'opera : // Trovatore e l'Attila con quartetto 
danzante e il famoso Daghela avanti on passo (I). 

Ma ecco annunciarsi un altra memorabile stagione per il nostro 
Teatro Carcano, cui ne seguirà un'altra non meno celebre. 

Adelaide Ristori, la sera del 2"^ Novembre, iniziò col dramma 
Elisabetta d'Inghilterra, le rappresentazioni del suo repertorio clas- 
sico. Vi interpretò : Medea, Mirra, Beatrice, Bianca Maria Visconti, 
Norma, La figlia di Caino. Per la sua serata, che fu la sera dell'I 1 Di- 
cembre, si produsse in Oro e Orpello. La grande cominciava a decli- 
nare. Un veritiero, ma certo brutale, critico del tempo scriveva : e Chi 
non conobbe la Ristori del passato può ben applaudire e ammirare la 
Ristori del presente. Ma chi ricorresse a lei per vedere un tipo di 
bellezza e d'arte ideale, altre volte vagheggiato — ove non s'illudesse 
nel prestigio d'una jama abbagliante — oltraggerebbe le proprie remi- 
niscenze, strapperebbe una pagina gentile dall' album della giovi- 
nezza )). 

11 giorno successivo alla grande serata della Ristori, che fu sem- 
pre un singolarmente bello avvenimento artistico, sucedè sulle scene 
del Carcano, la Drammatica Compagnia di Tommaso Salvini. 

Quest'altro sommo rappresentò la prima sera (12 Dicembre) Zai- 
ra. Interpretò poi Otello (e lo diede per sua serata la sera del 16 Di- 
cembre), Sansone e L'esule slavo (nuovo). 

« Salvini — .scriveva Ghislanzoni — è il più be// Orosmane e il 
più terribile Otello che abbia ruggito d'amore e di gelosia sulle scene 
del Carcano ». 



(I) Un"altra memoria vivente di quei tempi è scomparsa in questi giorni: Da Seattle — Stati Uniti — un 
telegramma annunciava alla fine di Maggio che in quella città è morto il maestro Paolo Ciorza, che era nato a 
Milano nel 1832 ed aveva creato circa settanta lavori fra messe, vespri, offertori, melodrammi, balli, cantate, marcie 
ed opere molte delle quali rappresentate anche al Carcano. Il suo inno che ebbe il successo maggiore fu una marcia 
popolare nota ancora oggi sotto il titolo La bella Qigogin. ' Fu nella sera del 31 dicembre 1858 che la Banda 
Civica di Milano, forte di 72 professori e diretta dal maestro Rossari, dava un concerto al Teatro Carcano, con un 
uditorio composto dal fiore della cittadmanza milanese. Alle ore 24, allo spirare del vecchio e sorgere del nuovo anno 
questa banda per la prima volta eseguiva la marcia popolare : Daghela avanti un passo, conosciuta poi in dialetto 
piemontese per La bella Gigogin. Il successo di questa marcia fu eccezionale: ne chiese la replica per ben otto volte. 
La banda che solo poteva esistere sotto condizione che suonasse innanzi il palazzo del governatore e del capo di po- 
lizia austriaco, con altri servizi gratuiti, verso le quattro del mattino si recò in corpo a fare la serenata di dovere, se- 
guita da più di 20 mila persone, che gridavano a squarciagola Tìaghela acanti un passo, e per tutto il cammino non 
potè suonare altro. Ma cambiati i tempi e i gusti il popolo si invaghi di canti nuovi ; nei teatri, nelle sale, si diffuse 
musica d altri maestrie il povero Giorza, vistosi lasciato in disparte, parti per l'America a cercare il suo esilio •. 

\ Corriere della Sera). 



= liG = 

In quella medesima stagione, al Teatro Re un'altro grande in- 
sieme con un'altra fulgida stella della Drammatica Italiana — Ernesto 
Rossi e Giacinta Pezzana — ed un altro valentissimo attore, il caratte- 
rista Dondini mietevano allori copiosi. 

La presenza di tutti questi tragedi sulle scene di Milano suggerì 
al non mai abbastanza citato Ghislanzoni la segTiente noticina : <( Sal- 
vini, Rossi, la Cazzala, la Ristori, e perfino il veterano dei coturnati 
macellai, l'orco della leggenda, V antropoJago antidiluviano, il Tessero, 
tutti ammazzarono, o si jecero ammazzare più volte al Carcano e al Re ». 

Al Teatro Santa Radegonda, invece, era un tripudio con Bottero. 

Insieme a Tommaso Saìvini, v'erano : suo fratello, eminentissimo 
artista egli pure, la Cazzola, il Del Privati e il Voller. 



La sera di San Stefano 1862 si dà al Teatro Carcano L'Italiana 
in Algeri, con la Casaloni, il Ciampi e il Mitrovich. 

E veniamo al 1863. Le opere date in Carnovale e Quaresima fu- 
rono : L'Italiana in Algeri, l'opera nuova Vettor Pisani, Don Pa- 
squale, Il barbiere di Siviglia, Emani e Crispino e la Comare. Si diede 
anche il ballo La liberazione di Berlino. 

Dal 20 Febbraio al 21 Marzo, interpolatamente alle rappresenta- 
zioni d'opera, vennero dati straordinari spettacoli di magia fisica e 
regali umoristici del prestigiatore Ville; concerti del cav. Antonio Fumo, 
inventore del piano melodico, suonato dal professor cav. C. Massei. 
Un concerto del violinista celebre Remenyi (il 17 Marzo) e il 21 Marzo 
una straordinaria rappresentazione di magia superiore del cav. Poletto 
che espose e La gran caldaia della selva incantata, e la prima comparsa 
del lottatore inglese Thomas Sayes! » 

11 I" Aprile ritornò sulle scene del Carcano Adelaide Ristori, nel 
suo repertorio tragico, e vi rimase fino al 20 Maggio. 

In Agosto e Settembre stagione d'opera con la Traviata, la Son- 
nambula e Lucia di Lammermoor Ma vi si diede anche un opera 
nuova — il 28 Agosto — data memorabile fra gli infortuni teatrali per 
il fiasco gigantesco che fece l'esecuzione di Aurora di Nevers. 

La Drammatica Compagnia di Ernesto Rossi, che l'anno prima 



= li7 = 



aveva trionfato al Teatro Re, passò in Ottobre del 1863. al Carcano 
e vi rimase tutto quel mese. E fu altro ricco ramo d'alloro aggiunto 
al grande serto artistico del Teatro di Corso Romana. 




Erminia Frezzolini. 

(Da una stampa francese del 1840 - Fondo Seletti : Archivio Storico-Civico di Milano I. 

Nei primi di Novembre poche recite della Drammatica Compa- 
gnia Cajroni; il 5 dello stesso mese, la nuova opera // valletto di Gresy 
con A. Dotterò, celebre fra i buffi. 



Vi si diedero, in seguito, le opere Trovatore, Don Bacejalo e il 
Barbiere di Siviglia. In queste ultime due il Bottero ebbe successo 
enorme. 

Adelaide Ristori, la quale si era innamorata profondamente del 
Teatro Carcano, dove aveva esordito, giovinetta, e dove aveva toc- 
cato i culminanti trionfi, vi ritornò l'Il Dicembre di quell anno 1863 
e vi rimase fino al 23, ultima recita a suo beneficio, in cui diede la 
commedia L'Angelo tiranno di Padova e la commedia Oro e Orpello. 

Il giorno di San Stefano, la Drammatica Compagnia di Alemanno 
Morelli, insieme con la maschera di Meneghino, impersonata dall'ar- 
tista Luigi Breda, iniziò la stagione di recite, che terminò il 16 di 
Febbraio 1864, ii. cui venne rappresentato il dramma Siam fratelli, 
dalla Compagnia Morelli, in unione a vari dilettanti milanesi ed al- 
l'artista comico Luigi Caironi. 

Dal 2i Febbraio al 25 Marzo, vi fu al Carcano una grande stagione 
d'opera colla cantatrice di cartello Erminia Frezzolini. Si rappresenta- 
rono : La Norma, Le precauzioni di Petrella e La Sonnambula. 

In auella medesima stagione vi furono al Carcano parecchi con- 
certi della ungherese Amelia Bidò, violinista insigne. 

La prima rappresentazione della Frezzolini fu la sera del 26 Feb- 
braio, e si produsse nella Sonnambula. 

Assisteva alla rappresentazione, in quella sera, Adelaide Ristori, 
che si recò, dopo il primo atto, nel camerino della Frezzolini — eh era 
lo stesso dalla trageda occupato tante volte — per esprimerle la sua 
intensa, affettuosa ammirazione. Omaggio che fu graditissimo, oltre 
ogni dire, e commosse profondamente la grande cantante. 

Le Precauzioni di Petrella furono interpretate dalla signora Tere- 
sina Poggi, Marietta Villa e Caterina Valtorta, coi signori Alessandro 
Bottero, Augusto Vicini e Domenico Baldorsani. 

Della Frezolini. in quei giorni, si raccontava questa vivace ri- 
sposta : giovinetta ancora, veniva complinnentata per la sua bellis- 
sima voce, dalla Persiani, una che aveva già raggiunto l'Olimpo del- 
la fama. La signorina, acerba ancora di anni ma assai più di tempe- 
ramento, non gradì il complimento che le era stato rivolto e rispose : 
< Non franca la spesa di fare delle congratulazioni per una qualità 



-= li'J = 

della quale io non ho merito alcuno ». Poi da quel giorno si diede a 
studiare e diventò, forse, la piìi forbita cantate del suo tempo. 

L'impresario del Carcano in quella stagione fu il signor Longhena, 
il quale ebbe il merito di far conoscere al pubblico italiano un'artista 
francese che si annunciava di grande valore : la signora Paolina Va- 
neri che cantò nella Norma, e vi riscosse un successo sincero e meri- 
tevole. 

L'ultima rappresentazione della Frezzolini al Carcano avvenne la 
sera del 23 Marzo. 

11 26 Marzo prima recita della Drammatica Compagnia di Michele 
Ferrante col dramma Per diritto di conquista, con coda di quadri pla- 
stici mitologici. 

La sera del 3 Aprile vi fu, dopo la recitazione, uno spettacolo 
straordinario dato dalla ammaliatrice Giuseppina Sisti, la quale ebbe 
la fortuna d ammaliare il pubblico milanese per cinque spettacoli di 
seguito. 

11 16 Aprile si aprì un breve corso di rappresentazioni melodram- 
matiche. 

Si diedero le opere : Favorita, Lucrezia Borgia e Marta. 

Dal 12 Giugno al 29 Settembre ci fu un altro corso di rappresenta- 
zioni di canto, ma intercorso da frequenti riposi. Si aprì con una 
rappresentazione del Domino Nero. Il 19 Giugno si diede l'opera 
nuova / due italiani, che venne ripetuta parecchie sere. 11 libretto, di 
ignoto autore, era stato musicato dal maestro Tamburini. 

In Luglio, ni, venne dato il Nabucco col ballo Adda. 

Il 16 ci fu una rappresentazione straordinaria di magnetismo data 
dalle sorelle Chiesa. 

In quei giorni i giornali parlano della fondazione del Teatro Gu- 
stavo Modena in borgo di Porta Ticinese. 

La beneficiata della prima donna, signora Morosini. venne data 
il 26 Luglio colla Lucrezia Borgia e il ballo Adda. 

In Settembre si diedero Gemma di Vergy e Roberto il Diavolo. 
Colla serata di chiusura si diede la beneficiata dell'altra prima donna 
Celestina Lavini. 

11 Teatro Carcano venne chiuso per restauro e non si riaprì che 
il 23 Novembre, per una grande stagione d'opera. 



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ylVANZI DELLA PonTA ROAtANA DLMILANu FAQhRlCATA .\EL!: .1K\0 MCLX/.Ì 

(Da un'antica slampa esistente nell'Archivio Storico-Civico al Castello di Milano). 



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XII. 



VERSO IL TRAMONTO. 



Prosa, opera e rappresentazioni acrobatiche — Una . . . fantasia araba — 
La Tzarina a Milano — Un Carnevale sfortunato — Artisti lillipuziani 
— Il 20 Settembre 1870 — Bottero — Riprese e silenzi. 



La grande stagione d'opera che, apertasi il 23 Novembre 1864 
terminò alla fine di Febbraio dell'anno seguente è annunciata un mese 
prima dai giornali, i quali promettono : u Al Teatro Corcano, restau- 
rato ed abbellito, si darà ecc. ». Ma la prima parte della stagione 

non fu molto interessante. Vi si diedero le opere Linda di Chamounix, 
Ijn ballo in maschera, I masnadieri. Norma e l'opera nuova del mie- 
stro Luigi Sozzi : Le memorie del Diavolo che al dire di Ghislan- 

zoni — annoiarono mortalmente il pubblico. 

Memorabili, invece, furono le esecuzioni nella stagione (1865) del 
Mosè di Rossini e del Roberto il Diavolo. E ciò per merito, oltre che 
di artisti valenti come la prima donna Luigia Ponti, il tenore Stecchi- 
Bottardi il baritono Baraldi e il basso Garcia, per merito particolaris- 
simo del maestro concertatore e direttore del Carcano Achille Bassi. 

11 6 Marzo di quell'anno, la Drammatica Compagnia Bellotti-Bon 
cominciò, col Marchese di Villemer, un corso di recite che durò circa 
un mese. 



= J5l^ = 

Fra le altre produzioni vi si diede Michele Perrin, Kean, La gerla 
di Papà Martin. A questa seguì la Drammatica Compagnia Lamber- 
tini che fece affollare il teatro per parecchie sere con lo stesso dram- 
ma : La gerla di Papà Martin. 

Verso la fine d'Aprile e fino a tutto Agosto, ci fu ripresa d'opera, 
ma con molti e lunghi riposi: si ebbero la Semiramide, I Puritani, Il 
Barbiere di Siviglia di Rossini, L'inganno jelice, V Otello, Norma e 
Trovatore. 

La sera del 5 Maggio, dopo il secondo atto dei Puritani, ci fu un 
concerto del già famosissimo violinista Sivori. 

In Novembre vennero date le seguenti opere : Tutti in maschera. 
Maria di Rohan, I Lombardi, Il Barbiere di Siviglia di Rossini, La 
Sonnambula e L'Elixir d'amore. 

La sera di San Stefano di quell anno 1865, si diede la Lucia di 
Lammermoor, che venne ripetuta anche durante il Carnovale 1866, 
insieme con le altre opere : / Lombardi, Il Faust, La Favorita, Tutti 
in maschera. Beatrice di Tenda, Il Barbiere di Siviglia, Don Giovanni, 
e l'opera nuova Uberto da Brescia. 

Era allora impresario del Carcano il signor Moreno : prima donna 
la signora Fumagalli, col tenore Sarti ed il baritono Garcia. 

Dopo una lunga pausa ci fu, come lo prova il Carreto. un ritorno, 
al Carcano, delle forme meno nobili dell'arte, ma certamente assai 
suggestive per il popolo, specialmente quando sieno ben date : le 
rappresentazioni acrobatiche. 

Il 27 Febbraio venne dato dalla Grande Com.pagnia Ginnastica, 
diretta da Sidi-El-Hazi-Aly ben Mohamed, composta di 35 individui 
provenienti da Beni-Z.oug-Zoug, una rappresentazione con esercizi sor- 
prendenti di forza e agilità. E dovettero essere, davvero, sorprendenti 
e meravigliosi quegli esercizi, giacche tutti i giornali parlarono di 
quegli (( applauditissimi figli del Sahara, i quali entrarono in scena 
come un uragano, jacendo mulinelli coi loro jucili, capriole, sgam- 
betti, combattimenti, evoluzioni e sollevando i più jrenetici applausi 
del pubblico )>. 

Quello spettacolo venne ripetuto quindici sere, per quanto non 
di seguito. 



- 153 - 

Il 10 Maggie si diede l'opera Guglielmo Teli che si ripetè tre 
volte solo; poi il Teatro rimase chiuso. 

L'Italia, in quei giorni, mobilitava: il 10 Luglio 1866 è la data 
fatale di Lissa. 

Fu solo il 26 Agosto che il Carcano si riaperse, per una stagione 
d opera, che comprese Crispino e la Comare e Don Giovanni. 

L 8 Ottobre ci fu una rappresentazione della Compagnia artistica 
di L. Blaye la quale diede Soirées Parisiennes, spettacolo che non 
venne ripetuto. 

Dalla metà Novembre a metà Dicembre, intercalate da frequenti 
riposi, si diedero le opere: La Vestale di Spontini e Lucia di Lam- 
mermoor , 

Nel 1867, Carnovale, si diedero al Carcano // giuramento. Lucia 
di Lammermoor, Un ballo in maschera, Rigoletto, Emani, Lucrezia 
Borgia e Traviata. Il 27 Gennaio segnò un successo grande per la 
prima donna Annetta Lagrange nell'opera Rigoletto. 11 23 Febbraio 
ci fu la prima rappresentazione dell'opera nuova del maestro Mazza : 
La prova d' un'opera seria, eseguita da Bettina Capozzi, Savelli e 
Valentino Riconi. Si chiuse la stagione col Rigoletto, la sera del 
26 Febbraio. 

Dal 26 Maggio alla metà di Giugno, si diedero poche rappre- 
sentazioni dell'opera Norma, e dall'S Ottobre sino alla fine di No- 
vembre si diedero : Jone di Petrella, Barbiere di Siviglia di Rossini e 
Guglielmo Teli. 

11 giorno di Santo Stefano 1867 si iniziò la stagione di Carnovale 
1868 col Rigoletto, al quale seguirono nell'ordine le opere : Romeo 
e Giulietta, Trovatore, Don Giovanni, l'opera nuova Piero da Padova 
(poesia di Antonio Bellotti, musica di Luigi Sozzi) e Poliuto. 

Non è dato di riscontrare altri spettacoli prima del Settembre in 
cui si diedero le opere Dinorah e Zampa di Herold. 

La Tzarina di Russia, pi ©veniente da Cernobbio giunse a Milano 
il 4 Ottobre 1868. In quei giorni si diffuse la voce, e i giornali l'accre- 
ditarono stampando, che la Tzarina sarebbe intervenuta alla terza 
rappresentazione di Zampa al Teatro Carcano. 

Ma non fu così. Presenziò invece ad uno spettacolo di gala che 
si organizzò alla Scala con l'opera Norma. 



= 155 = 

La Tzarina. dopo circa un mese di soggiorno milanese, ritornò 
a Cernobbio. d onde ripartì direttamente — com'era consentito coi 
mezzi di comunicazione d'allora — per Pietroburgo, scegliendo la 
via del Brennero. 

Ripartì il giorno 13 Novembre, ch'era un venerdì. Ciò che mera- 
vigliò gli artisti, e fu soggetto di pettegolezzo in Galleria, intorno al 
maggior o minore menagramessimo del giorno 13 combinato col ve- 
nerdì! Così nelle chiacchiere dei maligni reporters. 

Alla Villa di Monza erano — allora principi — Umberto di Sa- 
voia e Margherita. 

Le altre opere che si diedero al Carcano in quella stagione che 
terminò 18 Dicembre, furono Barbiere di Siviglia, Faust, Lucrezia 
Borgia ed un'opera nuova : Margherita (che piacque ma che non 
fu vitale) del maestro Foroni. 

L' 1 1 Dicembre si rappresenta: Nella Luna, vaudeville-rivista. 
Bruno il filatore, colla attrice signora Santecchi e il dramma : // bi- 
ricchino di Parigi; il 2ó Dicembre Macbeth. 

E veniamo ad una stagione assai più sfortunata di molte prece- 
denti ; quella del Carnovale 1869, sfortunata non solo per il Carcano, 
ma anche per gli óltri teatri, eccetto la Scala, dove La Forza del 
destino accalcò sin quasi all'asfissia, il maggior teatro milanese du- 
rante tutte le rappresentazioni del popolarissimo melodramma ver- 
diano. Ma nel Carcano, fra gli artisti, era spuntata una stella. Esor- 
diente quasi, giacche non aveva cantato che poche volte a Varese, 
cantò nella Gemma di Vergy la signora Romilda Pantaleoni, allieva 
del Conservatorio di Milano. 

Ma, a proposito del Carcano e di altri spettacoli in quei giorni a 
Milano ecco un quadretto del Filippi, critico insigne della Perseve- 
ranza (I), e nel quale balzano in alto rilievo le caratteristiche di quel 
giornalista, che 1 ammonimento critico avventava, talvolta, sino all'in- 
vettiva frustante. 

(I Al Carcano quell ostinato impresario si persuada che, per atti- 
rare la gente, ci vuole una buona stagione ed un buon spettacolo; se 



(I) La Pen-everanzii, Il Gennaio 1869. 



= 155 - 

no c'è da cantare alle panche e da restituire gli otto o dieci biglietti, 
come si fece una delle scorse sere. Aggiungasi che la musica, eseguita 
in quelle lontane regioni, lo è così mediocremente, che a niuno, che 
ha udita una volta, vien la voglia di tornarvi. Il Macbeth. una delle 
opere più ardite e più originali del Verdi, subisce un vero strazio, al- 
Vinjuori del baritono Carboni, jreddo, ma cantante di bella voce e di 
buon metodo, la pinguedine poi di lady Macbeth non lascia alcuna 
illusione nei suoi rimorsi e nei deliri del suo sonnambulisnio . Si diede 
anche la Gemma di Vergy, ove, meno di Defillippis, artista animato 
e coscienzioso, gli altri tutti stramazzarono. La gentite signora Pan- 
taìeonì, allieva del Conservatorio, giovinetta di bellissime speranze per 
voce e talento, non sapeva bene la parte, e l'impresario volle che 
od ogni costo cantasse la sera fissata, per cui si smarrì, sbagliò, ebbe 
vergogna, e credo che finì coli' inevitabile risorsa jemminile, le lagrime 
e gli svenimenti. Ma nelle sere successive si rialzò completamente n. 

Dopo questa presa di bavero dell autorevole e lem.uto signor Fi- 
lippi, il Carcano fece un lutto di dieci giorni, e si riaprì colla !\orma 
la sera del 21 Gennaio. 

In quella rredesima sera si dava ali ì Scala la prova generale degli 
Ijgonotti, ed il Filippi sostenne una fierissima questione coi profes- 
sori d orchestra, ch'ebbe uno strascico di parecchi giorni, ma nella 
quale riuscirono vittoriosi il critico della Perseveranza e — i diritti 
imprescrittibili del giornalista. 



Dopo lo spettacolo della ÌSorma, al Carcano, che non dovette 
essere certamente superlativamente buono, vi si varò un Don Gio- 
vanni, un sedicente Giovanni Marano che doveva essere per quello del 
padre Dumas, ciò che il Don Giovanni di Dumas per quello di Byron 
e di Mozart. Ma il popolino che non ha altro termine di riscontro che 
// convitato di Pietra del Teatro Girolamo, cade nella pania e vi si 
accontenta. 

il 30 Gennaio, ci fu un grande Veglione al Carcano, che ebbe 
tragiche conseguenze per due signore. Da un palco, per opera di al- 
cuni forsennati ubbriachi vennero lanciate bottiglie e piatti che feri- 
rono gravemente al capo due signore in maschera. 



Ma rS Aprile fu una buona data per il nostro Carcano. Vi si 
diede un'opera nuova L'Indovina, con parole di remistocle Solerà, 
del maestro Buzzi, la quale, malgrado si fosse presentata con acerba 
preparazione al pubblico, fruttò trenta chiamate al proscenio all'au- 
tore. Fra gli artisti interpreti, applauditissimo il tenore Harvin, come 
pure le signore Fiorentini, Marangoni e de Monselice. 

Il 13 Maggio vi si diede un gran concerto pianistico delle signore 
Gavirati cogli artisti Plodoscka, Vodt, Malveggi e signori De Scrini 
e Pettenghi. 

In Giugno venne rappresentata l'opera // conte Ory di Rossini- 
li 25 Dicembre venne pubblicato il cartellone del Carcano per 
li stagione del Carnovale 1870 (Impresa Rovaglia) che annunciava: 
Un ballo in maschera, Rigoletto, una terza opera da destinarsi ed 
un'opera nuova : Merope del maestro Zardoneschi. Ma vennero rap- 
presentate anche in quella stagione, che terminò verso la metà di 
Marzo, la Luisa Miller, La Traviata, Il Trovatore e La figlia del reg- 
gimento. 

Nella prima quindicina di Aprile, poche u Rappresentazioni dram- 
matiche col carattere di Pulcinella, sostenuto dall'artista Alessandro 
Coviti ». 

Il 16 Aprile ritornò al Carcano la Compagnia Araba della Tribù 
dei Beni-Zoug-Zoug, che vi diede dieci spettacoli con successo di 
pubblico affollatissimo. 

(( Dovrei parlare — scriveva con feroce arguzia il Filippi — della 
Jone al Ciniselli, e degli Arabi al Carcano, per quanto possano stare 
insieme i gorgheggi dell'una coi salti e colle capriole degli altri ». \\) 



Da una nidiata di vivaci e paffutelli giovinetti modenesi — che 
presi tutti insieme non facevano cent anni di vita — il maggiore di 
tutti contava quindici anni, il minore nove ed una prima donna undi- 
cenne. Giuseppina Gattei — , vennero date dall' Il al 20 Giugno diver- 
se rappresentazioni di Crispino e la Comare. 



(ì) La Peneveranza, Aprile 1870. 



Fu un avevnimento artistico incorniciato dalla più squisita sen- 
timentalità popolare, giacché il publico tributò i più veementi applausi 
e le più sincere espressioni di simpatia a quella Compagnia d' artistoni 
ragazzetti. 

La sera del 20 Giugno ebbe luogo la serata della prima donna. 




Giuliano Gajarre, tenore di grido. 



la signora Giuseppina Gattei — in arte non vi sono signorine — e fu 
una serata storica per l'intervento dell'attuale Regina Madre, allora 
soltanto principessa Margherita, la quale gustò molto l'opera ed anche 
il Coro del Pazzi del Columella, che dovette essere replicato. Poi la 
seratante eseguì sul violino un concerto della Sonnambula, la cui ese- 
cuzione provocò i commossi scroscianti applausi del pubblico. La 



_ 1.j8 - 

principessa Margherita fece pervenire alla prima donna una ricchissima 
bomboniera-. Direttore d'orchestra era il maestro Alfonso Ferrari. 
Dopo lo spettacolo la principessa ripartì tosto per Monza. 

11 Carcano rimase chiuso fino al 18 Settembre in cui si riaprì per 
un solo spettacolo di prestidigitazione ed esperimenti fisici dell' artista 
spagnuolo Manuel Lopez Donato, il quale si proponeva di amputare 
gambe e teste, non solo senza cagionare alcun male, ma di riunirle 
ai propri tronchi. Lo spettacolo si risolse in una formidabile corbella- 
tura del publico il quale ripagò il signor Lopez coi più acuti, insi- 
stenti e laceranti fischi. 



I ^fOrA^j <,^ jCv'i^^^^aZ^ 




■^^.-/x. 



J. 










Chiusa di una lettera di Gajarre, indirizzata da Londra al Cav. Cottalorda di 
Milano. 

(Fa parte della collezione d'autografi cav. Maltoi). 

La sera della entrata in Roma degli italiani — il XX Settembre 
1870 — iri Milano era aperto unicamente il Teatro Fossati. La notizia 
non venne appresa a Milano dai giornali che la mattina del 23 Set- 
tembre. Sfogliando i giornali lombardi di quei giorni, non si ritrova 
traccia di esaltanti dimostrazioni, non si riceve la sensazione che 
quella notizia abbia avuto una grande eco nell'anima del popolo. 

11 primo Ottobre del 1870 si inaugurò al Carcano la stagione di 
Autunno con VOtello; il giorno 8 di quel mese vennero dati i Masna- 
dieri col tenore Giuliano Gayarre — una fulgidissima promessa — e 
con la signora Teresina Brambilla, forse esordiente, ma che si affermò, 
in seguito, cantante insigne. Fu sposa del grande maestro Amilcare 



= lól) - 

Ponchielli e madre di Annibale, uno tra i buoni critici e giornalisti che 

abbia oggi Milano, quantunque diplomato maestro compositore al 

Liceo Musicale di Bologna e violoncellista e pianista di valore. 

Neil Otello cPintarono la Demi, il tenore Pardini e il baritono 

Corsi. 

* * * 

Il 19 Novembre venne inaugurato a Milano il Teatro Milanese, 
col Barchett de Boffalora di Cletto Arrighi, con successo pieno, asso- 
luto e duraturo. 

;<; ^ ^ 

In Dicembre andarono in scena il Rigoletto e la Lucia di Lam- 
mermoor. 

La prima rappresentazione del Roberto il Diavolo fu la sera del 
7 Novembre col basso David dell Opera di Parigi. 

Il 14 Novembre prima rappresentazione della Graziella del mae- 
tro Decio Monti sopra versi di d'Ormeville, entrambi romani. L'esito 
fu negativo a Milano, mentre al Carlo Felice di Genova, dove era 
stata raporesentata per la prima volta, vi aveva raccolto pieno suc- 
cesso ed era stata ripetuta 14 volte. (( A Milano invece — scrisse un 
giornalista intingendo la penna nell'acido nitrico — gli autori vi ebbero 
una chiamata, perchè il pubblico li conoscesse per poterli evitare in 
centrandoli ». 

I resoconti degli spettacoli al Carcano durante il 1871 illanguidi- 
scono nella cronaca teatrale dei giornali. La Perseveranza annuncia 
nella rubrica : Spettacolo d'opera, senza precisarla. 11 4 Febraio è 
lultima della stagione. 

Un veglione animatissimo, come quelli di cui il Carcano custo- 
diva il privilegio, venne dato la sera del 18 Febbraio. 

In Marzo ci fu un Rigoletto, che si ripetè il 19 di quel mese dopo 
un triplicato spettacolo del prestigiatore Hermann. 

II teatro si riapre per la stagione il 28 Dicembre coi Lombardi 
alla prima Crociata; l'andata in scena della Francesca da Rimini si 
ebbe il 29 Dicembre. L'opera del maestro Marcasini ebbe esito freddo 
la prima sera, più lieto nelle successive, mentre il Ballo in maschera, 
eseguito discretamente dalla De Zorzi e dalla Nelly Marzi, dal bari- 



= KJO = 

tono V'iganotti e dal tenore iVlancio, piacque assai di pili, e il Rigoletto 
ebl^e — come scriveva il critico della Gazzetta Musicale — uno di 
quei trionfi « che non si sa bene se siano da attribuire più al merito de- 
gli artisti o alla buona volontà del pubblico )). Indubbiamente vi fu 
bravissimo protagonista il Yiganotti. La slagione si chiuse il 28 Dicem- 
bre; ultima opera furono / Lombardi. 

In Luglio dell'anno successivo si svolse al Carcano un tratteni- 
mento drammatico-musicale a beneficio dei danneggiati dall'inonda- 
zione del Po. 



i^->~ 




Alessandro Bottero, 

genovese, nacque nel 1831, mori nel 1892, cantante basso comico, forse insuperato, cantò, recitò 
e suonò insieme, suscitando le più sane risate. Calamità irresistibile per il pubblico dei teatri. 
Fece moltissime e tutte fortunate stagioni al Carcano. 

L 8 Settembre si rappresentò al Carcano Don Bucejalo, e il Bottero 
vi furoreggiò (I). In Autuimo, un gioiello donizettiano, il Don Pasquale, 
sei vi ad inaugurare la stagione. (( Per colpa del sesso jemminile — re- 



(1) ♦ Canta, suona, improvvisa, parla, aggiunge a modo suo, ed è sempre un portento di voce, di arte, di vis 
comica. Qui il multiforme suo ingegno si mostra in tutte le faccie ; è pianista come è buffo, vale a dire eccellente, 
e buffo quando siede al cembalo. Non è che un lungo scoppio di risa sempre trattenuto, che prorompe alla fine in 
una tempesta d'applausi ». Cosi Salvatore Farina sulla (gazzella Musicale de\\'8 Settembre 1872. 



- 161 = 

gistrano i critici del tempo — l'opera di Dontzetti che è molto seria, 
riuscì molto amena ». Seguirono Traviata — protagonista assai valente 
la Demi, col Viganotti e il tenore Villa — Faust — che apparve una 
parodia, tanto sacrilegamente e frequentemente vi stonarono i cori — , 
due opere nuove : Reginella, libretto di Ghislanzoni e musica del mae- 
stro Braga, trionfalmente e meritatamente applaudita, e David Rizio 
del ventenne maestro Luigi Canepa, sardo, la cui opera riscosse un 
successo di applausi — malgrado la mancanza d'impronta originale ed 
una certa asimetria nelle parti — per i frequenti lampi di schietta me- 
lodia che conteneva (1). La stagione ebbe anche una coda col Na- 
bucco, che riuscì al pubblico molto indigesto. 

Il 23 Dicembre, un naufragio al Carcano : quello dell'Ebreo del 
maestro Apolloni, per colpa principale di un tenore dotato solo di 
molta buona volontà. 

Gli Avventurieri del maestro Braga non piacquero, nel Carnovale 
del 1873, malgrado vi agisse il grande Botiero, il quale trionfò invece 
col Crispino e la Comare, molte volte replicato. Altri frenetici successi 
pel Bottero e per l'impresa furono // birraio di Preston e Papà Martin 
del maestro Cagnoni. Cadde invece il Don Checco. 

Alla fine di Ottobre si inaugurò la stagione con / Promessi Sposi 
di Petrella, mentre al Dal Verme stava per andare in iscena l'opera 
omonima di .Amilcare Ponchielli, che fu la rivelazione di un grande 
maestro. L'ottimo successo che ebbero subito dopo al Carcano Le 
Educande di Sorrento si deve al merito del baritono Marucco, e quello 
altrettanto intenso del Ruy Blas al baritono Giraldoni, che diede alla 
parte di Don Sallustio un'impronta caratteristica. 

11 Carcano rimase chiuso per restauri sino al 20 Dicembre 1874. 
giorno in cui lo si riaprì con La Forza del Destino, ottimamente ese- 
guita dalla Perini-Masi, dal tenore Frapolli, dalla Preziosi e dal D'An- 
toni, mentre dal pubblico « fu trovato bello tutto : il bianco con ornati 
di stucco dei palchetti, le decorazioni eleganti e leggere della volta, 
il sipario dello scenografo Ferrario; e più di tulio piacque il vestibolo 



il) Mentre si stampavano queste pagine, giungeva da Sassari la notizia della morte, in povere condizioni, di 
Luigi Canepa, oltre che insigne musicista, buon patriota. 



= ÌG2 = 

a jorma di rotonda dell architetto Ferrarini. Il Corcano regge — senza 
esagerazioni — il confronto del Teatro Manzoni» (1). 

In Carnovale del 1875 si diedero, oltre La Forza del Destino, che 
affollò sempre il teatro, la Marta di Flotow, con scarso interesse del 
pubblico, la Jone di Petrella e l'opera nuova del maestro brasiliano 
Comes, il Guarany, che incontrò lietissime accoglienze al Carcano, 
mentre lo stesso autore, trionfava simultaneamente a Torino con // 
Salvator Rosa. Interpreti del Guarany : la Perini-Masi — valente — 
e il tenore Castelli, mediocre. 

Il 6 Novembre s'inaugurò la stagione con Frcischiitz, cui segui- 
rono Don Sebastiano e Lucia di Lammermoor . — « Fa pena veder 
maltrattare un innocente! E che raddoppiamento di pena se questo 
innocente ci è caro e si chiama FreischUtz (2) ». Il 22 Novembre 
andò in scena Don Sebastiano, che, a dispetto della messa in scena 
ridicola e dei vestiari raffazzonati alla meglio, per la eccellenza della 
musica e per la bontà degli interpreti, ebbe pieno successo. Altro 
ottimo successo in quella stagione fu quello della Lucia, personificata 
meravigliosamente — scrissero i critici — nella signora Zagury. 

Nel 1876, in Carnovale si diedero : un Faust di seconda qua- 
lità, ed un buon Trovatore, diretto da un giovane maestro e impre- 
sario, e imminente autore; il maestro Gallignani. che rappresentò la 
sua Atala, dove il soverchio colorito offuscò il disegno. 

Una piccola attrice — Gemma Cuniberti — riempie di meraviglia 
il pubblico del Carcano nel Febbraio 1877, sì che i giornali unanimi 
affermano : n È un prodigio! n. 

Ma poi il teatro tace e non si riapre che in Ottobre con la Dinorah. 
Se il pubblico non ne può ammirare l'esecuzione — non però mai scelle- 
rata come quella che vi ebbe poco dopo una Cleopatra del maestro 
Secchi, e deve rifarsi con la Sonnambula e col Barbiere di Siviglia 
dove canta la Donadio, — in compenso rimane soddisfatto dei nuovi 
abbellimenti subiti dal teatro, imbiancato, inverniciato, dipinto, con 
un'aria civettuola e seducente. 

Capuleti e Montecchi, La fidanzata di Lammermoor del maestro 



(1) Gazzella Musicale del 21 Dicembre i874. 

(2) Gazzella Musicale (Salvatore Farina). 



= 163 = 

Mazzuccato, già rappresentata con esito soddisfacente nellAutunno 
del 1835. nonché Esmeralcìa ed Emani hanno buon successo nel 
Maggio. Di poi cominciano i lutti : il Carcano rimane chiuso tutto 
l'inverno e non riapre i battenti che verso la fine di Maggio del 1878. 
quando si rappresentò l'opera nuova // lago delle Fate del maestro 
C Dominiceti — poeta lo Zanardini — poderoso armonista ed in- 
gegno elegante, come venne definito. Ebbe successo e venne ripetuta 
molte sere. 

L'orchestra fu quella della Società del Quartetto di Milano. Se ne 
diede naturalmente un'esatta esecuzione; diresse il n";aestro Rivetta. 
Esecutori : le signore Bellariva e Bartolucci; uomini : Benfratelli, \ er- 
dini e Viviani. 

Non si riaprì che a San Stefano, con Crispino e la Comare, accolto 
dal pubblico con grande favore, interprete sommo ancora l'impareg- 
giabile Bottero, coadiuvato aasai bene dalla signora Binda. Si rap- 
presentò quindi Papà Martin, e in quella circostanza il Bottero venne 
nominato cavaliere. 

(( L'ultima volta che apparve al pubblico jaceva la parte di Papà 
Martin, come la sa jare lui solo; pareva sempre il Bottero dei bei tem- 
pi, e non nascondeva un' indisposizione — una croce. Ma il cav. Bot- 
tero, dice il suo medico, è capace di grandi cose e prima di tutto di 
guarire e di essere sempre il Bottero nudo e crudo a cui il pubblico 
sovrano ha dato a quest'ora la croce, la commenda e fino il gran cor- 
done )ì così Salvatore Farina che, oltre essere illustre romanziere, fu 
nella sua giovinezza insigne fra i critici musicali e. certo, il piij squisito 
chroniqueur. 

Nel 1879, in Carnovale, continuarono 1 rinnovati trionfi del Bot- 
tero con Don Bucejalo — che aveva segnato la sua prima grande vit- 
toria, ventanni prima — poi con Michele Perrin. Bottero era ancora 
nella pienezza dei suoi mezzi; ecco che cosa scriveva la Gazzetta Mu- 
sicale di Ricordi : 

" Nel Don Bucefalo il Bottero è rimasto quello di venti anni fa; 
quando canta col suo vociane jenomenale, vi vien detto che ancora 
oggi è il primo buffo del mondo; e quando tempesta sul pianoforte, 
quella sua arte strampalata vi ja spalancare tanto d'occhi, perchè sotto 



= luì « 

lo strano ed il barocco, voi scorgete il braccio d'un pianista sicuro e 
la dottrina d'un musicista vero y,. 

Insieme con lui in quella stagione — una delle piìi fotunate nel- 
l'iniziato declino del Carcano — erano la Binda e il tenore Vicini. 

Prima di chiudersi al Carcano si diede un'opera vecchia, ma così 
interamente ed immeritatamente abbandonata, che parve nuova : Una 
avventura di Scaramuccia. 

In Novembre si aprì il Carcano con un'opera nuova del maestro 
Luigi Canepa, ricordato, Riccardo III, colla quale l'autore parve porre 
la prima pietra d'una durevole riputazione musicale {Gazzetta Musicale 
di Ricordi) e che ebbe successo. Interpreti buoni furono la signora 
Mozzi e il baritono Majocchi, mediocri la signora Prevost ed il tenore 
De Angelis. 1 versi erano di Fulvio Fulgonio. 

Il Santo Stefano di quell'anno trovò chiusi i battenti della Scala, 
fatto inaudito, scrissero i giornali del tempo. — Era in venerdì! 

Nel Carnevale 1880 si diede un Ruy Blas molto applaudito, ma 
pochissimo degno d'applausi (Gazzetta Musicale) al quale succede 
una edizione poco felice e pochissimo desiderata della Jone, mentre 
si ebbe una lodevolissima esecuzione del Faust, colle signore Human, 
Lebrun, il baritono del V'eiga ed il tenore De Luca. Lasciò a deside- 
rare il Mefistojele. 

Il \" Marzo è la prima rappresentazione dell'opera nuova Gabriel- 
la de Belle Isle, del maestro Maggi, allievo fra i migliori del Conser- 
vatorio di Milano, modenese. L'opera vi ebbe successo malgrado la 
scellerata interpretazione delle due prime donne urlanti a gara, come 
assicurano i resoconti di quel tempo. 

In Novembre — verso la fine — venne rappresentato al Carcano 
il capolavoro di Auber // jra diavolo. Ed in quella circostanza venne 
decretata, senza condizioni, la nazionalità italiana all'opera francese. 
Fu una gloriosa rivincita, affermano i critici, giacche quel gioiello mu- 
sicale non era stato ne apprezzato, né gustato convenientemente prima 
in altri teatri italiani. Grandissima la Duval. nella parte di Zerlino; il 
.Nandm fece trasecolare per l'arte sua e la sua voce. 

E il ISSI è un armo di vero silenzio per il Carcano! 



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XIII. 



ULTIME LUCI. 



La rivelazione wagneriana — Carnovali e . . . quaresime — Eleonora Duse 
al Careano — Anni di silenzio — Il teatro milanese con Gaetano Sbodio 
— La grande stagione Sonzogno — Ferravilla — 11 colpo di grazia. 



NeHanniversano della morte di Garibaldi, tutti i teatri milanesi 
seno chiusi, ne il Cercano si riapre prima del 2 Dicembre 1882. con 
un Rigoletto che ebbe un'esecuzione oltraggiosa, malgrado l'annuncio 
che un sedicente e allievo premiato del Conservatorio di Milano > lo 
avrebbe allestito con « cura particolare >. Nel carnovale 1883 sono 
assai gustate Le Educande di Sorrento, con le signore Quercioli e Ugo- 
lini, il tenore Pagano e il baritono Lamorgia. 

11 13 Febbraio di quell'anno muore, a \ enezia, Riccardo Wagner. 
E nella prima settimana di Aprile si svolge al Careano uno degli av- 
venimenti più importanti e meritevoli, che illuminano la stona del tea- 
tro di una bella luce di eclettismo e di ardimento artistico . un grande 
concerto di musica w^agneriana, il primo che siasi tenuto nella capi- 
tale Lombarda. Il pubblico fece la conoscenza del genio barbaro at- 
traverso Y ouverture del Tannhauser e la Cavalcata delle Walk.irie, che 
furono ripetuti, e attraverso al preludio del Lohengrin e dell ouverture 



= 1G6 = 

del Vascello Fantasma. Ad iniziare il pubblico milanese alla nuova 
musica fu un sommo : Franco Faccio, il quale guidò il concerto in mo- 
de da far dire lealmente alla stessa avversaria Gazzetta Musicale che 
nel grande direttore ci fu come una specie di puntiglio nello sviscerare 
quelle che il giornale chiama le (( intenzioni oscure » di certi pezzi, 
mentre « i violini sospirarono nel Preludio come innamorati e nella 
Cavalcata famosa tutti gli strumenti corsero a precipizio insieme, sen- 
za scostarsi di una linea ». (I) 



Una superba edizione della Carmen venne data in Ottobre al 
Carcano colla Galli-Marie e col tenore De Bassini nell'Ottobre 1883. 

(( // Bizet ch'era noto e caro ai milanesi, non è esagerazione il 
dire — scriveva il redattore della Gazzetta Musicale — lo sia dive- 
nuto assai di più dopo la riproduzione della Carmen al Carcano ». 
seguì la Carmen, un'insuperabile Mignon, colle signore Frandin e Bolti, 
col tenore de Bassini, il baritono Buti e il basso De Probizzi. Un 
altro grande successo. Ultime due opere di quell'Autunno furono una 
discreta Traviata, Il ballo in maschera e VOratore da ca0è del mae- 
stro Paolo Maggi. 

Magnificamente nel 1884 cominciò la stagione di Carnovale al 
Carcano col Matrimonio segreto, il capolavoro di Cimarosa. L'inter- 
pretazione fu ottima per merito del buffo Bottero, ancora il re dei 
buffi e del suo collega Baldelli. Piacquero il tenore Annovazzi e le tre 
donne : la signora Binda, Russo-Galliani e la Morelli. Diresse il mae- 
stro Ricci. 



(\) "Il busto del gran maestro, circondato di piante, era ai piedi del palcoscenico ; sul palcoscenico un'orchestra 
numerosissima, sotto la direzione di Faccio. Un'attenzione costante, seria, serena regna durante l'esecuzione dei sette 
Pezzi di Wagner. 

♦ il pubblico ammirò molto, si commosse spesso, si entusiasmò anche. La soavità del preludio del Lohengrin ; 
la veemente passione di quello di Tristano e Isotta ; il misticismo severo di quello di Parsifal: l'efficacia descrittiva 
dell ouverture del Vascello fantasma; della marcia funebre del Crepuscolo degli Dei, l'imponenza della sinfonia del 
Tannhaùser ; la terribilità della Cavalcata delle Walkirie, impressionarono profondamente, e di questi ultimi due si 
voile il bis ». E dopo ciò lo stesso articolista del Mondo artistico, dal quale attingo, si chiede : Il successo incontra- 
stato è stato una rivincita, una resipiscenza, un'ammenda? * (.Mondo artistico - 10 Aprile 1883). Certo questo che 
si svolse al Carcano fu I' avvenimento precursore di quelli che più tardi diedero in Italia le più clamorose ed eterne 
rivincite del colosso germanico. 



Non così lusinghiero fu il successo dei Falsi monetari del maestro 
Rossi, che seguirono il Matrimonio segreto, mentre lo spettacolo si 
rialzò molto colle Donne curiose del maestro Usiglio ch'ebbero inter- 
preti l'ottimo buffo Baldelli, la Morelli, la Raggi ed il tenore Anno- 
vazzi. 

Per la beneficiata del buffo Baldelli si diede, e piacque, lo scherzo 
comico del maestro Scontrino : // progettista. Ultima opera della sta- 
gione fu Napoli di Carnovale, dove Dotterò e Baldelli profusero l'ine- 
sauribile loro vis comica. 

Il 21 Novembre andò in scena al Carcano la nuova opera Atala, 
del giovane maestro romano Guglielmi. In complesso l'opera piacque; 
diresse il maestro Pome. Nella Traviata, allestita in seguito, fu accla- 
mata la Bellincioni che. oltre il pubblico, trovò tutta la critica consen- 
ziente. Il Santo Stefano 1884 fu applaudito al Carcano l'Emani. 

Un felice successo — il 22 Aprile — ebbe al Teatro Carcano la 
nuova opera // conte di Rysoor del giovane maestro Riccardo Rasori, 
venuto a bella posta dall'America per assaporare le ovazioni che il 
suo primo lavoro melodrammatico gli prometteva in patria. Buoni 
interpreti il baritono Parboni e il tenore Pio Facci, il basso Giommi 
e la signora Boena Stellari. Diresse il maestro Rivetta. 

In Ottobre, dopo una fortunata riproduzione del popolare Ruy- 
Blas di Marchetti, andò in scena il soavissimo Don Pasquale e l'opera 
in quattro atti: A delia del maestro Filippo Sangiorgi, sopra libretto 
puerile d ignoto autore. 

Malgrado il sincero sforzo degli interpreti l'opera non piacque, 
specialmente nei primi due atti. Un successo enorme, pari a quello del 
Don Pasquale, ebbe al Carcano, in quella stagione // Crispino e la 
Comare; venne eseguita anche una vecchia opera del Pacini, che 
non aveva mai avuto fortuna e che non ne incontrò neppure in questa 
resurrezione : Buondelmonte . 

Nel 1886 dopo un Carnovale ed una Quaresima muti — in cui però 
il Teatro Carcano aveva avuto tempo di rifarsi una toilette sapientis- 
sima — si diede nel Maggio la Mignon, in edizione sontuosa, tanto 
che — come assicurano i resocontisti schizzinosi del tempo — il teatro 
di Corso Romana era diventato il teatro alla Moda. E fu merito parti- 



= lUO — 



colare dei valorosi interpreti, fra cui, veramente grande, la Ferni- 
Germano, il tenore Garulli e il direttore dell'orchestra il maestro Cam- 
panini, giovanissimo allora ma già in fama. (( Campanini, — fin d'al- 
lora scrivevasi, — ha una battuta sicura, vigorosa e sa trarre eccellenti 
effetti dalla sua orchestra » (1). 

11 16 Maggio si diede la prima rappresentazione della nuova 
opera del maestro Spiro Samara : Flora Mirabilis che vi ebbe un pieno 
successo : vari pezzi replicati, venti chiamate all'autore ed una chia- 
mata anche al librettista valoroso : Ferdinando Fontana. Vi emersero 
la signorina Bendazzi Sechi e il tenore Garulli. 

11 primo Giugno si eseguì al Cercano la prima della Mirella di 
Gounod che, malgrado la interpretazione eccellente della Bendazzi- 
Sechi e del tenore Garulli, lasciò piuttosto freddo il publ'co che, forse 
a torto, la giudicò musica monotona. 

11 5 Giugno ebbe luogo una rappresentazione della Carmen, a 
benefìcio degli .Asili Notturni. Fruttò 5000 lire, avendo l'impresa as- 
sunto in proprio tutte le spese. 

11 giorno successivo, domenica, si chiuse il Carcano con Flora 
Mirabilis e con moltissimi applausi a tutti gli esecutori. 

Il cartellone di Ottobre annunciò quattordici opere, fra le quali 
una nuovissima : Ylnnominato. L'inizio con la Traviata non fu però 
fortunato, e ciò per la mediocrissima esecuzione. 



Fin qui per la lirica. Ma anche la prosa, dal 1882 a quest'anno, 
fece apparizioni fugaci al Carcano, la cui vita presentava già tutti i 
segni della inesorabile fine. 

Malgrado la bontà di artisti quali la Zucchini-Maione e il BorelH, 
poca gente chiamò nell'Ottobre del 1882 la Compagnia Drammatica 
diretta da Salvator Rosa. Luigia, Luigi ed Achille Lambertini. tre fra- 
telli le cui età, sommate, non raggiungevano i 25 anni (Luigia ne aveva 
undici ed era la prima donna, e Achille, la cui comicità suscitava fre- 



(1) Gazzella Musicale, Maggio 1886. 



= io;j = 



netiche dimostrazioni di simpatia, quattro) incontrarono favore, ma 
già il pubblico disertava il Carcano, quando vi si annunciava prosa 
od opera. Né a richiamarvelo valsero certo, dopo la stagione <■ bot- 



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Il Conte Guido Visconti di Modrone 

che diresse il I ." atto del "Don 'Pasquale, nella serata di chiusura del vecchio Carcano il 29 Marzo 1913. 

teriana ) del 1883, gli esperimenti di prestigio e spiritismo degli anglo- 
americani Thom e Darwin, che durarono tre sere senza che si vedes- 
sero i miracoli promessi. 



^ ITO = 

Operette — con la Compagnia Scognamiglio, tra i cui attori 
piacque assai la Bertini-Maresca — si ebbero nell'Aprile del 1884 al 
Carcano, finché, nel Maggio, il Teatro non fu capace di uno degli 
ultimi suoi miracoli : le tanto attese rappresentazioni della Compagnia 
di Cesare Rossi con la Duse, 

Questa Compagnia, — di cui facevano parte, oltre la Duse, la 
Vitaliani, Flavio Andò, Masi e Cesare Rossi, — caldamente deside- 
rata da tutto il pubblico milanese che ancora non aveva avuto occa- 
sione di conoscere l'attrice insigne, andò in scena la sera del 3 Mag- 
gio, con la Fedora. Un pubblico immenso accorse al teatro, chiamato 
daìla fama dei successi trionfali, esaltati da articoli apologetici della 
stampa, a Torino, a Ron^a, a Trieste. 

e Ella fu accolta, quasi con jreddezza, al suo apparire sulle scene, 
ma andò di scena in scena, di atto in atto guadagnando a sé tutta la 
simpatia, tutta l'ammirazione di un pubblico affollato, scelto, per 
niente predisposto all' entusiasmo, e per niente influenzato dai successi 
che la grande artista aveva ottenuto in altre città. 

La Duse ha sopratutto una fisononiia propria : le stesse deficienze 
di alcune doti naturali e la ricchezza di altre jormano in lei un tem- 
peramento artistico speciale La Duse ha sollevato e solleverà sempre 
ardenti discussioni, ma non sul suo talento evidente, innegabile, sul 
suo gusto simpatico, geniale, suW impressione grande, projonda che 
esercita in quanti la vedono e l'odono, ma nel giudicarla un'artista 
completa e sul giudicare l'arte sua un'arte nuova, come da altri si 
vorrebbe >. (I). 

11 repertorio della Duse era scelto fra le commedie che meglio si 
prestavano al suo temperamento artistico : Fedora, Frou Frou, La 
moglie di Claudio, La signora delle Camelie, trovavano in lei, tutta 
nervi, un'interprete felicissima e fedelissima. 

Accanto a lei un altro attore, che poi si affermò grande, sorprese 
i! pubblico milanese : Flavio Andò. Forti simpatie ebbe il pubblico 
anche per Cesare Rossi, attore pregevolissimo, versatile, ed altri ar- 
tisti, — che poi emersero, — furono in quella stagione la Vitaliani, il 
Masi, il Diotti e G, Allprandi. 



(!) Mondo Arlhlico, Maggio 1884. 



= 171 =-- 

La Duse rliede per sua serata La signora delle Camelie; il teatro 
era arcipieno ed essa riscosse applausi infiniti e chiamate senza nu- 
mero. Anche all'Andò furono tributati i piij meritati omaggi. 

In quella stagione la Compagnia diede : Fedora, Facciamo di- 
vorzio, Odetto, La signora delle Camelie, Fernanda, Vita Nuova, Visita 
di Nozze, Principessa di Bagdag. 

L'ultima serata, che fu di beneficenza, segnò un altro trionfale 
successo per la grande attrice, che recitò nella Locandiera di Goldoni. 

In tutto le rappresentazioni furono 19, e vennero incassate 
40.000 lire, con la media altissima, dati i prezzi d'allora, di 2100 per 
sera. 

Corse in quei tempi la voce che Dumas aveva promesso di scri- 
vere una commedia — Olimpia di Clèvcs — appunto per la Duse. 

Il Monde Illustre precisa : u Dumas non aveva mai promesso una 
nuv 
Cv -nmedia alla Duse e soltanto, in una lettera direttale, le aveva scritto 

che la prima commedia che avesse composta, l'avrebbe ajfidata alla 
Duse, prima fra le artiste italiane ». 

Nel Gennaio del 1886 ritornano al Carcano i fratelli Lambertini; 
hanno due anni di più, e la novità non è più novità. Alla fine di 
Maggio la Società Mandolinisti e Chitarristi dà un concerto di benefi- 
cenza e, nel Dicembre, con scarso successo finanziano, si hanno 
quattro rappresentazioni di una Compagnia francese diretta da Mon- 
sieur Schumann. 



Le cronache degli spettacoli lirici negli anni successivi non sono 
molto liete. 11 19 Dicembre 1887 andò in scena al Teatro Carcano La 
Forza del Destino. 11 popolare melodramma verdiano vi ebbe pieno 
successo per merito particolare di una valorosissima cantante ed ar- 
tista : la signora Brambilla-Ponchielli. Buoni pure il tenore Maino, il 
baritono Bacchetta, la signorina Antonetti ed il basso Borelli. Nel 
Carnovale successivo si diede il Fra Diavolo con ottimo effetto. Vi 
furono meritamente applauditi le signore Cipriani, Baldi e i signori 
Vanni. Borelli, Longhi e Pini-Corsi. 

Pini-Coisi, quello stesso che, sedici anni dopo, m.aggiore d'anni. 



ma assai più di fama, cantò nella rappresentazione di chiusura del 
Carcano, il 29 Maggio 1913 — insieme con la Storchio — colla quale 
trionfò nell'atto di Don Pas^qualc. 

Alla fine di Gennaio andò in scena il Roderico, re dei Goti, del 
maestro Ponchielli. Il successo magnifico nella prima sera, fu (( stron- 
cato )) dalla critica dei giornali del domani, talché, sfiduciato, accorse 
poco pubblico alla seconda, alla quale però il successo fu uguale, se 
non superiore a quello della prima rappresentazione. 

11 critico della Perseveranza, a proposito di quella discordanza 
così clamorsa tra il giudizio degli aristarchi condannatori e quello del 
pubblico che applaudì, scrive : 

(( 5e larte ha le sue leggi, anche il pubblico ha i suoi gusti, e 
spesso quello che Vuno critica e discute, l'altro approva e sovente 
anche acclama. 

E questo è proprio il caso di Roderico, ultimo re dei Goti P^i 
maestro Ponchielli, che l'arte ha discusso e che il pubblico ogni -S'era 
applaude vivamente. Ieri sera, alla terza rappresentazione di qvest'o- 
pera, il Carcano era tanto affollato che la gente s'accalcava fino nel 
corridoio che conduce alla platea, fitto di spettatori. I palchi erano 
tutti pieni 

Con tanto pubblico non occorre dire quanti e quanto vivi jurono 
gli applausi'alla musica ed all'esecuzione dell'opera del povero Pon- 
chielli». 

Ne erano interpreti la signora Brambilla-Ponchielli — la vedova 
del grande maestro — • il Bacchetta, il Majno e il Gautiero. 

Poi seguono nientemeno che due anni di silenzio per il Teatro 
Carcano; nessun spettacolo d'opera registra la Gazzetta Musicale 
nel 1889 e neppure nel 1890; solo alla fine di Aprile di quell'anno si 
ha, a beneficio della Società Italiana di Mutua Protezione per i pro- 
fessori d'orchestra, un concerto, nel quale vennero eseguite nuove 
composizioni dei maestri Celega e BonicioH. 

Nel Carnovale 1891 il nostro Teatro Carcano ritrovò un momento 
d' vita; vi si alternarono con buona fortuna : Il Faust, YErnani, Il Bar- 
biere di Siviglia (dove cantarono applc^uditi — oltre la prima donna 
signora Otto, — il tenore Huarte, il baritono Butti, il buffo Cortesi e 
il basso Limonta) e la Traviata, nella quale esordì e si affermò il te- 



= 173 = 

nore Francesco Pandolfini, figlio del celebre baritono. Iricerte furono 
invece le accoglienze fatte alla signora D'Elio — Violetta — perchè 
più incerto fu il suo canto. 

Diresse con zelo intelligente il maestro Pintorno, allora giovanis- 
simo ed ora professore di canto nel Conservatorio Musicale di Milano. 

Verso la fine di Febbraio andò in scena L' Ajricana con un ot- 
timo Nelusk.o, il signor Athos, e si terminò la stagione con Norma 
che riportò un brillante successo. Così assicurava Soffredini nella Gaz- 
zetta Musicale. 

Nel Barbiere di Siviglia trionfò il buffo Gaietti Gianoli, ora morto, 
fratello di Luigi Gianoli, il taumaturgo del nuovo Carcano. 

Nell'Ottobre di quell'anno si diede con successo effimero l'opera 
nuova Nerone del maestro Rasori, che andò ad arricchire gli scaffali 
degli editori. 



Fu nel Santo Stefano del 1891 che la Compagnia Sbodio-Carnaghi 
iniziò al Carcano la serie fortunata di stagioni che si susseguirono per 
alcuni anni ancora. 

In quel primo Santo Stefano si diedero Cameriera Noeuva del 
Rovetta, Foeura de post di Cletto Arrighi e / benis de spos del Ber- 
tolazzi. 

La eccellenza della Compagnia e delle produzioni sature di tro- 
vate buone e di saporosa arguzia meneghina, galvanizzarono il nostro 
Carcano. già colpito da arterio-sclerosi. Vi si rappresentarono in quella 
stagione 91-92 la trilogia di C. Cima : El coeur de Milan — El Venter 
de Milan — / pèe de Milan. 

Dopo la ricca stagione milanese al Carcano, vi furono due rap- 
presentazioni dell'opera // Ventaglio del maestro Raimondi, di cui 
non si udì più a parlare. 

Verso i primi di Giugno, un concerto organizzato dal Club Signore 
e Signorine Dilettanti Mandoliniste e Liutiste, ebbe al Carcano il più 
lieto successo. 

In Autunno stagione d'opera con Don Sebastiano, Faust, I Lom- 
bardi e Favorita. 



= 17i = 

Ma oramai la fine precipita. L'abbandono in cui era lasciato frc 
qiientemente quel Teatro, così ricco di glorie passate, si riflette nella 
cronaca dei giornali e rattrista. Né giova che il Soffredini, sulla Gaz- 
zetta, ripeta che « per le condizioni acustiche jelici è cerio il più jeli- 
cemente dotato, è quello che può dirsi, con jrase un po' comica, il 
capolavoro dei recipienti armonici. La gioventù elegante pensava che 
al Carcano non c'era luce elettrica, calorifero, comodità, ecc. Di più 
r abbandono in cui questo Teatro era lasciato da qualche tempo, lo 
cveva jatto assolutamente dimenticare; di più, e tanto, e così a torto, 
era caduto nella disistima generale... » 

Nel 1893 si ha soltanto, in Carnovale, un ritorno della Compagnia 
Sbodio-Carnaghi, la quale ritrovò al Carcano le simpatie e il favore del 
pubblico e seppe saldamente mantenerseli. Rappresentò due novità che 
stettero molti giorni sui manifesti : / du jradei, del Rovetta e El nost 
Milan di Bertolazzi; diede pure Vita d'injerno del Curti. 



L'ultimo sprazzo che illuminò la vita del Carcano fu certamente 
quello della grande Impresa Edoardo Sonzogno. 

Nell'autunno 1893 Edoardo Sonzogno assunse l'impresa del Teatro 
Carcano, per una doviziosa stagione d'opera e d'artisti. Vi si rappre- 
sentò una ricca messe d'opere e di lavori musicali premiati al Concor- 
so Sonzogno. 

S'iniziò col Piccolo Haydn del maestro Cipollini, per terminare 
colla squisitissima Manon Lescaut di Massenet, attraverso la serie 
della Cavalleria Rusticana di Mascagni, la Malavita di Giordano, Fe- 
sta a Marina di Coronaro, Teresa Raquin di Coop. Graziella del mae- 
stro Anteri, ecc. 

Fra gli artisti, parecchi già eminenti, ed altri che lo divennero, 
ricordiamo la Frandin, la Busi, la Farini, e fra gli uomini Castellano, 
Isnardon, Buti, Giordani. 

In Carnovale del 1894 ritornò, favorita dalla costante simpatia da 
parte del pubblico, la Compagnia Sbodio-Carnaghi al Carcano. \ i 
rappresentò anche una novità : La vigilia de Notai di Gabardini. La 
Compagnia lascia per poco il teatro dove la si ritrova ancor per Santo 



= 175 = 

Stefano colla Ricista delle Esposizioni e / due malcontenti, i quali era- 
no — come assicura Fano sul Mondo Artistico — gli autori Bertolazzi 
e Francesco Pozza. 

Furoreggiò in quell'anno anche un'altra rivista : El sogn de Milan, 
infiorata di buona musica del maestro Buzzi-Peccia. 

Verso la fine di Novembre, 50 giovinetti istruiti e diretti dal mae- 
stro Soffredini, eseguirono per due sere al Teatro Carcano 1 opera 
Tarcisio premiata alla Esposizione Eucaristica dello stesso maestro 
Soffredini. 

Una Compagnia drammatica non di alto prestigio. Bovisi-Miche- 
luzzi, vi fece la stagione d'inverno. 

Primavera spettacolo d'opera con Emani, Favorita e Trovatore. 

In primavera dell'anno 1896, ed in primavera solamente. dall'A- 
prile al Maggio, vi fu uno sprazzo di vita lirica al Teatro Cracano. 
Vi si rappresentarono con buon successo : VErnani, Il Trovatore e La 
Favorita. In quest'ultima figurarono degnamente la signora Fumagalli 
e i signori Mauro, Veneziani, Benucci e De Neri, mentre il tenore Rus- 
somanno e la signora Reminolfi si distinsero nell'Ernani. Buoni i cori 
e l'orchestra, diretta rispettivamente dai maestri Petello e Ricci. La 
stagione d'inverno di quell'anno vi è fatta dalla Compagnia Bovisi- 
Micheluzzi. E poi c'è un lungo intervallo. Il Carcano non si riaprì che il 
13 Giugno 1897 con il varo dell'opera nuova dei Fratelli Lombardi, 
Tirza, libretto di Teodoro Lombardi e musica del fratello Francesco. 
Successo di chiamate in famiglia, davanti ad un teatro vuoto. L'esecu- 
zione mediocre fu all'altezza di quello dell'opera che la critica giu- 
dicò e condannò. Due rappresentazioni sole, poi il teatro si chiuse, 
e non si riaprì che in Dicembre, quando iniziò una stagione felice 
la Compagnia Milanese Carnaghi, che inscenò con fortuna // paese 
delle belle gambe, scherzo di Bertolazzi con musica di Buzzi-Peccia. 

Quella Compagnia vi rappresentò anche nel 1898 una novità : 
Donna Dolores de Panza, riduzione della Zia di Carlo, e L'Omm de 
Preia di C. Colombo che non piacque (malgrado l'Annetta Del \ ec- 
chic, brava prima attrice col Carnaghi, l'avesse scelta per produzione 
della sua serata) e On bel tipo del collega Cesare Hanau, ora a Parigi, 
che vi riportò un meritato successo per la presentazione vera, vivace 



= i:r. = 

e scaltra, di un originale, un semi degenerato, la cui conoscenza, lungi 
dal dispiacere, attrasse fortemente il pubblico milanese. 

A beneficio delle Scuole Preparatorie Operaie e per la Cucina 
degli ammalati poveri, si rappresentarono al Carcano, nella prima deca- 
de di Maggio, lopera del maestro Emilio Ferrari : // Cantico dei Can- 
tici, sul libretto omonimo di Felice Cavallotti, ma convenientemente 
ridotto, e due composizioni dello stesso Ferrari : Momento doloroso 
e Battibecco, che piacquero più del Cantico dei Cantici di scarso va- 
lore musicale. Si recitò dagli allievi della scuola di recitazione, diretta 
dal Monti, il Povero Piero del Cavallotti. 

Con discreta fortuna ci fu in Ottobre una serie di rappresentazio- 
ni equestri della Compagnia Roussière cui seguì una stagione d'opera 
colla Favorita; protagonista una esordiente : Maria Pozzi, e il baritono 
Baldassarri. 

In .Novembre la Compagnia del Teatro d'Arte di Torino, con Gia- 
cinta Pezzana, con Clara della Guardia e De Sanctis svolse un corso di 
rappresentazioni al Teatro Carcano, e vi rappresentò per primo Anima 
di Amelia Rosselli, lavoro premiato al Concorso drammatico della 
Esposizione di Torino. Malgrado la eccellenza degli artisti e la varietà 
delle produzioni, fra cui Medea, Teresa Raquin, la Scuola delle mogli, 
YEsmeralda di Gallino e / jratelli di Sabatino Lopez, il teatro fu sem- 
pre quasi vuoto. 

Seguì alla sfortunata compagnia torinese quella Pietriboni, di cui 
era principale ornamento Bianca Jggius. Vi rappresentò : Macchina 
Casimir, commedia in tre atti che, per scommessa l'autore, A. .Novelli, 
scrisse in 30 ore! 

Le sorti del Carcano non migliorarono colla Compagnia Pietriboni, 
uè cogli adoratori di Bianca Jggius, moltissimi come tali, ma troppo 
pochi per costituire un pubblico 

Ripresero invece a San Stefano 1891 al Carcano, e col popolare 
consueto favore, le rappresentazioni della Compagnia Sbodio e Grossi, 
la quale inaugurò la serie colla pregevolissima G ibigianna del Bertolazzi. 
Risuscitò il dramma Giovanni Maria Visconti e Biagio da l'iggiù di 
Carlo Porta e Tommaso Grossi, e diede una novità di Silvio Zambaldi : 
L'arcobaleno, nella quale l'autore palesa le qualità di scrittore valente 



= 177 = 




= 178 = 

ch'egli confermò luminosamente più tardi. Poi : La mascherata di 40 
pagliacci. 

In Quaresima alla Compagnia Pezzaglia, che terminò le sue recite 
senza infamia e senza molti quattrini, seguì uno spettacolo d'opera col 
Trovatore, e poi di operette colla Compagnia Severino con La bella 
projumiera, Mascotte, Pompon, Un milanese in China e la nuovissi- 
ma — o almeno annunciata come tale, mentre non lo era — Canzone 
di Fortunio di Offembach. 

In Autunno spettacoli d'opera col Fra Diavolo ed Elixir d'amore, 
Sonnambula, La Favorita, I Lombardi, con serate alternate dal diver- 
timento del Cinematograjo, e precisamente dal i" Dicembre 1899. È, 
una data ! 

In Novembre i900 operetta colla Compagnia Coniglio, che vi die- 
de : / Granatieri, / moschettieri al convento, D'Artagnan, La figlia dì 
Madama Angot e Bertoldo, libretto del buon Clemente Tornei e mu- 
sica di Cortopassi, lavoro che però fece poca strada. 

Dopo breve assenza ritornò in primavera al Carcano la Compa- 
gnia di operette Severino, che riprese colla Bella Projumiera, coi suc- 
cessi della vezzosa Leoni, La jornaia degli scudi e Orjeo ali injerno. 

Alla Compagnia Severino succede la Compagnia Vitali colle si- 
gnore Morosini, Majeroni, il buffo Urbani, ed altri, la quale rappresentò 
e replicò Le cinque parti del mondo e la Principessa delle Canarie. 

Sorta dai rottami delle due Compagnie Guerra ed Armando Rossi, 
si presentò in Luglio sulle scene del Carcano una Compagnia di prosa. 
ma il pubblico rimase ostinatamente assente. 

In Agosto vi fu stagione lirica con Fra Diavolo, Barbiere di Sivi- 
glia ed Esmeralda del maestro Battista, napoletano, stagione ingloriosa 
e tristissima finanziariamente. 

Il 1 5 Settembre la Compagnia JVIarchetti iniziò al Carcano le sue 
rappresentazioni vittoriose con Les petites Michu. Vi emersero insieme 
all'insigne buffo, la Cordini-Marchetti, il baritono Pinelli, la Cottin, 
la Morroto, ecc. Si rappresentarono sempre con grande successo La 
figlia di Pagliaccio, Veronica di Messoyer, Duchino. 

Alla fortunatissima stagione del Marchetti ne seguì un'altra pure 
fortunata d'opera, con la Forza del Destino, Ruy-Blas; l'opera nuova 



= ITU = 

\ anco del maestro Bandini. ch'ebbe un successo immediato ma 

poco resistente, per terminare con uno di quei Barbieri che dovette 
far fremere le sacre ossa di Rossini. 

Col San Stefano del 191! entra la Compagnia Ferravilla, e bastò 
il nome per far riempire il teatro, che rimase affollato, per tutta la 
durata delle sue rappresentazioni, fra le quali diede una novità : Bebé. 
Immediata beniamina del pubblico, insieme col Ferravilla, fu una deli- 
ziosissima esordiente, una certa Galli, la quale mandava in visibilio 
il pubblico in tutte le sue parti, e specialmente nel Maestrin Senti- 
mental, scena a soggetto musicale per 1 attore, autore e compositore 
Ferravilla. Quella certa signorina Galli, col corpicino di statuetta di 
Tanagra, con due occhi che le nascondevano la faccia è la stessa che 
diventò poi una stella di primissima grandezza nella drammatica ita- 
liana — ed unica nel suo genere — Dina Galli! 

La Compagnia si sciolse per malattia del suo capo morale, e finì 
in Febbraio. 

Poi operetta con la Compagnia Gargano. Sinon de Lertclos, Ln 
viaggio ci Sozze al Polo !\ord, dalla fine di Marzo alla metà di Mag- 
gio, con risultato morale e finanziario ottimi. 

Succede con scarso interesse una stagione d opera col Papà 
Martin. Era stata annunciata anche l'opera Favorito. Ma il Teatro 
venne chiuso dopo tre del Papà Martin, davanti alle panche vuote. 
Le quali vennero prese in eredità dalla Compagnia d'operette Tani, 
che dovette scappare dal Carcano per rifugiarsi allo Stabilini. 

11 giorno 10 Novembre si riaprì con la Compagnia Stabile del 
Teatro Milanese, il Teatro Carcano. \'i diede, fra l'altro. La fin del 
Prina, Principio di secolo del Rovetta. // saccoccin dedrèe, Gibigianna 
e la Guerra del povero Pompeo Bettini. in collaborazione con Ettore 
Albini, l'acuto e incorruttibile critico teatrale del Tempo e deH'.-J- 
vanti! Si replicò ed arcireplicò con successo rinnovato e sincero La 
Guerra, nella quale trionfava come attore lo Sbodio. Venne rappre- 
sentata poi La rava e la java (rivista) di Alberto Colantuoni, con fortuna 
resistente. La musica, povera cosa, era del maestro Noli. 

Quindi, la Compagnia Stabile Milanese, si sfasciò e si ricompose 
malamente, per ripresentarsi al Teatro .Milanese. 



= IMI = 

Dopo 10 mesi di silenzi, con la Schultz, il tenore Doni e il bari- 
tono Lucini, si riapre a S. Stefano (1902), con un Trovatore piuttosto 
sperduto. La Sonnambula con la De Gigli ed il tenore De Micheli; // 
Barbiere di Siviglia, La Forza del Destino e la Lucia di Lammermoor 
con un gran tenore, l'Oxilia, e Gli Ugonotti con la Finzi e la Engher- 
son. col tenore AlbiacK. il baritono Lucini e il basso Lucenti. Diret- 
tore il maestro Lombardi che concertò lo spettacolo con zelo sapiente. 

Questo degli Ugonotti fu l'ultimo spettacolo teatrale venale!... : 
così erano chiamati un tempo gli spettacoli a pagamento. 



Così il vecchio Carcano andò tramontando. Negli ultimissimi anni, 
nei quali respirava ancora, non lo si apriva che per una stagione, 
talvolta di commedia, tal altra di opera e per virtù di impresari o 
maestri che avevano opere nuove od artisti ingenui da lanciare, o 
ingenui mecenati da sfruttare (I). Coloro che l'avevano profondamente 
amato, perchè legato ai ricordi piii puri e più belli della propria gio- 
vinezza, non vi andavano più per non risentirne amara malinconia; 
così come l'uomo chiude gli occhi per non voler vedere davanti la 
pallida e rugosa immagine di colei che egli amò fiore di bellezza e 
di vita. 

E venne poi quegli che doveva portare il colpo di grazia al popo- 
larissimo Teatro : Giovanni Silvestri, il presidente della Commissione 
di Vigilanza dei Teatri, l'uomo per il quale, al disopra di tutto, la 
vita delle persone che costituiscono un pubblico teatrale è una cosa 
sacra. Così le agonie ch'egli fa passare ai gestori di spettacoli pub- 
blici, prima di consegnare loro il sospirato Ucet, debbono essere ap- 
provate di cuore da chi, pagando il biglietto, vuole acquistare in- 
sieme al diritto allo spettacolo, quello inseparabile di assistervi con serena 
tianquillità. E basta pensare, — scongiurandolo col pensiero. — al 
tragico quadro più volte purtroppo tracciato dal destino, anche di un 
solo allarme d'incendio, in un teatro colmo di pubblico che si slancia 
alle uscite strozzatrici e. come impazzito, vi trova la morte, calpestato 



(I) Gustavo Chiesi: Cenni ilorici e Jescrillivi della città di Milano {\894\ 



- 181 = 

e calpestando, per benedire, sia pure severo, llstituto della Commis- 
sione Teatrale, a Milano così energicamente impersonato in Gio- 
vanni Silvestri. 

Del resto, il solo, pensare quali erano in passato le condizioni di 
sicurezza del Carcano dà un brivido pauroso. Ma certo, se allora qual- 
che spietata vigilanza avesse imposto le misure che ora giustamente 
si prendono, il glorioso patrimonio artistico universale del Carcano non 
avrebbe potuto accumularsi. Basta immaginare 1 enorme vaso eufo- 
nico affocato di gente, tutto punteggiato di fiammelle di candele, 
prima, e poi con triplice illuminazione a gas, e con una sola uscita 
che sembrava fatta apposta per venire sbarrata inesorabilmente dall'e- 
norme urto della folla travolta dal panico. Chi si è assunta la tremenda 
responsabilità è stato il Destino che protesse il Carcano sino alla 
sua vittoriosa risurrezione. 

Ma eccoci all'atto di morte del Carcano : in data dell 8 Mag- 
gio 1904. Il Relatore sullo stato dei Teatri esistenti in Milano, dopo 
lucide e fondate argomentazioni concludeva col non concedere frat- 
tanto un ulteriore uso del Teatro per rappresentazioni (1). 



(1) Atti della Commissione di vigilanza sui Teatri. 



= 18:^ - 




g^ì SI m ^^ ^ ^ ^ ^ ^ gg g^ gg K^ gg M gg m m m m 



XIV. 



RESURREXIT ! 



Ma il Teatro dove, in soavissimi squilli, si erano innalzate le voci 
celesti di David, di Giuditta Pasta, di Rubini, di Gayarre, dalle cui 
tavole erano scesi per la magia di Nicolò Paganini, e più tardi dalle 
sorelle Milanollo, di Bazzini, di Camillo Sivori. 

— Quante han voci la terra e il cielo e l'onde, 
Quanti accenti il dolor, la gioia e l'ira 

— Tutto un concavo legno in grembo accoglie, (I) 

questo gloriosissimo tempio dell'Arte dove Gustavo Modena som- 
mo, e i discepoli di lui Ernesto Rossi e Tommaso Salvini e la Mar- 
chionni — maestra eccelsa di un'altra grandissima d'imperitura fama : 
Adelaide Ristori — sino ad Eleonora Duse, personificazione fulgida e 
viva della Drammatica italiana, seppero innalzare Io spirito umano sino 
alle più alte emozioni; dove la publime vis comica di un Bottero seppe 
sgombrare « ogni affanno, ogni tedio » e suscitare le più sane e cla- 
morose risate; questo Carcano sacro a tutte le più diverse e più strane 
manifestazioni dell'ingegno umano, dal bolognese Sarti che vi espose 



(I) La Laude del violino di Felice Romani. 



= l.Si = 

— proprio 90 anni or sono — la prima macchiiia per volare — alle 
Accademie stenografiche, alle magie fisiche, agli esperimenti turbanti 
di telepatia, ai prodigi di artisti quasi lattanti; — questo Carcano. 
infine, dove si raccolsero e si esaltarono le piiì sacre manifestazioni 
del sentimento umano : l'affrancamento del luogo natio da ogni ti- 
rannia straniera, doveva risorgere e risorse! 

Chi lo ha, negli ultimi anni di gloria e di decadenza, seguito con 
cuore di padre, con intelletto di artista, con sereno coraggio, è Luigi 




La demolizione : scorgonsi le rovine del ridotto del vecchio Carcano. 

Gianoli, e il nome di lui che fu instancabile nel contendere alla morte 
il Carcano fino a che gli fu possibile e che solo si adattò al pensiero 
della fine quando potè convincersi che fine significava resurrezione. 
è intimamente legato non solo agli ultimi anni della trascorsa vita 
del Carcano, ma a questi primi giorni della sua rinnovata esistenza. 
Dopo un anno appena da quella memorabile serata in cui la parola 
di Innocenzo Cappa rievocava le glorie del teatro — che riviveva una 
di quelle sue sere .storiche nelle quali, nei palchi, nella platea, nelle 
gallerie, il pubblico delle bellezze femminili e quello degli spettatori. 
intenti si assiepava commosso — in cui. sotto gli auspici della stampa 



cittadina, una schiera di eletti destava coi prodigi dell'arte, per 1 ul- 
tima volta, gli echi delle vecchie mura, il Carcano è risorto. 11 mira- 
colo si è compiuto in silenzio, rapidamente, ed è stato Luigi Gianoli 
a volerlo, spiegando un'instancabile opera di risveglio e di pungolo 
alle iniziative, che venne chiamata » il fenomeno Gianoli ». 







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Dalla partitura manoscritto esistente nella biblioteca del Conseivatorlo Musicale di Milano. 
(Per gentile concessione del Nob. de' Guerinonil. 



Il gruppo capitalistico che costituisce la Società degli Stabili del 
Teatro Carcano. che ha forniti i mezzi e che appresta a far vivere 
ancora al Carcano un'esistenza fortunata e gloriosa quanto quella 
che fu. ha rifatto tutto. Tutto, meno quella inimitabile volta acustica 
costruita dal Canonica, che trasmise intatti, facendone partecipi ugual- 



rriente gli spettatori per cui al Carcano non c'era e non ci sarà posi- 
zione sfavorevole per udire, le voci gloriose e quelle modeste, i suoni, 
le parole che rimasero memorabili o che passarono senza traccia, e 

che venne religiosamente con- 
servata. Ed oggi il nuovo Car- 
cano è, per tutti i nobili e co- 
raggiosi partecipanti alla re- 
surrezione sua, il vecchio Car- 
cano onusto di ricordi, che 

I y-jga^ ^^.^é^i^^SKKffWSl/uWW continua. 

|-lì^^ |Bra|'^^^^^^K|HH^j|| (( Il Carcano — adesso vi- 

ve di tradizioni nia le tra- 
dizioni non sono una specie 
di banconote che possano 
figurare in borderò a profitto 

di nessuna impresa ». Con 

questa arguzia esercentesca, 
che il Conte Giulio Belinzaghi 
ricordato come sindaco di Mi- 
lano, e assai piià noto come 
banchiere, dovette assai gu- 
stare, veniva decretato sin dal 
1881 il par ce sepulto del Tea- 
tro Carcano (l). 
Ma 1 editore-autore, umorista inconsapevole, non immaginava che 
certe tradizioni — patrimonio spirituale di avvenimenti d'arte fulgidis- 
simi e di pure manifestazioni di sentimento patrio, intrecciantisi alla 
vita quotidiana di un popolo, per più di cent'anni, possono servire 
precisamente di base saldissima a quella che pare soltanto una ardita 
operaziofiC finanziaria! 

E questo dimostrò Luigi Gianoli, il vero risuscitatore del Teatro 
Carcano. Luigi Gianoli, figlio di una cantante insigne fra le insigni, la 
Galett» Gianoli, fratello di un artista valente, ed artista egli stesso, era 
il solo uomo che potesse condurre a vittorioso compimento l'ardua 




L'armatura per salvare 
li prezioso arco acustico del Carcano. 



(I) «Milano '> Editore Giuseppe Ottino, Milano, Via Andegari, 1881 . Libro dedicato al Conte Giulio Belinzaghi. 



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Pianta del Nuovo Teatro Carcano 

disegnalo dall'architetto Nazzareno Moretti. 



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impresa di trovare, negli anni della più desolante crisi nazionale, dopo 
il disastro di Messina e i turbamenti prodotti dalla guerra, il nucleo 
di persone, che nutrissero fede di poter rimettere in valore quella 
topaia che si era ridotto ad essere il Carcano, troppo ricco soltanto 
di ragnatele, per la ge- 
nerazione presente. E- 
gli ha compiuto, con 
una tenacia illuminata, 
il grande miracolo. Ma 
è doveroso segnare 
qui. dove sono raccolti 
i documenti e i ricordi 
dell'illustre teatro di 
Corso Romana, con un 
tono che, di anno in 
anno, forzatamente di- 
viene sempre più ele- 
giaco, il nome di chi. 
vinto dalla bellezza i- 
deale dell'impresa, di- 
venne il maggiore. V in- 
dispensabile collabora- 
tore, il più fattivo di 
una rinascenza inspe- 
rata : egli è Amedeo 
Ravina. 



II 




?l 



Un particolare della facciata. 



E ritorniamo a Luigi Gianoli. 

11 buon ( Gigi >i è un'artista, ma provvisto di squisitissima perspi- 
cacia finanziaria, che fra gli armatori di Compagnie rimane uno dei 
maggiori; assunse la gestione dei più importanti teatri del mondo e 
noleggiò i più scintillanti astri del ciclo lirico, drammatico e operet- 
tistico, da Novelli a Caruso, dalla Frandin à Titta Ruf-o. a Marchetti, 
ecc., ecc. Andata male l'impresa del Teatro del Cairo nel 1909 — 
specie per il lutto in cui la ricca colonia italiana era stata piombata 



= 19(1 = 



dal cataclisma calabro-slculo — egli intuì che si preparavano anni 
srÌ£?i. Piantò il Cairo dove aveva troneggiato per moltissimi anni, e 
dove è ricordato con tenacissima simpatia, e si accinse alla ben più 
ardua impresa di galvanizzare quello, che gh altri consideravano come 
morto, e ch'egli fece rinascere più vivo e fresco che mai. 

Il rischio e le difficoltà erano grandissime, e tali che avrebbero 
scoraggiato chiunque fosse sprovvisto del suo vigore e della sua fede. 
Un fiuto infallibile gli fece scegliere la persona cui dirigersi con suc- 
cesso, facendo balenare ai suoi occhi ed al suo animo la bellezza e 
bontà ideali del fulgido programma. E il consenso gli venne e imme- 
diato e tangibile; e in- 
torno al Ravina quel- 
lo di patrizi che colti- 
vano e non da oggi e 
non solo a parole, il 
culto d'ogni bello arti- 
stico e delle patrie me- 
morie — il principe 
Emilio Barbiano di 
Belgioioso d' Este, il 
conte Guido Viscon- 
ti di Modrone, il no- 
bile F. Uboldi, il con- 
te Litta Modigliani tra 
gli altri — di cittadini 
professionisti acuti, i- 
deaiisti quanto era ne- 
cessario esserlo per af- 
fezionarsi al bello che 
incornicia il buon so- 
stanzioso dell' impresa 
— quali !• austo Strada, Renzo Turati, G. Galimberti, Camillo Bo- 
netti, Luigi Trevisini, Giovanni Negri. Riccardo Sonzogno, Felice Ga- 
limberti, Torquato Sironi, Ulderico Tononi ,ecc. — In fatto di artisti 
illustri, il nostro Gianoli non ebbe che l'imbarazzo della scelta. Nella 






Un angolo della terrazza. 



l'.U 




iiiitnii 



inclita falange egli conta salde amicizie come Puccini e Mascagni, 
Amato e Titta Ruffo, Garbin e Adelina Sthele, Mario Sammarco, Et- 
tore Panizza. Scarreo, Campanini, Zerda, Sapelli, Fregoli, Olga Gian- 
nini, Giorgio Polacco 
ed infiniti altri. 

Non appena per- 
vennero queste poten- 
tissime adesioni, l'af- 
fare Carcano fu com- 
piuto, cui seguì — logi- 
co corollario — la crea- 
zione della Società E- 
sercente, sicuro e ine- 
stinguibile propulsore 
del pili lungo cammi- 
no che, per la gioia 
delle future genera- 
zioni, farà il nuovo 
Teatro Carcano (1). 

Ed a capo di es- 
sa un' autorevole ed 
esperta personalità : 
Pietro Parmetler. 

Questi cenni tutta- 
via non sarebbero com- 
pleti se non si accennasse anche alla schiera dei collaboratori effet- 
tivi ed ultimi della resurrezione e se non si segnasse, a onore della 
nostra industria e della verità il fatto raro che, dal progettista va- 




L'ingresso per il pubblico. 



(1) Per la gratitudine di chi, nel prossimo centenario del nuovo Carcano, ripeterà la fatica compiuta oggi dal ricer- 
catore di queste note, ecco i nomi dei principali costitutori della " Società Proprietaria Stabili Teatro Carcano ,, con 
ssde in Milano, Corso Romana, 63, desunti dall'atto di costituzione 8 Gennaio 1913 davanti il notaio dr. Alberto Maga : 

Principe Emilio Barbiano di Belgioioso d" Esle, cav. Camillo Bonetti, Cesare Penati, ing- Fausto Strada, 
ing. cav. Amedeo Ravina, senatore Giovanni Facheris, rag. Felice Galimberti, ing. Renzo Turati, signor Cesare 
Tragella, ing. Cesare Villani, generale Clemente Ravina, signor Bartolomeo IViola, signor Gaetano 1-errario, 
avv. Carlo Verga, sig. Ulisse Agostoni, nob comm. Ferdinando Uboldi, avv. Emilio Fano, sig. Giuseppe Moneta, 
dr. Felice Vittadini, avv. Lodovico Isolabnlla, comm. Alfredo ZaSaroni, cav. Alessandro Geiger, ing. Giuseppe Borioli, 
avv. Enrico Turati, cav. Luigi Trevisini, sig. Ernesto Dubini, ing. Francesco Sassi, sig. Giulio Sartirana, sig. Ettore 
Sormani, sig. Luigi Battaglia, sig. Alessandro Bossi, sig- Antonio Schera-Zanoli, sig. Emani De Vecchi, archi- 



lentissimo architetto Moretti, ai fratelli ingegnere Emilio e Giusep- 
pe Galimberti, il primo dei quali affezionatissimo a questa rina- 
scita e dolorosamente .scomparso prima di veder coronata dalla riu- 
scita l'impresa a cui dava tutto se stesso; dall'ing. Attilio Volpi che 
seppe con ardimento sapiente risolvere gh ardui problemi delle strut- 
ture in cemento armato, fino al più oscuro operaio che sterrò, demolì 
Oli eresse, in tutti fu un senso di responsabilità, un alacre e rispettoso 
amore al lavoro che incuteva e premeva assai più che non quello delle 
comuni costruzioni, che tradisce una coscienza quasi solenne dell'in- 
dole speciale della loro fatica. Ed ancora una volta il buon genio in- 
visibile protesse il Carcano, giacche, se è dolorosa tradizione della 
febbrile edilizia moderna che un poco di sangue operaio cementi sem- 
pre ogni nuova costruzione, questa del Carcano fu portata a compi- 
mento con la più lieta incolumità, senza il menomo incidente. 



I lavori furono iniziati il 21 Luglio 1913, ma solo per la parte 
interna dei fabbricati costituenti casupole indecenti che circondavano 
il Teatro opprimendolo, e che perciò vennero demolite. Il 30 Settem- 
bre furono iniziate le demolizioni del corpo del fabbricato verso strada 
il quale sino a quell'epoca era stato occupato dai rispettivi inquilini. La 
casa era a tre piani oltre al terreno e comprendeva tutta la lunghezza 
dell attuale fronte. Dopo quindici giorni dall'inizio della demolizione 
la casa era totalmente rasa al suolo, sgomberata perfino del mate- 
riale residuale tanto che si poteva incominciare il lavoro di scavo per 
le fondazioni del nuovo fabbricato, perfettamente compiuto nel Mag- 

letto Ulderico Tononi, rag. Claudio Boccalari, avv. Cherubino Fasola, sig. Andrea Frascoli, Lohengrin Campanini 
per il comm. Cleofonte Campanini, ecc.. ecc., presenti all'atto, quali in persona propria, quali procuratori di molti 
altri consoci. 

Tutti questi costitutori sono azionisti ; in questa forma hanno partecipalo, talvolta con l'acquisto di considerevole 
numero di azioni, professionisti, editori, maestri, artisti, ecc. quali : Guido Visconti Modrone, Emilio Barbiano Bei- 
gioioso. Ida Visconti di Modrone, Valentino Taccani, Cesare Binda, Leopoldo Fregoli, Cleofonte Campanini, Pa- 
squale Amato, Giovanni Polese, Adelchi Zamperoni, Titta Ruffo, Amalia Agostoni, Riccardo Sonzogno. Edoardo 
Garbin, Emilio Fano, Giulio Setti, Luigi Trevisini, Olga Giannini Novelli, E. Rancati, Aristide Venturi, Alfredo 
Daninos, Clemente Ravina, Ottavio Vigano, Cesare Candiani, Tomaso Beitarelli, Adelina Stelhe, Felice Ferii, Paolo 
Taroni, Gaetano I.itta Modigliani, Nicola Zerola, Camillo Litta Modigliani, Giuseppe Lusardi, Giorgio Polacco, 
Cesare .Mazzoni, Mario Sammarco. Alessandro Bossi, Ida Berlendi Borsolotti, Luigi Meroni, Enea Rossi, Ettore 
Panizza, Torquato Sironi, Ulderico Tononi, Giacomo Puccini. Alessandro Sapelli. Amedeo Ravina. Renzo Turati, 
Pietro Mascagni, Ditta Fratelli Galimberti, ecc. 



= l'.)3 = 

gio 1914, e compiuto in modo da presentare un insieme di bella este- 
tica al di fuori e di rare condizioni di comodità e di sicurezza all'in- 
terno, grazie agli speciali lavori condottivi con ogni riguardo delle 
condizioni del pubblico e ai geniali artifici escogitati, sempre dall'ar- 
chitetto Moretti, onde portare a vastissima capienza il teatro. 




Certo che se il cittadino Giuseppe Carcano, se qualcuno degli 
spettatori che trassero al Teatro doppiamente angusto per la modestia 
della sua costruzione e per la grandezza delle glorie che vi si alterna- 
rono, ad estasiarsi alle voci d'oro o a fremere degli impeti di amore 
patrio quando la serva Milano ritemprava le civili virtù al fuoco sacro 
di quella ribalta, potessero dirigersi ancora per il Corso di Porta 
Romana, davanti all'antico monastero di San Lazzaro, stenterebbero 
a riconoscere il vecchio Carcano. Ma riconoscerebbero, immortale ed 
immutabile, il grande amore per la sovrana bellezza che anima i nipoti 
alla conservazione e alla riconsacrazione. 



FINE. 



INDICE 



Capitolo I. — I Genitori e la nascita. — La vita milanese 
a uno svolto della storia — Un teatro antenato — Chi 
era il cittadino Giuseppe Carcano — La fede di na- 
scita e il primo vagito ....... Pag. 1 

Capitolo II. — L'Inaugurazione e le prime vicende. — 

Milano nel 1803 — Prima (( lettera encomiastica di un 
cameriere » — Seconda " lettera encomiastica di uii 
cameriere » — L'edifìzio, gli spettacoli, le scene e la 
Pasticceria del Carcano — Fatti e fatterelli di cronaca » 19 

Capitolo 111. — Cronaca degli Spetiacoli. — Paisiello — 
II primo anniversario del Carcano — Osservazioni di 
un cittadino milanese — Dal fortunato 1805 all'av- 
vento del 1808 . . . ..... )i 29 

Capitolo IV. — Crisi, Chiusura, Giuochi d'azzardo, Pro- 
getti DI vendita e Riapertura. — La prima malattia 
del Carcano — I giuochi d' azzardo alla Scala, alla 
Canobbiana e anche al Carcano — Giuseppe Carcano 
vuol vendere il suo teatro al Governo — La chiusura 
durante il 1809 e la riapertura con a musica nuova >> n 4i 



= 196 = 

Capitolo V. — Dalle « Streghe )< di Paganini a un espe- 
rimento AVIATORIO. — Elisabetta d'Inghilterra, di Ros- 
sini Moncalvo e la maschera di Meneghino — La 

concorrenza di un cane sapiente — Cimarosa — L Ae- 
reo-veliero — Rappresentazioni all'inglese . . . Pag. 49 

Capitolo \"I. — Annali di gloria. — Il Carcano rinnovato 
e abbellito — Giuditta Pasta — Il grande cartellone 
del Carnevale 1831 — La Sonnambula di Bellini — 
Un tenore che canta da basso — La Malibran alla 
Scala — Opera e prosa fino al 1838 . . . . » 63 

Capitolo VII. — Il periodo dei grandi attori. — Luigi Ve- 
stri, la Marchionni e l'esordio di Adelaide Ristori — 
Augusto Bon al teatro Re — La voga dei Veglioni al 
Carcano — Il Carcano ad uso anfiteatro diurno — 
Serate drammatiche-acrobatiche — La grande impresa 
Giacinto Contestabili — Gustavo Modena . . . » 83 

Capitolo Vili. — Il 1848. — Le Cinque Giornate — « Dia- 
logo tra Metternick e Radetsky, con Meneghino lo- 
candiere )) — Spettacoli patriottici, benefici ed allego- 
rici — Ernesto Rossi e « L'eroe della sesta giornata » 
— Un cavallerizzo inesatto — Festa patriottica per le 
vittime di Curtatone e Montanara — Ritornano gli 
oppressori .......... 99 

Capitolo IX. — Cronaca degli spettacoli. — Il Carcano 

e la censura — Tutto è perduto? — Spettacoli senza 
pubblico — La prima della Luisa Miller — Anno di 
decadenza — Dimostrazioni patriottiche e una bic- 
chierata... borgiana — 11 tragico 6 Febbraio 1853 — 
La memoria del Maestro Carrer — Un fatto più unico 
che raro — I cori della Scala e la nostalgia dei fischi » 107 
Capitolo X. — Dal 1855 al 1859. — La Ristori ed Ernesto 
Rossi — Il duello di Manfredo Camperio — Grandi 
stagioni d'opera, prosa, balli, concerti e varietà — Il 
Re dei tamburoni — I teatri di Milano nel '59 — Per 
i reriti nelle guerre dell'indipendenza e per l'emigra- 
zione veneta , . . . . . . . . » 123 



= 197 = 

Capitolo XI. — Gli spettacoli dell'Indipendenza. — II Car- 
novale 1860 — Gustavo Modena e Camillo Sivori — 
Serate classiche benefiche e garibaldine — Daghela 
avanti on passo — La Ristori, la Pezzana, Salvini, 
Rossi e Bottero contemporaneamente a Milano — La 
Frezzolini ......... Pag. 135 

Capitolo XII. — Verso il tramonto. — Prosa, opera e rap- 
presentazioni acrobatiche — Una fantasia araba — 

La Tzarina a Milano — Un Carnevale sfortunato — 
Artisti lillipuziani — Il 20 Settembre 1870 — Bottero 

— Riprese e silenzi . . . . . . . » 15! 

Capitolo XIII. — Ultime luci. — La rivelazione wagne- 
riana — Carnovali e... quaresime — Eleonora Duse 

al Carcano — Anni di silenzio — Il teatro milanese 
con Gaetano Sbodio - La grande stc.gione Sonzogno 

— Ferravilla — 11 colpo di grazia . . . . » Ib5 

Capitolo XIV. — Resurrexit ! » 133 

\ 



QQQQQQQQQQQQQQQQ 



APPENDICE 



La Patria nelle manifestazioni teatrali 



I teatri forzati. - Fanny Elssler. - La lega antifumistica. - Recite di 
sfida e di lutto. - Gli incidenti al Carcano, pregiudicato in materia. 

Lo storico eminente di quei processi, attingendo al « Diario di 
Mantova dal 1848 al !854 » (I), che egli commenta con squisita pe- 
netrazione, ci racconta che il tenente maresciallo Gorzgowshi, tor- 
turatore di Mantova, dall'aprile del 1848 nno all'estate del 1850, in 
cui venne trasferito a Venezia, dove morì nel 1858 carico di milioni 
e di maledizioni, (( pretendeva che i mantovani stessero allegri e fre- 
quentassero i teatri sociali. Palchettisti e Comune erano obbligati a 
sborsare somme ingenti per la dote, con l'unico costrutto che attori 
e cantanti avessero per uditorio le panche o, tutt'al più, pochi ufficiali 
e impiegati. Nella guarnigione si contavano a centinaia e talvolta a 
m.igliaia i malati di febbre e gli ufficiali avevano altra voglia di an- 
dare a teatro. Ma se essi potevano esimersi da quella corvée, nes- 
suna scusa valeva per i funzionari civili ". 11 Grassi, come una delle 
vittime, ce ne racconta delle carine. Lo scontrino dell'abbonamento 
(egli dice stizzito) diventa orraai un requisito indispensabile per l'im- 
piegato : neppure lutti domestici, l'assistenza della moglie puerpera, 
giovano di legittima scusa per mancare ad una delle recite, in cui 
gli spettatori erano venti di numero, altrettanti cirenei come il Grassi. 

(( Se qualche I. R. impiegato avesse osato recalcitrare, protestando 
qualche personale timore di possibili affronti notturni da parte di li- 
berali poteva toccargli lo scherzo capitato a Brescia, nel novembre 
del 1643, a un magistrato che Haynau costrinse a frequentare il teatro, 
dandogli la scorta d'onore... di dodici soldati. Gorzgowschi imitava 
a Mantova i procedimenti della iena di Brescia : e oltre gl'impiegati, 
anche gli israeliti erano diffidati (col mezzo del Rabbino) a popolare 
il Sociale a scanso di guai > '2). 

Questa satanica perfidia del voler insaccare gente in teatro non fu 
un episodio singolo dovuto alla maggiore -o minore raffinata crudeltà 



(1) Ejirico Grassi, «Diario di Mantova dal IS48 al IS54 >• ms . nel museo del Risorgrimento di 
Mantova. 

(2) Alessandro Luzio « / martiri di Belfiore», Milano, C. L. Cosliati, 1916. 



= Il = 

di questo o di quel generale austriaco. No; essa rispondeva ad un 
diabolico concetto del governo. Il termometro del benessere morale 
e materiale di una popolazione, lo si ha nella frequenza del pubblico 
ai teatri. I teatri pieni dicono, a chi per ufficio deve vigilare e rispon- 
dere dello spirito pubblico delle folle, che il ritmo della vita si svolge 
tranquillo, che jermentì antipolitici non agitano la grande massa del 
pubblico, la quale non ha che ragion di lietezza e motivi di benedi- 
zione verso il patrio governo che V ara ministra. 

Ma contro queste scellerate sopraffazioni, intese a più feroce- 
mente attenagliare i cuori e le menti degli italiani, già straziati dalle 
angosce di tutto un nefando sistema politico di governo, reagivano 
le popolazioni, facendo spesso convertire, quello che avrebbe dovuto 
significare plauso, o per lo meno vile adattamento alla tirannide degli 

Absburgo, in dimostrazioni 
di incoercibile sentimento 
patrio. 

Gli archivi diplomatici, 
quelli di governo, e parti- 
colarm.ente quelli di poli- 
zia, e i giornali del tempo 
registrano un mucchio di 
simili vicende. Il rievocar- 
ne le dìù salienti nel pe- 
riodo che precede e culmi- 
na nelle classiche Cinque 
Giornate ci pare opportuno 
in questo momento in cui 
il più puro e giovane san- 
gue è offerto sull'altare del- 
la Patria, per Essa, per la 
giustizia e per la libertà di 
tutti i popoli (1). 



Dopo la morte dell'au- 
striaco conte Carlo Gaetano 
di Gaisruck, arcivescovo di 
Milano, la metropoli lom- 
barda pensò di onorare il 
suo nuovo pastore, l'italiano Romilli, come un vessillo della nazione (2). 
Ma l'autorità, informata di ciò, pensò di fronteggiare il giubilo po- 
polare, facendo arrotare le sciabole che le guardie avrebbero provato 
sulla pelle degli inermi cittadini nel giorno della dimostrazione. Il 
che avvenne la sera deli'8 settembre 1847. La brutale polizia, agli 




Il Bolza... in costume. 



(1) Si può ricordare al pro.oosito che nell'impero au.stro-uiigarico, do>o le prime sconfitic in 
Galizia e mentre i russi avanzavano minacciosi oltre Leopoli, i teatri dell'Austria e quelli della 
stessa Ungheria, per volere di Vienna, restavano aperti. Quando a Vienna no;i poterono più farri 
illusioni sulla parte che avrebbe preso l'Italia, l'ordine si estese ai teatri di Trieste e di Fiume e, 
nella prima città specialmente, si ebbero stagioni d'opera frequentate da un pubblico che doveva 
andarvi con lo stesso animo dei mantovmi del 1848. Riaprendo per la stagione 19! 5-16 il teatro alla 
Scala, una circolare a nome del duca Visconti di Modro.ie, mentre faceva pre.'^enti le ben diverse 
cond.zioni che consigliavano l'apertura del nostro Massimo in quest'anno di gloria per l'Italia, ri- 
cordava che in Austria i teatri srono tenuti forzatamente aperti per creare appunto nel pubblico — 
il sistema è scmore quello — un'arti'iciosa illusione. Questo a titolo di cronaca. 

(2) Archivio Triennale delle cose d'Italia. Serie 1.' — \'ol. 1. , doc. N. 27. 



= MI = 

ordini del turpe e scellerato conte Bolza, commissario superiore, in- 
signe in nefandi arbitri, fece scempio della folla accalcata in piazza 
Fontana acclamante al nuovo arcivescovo ed al pontefice Pio IX, che 
allora pareva insidiato e minacciato dall'Austria. Vi furono un ucciso 
e sessanta feriti, la maggior parte dei quali colpiti alla schiena, 
mentre non fuvvi neppure una scalfittura prodotta da coltello o da 
stocco, che sono le consuete armi di chi tenta il disordine (I) il che 
non impedì alla venduta Gazzetta Privileggiata di stampare, sul nu- 
mero del 10 settembre, che la forza aveva tollerato fino agli estremi 
la criminosa baldanza dei perturbatori, allorché fu costretta ad agire 
per r individuale sua difesa, e lo fece nei confini più rigorosi dell in- 
colpata tutela. 

L'orrenda gesta rinsaldò l'opposizione dei Lombardi contro l'Au- 
stria. L'odio verso i dominatori stranieri si propagò : dalle classi 
elevate scese fino agli umili strati sociali che l'Austria, con sozza 
politica, aveva tentato di corrompere, di far suoi e di aizzare contro 
i signori. 

Questo stato d anim.o della popolazione milanese si andò sempre 
più infoscando verso la fine di quell'anno abietto. Si preparava dun- 
que una ben triste stagione per tutti i teatri di Milano, m.a special- 
mente per la Scala. 

Il regno delle ballerine, le cui gambe — parafrasando il pensiero 
del principe di Metternick — avevano governato la Lombardia per 
qualche lustro, era definitivamente tramontato; tuttavia, le rappresen- 
tazioni scaligere costituivano pur sempre il più importante avveni- 
mento mondano della vita milanese. Perciò il governo austriaco 
avrebbe affrontato — come difatti affrontò — qualunque sacrificio 
finanziario, in soccorso degli impresari del teatro massimo milanese, 
pur di assicurare lo spettacolo che, per fama altissim.a di artisti, son- 
tuosità di rappresentazioni, allettamento di novità clamorose, avesse 
potuto gremire il teatro, e sottrarre la gioventù del tempo alla crisi 
di redenzione che ne travagliava e purificava lo spirito. 

« // governo — scriveva da Milano in data del 3 novembre 1847 
il corrispondente della fiorentina « Patria » — ha creduto usare una 
grande arte di regno, accorrendo in aiuto dell' impresa (del teatro della 
Scala), affinchè possa scritturare la Elssler per questo carnevale. Per ora 
queste sono le sue rijorme... ;> E la Gazzetta Privileggiata del 4 succes- 
sivo, pubblicava al posto d'onore, in prima pagina, nella prima co- 
lonna dell'appendice, col nome della divina danzatrice in grassetto : 
( Fanny Elssler ci verrà regalata per tutta la stagione del prossimo 
carnevale. Si è autorizzati a dar questa notizia che sarà aggradita da- 
gli amatori del nostro gran teatro. >' Sì. la Elssler, la leggendaria 
amante dell'.Aiglon che, vuoisi, abbia propinata la morte con il filtro 
dei suoi baci al Re di Roma: la disputata dagli impresari d'Ame- 
rica a colpi di pugnale (2); la grande emula della Cerrito; colei che 
aveva detronizzata dalle scene parigine, dov'era trionfalmente vitto- 
riosa, r italiana Taglioni: l'austriaca che aveva inspirato carmi pas- 
sionali a poeti patriottici come il Prati e l'Aleardi : l'idolo infine del 
pubblico milanese, che andava in visibilio all' apparizione di quel n tre- 
mendo angelo » che, oltre a tutte le più vertigino.«e malìe del suo 



(1) Protesta de! municipio di Milano al Governatore Spaur. Il sett. 1847. 

(2) Raffaello Barbiera <c // Salotto della Contessa Maffei». Treves Milano. 



= IV = 

corpo divino e della sua grazia tutta vibrante di travolgenti fascini, 
era piena di buon cuore e pia, Fanny Elssler si apprestava a diven- 
tare collaboratrice di governo dei dominatori. 

Ma cria contro la (( Divina, somma, arci-sublime, immensa )) (I), 
era stato pubblicato alla macchia, nel febbraio del 1847, al culmine 
dei suoi trionfi, un poemetto satirico. In esso, mentre si esaltano sar- 
casticamente i fasti della m.aliarda assassina del duca di Reichstadt, 
viene flagellata a sangue 1' ignavia degli italiani. Eccone i brani più 
importanti : 

A FANNY ELSSLER. 

< Solo un desio, nuH'aitro, o Vaga Fanny, 

Noi de' Romani antichi illustri figli 

Palesa ancor: Pane e circensi! il grido 

Quest'era a cui riconosceasi un giorno 

Il popolo famoso ; ed or, mutato 

Ciò ch'è a mutar : Pappa e jantocci — è il nostro. 

Di Girolamo quindi e della Scala 

Sovra ogni umano scibile il primato : 

D'una trachea quindi l'eccelso vanto : 

Quindi il prestigio di tue belle gambe, 

De' pollici protesi erette in punta, 



O spiccate a mostrar la voluttade 
Di cosce affatto sovr'um.ane, fino 
Al paradiso dell'estremo imbusto. 



« O Fanny ; quelle palme, or rimbombanti 

Cento volte a chiamarti alla ribalta, 

Domani batteran l'imposto applauso 

Ad un nuovo balzello, od a milioni 

Scritti per frode a indebitar lo Stato, 

O alla soppressa libertà cracova 

Od alle iniquitadi in cui sì bene 

Al santo Uffizio Polizia succes.=;e. 

La cui man sanguinaria e violenta 

L'innocenza malmena, ove il reo fugga, 

E che maggior sirocchia alla Finanza, 

Prepotente, arbitraria, ingannatrice, 

E (di finirsi a compir la triade nuova) 

A madonna Censura irta matrigna. 

Che sovr'ogni altra idea la pialla adopra ; 

O, dell'alme sirocchia, applaudiranno 

Al codazzo di spie, di traditori. 

Di birri, di satelliti, del boia. 

Tutta pente onorata e sull'altare. » 

Quindi imprende a narrare : 

« ...Vieta storia narro di giovinetta 
Danzatrice, a' cui balli una sentenza 
Si pronunziò di morte, e un santo capo 
Tronco mordeva la cruenta polve. — 
Ebben. si cerchi ancor la più leggiadra 
Di Tersicore alunna. — Esser tu quella. 
Di', non dovevi, o Fanny? E quella fosti, 
O fu dessa lidea. l'essenza, il rrerme 
Ond'emergevi tu dopo mill'anni. » 



(I) Opuscolo N. 1081. Museo del Risorgimento di Milano. 



= V = 

Contro le paurose seduzioni dell'ammaliatrice venne anche stam- 
pato alla macchia, e distribuito verso il 20 dicembre, il ses^uente " Invito 
ai miìanesi ad astenersi dal teatro (I). « Un altro sacrifìcio (2), fratelli! 
Bisogna assolutamente astenersi dal teatro alla prima rappresenta- 
zione deìVElssler. Cedete il luogo ai Tedeschi, che vorranno applau- 
dirla anche in nome vostro. La Elssler fu benefica verso i Ooveri ed 
abbiasi tutta la riconoscenza, non il sacrificio del nostro decoro. Per- 
chè non si possa dire » i milanesi furono vinti dai vezzi della balle- 
rina )), è necessario esserne lontani. La Silfide può divenire una sirena 
ed ammaliarci. Il silenzio di mille può essere guasto dal silenzio di 
pochi. Parecchie donne hanno promesso di non intervenirvi; ma per- 
chè la loro risoluzione abbia una ricompensa, è necessario che si renda 
pubblico il nome delle poche che non avranno potuto resistere alla 
tentazione. Nessuna di voi appaia sulla lista delle donne frivole e 
curiose. 

(( La solita concordia, o fratelli! La nostra città non ha ancora 
deposto il suo lutto. Per carità, non fate rivivere i nostri nemici, non 
date luogo ad altri insulti dei giornali, impedite questo piccolo trionfo 
dei Tedeschi. >> 

Naturalinente filtrato dallo spionaggio, con cui la polizia austriaca 
aveva avviluppata tutta la vita milanese, uno di questi proclami cadde 
negli artigli del direttore generale della polizia. « Le manifestazioni 
politiche dei palchi e della platea non lasciano dormir Torresani d 
— scriveva in data del 23 dicembre il solerte corrispondente della 
Patria — « Chiamò alla sua presenza ed ammonì Vitaliano Crivelli, 
per aver applaudito con calore il ballo degli affgani. La polizia si tra- 
sportò di notte temùo e con grande apparecchio di forza nella casa 
dell'attrice Fanny Saddoskj, per operarvi la confisca di due mazzi di 
fiori, ornati di nastri tricolori, che le erano stati offerti la sera prima 
dal pubblico. > E in data del 27 dicembre, lo stesso corrispondente 
riferiva, per la letizia dei lettori piemontesi, la notizia di una incre- 
sciosa peripezia di cui era stato vittima una sera, al teatro di Ber- 
gamo, l'arciduca Sigismondo, creato di fresco comandante di quella 
piazza. (( Venuto nei palco destinatogli, egli non si curò di levarsi il 
cappello, quando ad un tratto cento voci insorgono dalla platea, e 
gridano: abbasso il cappello, abbasso il cappello ! » // principe tenne 
duro suìle prime, ma poi dovette levarselo. Allora gli spettatori, uno 
dietro l'altro uscirono quasi tutti. Visto questo, l'arciduca discese, 
guadagnò la sua carrozza e se ne andò. Gli spettatori rientrarono. Il 
principe il giorno dopo partì. » 

Tutto ciò faceva rodere il feldmaresciallo Radetzky che avrebbe 
voluto tagliar corto e netto col fare di questa nostra Milano una se- 
conda Tarnow (3). Chi glielo impediva, per allora, era il viceré Rai- 
neri. Ed a Radetzky non restava che sfogarsene con le lettere a sua 
figlia Federica, nelle quali, con tremendo cinismo, alterna le notizie 
di avvenimenti mondani con quelle di meditate stragi. 

Ma ecco che sopraggiungono i tumulti sanguinosi di Milano per 
il divieto di fumare. 

La sera del 3 gennaio granatieri ungheresi e dragoni si avventa- 
rono sulla gente che moveva pacifica per la città. Per eccitare mag- 



li) Doc. N. 119 archivio triennale delie cose d'Italia, primo volume e prima serie. 

(2) "Invio ai giovani lombardi ad astenersi dal fumare. •• Doc. N. 118, stessa or>cra. 

(3) Il giornale « La Patria " di Firenze deirS gcnn. 1848. 



= VI = 

giormente lo zelo sanguinano dei soldati, Radetzky aveva fatto spar- 
gere nelle caserme, nella mattina di quel tragico giorno, scritti in- 
sultanti i militari. Fra gli uccisi vi fu un consigliere municipale : Man- 
ganini, vecchio di settantacinque anni, devotissimo all'Austria, e fra 
i malconci dalle percosse dei cagnotti della polizia fuvvi il sindaco 
di Milano, il podestà Casati. 

L' impressione di questi delitti di governo fu enorme. 

Una deputazione dei più ragguardevoli personaggi di Milano si 
recò dal Viceré per chiedere spiegazione della strage compiuta. Fra i 
deputati vi era il conte Borromeo che aveva molte onorificenze e 
gradi nel governo austriaco. Egli disse che, se non si fosse data ri- 
parazione, restituirebbe ogni sua insegna, perchè macchiata dal san- 
gue del popolo, e ritornerebbe privato. 

Ed il console generale inglese a Milano, Sir Dawkins, in un rap- 
porto al ministro Palmerston (doc. ingl., Arch. Trienn., voi. I), dopo di 
aver affermato che nel contegno dei militari vi era troppa appa- 
renza di maliziosa provocazione (wanton provocation) , lo informa 
che i più distinti milanesi hanno determinato di assumere il lutto per 
i cittadini uccisi e di astenersi per tre giorni dall'andare in teatro. 
u Tanto il teatro — come scrisse Renato Simoni — anche senza volerlo 
è uno specchio lucente nel quale in una immagine fugace si proietta 
la vita. 1 

La sera dell Epifania, infatti, al Teatro alla Scala, erano aperti 
solo quattro palchi e furono venduti nove soli biglietti. Ma 
nella prima domenica successiva alle infami gesta, la Scala era gre- 
mita. Però tanto nei palchi quanto in platea le signore erano tutte 
vestite di nero, per significare il lutto di cui avevano pieno il cuore, 
e i giovani eleganti erano essi pure in lutto pesante. Dopo di quella 
dimostrazione funebre, le rappresentazioni continuarono davanti al 
deserto, per cui il governo pensò di far ospitare nella sua Gazzetta 
Privileggiata un articolo, (i Necessità dei teatri aperti in tutte le sta- 
gioni )), il cui contenuto avrebbe dovuto persuadere e incitare la gente 
a frequentare gli spettacoli pubblici. 

La stagione dunque del massimo teatro minacciava — malgrado 
l'eccellenza dei nomi e la ricchezza del repertorio — di naufragare. 

11 18 gennaio, intanto, venne pubblicato l'ordine del giorno di 
Radetzky in cui, esaltando l'ardore delle sue truppe « contro la fedeltà 
e il valore delle quali si romperanno gli sforzi del fanatismo e dello 
spirito infedele di innovazioni, come fragile vetro contro una rupe )>, 
soggiunge superbamente : u Salda jreme ancora la spada che ho im- 
pugnato con onore per sessantacinque anni in tante battaglie. Saprò 
adoperarla per difendere la tranauillità di un paese, poco tempo ja 
felicissimo e che ora una fazione frenetica minaccia di precipitare 
in miseria »; cui Milano rispose immediatamente col seguente epi- 
gramma che venne affisso sui muri della città : 

« Ci git Radetzky compagnon de Mack 
Fugitif d'Ulm, défenseur du tabac. 
Qui dragonna '^emmes, vieillards. enfants. 
Gioire à l'épée de 65 ansi». 

In quello stesso giorno Radetzky scrive a sua figlia : a La nostra 
situazione è una delie loiù penose. !l sonnolento Viceré non fa niente, 
così pure lo Spaur e il comitato segreto rivoluzionario seguita a far 



VII - 

dimostrazioni. Esso ha la massa del popolo in sua mano; ha intimi- 
dito gli impiegati che non agiscono più neW interesse del governo. Io 
non so vedere come tutto ciò andrà a finire; persino nelle altre città 
le cose sono andate tant'oltre che in teatro si udì gridare dalVallo: 
(( chi è buono italiano esca )>; tutta la platea e i palchi si vuotarono in 
un attimo. Le autorità la- 
sciano fare e noi viviamo in 
una atmosfera peggio che 
nemica... n 





L' episodio dello sfolla- 
mento dei teatri al motto : 
Chi è buono italiano esca, 
è contenuto altresì in una 
corrispondenza da Milano 
alla Patria di Firenze in da- 
ta del 29 gennaio, e venne 
raccolto nell'Archivio trien- 
nale (T. 1., doc. 181). ^i. Si 
dice che un delegato tede- 
sco di Brescia, Breill, essen- 
do entrato in teatro di que- 
sta città, si sollevò dalla 
platea questa voce: u chi è 
buono italiano esca ». L'in- 
vito produsse il suo effetto; 
giacché poco dopo la platea 
rimase vuota. » 

Questa battuta : chi è buo- 
no italiano , ecc.; rispondeva 
ad una formula di dimostra- 
zione adottata dagli italiani 

nei teatri del Lonibardo- Veneto, tutte le volte che l'occasione sugge- 
riva di compiere questo sfregio contro una determinata persona, o 
significare un atto di ribellione. 

In un rapporto spedito dal Console generale inglese a Venezia 
al Ministro Palmerston a Londra, in data 9 febbraio, sta scritto : 

« Ricevo da Venezia che quivi pure la sera del 6 corrente al 
teatro (La Fenice) si fece una dimostrazione in onore della costitu- 
zione di Napoli. 

(( 11 pubblico volle che si replicasse una danza siciliana, che faceva 
parte dello spettacolo. Essendosi ciò negato, si levò un gran tumulto, 
in mezzo al quale si udì una voce k chi è italiano esca dal teatro >. 
il che tutti fecero. .Molte signore erano vestite di bianco e dai loro 
palchi sventolavano sciarpe tricolori. » 



11 sonnolento Viceré Ranieri. 



1 cittadini milanesi continuavano intanto a disertare ostinatamente 
la Scala e. se vi accorrevano, avevano da manifestare un pensiero 
politico. 

a II signor Morelli, impresario della Scala — ci racconta un docu- 
mento di quei giorni — non potendo senza grave discapito continuare 



= vili =- 

le dispendiose rappresentazioni per divertimento dei soliti trecentisti 
della Polizia, ricorse all' I. R. Comando, perchè gli venisse permesso 
di chiuder quel teatro. Gli fu risposto essere anzi intenzione dell' im- 
peratore che i suoi buoni milanesi si divertiscero: tirasse innanzi, te- 
nendo conto delle perdite, che gli verrebbero rimborsate, r, 

La Elssler, alla quale erano pervenute lettere minatorie, temeva 
di apparire in pubblico. " Pare che la Elssler non ballerà più », scri- 
veva alla torinese Concordia il corrispondente milanese. 11 che av- 
vampava di torbida rabbia il partito militare austriaco. 11 caso Elssler 
non era più un episodio artistico mondano, mia era assurto a signi- 
ficazione politica di primo ordine. Pronunciarne il solo nome davanti 
ai pubblici dei diversi teatri, era causa ci tumulto. Nel nostro Teatro 
Carcano, sacro alle più schiette dimostrazioni di italianità, il solo 
fatto che un attore, in una battuta, sicuramente allusiva, pronunciò 
il nome della diva austriaca, fu causa di proteste clamorose. L'aned- 
doto è incastrato in questo brano di un rapporto segreto che un 
commissario di polizia denuncia al suo capo, il famigerato Torresani : 

« ìli. uro Sig. Barone, 

(( Saprà signor Barone che alcune sere fa al teatro Carcano, men- 
tre rappresentavasi la commedia intitolata : Le tre sorelle; avendo 
il marito di una di esse dichiarato che voleva portarsi al teatro per 
vedere la Elssler, nacque a tal nome un rumore universale, gridan- 
dosi : via, via, abbasso ! ed urli, senza per altro derivarne alcuna 
conseguenza, dimostrando solo il pubblico lanimadversione verso 
questo cognome. )< 

Con questi indizi non dubbi di profonda avversione è più facile 
immaginare che descrivere le lancinanti ansietà che dovevano tra- 
figgere il cuore della stella austriaca. Forse avrebbe rinunciato defi- 
nitivamente ad apparire in. pubblico : 1' idea di essere fischiata da 
coloro che erano stati i più fei-venti ammiratori della sua arte do- 
veva, certo, farle sanguinare il cuore. La stessa privilegiata Gazzetta 
del salotto austriaco, scriveva : <( Le promesse e le speranze erano 
state così reiterate e così spesso interrotte e sospese da casuale fe- 
rita a un piede dell'esimia mima che il pubblico aveva messo da parte 
il desiderio del ballo Faust, creato apposta per lei e messo in scena 
dal celebre coreografo Perrot. » 

Ma il partito militare non si sarebbe mai acconciato a questa 
rinuncia; la sua vanità scempia e feroce avrebbe considerato il ri- 
tiro della Elssler comiC un ripiegamento della bandiera austriaca. 
Perciò impose alla mima di presentarsi alla sera del 12 febbraio. E 
fu una sera di sfida. La domenica antecedente, il 6 febbraio, alla 
Scala, si era fatta una dimostrazione di giubilo per la costituzione 
concessa ai fratelli di Napoli, il giorno 9 era giunta a Milano, e dif- 
fusa in un baleno, la notizia della costituzione concessa da Carlo 
Alberto al Piemonte. La letizia fu traboccante nel c':ore di tutti. Si 
organizzò tosto, per la sera seguente, giovedì IO febbraio, un'altra 
dimostrazione alla Scala. Tutti i palchi sarebbero stati illuminati e le 
signore vestite di bianco e azzurro con la coccarda azzurra — il co- 
lore del Piemonte — appuntata sul petto. Ma risaputo il governo 
di ciò, poche ore prima che la dimostrazione avesse luogo, decretò 
che il teatro, per quel giorno, fosse chiuso. 



= IX = 

Due sere dopo, quindi, quella arbitrale chiusura. 1' ILlssler si pre- 
sentò alla Scala. 11 teatro era mezzo, i mancanti s'erano astenuti, 
ossequenti al noto manitesto che abbiamo riprodotto più indietro, e gli 
intervenuti italiani avevano uno scopo; impedire il trionfo ufficiale 
della austriaca. Per le mani dei giovani liberali circolava, litografata 
sopra un cartoncino, una satira contro la ballerina : (■ urli, fischi e 
le srida di basta, basta, soverchiarono j?/i applausi desili ufficiali ,> — 
ci racconta Raffaele Barbiera nel Salotto della Contessa Maffei. — La 
Elssler svenne. Era stata preavvertita, ma dopo avere indugiato a 
presentarsi volle sfidare l'uragano, che la travolse ». 

Pochi giorni dopo veniva pubblicato il '< Lamento di Fanny 
Elssler contro i Milanesi » in occasione della sua comparsa nella sera 
del 12 febbraio 1848 .. (I): 

u Dove n'andaste tempi felici, 
Tempi di gloria, tempi d'argento? 
Qua.ndo gli uomini m'erano amici, 
Eran guidati dal mio talento, 
E sempre al braccio stavano appesi 
Del padre mio conti e marchesi? 

Già in tutto il mondo, tutti al mio nome 
Stavano attoniti, rendean omaggio. 
Facean reliquie delle mie chiome, 
E s'incurvavano sul mio passarjgio. 
Grandi e piccini, poveri e ricchi. 
Fin le parrucche dei Metternicchi. 

Quando dei salti con la beirr>.rte 
Quietava ai popoli ogni desio. 
Quando il figliuolo di Bonaparte 
Moria consunto dal guardo mio. 
Da lacci e vezzi , salti e carole, 
Come Fenici che abbrucia al sole , 

Quando in Venezia Giovanni Prati 
Mi disse un angelo, un serafino. 
Quando pareano per me impazzate 
Parigi, Napoli. Rema, Torino!... 
Ah!... no, in Torino mi han bistrattata 
Là fui derisa, là fui fischiata. 

In seguito a questi avvenimenti, tre giorni dopo, ner ingiunzione 
sovrana, vennero notificate dal governo le seguenti disposizioni : 

a Ogni qualvolta un'azione per se stessa innocua, a cagione d'e- 
sempio portare certi colori e il metterli in vista, il portare certi di- 
stintivi e segnali, il cantare o declamare certe canzoni e poesie, 1 ap- 
olaudire o fischiare certi passi di una azione drammatica e mimica, 
l'affluire in un dato luogo di convegno, il dissuader dal trattare con 
certe persone, il far collette e il raccogliere sottoscrizioni e così via, 
assume il carattere di una dimostrazione politica contraria al vigente 
ordine legale, l'autorità politica della provincia ne pronuncia il di- 
vieto. 

i( Ciò ha pur luogo per quelle riunioni in luoghi pubblici e pri- 
vati nelle quali si rende manifesta una tendenza ostile al detto or- 
dine, perciò che per missima notoria vi si ammettono soltanto per- 
sone conosciute come addette ad un dato partito e óltre se ne esclu- 
dono del partito contrario. 



(I) Miscellanea Politica, N. 38. Museo del Risorgimento di Milano. 



= X = 

(( Lo stesso vale per taluno che con intenzioni sovversive dell'or- 
dine tenta limitare l'altrui libertà individuale, con minacce, scherni, 
rampogne, ingiurie. » 

Ma siccome questo imbavagliamento non parve bastevole al- 
l'autorità, il 22 febbraio il governo di Milano, nelle persone di Spaur, 
O' Donnei, Klobus, bandiva ai cittadini del Lombardo-Veneto la pro- 
mulgazione definitiva del giudizio statario. 

Le rappresentazioni-funerale continuarono intervallate da fre- 
quenti riposi fino a quando — come scriveva la « Fama » del 28 



..j^V'Sl -^ ^^^J<r 



)1 1.1 li/i IT 'v 





(Dal frontispizio di un opuscolo, custodito nel Museo del Risorgimento 

di Milano). 

marzo 1848 — (( il cannone tuonò e ruppe a mezzo le rappresentazioni : 
ben più sublime spettacolo apprestava Milano conculcante la tirannia 
di 34 anni! >> 



Dopo la sublim^e fiammata del 48, e precisamente negli imme- 
diati 49 e 50, l'angoscia e il terrore attenagliarono il cuore di Mi- 
lano. I passeggi pubblici deserti, le case dei patrizi sospettati pa- 
triotti chiuse, i teatri quasi vuoti e gli artisti lirici di cartello all'e- 
stero. 

L esercizio degli spettacoli era un' impresa dura, rischiosa. Per 
ogni teatro v'era un ispettore politico il quale aveva — - prima d'ogni 
altra incombenza — quella gelosissima di vigilare sulle manifestazioni 
del pubblico. Egli era alle dirette dipendenze della Imperiale e Reale 
Direzione dell'Ordine pubblico della provincia di Milano. .Ma, quasi 
ciò non bastasse, un ufficiale austriaco era incaricato seralmente della 
ronda dei teatri, tutti presidiati da una forte guardia. Ma se le mi- 



=- XI = 

sure di rigore erano severe per tutti i Teatri, per il Carcano, di cui 
Milano assistè alla insperata e gloriosa rinascenza, erano davvero 
opprimenti, jugulatrici. Per l'autorità politica e militare, il Carcano 
era un pregiudicato. Gli ufficiali d' ispezione vi commettevano atti di 
sopraffazione e di violenza inauditi. 

Di uno di questi è notizia particolareggiata in una cartella esi- 
stente nell'Archivio di Stato di Milano portante la segnatura : 3 - 
Anno Ì849 — Governo Lombardo-Veneto. — Amministrazione Giu- 
stizia Militare. 

11 Teatro Carcano, per le sue benemerenze quarantottesche e 
per le inquietanti nostalgie che il suo pubblico vi manifestava, ebbe 
vita travagliatissima nell'anno 1849. Vi si iniziarono corsi di com- 
medie e di spettacoli d'opera, ma tutti vennero immediatamente 
troncati. Certe sottolineature d'applausi o di laceranti fischiate, non 
in stretta correlazione col merito dell'interprete, trovavano un radi- 
cale correttivo da parte dell'Austria, la quale, invece di far sospen- 
dere questo o quello spettacolo, faceva chiudere addirittura il teatro. 

11 nostro Carcano non venne riaperto per una serie ininterrotta di 
rappresentazioni che nel novembre di quell'anno. Erano spettacoli di 
prestidigitazione dati dal francese monsieur Philippe, il quale go- 
deva tutte le simpatie degli abitanti di quel rione. 

Per questo fatto e per quell'altro assai più cocente di tanta porta 
chiusa i milanesi accorsero in folla al teatro di corso Romana per 
tutta quella stagione. Ora ecco ciò che vi accadde la sera del 23 no- 
vem.bre 1849. 

Alla porta d'entrata si assiepava un foltissimo pubblico composto 
di cittadini d'ogni classe : patrizi, borghesi e popolani. Tutti sop- 
portavano con sorridente rassegnazione l'attesa e l'inevitabile pigia- 
tura. Se non che il cerchio della folla, in luogo di diminuire, si al- 
largava sempre più per il maggior sopraggiungere di spettatori. Pro- 
prio in quel punto arrivarono davanti al Carcano due ufficiali austriaci, 
eleganti e spavaldi. Uno di essi era il tenente del battaglione dei 
Cacciatori, sig. Feckalscher, — ufficiale d' ispezione serale al Car- 
cano, — l'altro, un suo collega, senza però alcuna carica nel Teatro. 
Ai due bellimbusti marziali parve ignobile cosa l'attendere che l'unica 
porta d' ingresso inghiottisse quella massa di pubblico, e perciò di- 
visarono di penetrare in Teatro per dove era severamente proibito : 
dalla porta d'uscita. 

A guardia di questa si trovava, come custode, un giovane di 19 
anni, un certo Domenico Petracchi, il quale di giorno lavorava da 
falegname nella bottega di suo padre sul corso di Porta Tosa al 
N. 121, e la sera fungeva da portinaio al teatro Carcano. Egli tra 
un bel giovane — piuttosto pallido, ci vien descritto negli atti — con 
due begli occhi castani grandi e sereni, sormontati da una bella fronte 
spaziosa, con una bocca ben disegnata e assolutamente imberbe. Il 
tenente Feckalscher con un fare duro e prepotente impose, senza 
una parola di preambolo, e senza far conoscere la particolare funzione 
di cui era investito, di aprirgli la porta d'uscita. 

— È proibito, signor tenente, passar di qua; è necessario che lei 
passi dalla porta d' ingresso. 

— Aprite vi dico, e subito, se no vi faccio arrestare! 

Lo strano capannello aveva richiamato gli altri portinai del tea- 
tro e lo stesso signor Philippe: ma la massa del pubblico che faceva 



= XII = 

ressa intorno all' ingresso si era snodata, e una parte di esso si era 
avvicinata cauta e già corrucciata al gruppetto dei due ufficiali au- 
striaci e del giovane portinaio. 

Domando scusa, signor tenente, ho ricevuto l'ordine dal signor 

Paleari, Ispettore politico del teatro, di non lasciar passar nessuno 
per di qui, questa porta non si apre che per 1 uscita. 

Lbbene io vi farò arrestare, lo sono il tenente d ispezione 

al teatro, ed ora aprite immediatamente. 

Domenico Petracchi, dovette impallidire più di quanto non lo 
fosse di consueto; pure accingendosi ad aprire osservò, sempre in 
tono garbato, ma giammai umile : 

— Se lei si fosse fatto conoscere prima, io, pure essendo proi- 
bito, avrei fatto eccezione e le avrei aperto la porta. 

Ma i due ufficiali borbottarono tra di loro in tedesco e passarono 
attraverso la porta proibita, mentre la folla aveva cercato immediata- 
xTiente di sfondare anche da quella parte. 

Erano passati pochi istanti allorquando il belligero tenente dei 
cacciatori ritornò accompagnato da un caporale de! suo battaglione, 
al quale ordinò di tosto arrestare il Petracchi per avergli rifiutato 
r ingresso. 11 giovane custode, senza discendere a forme vili, cercò 
di persuadere il tenente dei come egli non fosse reo che di aver 
compiuto il suo dovere. Ma i ragionamenti non valsero che a ren- 
dere più pronto e più brutale il suo arresto. Alla Gran Guardia, dove 
venne tosto accompagnato il Petracchi, venne staccato un drappello 
di otto uomini che — come un pericoloso malvivente — scortarono 
fino alle prigioni il disgraziato portinaio. 

Della cosa, che s'era svolta in un lasso di tempo minore di quel 
che non sia occorso a descriverla, era stato informato 1' ispettore po- 
litico del Teatro, ch'era un buono ed onesto milanese, il signor Giu- 
seppe Paleari. 

Egli si recò subito dal tenente Feckalscher ad informarsi e quindi 
a far revocare l'arresto del Petracchi; ma, per quanto dicesse e facesse, 
non potè venire a capo della perfida croataggine dell' impomatato 
e inccrettato ufficiale dei cacciatori, il quale gli impose anzi la pub- 
blica umiliazione di non volergli dire dove avesse diretto il povero 
arrestato. Del resto, per la edificazione dei lettori e per la verità, 
possiamo riprodurre testualmente il rapporto fatto dal mite Paleari 
al Consigliere Direttore dell Ordine Pubblico, dott. Angelo Crespi, 
il quale a sua volta lo trasferì all'eccelso Imperiale e Reale Governo 
Militare : 

(( Mentre trovavasi il sottoscritto sul palcoscenico ieri sera per gli 
« incombenti di proprio istituto, venne avvertito che alla porta d in- 
« gresso era impegnato un forte diverbio tra un portinaio ed ufficiali 
(( di questa guarnigione; portatomi tosto sul luogo, trovai sedata ogni 
(( ouistione e solo il signor Tenente del Battaglione dei Cacciatori 
(( d' Ispezione al Teatro che disDoneva per far tradurre agli arresti il 
(( giovane portinaio Domenico Petracchi, destinato al posto di sor- 
(( tita : informatomi subito di ciò che era accaduto, seppi che il signor 
(( Tenente d'ispezione per esservi grande affluenza di gente alla Porta 
(( d' ingresso, associato ad altro ufficiale voleva entrare dalla porta 
(( della sortita, al che essendosi con feuone maniere opposto il Porti- 
le naio, se ne adontò e l'obbligò ad aprirgli lo sportello con grave 
(( pericolo che gli affollati accorrenti al Teatro entrassero contempo- 



= XIII = 

« rancamente per quella porta come tentarono, e che venne impe- 
(( dito solo dalla prontezza del portinaio nel richiudere a stento Io 
<( sportello dopo passati i signori Ufficiali suddetti. 

(( Sentendo che il portinaio non aveva che eseguiti gli ordini ri- 
(( cevuti di non concedere ad alcuno 1' ingresso per quella parte e 
« che non aveva menomamente offeso il signor Ufficiale, procurai 
(( d' indurlo ad evitare in quel momento la traduzione agli arresti del 
(( Petracchi a scanso di temibili maggiori disordini, ma a tutta ri- 
te sposta n'ebbi che aveva già deciso ed era irremovibile nel svio 
(( proposito, avendolo infatti fatto immediatamente accompagnare in 
(( mezzo alla guardia fuori del teatro, senza neppure voler parteciparmi 
(( ove lo dirigesse, con somma sorpresa degli astanti per veder pa- 
< ratizzata l'opera dell' Ispettore dell'Ordine pubblico che va perdendo 
(( così quella forza morale tanto necessaria nell'esercizio delle proprie 
(( funzioni. 

Il Porto sollecito l'emergente alla cognizione della mia superiorità 
(( per quelle determinazioni che crederà nella sua saggezza di adot- 
« tare, raccomandando per la sollecita scarcerazione il detenuto Pe- 
« tracchi che merita riguardo per la savia sua condotta, non avendo 
« che non dire finora alcun motivo di lagnanze per ogni rapporto. 

u L' Uniilissimo, Ubbidentissimo, Subordinato 
« G. PaLEARI, Ispettore. » 

E l'eccelso comando militare — una volta tanto — piegò alle 
inoppugnabili ragioni della giustizia e ordinò la immediata scarcera- 
zione del Petracchi, in data del 25 novembre, proprio due giorni dopo 
l'arresto. 

Nella cartella da noi segnalata esistono pure i rapporti, scritti in 
tedesco, dell'ufficiale Feckalscher e del suo collega, il cui nome non 
ci è riuscito di decifrare. 

È. un vero miracolo che questa cartella da noi esaminata sia 
agli archivi di Stato, giacche l'Austria, lealissima quant'altra mai con 
gli spioni, aveva imposto, prima del maggio 1859, la distruzione di 
tutti gli incarti processuali dal Ì848 in avanti, e ciò per non compro- 
mettere le famiglie lombarde trescanti con 1' imperiale governo. È. vero 
che questa cartella non contiene che cianfrusaglie, oseremmo dire di 
processi, in confronto di quelli terribili nei quali vennero, per spie- 
tata prepotenza politica, annientate le sostanze, 1 onore e la vita di 
famiglie lombarde ree soltanto di essere italiane. Ma ad ogni modo 
anche questa modesta pagina è messa in luce. 



Per tutte queste delizie, ripetiam.o, nei teatri v'era forno, ed in 
Italia non era rimasto che lo scarto dei cantanti illustri. Pochissimi i 
nomi che facessero eccezione e fra questi la Gariboldi-Bossi. il tenore 
Corsi e l'Annetta Casaloni, un delizioso contralto ed un'assai più 
deliziosa figura. 

11 nome di questa leggiadra e piacente cantatrice rimarrà nella 
storia dell'arte lirica, oltre che per il singolare episodio (1) di cui fu 
eroina al Teatro Carcano la sera della memorabile prima della Luisa 



(1) Vedi questo stesso volume. 



= XIV - 

Miller, il 9 settembre 1850, anche per una squisitissima peripezia, 
accadutale al Carcano, che fece per più settimane la delizia dei pet- 
tegolezzi dorati e dei sussurri procaci dei vieux marcheurs del tempo. 
La mattina dell'undici novembre si era sposata con Pietro Barbaglio, 
milanese, dovizioso, caldo amatore dell'arte musicale e più assai delle 
sue interpreti. Dicevasi che fosse im matrimonio d'amore. La sera di 
quel medesimo giorno ci fu la beneficiata della freschissima sposa 
con la Italiana in Algeri. 11 . patriziato e la borghesia milanese, che 
non respingono le occasioni di una buona battuta di spirito, anche 
se questa può parere audace alle anime pudibonde, osservarono che 
solamente la Casaloni avrebbe potuto affrontare e vincere due bene- 
ficiate in una medesima sera. 11 Carcano era affollatissimo : partico- 
larmente gremiti i palchi di proscenio e quelli più prossimi alla ri- 
balta. Lo sposo aveva accompagnato la sposa, in camerino, ed aveva 
assistito alla sua vestizione, la quale però venne ritardata alquanto 
dalle veementi manifestazioni d'amore che il Barbaglio seppe insinuare 
prima del suo abbigliamento, e precisamente durante la spogliazione 
di quella seducentissima artista. 

Quand'ella apparve alla ribalta tutti gli sguardi erano saettati 
sopra di lei, accesi alquanto di speciale curiosità. La cipria velava ma- 
lamente le accese gote e il profondo incavo delle occhiaie. Appariva 
turbatissima. E lo imbarazzo suo accresceva la compiacenza piena 
di malizia degli spettatori nelle prime file delle poltrone e dei palchi 
dominanti il boccascena. Malgrado ciò ella cominciò egregiamente 
l'adagio della cavatina e già stava per terminare splendidamente, al- 
lorquando la ferì un verso declamato spiccatamente da un palco di 
primo ordine; ed a lei diretto : 

(( Gechi d'amor divin cerchiati ». 

Udire questa frase ed avere fulniineamente paralizzati i mezzi 
vocali fu tutt uno. Fu necessario calar la tela. 

« Colpa di quello spirito jolletto di Cupido. Ma il pubblico che 
era accorso in gran folla, indovinando il dolcissimo perchè di quel 
momentaneo inconveniente di gola, proruppe in clamorosi applausi. 
Al secondo atto però, riconfortata la virtuosa, ma con garbo, dal suo 
Barbaglio, erasi riavuta e corrispóse alla gentilezza degli spettatori 
sciogliendo una voce soavissim.a, flessibile a tutte le modulazioni. 
Per cui gli applausi, le evocazioni alla scena e tutte le dimostrazioni 
del più intenso entusiasmo furono senza fine ». (1) 

Ma ci fu una dimostrazione di simpatia agli sposi anche termi- 
nato lo spettacolo. La vettura che li portò via era stata ricolma di 
fiori ed inseguita dagli applausi e dagli auguri fervidi del pubblico. 

Si vuole che, alcune sere dopo, la Casaloni raccontasse nella 
più stretta intimità, e col suggello del segreto, ad un'amicissima e 
coinpagna d'arte la soavissima confidenza : « Appena fummo in vet- 
tura, piena ancora di confusione, di gioia e di sgomento, volli muo- 
vere un dolce rimprovero a lui, le cui dimostrazioni intempestive di 
affetto avevano provocato quel verso che aveva paralizzato d un 
tratto le mie corde vocali, ma quel soave ostinato non mi diede ra- 
gione e per tutta risposta mi baciò e mi ripetè : (( Occhi d'amor divin 
cerchiati ». 



(I) Giovanni McssagEji : Il milanese. 



= XV = 



Fu così che la confidenza detta nel più geloso segreto ad un'a- 
mica fu, con lo stesso vincolo ripetuta ad altre segretissime persone, 
le quali la riferirono ad un giornalista, il quale rischiò di morire per 
averla custodita in corpo un giorno, e, se volle guarire, dovette stam- 
parla, accrescendola, in compenso, di particolari inediti quanto fan- 
tastici. Ma è così ch'essa potè giungere fino a noi. 



In fatto di fiori di viltà offerti dalla ufficialità austriaca al pub- 
blico, nei teatri di Milano, negli anni che corrono dall'agosto del 
1848 fino al giugno 1859, ci sarebbe da raccontarne a carrate, gli 
episodi tanto sono innumerevoli. 11 ricordo di essi è custodito negli 
epistolari del tempo, la stampa essendo imbavagliata. \L chi avesse 
osato, non che scrivere, muovere lamento in pubblico contro quelle 
miserabili gesta, avrebbe, sicuramente, rischiato la sua libertà. .Ma 
pure di talune di quelle prodezze rimase traccia scritta per le 
stampe. Però dobbiamo affrettarci a dire che si tratta di pubblica- 
zioni apparse in Isvizzera, a Capolago, vera officina della letteratura 
irredenta. 

Il Bianchi-Giovini, nella sua interessante opera (f L'Austria in 
Italia )) ci racconta, che, verso la fine del Carnevale 1852, si diede al 
Teatro Carcano una grande festa. E tale doveva essere, se il biglietto 
d' ingresso era di lire IO. 

11 programma era stato rigorosamente concordato tra la Polizia 
e i promotori dello spettacolo. Il regolamento sui doveri del pub- 
blico conteneva, fra le altre disposizioni, il divieto assoluto a chiun- 
que, forze civili e militari, di entrare armato. Malgrado ciò due uffi- 
ciali pretesero di entrare armati nell'aula del Carcano. .Ma gli inca- 
ricati dell'ordine li respinsero fuori del teatro. Sdegnati, inveleniti, 
per l'affronto patito, i due gradassi corrono dal generale conte Franz 
von Giulay, coniandante in capo degli eserciti in Italia, ad esporre 
il loro lam.ento per l'oltraggio inflitto alla divisa austriaca. 

Levasi tosto il prode, il fronte corrugato, e seguito da tutto i! 
suo stato maggiore, si reca al Carcano. Vi penetra egli per il primo, 
seguito da una ventina di ufficiali, tutti trascinanti rumorosamente la 
loro durlindana. Percorrono tutta la platea, salgono sul palcoscenico, 
si precipitano per i corridoi dei palchi, ridiscendono le scalinate e 
quindi escono dal teatro, arciconvinti d'aver dato un tremendo am- 
monimento al pubblico del Carcano, e a tutte le autorità terrestri e 
divine. 



Un mese dopo di questa grottesca spedizione, lo stesso feld-rna- 
resciallo, avendo saputo che il Teatro dei Filodrammatici era frequen- 
tato da un pubblico scelto, si sentì punto dal desiderio d'andarvi. 

.Ma non avendo ricevuto biglietti d'invito, fece le sue rimostranze 
alla Direzione di quel Teatro. La Direzione però gli osserva che non 
può aderire alla sua richiesta, per il fatto semplicissimo che quel 
teatro « essendo una istituzione privata, i biglietti d'ingresso e i palchi 
sono una proprietà strettamente privata d'ogni socio, che ouò di- 
sporne a suo talento >). Allora l'intrepido comandante d'eserciti ' manda 
una dozzina d'unciali a prender d'assalto il palco principale, a scac- 



= XVI 



dare quelli che vi erano, a fermarvisi, a chiacchierare ad alta voce 
per tutto il tempo della recita. » 

Certo furon queste — quella del Carcano e questa dei Filodram- 
matici — le più grandi vittorie toccate in Italia alle armi del... futuro 
battuto di Montabello, Palestre e Magenta! 



Quando, nel 1914, noi scrivevamo a // Teatro Carcano I8G3-1914 ». 
tutte le volte che ci accadeva di esumare un episodio di malvagia 
truculenza o di miserabile vigliaccheria da parte dei dominatori, non 
potevamo sottrarci ad una sensazione acuta, esasperante, come di 
un dolore pungente. Erano rimembranze ammonitrici; erano voci di 
severo corruccio venienti dall'ai di là. da tutta una legione di eroi 
di martiri, drappeggiati nelle loro bandiere, rivolte ad una genera- 
zione di dimentichi, che pareva risolutamente e per sempre orien- 
tata alia esaltazione di ogni bene inateriale a dispetto e contro ogni 
idealità di Patria. 

Ma oggi, nel ricordare ancora, nel rinverdire tutta la trista opera 
compiuta da coloro che 

K ... le obese f accie, e il truce 
Animo stolto: d'oltre l'Istro e il Reno 
Li mcstran... » ( 1 ). 

r interno affanno non e' è più ; oggi che il Paese ha segnata la sua 
via ne! concorde raccoglimento in cui si confonde la passione sof- 
focata dalle madri che offrono i figli, con la rassegnazione degli 
orfani che accettano la loro sciagura come un sacrifìcio doveroso, e 
l'olocausto di quelli che non vollero la guerra e pur le consacrano la 
vita; oggi — con le parole memorabili di due parlamentari insigni, 
che echeggiano ancora per l'aria e pur son già consegnate alla 
Storia (2), uno che rappresenta il patrimonio gentilizio delle più pure 
glorie patrie, e l'altro la radiosa fede in un avvenire di giustizia 
umana — oggi possiamo ben dire che la fiamma che animò i santi 
del risorgimento italiano si è riaccesa e riarde in ogni italiano con 
più fulgida luce. 



(1) " Stefania >• poemetto di Luigi Chiesurini, censurato per ordine del Governatore di Venezia 
nel 14 marzo 1837. 

(2) Paolo Boselli ed Ettore Ciccotti, nella seduta memorabile del 2 dicembre 1915. 



ERRATA-CORRIGE ALLA 1.' EDIZIONE 

A pag, 3 manca una riga. Leggasi, in luogo di « Giovanni De Castro milanese», 
Gi'ouanni De Castro milanese di adozione, per quanto nato a Padova; 

» 45 invece di «Vacca», Vaccari; 

r> 51 invece del titoletto «Il 1814», sostituire Gli anni 1814.1815. 

» 53 in luogo del titoletto «Nel 1816», leggasi Dal 1816 al 1820; 

» 53 Dopo « Filippo Berlini », aggiungere : Nel Ì818 non ci furono rappresen- 
tazioni al teatro Carcano. 

» 53 riga 14, leggasi Febbraio 1819 in luogo di «Febbraio 1816». 

» 160 leggasi calamita, invece di « calamità » ; 

» 169 sostituiscasi, sotto la dicitura del cliché. Maggio a « Marzo ». 



V 



PN Gutierrez, Benié:,inino 

2Ó36 II Teetro Carcano 2. ed. 

M52T36 

1916 



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